P. Aldo Pacini

*  Lucchio di Bagni di Lucca   14 settembre 1941

† Padova  11 gennaio 2012

 

“Siamo nelle mani di Dio e siamo in buone mani” (San L. Murialdo)

P. ALDO PACINI

 

Don Aldo Pacini è ritornato alla casa del Padre mercoledì 11 gennaio 2012, nella Casa Santa Chiara di Padova, dove era stato ricoverato due giorni prima, dato che la malattia era giunta ormai allo stadio terminale.

Aveva da pochi mesi compiuto 70 anni. Era membro del consiglio generale della nostra congregazione, con il compito di economo.

Il male, che così rapidamente lo ha portato alla morte, si era manifestato già nel febbraio del 2011. Il 15 marzo seguente, presso l’Ospedale di Padova, egli si era sottoposto ad un intervento chirurgico con la tranquillità, fondata sui risultati dei vari esami clinici, che potesse essere risolutore del problema; invece la situazione si è rivelata irreparabilmente chiusa ad ogni soluzione: anche i cicli di chemioterapia affrontati lungo i mesi seguenti non hanno portato a significativi miglioramenti.

Il suo ultimo anno è stato un susseguirsi di viaggi da Roma a Padova per sottoporsi ai trattamenti chemioterapici e da Padova a Roma per far fronte agli impegni del suo servizio di economo; sempre fiducioso, sempre deciso a “non mollare”… fino alla fine, quando ormai non ha più avuto le forze per ritornare in Casa Generalizia.

Padre Aldo era nato a Lucchio di Bagni di Lucca il 14 settembre 1941.

Era entrato nel nostro seminario a Pocapaglia, dove ha frequentato le scuole medie per passare poi a Valbrembo per i due anni di ginnasio e la tappa del postulato.

Conclusa l’esperienza di noviziato a Vigone, il 29 settembre 1959 ha emesso la pro- fessione religiosa.

Tre anni di studi magistrali a Ponte di Piave, quindi il magistero a Sommariva Bosco, dove in quell’anno iniziava la nuova Scuola Apostolica; dal 1965 filosofia e teologia a Viterbo, Istituto San Pietro, dove, il 3 novembre 1965 ha emesso la professione perpetua.

Il 28 giugno 1970 fu consacrato sacerdote nella nostra parrocchia Corpus Domini di Montecatini.

Primo campo del suo ministero sacerdotale fu l’opera di Pinerolo, nel duplice impe- gno della scuola e dell’animazione giovanile nella parrocchia, fino al 1977; un anno di passaggio nell’Oratorio San Martino della Parrocchia della Salute, quindi fu destinato a Valbrembo, prima come insegnante e poi, dal 1979 al 1982, come direttore. Passò un anno nell’Istituto Santa Lucia di Bergamo e poi fu di nuovo in Piemonte: direttore della Scuola Apostolica di Sommariva dal 1983 al 1988 e quindi del CFP di Nichelino, fino al 1994, poi al Collegio Artigianelli di Torino, con il compito di economo.

Nel frattempo, nel 1988, era stato eletto consigliere provinciale della Provincia Piemontese, nel 1994 vicario e nel 1997 economo provinciale.

Nel 2003 p. Aldo viene chiamato a Roma, e nominato economo generale per conti- nuare il servizio di p. Agostino Manfredini. Nel 2006, al Capitolo Generale XXI di Fazenda Souza, viene riconfermato nell’incarico.

Siamo qui come credenti e come fratelli a pregare per lui e ad affidarlo al Signore; siamo qui in riconoscenza di ciò che egli ha fatto per il bene della congregazione, servendola con impegno, con dedizione e senso di responsabilità.

Molti messaggi sono giunti dalle varie province della congregazione ad esprimere condoglianze soprattutto al consiglio generale per la perdita di don Aldo e riconoscenza e gratitudine per il suo servizio.

Fra i tanti vorrei ricordare le parole del Delegato dell’Africa, che così scrive: “Oltre ai normali legami di fraternità che sentiamo verso tutti i Giuseppini, vicini e lontani, abbiamo un debito di riconoscenza particolare verso P. Aldo, per tutto quello che ha fatto per la nostra Delegazione dell’Africa … fino all’ultimo! Si tratta non solo e non tanto di servizi di tipo economico e amministrativo, ma soprattutto del grande affetto che ha sempre dimostrato verso di noi. P. Aldo voleva molto bene all’Africa e lo ha dimostrato tante volte e in diversi modi, tra i quali le sue molte visite: 3 volte in Guinea Bissau, 3 in Sierra Leone e 1 in Ghana solo nell’ultimo sessennio, più le altre dei periodi precedenti.

Da buon toscano non gli mancava certo un po’ di vena polemica, ma sempre rimanendo fedele ai suoi tre grandi amori: il Dio della sua consacrazione religiosa e sacerdotale, la Madonna e la Congregazione. (…) P. Aldo si presenta nella casa del Padre con ceste di dolore ma anche con grappoli di amore, che sono la migliore garanzia per entrare in quella pace dei giusti in cui preghiamo che ora Dio lo accolga”.

Don Siro Lazzari, che lo ha accompagnato da vicino negli ultimi mesi e che più di ogni altro gli è stato fratello e vicino, ci ha raccontato che, nei pochi momenti in cui, negli ultimi giorni, don Aldo perdeva lucidità, ripeteva parole e nomi senza connessione appa- rente che si riferivano alle sue preoccupazioni per l’Africa.

Nell’ultimo anno della sua vita, percorrendo con fortezza e con dignità la strada della sua malattia e salendo con fede il suo calvario, don Aldo ha rivelato a chi ha potuto stargli più vicino la sua anima più segreta e più ricca, quella che il suo temperamento battagliero, e tutto sommato riservato e solitario, non gli consentiva di manifestare facilmente, e soprattutto ha temprato la sua profonda fede, battagliera anche quella, come di chi anche a Dio vuol chiedere ragioni convincenti.

Così don Aldo ha vissuto fino alla fine anche la sua malattia: come una battaglia, combattuta con tutte le sue energie e su tutti i fronti, continuando a dire a noi che gli stavamo intorno e sapevamo che il destino era segnato, che ce l’avrebbe fatta; continuando a sostenere con incredibile forza di volontà il suo impegno nell’ufficio di economo, anche dopo che aveva chiesto, sin dall’inizio della malattia, di non partecipare più alle sedute e al lavoro del consiglio; lottando insomma fino all’ultimo, ma, alla fine, abbandonandosi pienamente a Dio, con la fede che fu la sua forza.

Nella sua responsabilità di consigliere ed economo abbiamo conosciuto il suo impegno, la sua volontà di partecipare, capire e darsi sempre una spiegazione ragionevole e convincente; abbiamo avuto l’occasione di condividere momenti belli e difficili, di soli- darietà e anche di discussione; soprattutto abbiamo avuto occasione di apprezzare il suo spirito di fede e di preghiera, la sua spiritualità, amante del silenzio e della solitudine, la sua tenera e profonda devozione alla Madonna.

La Congregazione tutta gli esprime profonda riconoscenza per il suo servizio, reso con disponibilità e anche con spirito di sacrificio e per l’amore alla nostra famiglia reli- giosa vissuto e testimoniato fino all’ultimo.

Don Aldo era una persona schiva ed essenziale, non amante delle troppe parole né delle cerimonie. Sono certo che non vorrebbe particolari elogi nel suo necrologio. Dalla sua storia e dalla sua testimonianza possiamo però raccogliere due speciali ricordi, da con- servare come insegnamento ed esempio.

Il primo lo possiamo trarre dal Vangelo che abbiamo scelto per la celebrazione euca- ristica del suo funerale.

C’è Gesù sulla croce: ai suoi piedi Maria e Giovanni, che diventano in quell’ultimo atto di amore di Gesù Madre e Figlio l’una all’altro.

Sono certo che don Aldo ha tessuto la sua fede ogni giorno facendola crescere a que- sta scuola del Calvario: se non c’è un senso anche per la croce, diventa difficile dare un senso alla nostra vita. Lo predichiamo tante volte, poi un giorno questa diventa la parola della nostra vita e la nostra strada in salita.

Allora Gesù quella strada ce la rende tanto lunga o tanto breve quanto basta perché capiamo fino in fondo che è la strada più buona per noi, e quanto basta per capire vera- mente che la Madre, che fu accanto alla sua croce è lì con la sua presenza forte e materna a sostenerci anche nella nostra croce e a darci la forza necessaria per credere che – come ha scritto don Giuseppe Locatelli, annunciando la morte di P. Aldo – e lì, a pochi passi, il sepolcro della risurrezione. Don Aldo ci credeva davvero. “Arrivederci in Paradiso” sono le parole del suo ultimo saluto a chi gli stava vicino.

Il secondo ricordo è il suo amore alla montagna e alle ascensioni.

Lo abbiamo sepolto nel cimitero di Sommariva Bosco, dove, nelle giornate terse e luminose, si vedono tutto intorno come una cornice le Alpi Piemontesi, con al centro il Monviso, che don Aldo ha scalato tante volte.

Salire verso l’alto era per don Aldo una passione anche spirituale, che esprimeva la sua voglia di verità di infinito. Ogni montagna scalata nella sua vita, ogni vetta raggiunta portavano la gioia di un sorriso che si apriva sulla verità di tutto ciò che stava intorno.

Caro don Aldo, ora che sei arrivato in cima alla montagna più alta e hai scalato la vetta più difficile, ti pensiamo sorridente, nella gioia di conoscere finalmente il mistero del tutto e vedere finalmente il volto del Dio che hai cercato, amato e servito per tutta la vita.

Quando ti ho parlato una delle ultime volte, mi hai detto “Ce l’ho fatta tante volte nella vita, ce la farò anche stavolta”. Ora ce l’hai fatta, davvero. Oltre al grazie per tutto quello che hai fatto per la congregazione, ti siamo riconoscenti per quella lezione di fortezza e di voglia di lottare e di superare le difficoltà che ci hai lasciato.

 

d. Mario Aldegani

padre generale

P. Renzo Borri

* Guiglia (MO) 3 novembre 1915

† Cognento (MO) 1 gennaio 2012

Siamo figli di Dio

Siamo all’inizio di un nuovo anno e padre Renzo non ha voluto perdere tempo, meglio non ha voluto perdere nessun giorno di Paradiso in questo anno 2012.

D’altra parte il cristiano ragiona così, cioè con il desiderio e l’impegno di guadagnare un pezzetto di paradiso.

Nella prima lettura (1Gv 2,29-3,6) che abbiamo ascoltato, san Giovanni ci ricorda la nostra identità: siamo figli di Dio. Una realtà consolante perché siamo figli di un padre che non ci abbandona mai, che è misericordioso e che è sempre pronto a perdonarci.

Ma è anche una realtà impegnativa. Tutta la nostra vita potrebbe essere letta alla luce di questo cammino: diventare sempre più degni di essere figli, di essere sempre più meritevoli di un Padre amoroso.

Chissà quante volte padre Renzo ha pensato e predicato questa realtà, perché per ogni religioso e prete è una realtà che riguarda ciascuno personalmente (anche noi dobbiamo impegnarci nello stesso cammino) e che segna il nostro ministero (essere capaci di aiutare ogni fratello e sorella a diventare degno figlio del Padre).

San Giovanni ci offre una prospettiva grande, superiore alle nostre forze: un giorno noi saremo simili a lui perché lo vedremo come egli è. La vita allora diventa un cammino verso la comunione piena con il Padre; e noi siamo qui affinché oggi questa realtà possa essere vera per il nostro Padre Renzo.

Se ci sentiamo deboli e fragili, come alle volte si è sentito padre Renzo, non perdiamo fiducia e speranza: stiamo celebrando i giorni della nascita del Signore Gesù, di Colui che non è venuto a condannarci, ma a salvarci; di Colui che sa meglio di noi ciò che c’è nel nostro cuore e nel cuore degli altri, tanto che ci ha invitati a non giudicare nessuno.

La pagina di Vangelo (Gv 1, 29-34) mi pare che possa riassumere il senso e il servizio di una vita donata al Signore nella consacrazione religiosa e per l’ordinazione sacerdotale: indicare agli altri la presenza di Gesù in mezzo a noi. Giovanni Battista è ben consapevole del suo compito: preparare la strada, perché si possano incontrare Cristo e l’uomo, predicare una conversione che indichi un cambiamento profondo della nostra vita, capace di fare spazio al Signore che è venuto per noi.

Vogliamo allora raccogliere la vita di padre Renzo alla luce di questa vocazione-servizio, espressa in modo particolare come educatore giuseppino nelle varie opere in cui ha operato e nella varie attività nelle quali ha speso la sua vita. È vero: ogni distacco procura dolore, perché volersi bene vuol dire anche accettare di soffrire per chi ci lascia, ma siamo consapevoli di presentare al Signore una vita piena di lavoro e di sacrificio, nella quale non è mancata la sofferenza fisica e morale.

Le tappe della sua vita

Era nato a Rocchetta di Guiglia (MO) il 3 novembre 1915.

Dopo il periodo di postulato, nella comunità di Modena, è entrato nel noviziato della Congregazione nel 1933, professando, per la prima volta, il 27 agosto 1934 e, in perpetuo, il 25 settembre 1940.

Ha compiuto gli studi superiori a Ponte di Piave dal 1934 al 1936, ha vissuto il periodo di magistero all’Istituto Turazza di Treviso, dal 1936 al 1940; ha frequentato gli studi teologici presso il Seminario Diocesano di Treviso ed è stato, quindi, ordinato sacerdote a Vedelago (TV) il 25 giugno 1944.

Dopo l’ordinazione continuò il suo servizio presso il Turazza, come insegnante ed assistente, fino al 1948.

Fu quindi direttore all’Istituto Camerini Rossi di Padova dal 1948 al 1952, per due anni direttore e maestro allo Scolasticato di Ponte di Piave, quindi ancora insegnante al Turazza.

Dal 1956 offrì il suo insegnamento nella scuola dell’Istituto Sacro Cuore di Modena fino al 1961, quindi ad Enego ed a Montecchio Maggiore per un anno.

Dal 1963 al 1985 fu a Roma, nella Parrocchia San Tito, impegnato nel ministero e come insegnante di religione; ancora un anno nella scuola di Modena e quindi dal 1986 si è inserito nella comunità dell’Oratorio San Paolo di Roma, impegnato nella segreteria del CFP.

Dal marzo del 2009, quando ormai malfermo di salute era passato alla comunità di Modena e, da qui, aggravandosi la sua situazione, nella Casa del Clero della diocesi.

Soprattutto accanto ai poveri

In tanti abbiamo conosciuto p. Renzo e di lui ognuno di noi conserva un ricordo par- ticolare.

Padre Renzo ha conservato un legame profondo con la sua famiglia, rinnovato spe- cie in occasione delle sue visite durante l’estate. Nel suo testamento ha manifestato il desiderio di essere sepolto accanto ai suoi genitori, affermando: Intendo così manifestare il

mio sentimento di riconoscenza, restituendo, in un certo modo, le membra che essi hanno plasmato con tanto amore in laboriosa povertà, sofferta ma dignitosa.

Tra le sue caratteristiche di religioso e sacerdote vogliamo ricordare almeno questo. In una lettera così il suo superiore si esprimeva: Voglio esprimerti la mia riconoscenza per la tua esemplarità di vita, fatta di cose semplici e essenziali, a volte difese con lo slancio di chi nella vita ha capito che cosa vale la spesa di difendere e di sostenere… sono testimone di tanti piccoli segni di una spiritualità ben dosata e saldamente ancorata nella tradizione Giuseppina. E infine non dimentico la tua attenzione nascosta ai poveri; tu li sapevi vedere.

I confratelli ricordano come nei pomeriggi liberi facesse ripetizione gratis ai ragazzi della parrocchia di San Leonardo in Roma.

Capace di incontrare le persone sofferenti, per anni è stato cappellano della clinica Maria Grazia, su Corso Marconi a Roma.

Ha lavorato occupando anche posti poco visibili, ma utili ad un’opera, come l’essere segretario al kissing with oral herpes Centro di Formazione Professionale a Roma “San Paolo”.

Sapeva incontrare i ragazzi: per oltre trent’anni è stato insegnante di religione nella Scuola Media; professore stimato dai colleghi e dai genitori.

Nei tempi liberi padre Renzo aveva cura della casa perché fosse bella, dignitosa; da qui la sua cura ai fiori, al verde; educare non è solo fare delle belle prediche e dare dei buoni consigli, ma anche preparare un ambiente che merita rispetto ed attenzione.

Dotato di una buona intelligenza, era capace di conoscere le persone e di cogliere il senso di tante situazioni; al giudizio preferiva la battuta arguta, sapendo dire la verità senza offendere.

Caro padre Renzo, ti affidiamo al Signore della misericordia. E tu non dimenticarti di noi, ma dal cielo intercedi per i tuoi parenti, per i tuoi confratelli, per i tuoi ex allievi.

p. Tullio Locatelli, c.s.j. superiore provinciale