P. Guido Bassanello

P. GUIDO BASSANELLO

* Montecchio Maggiore (VI), 28 settembre 1937

† Roma, 27 dicembre 2012

 

OMELIA NEL FUNERALE DI P. GUIDO BASSANELLO

Cari fratelli e sorelle,
siamo addolorati, davvero molto addolorati, noi confratelli della casa generalizia e tutti coloro che lo hanno conosciuto, per la morte di don Guido. Nella fede accogliamo questo fatto come la volontà del Signore, che scrive i suoi disegni di bene attraverso vie per noi misteriose e non sempre facilmente comprensibili, ma umanamente siamo molto colpiti per la perdita improvvisa e prematura di questo nostro fratello.

È stato direttore della nostra comunità di casa generalizia negli ultimi sei anni, svol- gendo il suo incarico con discrezione, dedizione e signorilità, lasciando il suo incarico solo qualche mese fa.

Proprio per le sue belle doti umane e il suo prezioso apporto alla nostra comunità, gli avevo chiesto e scritto “di restare ancora per qualche tempo a servizio della nostra comu- nità” e lui aveva accettato, come sempre, con piena disponibilità.

Non pensavo davvero che sarebbe stato il Padre Eterno in persona a interpretare il senso di quell’espressione “per qualche tempo”, portandoselo in Paradiso così presto, senza darci il tempo e il modo di valorizzare ancora le sue belle qualità.

Così don Guido se ne è andato il 27 dicembre, verso mezzogiorno probabilmente, in silenzio, senza disturbare nessuno, secondo il suo stile.

Perché lui, che si è preso tanta cura degli altri, soprattutto anziani ed ammalati, non ha voluto chiedere il contraccambio, aspettandolo tutto dal Signore.

Quando i confratelli, all’ora della preghiera e poi del pranzo non lo hanno visto arrivare, lo sono andati a chiamare in camera e lo hanno trovato disteso sul letto, immobile, sereno, già immerso nel sonno eterno.

“Siate sempre pronti, con i fianchi cinti e le lucerne accese…”.

Noi siamo rattristati e scossi perché ci ha lasciati “all’improvviso”, ma lui era pronto.

“Siamo in cammino verso la Resurrezione” era solito rispondere a chi gli chiedeva “Come va?”. Noi magari si sorrideva, ma lui ci credeva veramente e non lo diceva così per dire: più pronto di così!

Il suo cammino verso la Resurrezione era cominciato il 28 settembre 1937, a Montecchio Maggiore, dove era nato.

Dopo aver frequentato la scuola media a Montecchio, nel 1953 entra in noviziato a Vigone, emettendo la professione religiosa il 29 settembre 1954.

Prosegue quindi gli studi a Ponte di Piave; ad Arcugnano (VI) svolge il suo magistero ed a Viterbo gli studi filosofico-teologici. Il 3 aprile 1965 viene consacrato sacerdote.

Continua gli studi, frequentando la facoltà di scienze a Padova e contemporanea- mente offre la sua presenza educativa successivamente al Patronato del Santo di Padova, nella Parrocchia San Pio X, nel Collegio Universitario Murialdo e nella Villa Maria Immacolata a Montecchio.

Conseguita la laurea in Fisica nel 1974, passa al Brandolini Rota di Oderzo, come insegnante e assistente nel convitto.

Nel 1978 viene trasferito a Vicenza, prima come direttore della Comunità Murialdo, poi al Patronato Leone XIII, prima insegnante e assistente dell’Azione Cattolica e poi direttore.

Nel 1994 è nominato direttore dell’Istituto Sacro Cuore di Modena, quindi del Collegio Brandolini Rota di Oderzo (1997).

Nell’anno 2003 assume la direzione dell’Istituto San Pietro di Viterbo e nel 2006 è nominato direttore di Casa Generalizia a Roma, incarico che ha espletato fino al settembre scorso.

“La Congregazione, ad esempio del suo patrono San Giuseppe, professa in modo speciale la virtù dell’umiltà e della carità, espressione di un particolare stile di vita, non per imporsi un nuovo dovere, ma semplicemente per manifestarsi secondo le proprie caratteristiche, derivate dalla sua origine e anche volutamente scelte per ragioni spirituali ed apostoliche. La congregazione, cioè. È lieta di occupare l’ultimo posto e di lavo- rare attivamente come se fosse nel primo, poiché per l’umiltà esiste, per la carità esiste ed opera. Questo modo di agire richiede decisione, generosità e insieme semplicità e modestia” (Regola, VII).

Il nostro fratello don Guido ha fatto di questo contenuto fondamentale della nostra Regola l’ispirazione e il tracciato fondamentale della sua vita.

Noi ne abbiamo avuto la prova nella sua disponibilità, nella sua cordialità e serenità d’animo, nella sua capacità di mettersi a servizio degli altri, soprattutto degli ammalati, senza chiedere riconoscimenti, anzi preferendo sempre silenzio e nascondimento.

Nella nostra comunità abbiamo apprezzato la sua cortesia verso tutti, la sua attenzio- ne verso gli ospiti o i confratelli di passaggio, la sua fedeltà e, soprattutto, la sua grande fede.
Nel suo Testamento ci ha lasciato alcuni pensieri che gettano una luce vivida sulla sua profonda spiritualità e sono un grande dono per noi: un ultimo, preziosissimo insegnamento.

Il Testamento è stato scritto a Oderzo il 18 maggio 2002:

“Considero un dono immenso di Dio la vita che ho sempre amato, e, in essa, molti altri doni, impensabili da me, di cui ho preso graduale coscienza: il dono dei doni, la fede, nella predilezione di essere membro della Chiesa; l’incontro a 10 anni di età, con il Murialdo, per camminare assieme a lui verso Dio, spartendo la vita con i giovani; la mia famiglia naturale, autentica piccola chiesa, nutrita dai sacramenti e dalla preghiera; il sacerdozio cattolico, che è conformazione al Signore Gesù ed efficacissima possibilità in più per educare i giovani alla vita; la vita comunitaria, vissuta sempre con provvisorietà e disagio, pur essendo un dono, perché è il reale ed unico modo di incontrare Dio ed essenziale esperienza di autonomia e di responsabilità personale.

Non potrò mai essere grato a sufficienza per questo amore infinito e sempre preveniente di Dio per me, predilezione che ha preso la forma della Congregazione. Ad essa devo tutto quello che sono e che ho e ad essa riconsegno tutto con sincera gratitudine ed affetto”.

Dopo questo incipit, P. Guido parla della sua interiorità con espressioni toccanti. Spesso diceva: “Andiamo avanti…combattendo!” Non erano parole qualsiasi…

Sentite come prosegue il Testamento Spirituale:

“Ho coscienza di un grande orgoglio personale, radicato nel profondo del cuore e della mente, che è fragilità totale a realizzare la propria identità di figlio di Dio.

Soltanto il Crocifisso e la sua conoscenza interiore permette di riuscire contempo- raneamente a lasciarsi amare da Dio in modo impensabile ed insieme ad ammettere con coerenza il ridicolo e spaventoso orgoglio, per cui la naturale disperazione di un nulla pieno di sé e pur vuoto, si trasforma in pura fiducia che il regno di Dio cresce e si sviluppa e che la Congregazione è valido mezzo di santità.

Penso che il Murialdo ci insegni questo, perché questo ha sperimentato.
Di questo orgoglio chiedo perdono a Dio, ai confratelli, ai giovani.
Grazie, Signore, perché hai colmato la mia vita di grandi doni, soprattutto per essere tuo figlio ed essere sempre perdonato da Te”.

Grazie don Guido: hai combattuto davvero bene la tua battaglia, regalando a noi testi- monianze di umiltà, di carità, di fedeltà, di servizio.

Prega per noi.

Roma, Casa Generalizia, 28 dicembre 2012

 

Padre Mario Aldegani

Padre Generale

 

Dopo la Santa messa esequiale celebrata al Patronato “Leone XIII” di Vicenza, la mattina del 29 dicembre, p. Guido è stato sepolto nel cimitero maggiore della città, nella tomba di congregazione.

P. Lorenzo Terrando

P. LORENZO TERRANDO

* Pertusio (TO), 29 giugno 1921

† Torino, 19 dicembre 2012

 

Alla bella età di 91 anni ci ha lasciato, mercoledì 19 dicembre 2012, P. Lorenzo Terrando, che si è spento nella sua stanza al Collegio Artigianelli di Torino, circondato dai confratelli che l’assistevano e pregavano per lui.

Era nato a Pertusio (TO) il 29 giugno 1921. Dopo le scuole medie frequentate al San Giuseppe di Rivoli era entrato in noviziato a Vigone nel 1939 e nel 1940 aveva emesso la prima professione. Dopo gli studi filosofici e teologici fu ordinato sacerdote a Viterbo il 4 marzo 1950.

Dopo alcuni anni di ministero a Pocapaglia e Vigone, nel 1954 passò “nella terra bergamasca” – come diceva lui – che divenne, tra Bergamo e Valbrembo, la sua seconda patria.

Nel 1967 divenne Rettore del Collegio Artigianelli di Torino e poi, dal 1970 al 1976 ricoprì l’incarico di Superiore Provinciale della Provincia Piemontese. Dopo i passaggi a Bergamo, Santa Margherita e Torino Salute, nel 1985 tornò a Valbrembo svolgendo il suo classico compito di “padre spirituale”. Nel 1997 si trasferì in Piemonte a Nichelino e, dal 2007, a Torino al Collegio Artigianelli.

Nel pensare alla sua figura di religioso giuseppino e di sacerdote ci vengono incon- tro alcuni tratti caratteristici della sua personalità, ben noti a quanti lo hanno conosciuto e lo hanno frequentato.

P. Lorenzo è stato un religioso e un sacerdote innamorato della sua vocazione. Fu veramente “prete” capace di amicizia, sempre con una buona parola da dire, magari con un po’ di arguzia, portato ad alimentare speranza e fiducia. Così lo ricordano tanti e tanti ex allievi, che egli ha seguito anche nelle varie vicende della vita, ricordandosi di loro con una cartolina in occasione di ricorrenze e compleanni. Conservare e coltivare amicizie fu sua capacità e qualità ed è certamente per questo che molti, in occasione della sua morte, lo ricordano con affetto.

Gentilezza e semplicità erano lo stile del suo rapporto con gli altri. Così lo ricorda un operatore del CFP di Nichelino: “ho avuto modo di apprezzare la delicatezza, l’intelligenza e il senso di accoglienza che manifestava in ogni nostro incontro… incarnava lo spirito di comunione nel senso vero della parola…la parola di conforto non mancava mai”. P. Lorenzo ha sempre mantenuto fede a questo stile, nella parola e nel tratto, con tutti, giovani e non più giovani, capace di ascoltare e di cogliere le cose della vita e del tempo con una bonaria e benevolente attenzione.

L’amore alla sua vocazione era il riflesso della serietà di impostazione della sua vita. Mentre amava la sua vocazione di religioso giuseppino, amava e si prodigava tanto per le vocazioni. Ha incoraggiato e sostenuto tanti nei percorsi vocazionali, ha pregato tanto, ha sperato e forse anche sofferto per abbandoni che forse mai avrebbe immaginato.

A P. Lorenzo tanti giuseppini devono un grazie che oggi si fa preghiera di suffragio e che alimenta nel ricordo del cuore, la memoria di un amico e di un padre che ha saputo attraversare la vita dando testimonianza di fedeltà, di prossimità e di amicizia.

Il suo ricordo sia ancora e sempre una benedizione per noi.

 

P. Lorenzo Sibona

Padre Provinciale