Vita Giuseppina N. 5 – Giugno 2015

È in spedizione il quinto numero del 2015 di Vita Giuseppina ricco di tante notizie provenienti dalle Opere della FdM dell’Italia e del Mondo.

BUONA LETTURA!

Scriveteci i vostri commenti, inviateci le vostre foto e notizie da pubblicare, mandateci indirizzi di giovani, collaboratori, amici e parenti che ancora non ricevono Vita Giuseppina.

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La Redazione di Vita Giuseppina  

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India: è iniziato il nuovo anno di Noviziato!

Il 26 Maggio, memoria del nostro simpatico patrono S. Filippo Neri, con un semplice rito inserito nella celebrazione eucaristica del mattino, presieduta da d. Mariolino nella cappella del nostro “St. Joseph’s Seminary” di Chembaraky in India, cinque giovani hanno iniziato ufficialmente il loro cammino di un intero anno di noviziato, con la guida del loro maestro P. Anuraj.

Sono: ALEN (da Alleppey – Kerala), JOSHY e SHEBIN (da Kollam – Kerala), NAVEEN (da Cuddapah – Andhra Pradesh) e ARUN (da Trivandrum – Kerala).

Si tratta del 13° gruppo di novizi da quando è stata iniziata la nostra presenza in India (il primo Noviziato fu nell’anno 2002-2003) e il totale dei novizi di questi 13 anni sale così a 98, di cui 56 ancora in congregazione (tra professi e novizi).

Auguriamo un cammino fruttuoso ai nostri cinque amici!

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La speranza riabbracciata

Pubblichiamo una sintesi delle ultime notizie ricevute dai nostri missionari in Sierra Leone.

Le due foto esprimono tutta la forza della speranza. Sullo sfondo della prima c’è la nostra scuola e in primo piano un’appariscente infiorescenza: siamo al culmine della stagione secca, pochissime foglie, niente erba, ma la natura non teme neppure il secco, quando giunge il suo tempo esplode. Nella seconda foto gli studenti entrano in cortile e si lavano le mani prima di avviarsi verso le classi. Anche questo è segno di vita, di nuova speranza che vuole rifiorire completamente nel cuore di tutti loro.

Hope 1                                                            Hope 2

Il 14 aprile hanno riaperto le scuole. La grande strada che passa davanti alle nostre scuole si è riempita di colori, effetto delle variopinte divise scolastiche degli alunni che camminavano verso le diverse scuole. Grande vociare, piccole gare di corsa quasi a voler vincere anche il tempo. Gioia e vita. E’ stato emozionante vedere entrare nella nostra scuola più di seicento studenti, ma al tempo stesso ci ha tenuti tutti un po’ col fiato sospeso… Purtroppo, dopo due ore dall’inizio delle lezioni, un bambino ha cominciato a vomitare in classe. Sono scattate immediatamente le misure precauzionali e poi siamo riusciti a rintracciare la sorella che è venuta a prenderlo. Voi direte: tutto normale! Così sarebbe stato se l’Ebola non fosse mai comparsa. Ad ogni modo la situazione va migliorando di giorno in giorno, e alcuni studenti arrivano in ritardo scusandosi perché, abitando nei villaggi più lontani, non erano al corrente della riapertura della scuola.

Durante le iscrizioni dei ragazzi, quante storie abbiamo udito, quanta morte ha attraversato le famiglie, quante difficoltà superate nella disperazione, quanta solitudine vissuta lontano dai propri cari, quanta incertezza nel domani! Fratelli e sorelle di ogni età persi, papà, mamme, nonni, nonne, zii e zie, cugini… mancano all’appello ma… la famiglia allargata ha aperto le braccia e, nuovo affetto, nuova amicizia, nuovo calore sono entrati nel cuore. Nuova vita, nuova opportunità di guardare al futuro. Che grande cosa è l’accoglienza. E tutto questo anche grazie al vostro continuo aiuto.

Nei villaggi, quando andiamo a portare gli aiuti, i bambini non sono più tanto timorosi e vengono vicino sorridendo. Abbiamo cominciato a dare agli orfani, oltre al cibo, anche vestiti, ciabatte, sandalini e quaderni (a chi è in età scolare). All’apparire dei vestiti tutti hanno esultato e passandoli a uno a uno fra le mani li guardavano increduli. Il nostro impegno è far ripartire la speranza nel futuro. I sorrisi si stanno moltiplicando e diventano contagiosi, i canti si uniscono a questo inno alla vita. I volti si stanno rasserenando, anche se non tutti. Il cibo per il momento rimane il bisogno più importante, ma un po’ alla volta tutta la loro condizione sarà considerata in modo globale affinché ciascuno possa ricevere un aiuto completo. Agli aiuti materiali aggiungiamo una piccola somma per quelle necessità impreviste alle quali noi non possiamo provvedere. Gli orfani completamente assistiti sono più di 800 accolti in 150 famiglie. Se facciamo una media di 10 persone per famiglia i veri assistiti sono circa 1500 e forse anche di più.

Verso la fine di maggio ci sono stati diversi nuovi casi di Ebola e l’Organizzazione Mondiale Della Sanità insieme ad altre Organizzazioni stanno cercando di capirne la causa e l’origine. Forse sono i sopravvissuti a diffonderla o forse il virus sta mutando. E’ ancora prematuro e difficile dare delle risposte, comunque i controlli sono molto rigorosi e gli interventi sempre più decisi ed efficaci. Speriamo e preghiamo che anche qui, a breve, si possa dire “Ebola è finita”. Nel frattempo però dobbiamo continuare a mantenere le precauzioni igienico-sanitarie per non correre rischi.

Ricordate quel bambino che ogni mattino si sedeva sotto la veranda e guardava fisso l’albero che aveva davanti perchè “là sotto era morta la mamma?” Ebbene, non era proprio un bambino ma un ragazzino di 15 anni che in questo momento sta frequentando la nostra scuola. Infatti, due settimane fa un assistente sociale ci ha chiesto se potevamo accettarlo perché aveva espresso il desiderio di poter frequentare la Murialdo Secondary School. Si è subito inserito bene nella classe, e sul suo volto il sorriso è riapparso e speriamo tanto di riuscire ad aiutarlo nel modo migliore. Fortunatamente non è stato registrato nessun caso di Ebola fra gli studenti delle varie istituzioni. Anche questo aiuta e incoraggia alla ripresa della vita “normale”.

Hope 3

Voi non potete immaginare l’impatto che il vostro aiuto ha sulla vita delle famiglie e nei villaggi. Innanzitutto la gente sta riacquistando fiducia nel futuro e già si stanno dando da fare per riprendere pienamente le attività agricole. Tutti, dagli adulti, alle donne, ai bambini, sono coinvolti. C’è una grande voglia di fare che si nota ovunque: preparazione dei terreni boschivi con il taglio delle piante; nello zappare il terreno e anche nella preparazione delle risaie, soprattutto quelle che si riempiranno presto di acqua. C’è un vero fervore in questo, segno che la voglia di tornare alla normalità è grande. Altro effetto della vostra generosità è sapere che da quando portiamo gli aiuti agli orfani e ai villaggi, più nessun bambino è mancato, anzi tutti mostrano vivacità e una buona crescita fisica.

La povertà in forte aumento è la conseguenza logica dell’impossibilità di “fare” causata da Ebola. E questa povertà non è solo mancanza di denaro: le famiglie dove i giovani e gli adulti sono morti si trovano in difficoltà a coltivare la terra, a reperire qualche aiuto extra; non tutti i bambini vengono mandati a scuola perché… devono contribuire al mantenimento dei fratellini più piccoli; quando qualche malattia colpisce c’è la difficoltà di portare i malati a un dispensario perché non ci sono soldi per pagare le cure e le medicine; il contributo economico che noi diamo ad ogni famiglia è spesso usato per rimborsare i debiti fatti con altre famiglie. L’incertezza in molte case si legge anche sui volti di coloro che le abitano.

Purtroppo l’Ebola lascia dei segni e diversi disturbi nelle persone che sono riuscite a vincere il virus: mal di testa a periodi, fischio nelle orecchie, difficoltà visive, perdita di equilibrio, la pelle si riempie di piccole pustole come quelle del morbillo, molto dolorose e pruriginose. La sofferenza sembra continuare ad accompagnarli. Speriamo che ci siano ulteriori studi per conoscere meglio questo male e che i sopravvissuti riescano a superare anche questi disagi, per poter tornare alle loro attività quotidiane senza lasciarsi travolgere dallo scoraggiamento.

La nostra e la loro riconoscenza raggiunga le vostre famiglie come una benedizione. La “vita” che voi state donando è già forza anche dentro di voi e siatene certi, tante delle gioie che provate, sono frutto anche del ricordo che questa gente ha per ciascuno di voi. Che Dio vi benedica.

                     [MZ]

Alcuni dei bambini aiutati dai missionari giuseppini:

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Sacerdoti giuseppini da 50 anni

Si sono ritrovati a Roma in casa generalizia dopo 50 anni dalla loro ordinazione sacerdotale nei giorni 3-10 maggio: Luigi Carletti, Guglielmo Cestonaro, Cesare Cotemme, Roberto Cogato, Bruno Barbieri, Giovanni Oberto, Angelo Dall’Alba, Gino Montagna, Orides Ballardin. Hanno vissuto una settimana intensa nella riflessione e nella preghiera a Santa Maria ad Rupes, a Viterbo,  sui passi del Murialdo a Torino, facendo visita anche alla Sindone, terminando a Montecchio Maggiore, dopo un passaggio a Sotto il Monte dove hanno potuto salutare il cardinal Loris Capovilla, segretario di san Giovanni XXIII. Di mercoledì sono stati alla udienza generale di papa Francesco.

Ricordi dei confratelli conosciuti, racconti del tempo della formazione, esperienze che hanno segnato la loro vita di preti giuseppini, hanno scandito i tempi di incontro e i tempi di viaggio in pullmino perché dopo 50 anni, e dopo tanto tempo che non si erano visti, le cose da dirsi sono state molte. Soprattutto un grazie corale al Signore, alla Congregazione, a quanti hanno conosciuto, espresso soprattutto nella celebrazione nella cappella della fondazione a Torino Artigianelli, nella quale il padre generale ha consegnato loro un testo dal titolo: Preti del concilio.  Un ricordo ed un augurio: sono diventati preti nel tempo del Concilio Vaticano II, hanno vissuto i tempi del cambiamento dentro e fuori la Chiesa,  ma tutti hanno detto di essere rimasti giuseppini di nome e di fatto.  Per l’oggi e per il domani.

 

[TL]

NOd NOf NOg NOc NOb NOa