Via Garibaldi, 31 – Torino

CasaNataleL’abitazione in cui il Murialdo nacque il 26 ottobre 1828 e nella quale visse fino al 1854 (poi si trasferì con il fratello Ernesto in via della Rocca, angolo piazza Vittorio) era situata in questo palazzo, ad angolo tra via Garibaldi e via Stampatori.

Il nome di Garibaldi venne dato alla via solamente nel 1882, dopo la morte del capo dei Mille. Prima la strada si chiamava Dora Grossa perché la percorreva in tutta la sua lunghezza, esattamente al centro, un rigagnolo d’acqua, derivato dal fiume Dora. Qua e là, alcuni piccoli ponticelli in pietra consentivano l’attraversamento del “canale” che fu interrato nel 1830.

L’appartamento della famiglia Murialdo era al terzo piano. Alcune finestre davano su via Stampatori, altre su via Dora Grossa. Per ovvie ragioni di leggibilità la lapide che ricorda la nascita del Murialdo è stata posta all’altezza del primo piano.

L’isolato tra le vie Dora Grossa, Stampatori, Barbaroux e San Dalmazzo (“isola di Sant’Alessio”), era appartenuto quasi per intero, nel passato, agli Scaglia di Verrua. I vari palazzi che lo componevano conobbero diversi proprietari nel corso del tempo, tra cui i San Martino della Motta e i Balbo Bertone di Sambuy.

Il settecentesco palazzo San Martino della Motta (poi Balbo Bertone di Sambuy), nel quale si trovava la casa del Murialdo, si affaccia su via Garibaldi con i numeri 31 e 33. Si poteva accedere all’appartamento dal n. 31 di via Dora Grossa, ma più comunemente i Murialdo utilizzavano l’ingresso di via Stampatori, n. 10, ora non più numerato, perché chiuso e occupato da un negozio.

Al n. 33 di via Dora Grossa abitava il cugino di Leonardo, don Roberto Murialdo (1815-1882), anch’egli dedito ai giovani poveri: diresse infatti l’Oratorio dell’Angelo Custode e collaborò alla fondazione del Collegio Artigianelli, che poi sempre aiutò durante la sua vita.

Lapide che ricorda la nascita di San LeonardoL’appartamento dei Murialdo era ampio ed elegante. Nel testamento lasciato dal padre di Nadino (con questo diminutivo veniva chiamato Leonardo dai suoi familiari) lo si descrive e vi si nominano almeno 12 diversi ambienti: ingresso, sala di ricevimento, due salotti, sala da pranzo, cucina, studio, corridoio e 4 camere da letto. In più c’erano due solai ed una ben fornita cantina. Si deve ricordare che la famiglia Murialdo era numerosa: padre, madre, sei figlie (una era morta bambina) e due figli.

Leonardo era riconoscente per tutto quello che Dio gli aveva dato attraverso la sua famiglia: “Fin dalla nascita Dio mi colmò dei suoi benefici. La mia famiglia era stimata e godeva di una certa agiatezza; mio padre era un onesto agente di cambio, cattolico praticante; mia madre era pia, esemplare, molto affezionata ai suoi figli, soprattutto a me quando abbracciai la vita sacerdotale”.

Da questa casa Leonardo ed Ernesto partirono per recarsi in collegio a Savona, la sera del 26 ottobre 1836. Non sarebbero più tornati a Torino fino all’estate del 1843.

Da qui partirono anche le sue sorelle, per il matrimonio, finché Ernesto e Leonardo, rimasti soli in casa, traslocarono nel 1854 nell’appartamento di via della Rocca, angolo piazza Vittorio.

Intanto in questa casa era morta mamma Teresa, il 9 luglio 1849, senza vedere l’ordinazione sacerdotale di Leonardo, che in quel tempo aveva appena terminato il quarto dei cinque anni del corso teologico.

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