Via XX Settembre, 23 – Torino

Facciata della chiesa della Visitazione

E’ il capolavoro di Francesco Lanfranchi, che la edificò nella seconda metà del ‘600 per la suore della Visitazione al cui convento era annessa. Le suore furono poi cacciate dai francesi nel 1802, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi. Più tardi il convento passò ai Padri della Missione, fondati da san Vincenzo de’ Paoli, ai quali tuttora è affidata la chiesa.

Nella cappella di destra una lapide ricorda che questa chiesa è legata alla memoria dell’ordinazione sacerdotale del Murialdo. L’icona (il Sacro Cuore invocato da san Vincenzo de’ Paoli, 1898) è di Luigi Guglielmino, allievo del Reffo.

Durante la teologia il Murialdo frequentava questa chiesa perché qui aveva sede la Compagnia di San Tommaso d’Aquino a cui si era iscritto. Essa radunava molti chierici e sacerdoti (un centinaio e anche più), con intenti formativi e religiosi. I partecipanti si riunivano ogni domenica, dalle 7,30 alle 8,30, per la preghiera, la lettura spirituale e una conferenza tenuta dal direttore. Nell’archivio della casa si conservano ancora i registri della Compagnia. Il Murialdo vi compare per tre anni come tesoriere e poi, nel 1849-50, come rettore, cioè primo collaboratore del direttore (un padre della Missione) ed aveva la responsabilità e la guida della Compagnia. Il 7 marzo 1850, festa di san Tommaso d’Aquino, fu il Murialdo, in qualità di rettore, a tenere in questa chiesa il discorso ufficiale incentrato sul grande santo e teologo. Forse fu quella la sua prima vera “predica” davanti ad un uditorio pubblico. Negli anni successivi continuò a frequentare la Compagnia, seppure non assiduamente, come sacerdote aggregato.

Sempre presso la Casa della Missione e presso la chiesa della Visitazione fu istituita nel 1852 l’Accademia biblico-oratoria. Il Murialdo, già sacerdote, prese parte saltuariamente alle sue riunioni settimanali (il giovedì) sotto la guida di un noto padre lazzarista, Giuseppe Buroni. Si studiava la Bibbia e ci si esercitava ad una predicazione nutrita di Sacra Scrittura ed accessibile al popolo. Anche don Eugenio Reffo e don Giulio Costantino fecero parte, alcuni anni dopo, di questo nuovo focolaio di formazione e di impegno sacerdotale.

Ogni anno i chierici “esterni”, cioè non residenti in seminario, facevano gli esercizi spirituali nella Casa della Missione in preparazione alle ordinazioni al suddiaconato, al diaconato e al presbiterato. A questo scopo servivano le due cappelle interne della casa.

Qui dunque, nella casa della Missione, il Murialdo si preparò con gli esercizi spirituali alle sue ordinazioni che ricevette probabilmente non in questa chiesa, ma in una cappella interna della casa. Egli fu ordinato suddiacono il 21 settembre 1850, poi diacono il 5 aprile 1851 ed infine sacerdote il 20 settembre 1851.

Vescovo ordinante era mons. Ceretti, che risiedeva a Torino e suppliva l’arcivescovo Fransoni, in esilio a Lione per dissidi con il governo sabaudo. Con il Murialdo furono ordinati altri tre sacerdoti diocesani.

Nel Testamento spirituale il Murialdo legge la storia della sua vocazione come un dono grande ed inaspettato da parte di Dio.

“Il buon Dio, veramente buono con me, mi ha quasi forzato a seguire le due più sublimi vocazioni che ci siano al mondo: quella sacerdotale e quella religiosa, per non parlare di quella più necessaria, la vocazione cristiana.

Quanto alla vocazione sacerdotale, io non ci avevo mai pensato.

Fanciullo, sognavo di diventare un giorno ufficiale. In collegio progettavo di studiare diritto, perché alcuni Padri, poco prudenti, mi lusingavano dicendomi che sarei diventato ministro di stato.

Durante il corso di filosofia pensavo di studiare le scienze matematiche, perché vedevo che si avvicinava l’epoca della fortuna degli ingegneri.

Il membro della famiglia che in collegio, e poi a casa, faceva presagire che sarebbe diventato sacerdote, era mio fratello, maggiore di me: lo chiamavano perfino canonico.

[…] Tuttavia Dio […] ha scelto me! Egli mi ha chiamato, mi ha perfino forzato all’onore, alla gloria, alla felicità ineffabile di essere suo ministro, di essere «un altro Cristo», di essere «dopo Dio, un Dio terreno».

Percorso guidato

Uscendo di chiesa e prima di proseguire, si può ricordare che nel vicino Palazzo dell’Arcivescovado (via Arcivescovado 12) aveva sede l’Unione Operaia Cattolica, della quale il Murialdo era assistente ecclesiastico. Per circa vent’anni varcò spesso quel portone, soprattutto di sera, per partecipare alle riunioni dei dirigenti dell’associazione.

Si procede poi fino a via Roma. Svoltando a destrasotto i portici, si giunge a piazza Carlo Felice (monumento a EdmondoDe Amicis), di fronte alla stazione ferroviaria di Porta Nuova(facciata di Alessandro Mazzucchetti, 1868). Svoltando a sinistra, sipercorre corso Vittorio Emanuele II verso il Po. Dopo il TempioValdese (sulla destra), attraversata via Madama Cristina, si giungealla chiesa di San Giovanni Evangelista (San Giovannino) e all’ope­ra salesiana, costruita sul luogo dove era l’Oratorio S. Luigi.