Corso Palestro, 14 – Torino

Collegio artigianelli oggi

Collegio artigianelli oggi

Il nostro percorso sulle strade del Murialdo inizia dal Collegio Artigianelli di Torino, senza dubbio l’opera più “murialdina” tra quelle che caratterizzarono l’attività di san Leonardo in mezzo ai giovani e che oggi sono ancora “vive”. Qui ci sono la stanza del Murialdo, gli ambienti in cui ha lavorato dal 1866 al 1900, la mostra-museo che ne ricorda la vita e le attività, la cappella di San Giuseppe dove la congregazione dei Giuseppini è nata.

Gli inizi del Collegio Artigianelli risalgono a don Giovanni Cocchi (1813-1895) che aveva già fondato l’Oratorio dell’Angelo Custode e che alla fine del 1849 cominciò a radunare attorno a sé alcuni ragazzi poveri e abbandonati. Dapprima li ospitò in un locale della canonica della Santissima Annunziata, dove era viceparroco, poi li trasferì all’Oratorio dell’Angelo Custode, ma già agli inizi del 1850 affittò tre camere in Borgo Vanchiglia per poter attivare una scuola in favore dei suoi primi ragazzi.

Il collegio subì altri traslochi (in via della Zecca, oggi via Verdi, e successivamente in Via Villa della Regina), fino al trasferimento (marzo 1863) nella sua sede definitiva, appositamente costruita, in corso Palestro 14.

Don Cocchi, che era il fondatore, diresse il collegio fino al 1852. Poi si trasferì a Cavoretto, sulla collina di Torino, per impiantarvi una colonia agricola. Nella direzione lo sostituirono il teologo Giacinto Tasca e il teologo Pier Giuseppe Berizzi, fino al 1863, quando Berizzi rimase come unico rettore.

Il Collegio Artigianelli si proponeva di accogliere, assistere, educare cristianamente ed addestrare nel lavoro professionale i ragazzi orfani, poveri e abbandonati. All’inizio i ragazzi andavano ad apprendere un mestiere nelle botteghe artigiane della città (calzolai, fabbri, falegnami…), poi furono allestiti i primi laboratori interni che poterono espandersi e migliorare quando il collegio ebbe a disposizione la nuova sede di corso Palestro. Il nome “Artigianelli”, voluto da don Cocchi, alludeva appunto alla formazione professionale che l’istituto assicurava ai suoi giovani.

Fu il teologo Pier Giuseppe Berizzi a potenziare i laboratori, a fondare la tipografia (dove si stampava “La Voce dell’Operaio”, alla cui fondazione anche il Murialdo collaborò nel 1876; il giornale si chiama oggi La Voce del Popolo ed è il settimanale della diocesi di Torino, e a circondarsi di un gruppo di validi collaboratori tra i quali spiccavano due giovani chierici, Giulio Costantino ed Eugenio Reffo. Nel 1866 Berizzi fu richiamato nella sua diocesi di origine, perché era stato nominato arciprete della cattedrale di Biella. Supplicò il Murialdo di assumere la direzione del collegio. San Leonardo ne fu sorpreso e anche spaventato. Conosceva gli Artigianelli perché fin dal 1855 vi si recava ogni sabato a confessare i ragazzi. Ma ora si trattava di una svolta radicale nel suo modo di vivere e nelle sue occupazioni. Era anche l’accettazione di una responsabilità assai pesante: quella di un istituto gravato da ingenti debiti e senza entrate sicure, dato che quasi tutti i ragazzi vi erano ospitati gratuitamente. Si poteva contare quasi soltanto sulle offerte dei benefattori.

Il 6 novembre 1866 il consiglio di amministrazione del Collegio inviava al Murialdo la lettera di nomina a rettore. Egli rispondeva, accettando, il 13 novembre. Il 9 dicembre 1866, seconda domenica di Avvento e festa esterna dell’Immacolata, fece la sua prima comparsa nell’istituto come rettore. Nei mesi seguenti il Berizzi rimase al suo fianco per aiutarlo ad inserirsi nell’opera, finché il 12 maggio 1867, festa del Patrocinio di San Giuseppe, il Murialdo fece il suo ingresso ufficiale in collegio. Berizzi era partito per Biella 5 giorni prima. Da quel 12 maggio e fino alla morte, san Leonardo abiterà nel collegio, in quella stanza che ancora oggi conserva tanti ricordi e tanti segni della sua presenza e della sua santità.

Nel momento in cui il Murialdo accettava la carica di rettore, i ragazzi ospiti del collegio erano circa 150. Il loro numero crebbe negli anni seguenti, fino ad arrivare a 180-200, a seconda delle epoche. Essi frequentavano 4 classi elementari (diventate 5 nel 1890) e un corso complementare. Verso i 12 anni potevano poi accedere ai laboratori per un tirocinio che durava fino a 19 anni. Il Murialdo cercò di perfezionare la formazione intellettuale e tecnica impartita nelle scuole e nei laboratori. Questi ultimi erano 5 nel 1867 e salirono a una decina durante il lungo rettorato del Murialdo: tipografi compositori, tipografi stampatori, litografi disegnatori, litografi stampatori, falegnami-tornitori, scultori, sarti, calzolai, legatori di libri, fonditori di caratteri e fabbri ferrai.

Il Collegio Artigianelli ha per i Giuseppini e per tutta la Famiglia del Murialdo un valore unico ed inestimabile perché qui è vissuto il Murialdo per 33 anni e qui ha fondato la Congregazione di San Giuseppe. E’ la Casa Madre della congregazione, colma dei ricordi di san Leonardo, di don Reffo, di don Costantino e degli altri Giuseppini della prima ora.

La visita inizia dall’atrio d’ingresso, nel quale campeggia il busto di don Cocchi, fondatore del collegio. In quest’atrio era situata la bussola in legno nella quale i benefattori che volevano restare anonimi depositavano le loro offerte. La si può vedere ancora oggi nella mostra-museo del primo piano.

Il porticato che si affaccia sul cortile offre l’idea di come era il collegio al tempo del Murialdo: l’unica ala costruita era quella rivolta verso corso Palestro. Sugli altri lati del cortile vi erano delle tettoie o altre costruzioni molto dimesse adibite a magazzino e talvolta a laboratorio.

I busti in marmo del Murialdo, di don Reffo e di don Costantino sovrastano il portone in ferro, opera dei fabbri-ferrai del collegio. Importanti lavori di ristrutturazione (1998-1999) hanno consentito di allestire al primo piano una mostra-museo sulla vita e la figura di san Leonardo Murialdo.

La Cappella della FondazioneAl secondo piano si trova la cappella di San Giuseppe nella quale il 19 marzo 1873 venne fondata la congregazione. Originariamente il collegio aveva una sola cappella, lunga e stretta, al secondo piano, con le finestre che si affacciavano sul cortile. Era dedicata all’Immacolata ed aveva una sua sacrestia. In un terzo ambiente, un “retrosacrestia”, cominciarono a radunarsi nel 1867 il Murialdo ed altri suoi collaboratori, con l’idea di formare un gruppo di persone che assumevano San Giuseppe come patrono e come modello nel loro impegno educativo verso i giovani. Facevano parte di quel gruppo il rettore, come abbiamo già ricordato, don Costantino, don Reffo, alcuni chierici e vari studenti già adulti che svolgevano per i ragazzi anche il compito di maestri. C’era anche il Berizzi, ormai in procinto di lasciare il collegio.

Quel gruppo costituiva una specie di “confraternita” che si sarebbe poi trasformato nella Congregazione di San Giuseppe. Il locale in cui si radunavano per le conferenze settimanali e per alcuni momenti di preghiera in occasione di particolari solennità fu trasformato in una piccola cappella, dedicata a San Giuseppe e poi ingrandita.

E’ questa dunque la cappella in cui avvenne la fondazione della Congregazione di San Giuseppe il 19 marzo 1873. I primi Giuseppini furono san Leonardo Murialdo, don Giulio Costantino, don Eugenio Reffo, don Sebastiano Mussetti, i chierici Marcello Pagliero e Pier Giuseppe Milanese. Pronunciarono per la prima volta i voti religiosi e diedero così inizio formale alla congregazione. Altri due chierici cominciavano il noviziato: Ernesto Canfari e Natale Leone.

La cappella, vero cuore della giovane congregazione, fu successivamente ingrandita e impreziosita con opere pittoriche e di intaglio, splendida testimonianza del livello artistico a cui era pervenuta la scuola di pittura, scultura ed ebanisteria del Collegio Artigianelli. Nel 1875 fu ampliata, incorporando la sacrestia. Si procedette alla decorazione della volta, opera del confratello laico giuseppino Giovanni Massoglia, su disegno di Enrico Reffo. Massoglia dipinse gli angeli che sorreggono gli stemmi della congregazione, le vele delle lunette e tutta la decorazione della volta.

Le lunette dovevano contenere le figure di grandi personaggi biblici, quasi a tracciare il cammino della storia della salvezza, fino a colui che, chiudendo l’Antico Testamento, vedeva aprirsi il Nuovo: San Giuseppe, che sorregge fra le sue braccia il Bambino Gesù, luce delle genti e compimento delle speranze dell’umanità. Massoglia, riuscì ad eseguire soltanto due lunette, quella di Adamo e quella di Abele. Le altre furono completate da Pietro Favaro nel 1973 in occasione del centenario della congregazione. Per indovinare i personaggi che Reffo aveva progettato e che Massoglia non era riuscito a dipingere fu necessario risalire ad alcuni schizzi dello stesso Reffo e soprattutto ai temi simbolici delle vele, già affrescate, sopra le lunette. Si comprese infatti che le lunette dovevano contenere dei personaggi a cui si faceva allusione nelle vele, come è evidente dal parallelismo esistente nelle parti affrescate da Massoglia (Adamo e Abele).

L’altare era originariamente sormontato da un quadro di San Giuseppe in forma ovale, oggi conservato a Roma nella Casa Generalizia dei Giuseppini. L’attuale pala d’altare con San Giuseppe in trono è ugualmente di Reffo: risale al 1892 e fu completata nel 1894, come appare dalla data che lo stesso Reffo vi appose.

L’altare è un finissimo lavoro di intaglio e di intarsio. Il disegno è di Enrico Reffo. La realizzazione, opera di Massoglia e dei suoi allievi, si protrasse dal 1875 al 1894. La predella, ultimata nel 1879, è un mosaico in fondo di noce, con intarsi di più di trenta qualità di legno pregiato. Fu presentata, ammirata e premiata all’Esposizione nazionale di Torino del 1884. Si volle insomma che la predella, l’altare e la grande cornice che sostiene il baldacchino fossero in legno e costituissero un monumento di arte e di amore degli Artigianelli per il falegname di Nazaret.

Le artistiche vetrate del pittore Piero Dalle Ceste furono eseguite anch’esse in occasione del centenario della congregazione nel 1973. Rappresentano la fondazione della congregazione, l’apostolato del Murialdo fra i giovani e gli emblemi araldici del Murialdo e della congregazione (in sacrestia).

In quella che oggi è una sacrestia e che ai tempi del Murialdo era il “presbiterio” della cappella dell’Immacolata, è stato ricollocato, esattamente al suo posto originario, l’altare al quale tante volte il Murialdo, don Reffo e don Costantino celebrarono messa per i loro ragazzi. Sull’altro lato della stanza fa bella mostra di sé un grande armadio eseguito dalla scuola di falegnameria del collegio, premiato durante l’Esposizione internazionale tenutasi a Torino nel 1911.

La Cappella dell'ImmacolataRitornati al primo piano, si può visitare l’ala su via Juvarra, costruita a partire dal 1910. Vi si trova la cappella dell’Immacolata, progettata dal confratello Giovanni Massoglia. L’altare in marmo, pure del Massoglia, fu inaugurato il 1 giugno 1916 in occasione del 50° anniversario di ordinazione sacerdotale di don Reffo. La pala d’altare, che raffigura l’Immacolata, fu dipinta da Enrico Reffo nel 1915. Fu ancora Massoglia ad idearne la sistemazione in “un magnifico tempietto bramantesco tutto in legno intagliato, con fregi finissimi e indorati, ricco di colonne e di paraste ugualmente intagliate” (Eugenio Reffo).

Ai lati del presbiterio sono collocate le statue del Sacro Cuore e di San Giuseppe, opera dello scultore Anacleto Barbieri, della Scuola Reffo (1929).

Avviandosi all’uscita, si nota l’organo, la cui costruzione fu promossa da don Giuseppe Anfossi, ex artigianello, sacerdote, maestro di canto nel Collegio Artigianelli compositore e organista. Fu lo stesso don Anfossi ad inaugurarlo nel 1917.

In fondo alla chiesa, a sinistra, una colonna sorregge il busto di don Cocchi, fondatore del collegio. Le sue ossa, esumate dal Cimitero Generale di Torino, furono qui collocate il 13 maggio 1917.

Il piano sottostante alla cappella dell’Immacolata è occupato dal Teatro, intitolato a don Cocchi e inaugurato nel 1913 in occasione del centenario della sua nascita. La Compagnia Fiaschi vi si produsse in molte rappresentazioni che resero rinomata la tradizione teatrale degli Artigianelli, grazie soprattutto alle commedie e agli atti unici scritti da don Reffo e alle scene dipinte da suo fratello, il pittore Enrico.

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Percorso guidato

Uscendo dagli Artigianelli, attraversare corso Palestro e per­correre via Bertola. All’angolo con via Assarotti si trova la chiesa di S. Barbara (1867).

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