Un santo, una famiglia di educatori, uno stile pedagogico

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Chi è l’educatore oggi?

Ecco il suo identikit:

•    sa stare davanti al giovane, proporre ideali umani e religiosi, vissuti e vivibili;

•    sa ascoltare anche le domande inespresse;

•    sa essere coraggioso nel prendere il largo dalla mediocrità del quotidiano.

Queste capacità provengono da uno sguardo: «Lo sguardo di Gesù sul mondo, sulla gente, sulla storia sa cogliere ovunque, assieme alle sfide, anche le opportunità di grazia che si manifestano. Il suo è uno sguardo di compassione…  Vorremmo che questo sguardo diventi il nostro»(cfr Circolare del Sup.Gen. dei Giuseppini del 29 giugno 2005).
Per questo, la pedagogia del Murialdo e quella dei suoi collaboratori e continuatori non costituiscono un modello da ripetere. La storia cammina e i modi operativi del passato non sono riproponibili tali e quali oggi.
Non sono le “cose” da fare e neanche il “come farle” che dobbiamo andare a chiedere al Murialdo. Queste domande troveranno una risposta nell’analisi della situazione attuale, nella seria e aggiornata preparazione di ogni operatore, nel discernimento comunitario.

Come rassomigliare al Murialdo oggi?

Al Murialdo possiamo invece domandare qualcosa d’altro. Innanzitutto gli occhi per vedere le situazioni che chiedono il nostro intervento (i ragazzi poveri e abbandonati).

Poi una giusta focalizzazione degli obiettivi: la crescita di ogni dimensione del ragazzo, quella fìsica e quella intellettuale, quella professionale e quella morale, quella sociale e quella religiosa.
Da lui impariamo anche che il buon educatore è quello che, senza sottovalutare una seria preparazione, gioca però le sue carte migliori in un rapporto di amore con i suoi ragazzi, spendendo per essi la sua vita, anche al di là di quello che è dovuto, perché solo un più disinteressato spirito di servizio è segno di un più grande amore.
Raccogliamo anche dal Murialdo preziose indicazioni sullo stile di famiglia, irrinunciabile condizione per fare del bene, sulla speranza, senza la quale non ha senso impegnarsi in un lavoro formativo, sulla dolcezza e sulla pazienza, doti che non tutti possiedono, ma alle quali tutti devono tendere.
Ne traiamo infine la convinzione che, per quanto nascosto sia il nostro ruolo, per quanto poco appariscente appaia la parte che ci è stata assegnata, noi siamo all’opera in quell’umile ma insostituibile lavoro educativo che il Murialdo riteneva una delle questioni più gravi ed importanti del suo tempo e che resta una sfida ineludibile anche oggi (cf. Scritti, IX, p. 153).

Lo stile educativo del Murialdo

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Che cosa è?

E’ un progetto di ricerca, approfondimento e diffusione della nostra pedagogia, fondata nello stile educativo del Murialdo e conosciuta in tante nazioni come Pedagogia dell’Amore.

Si tratta di un percorso di riflessione multi e interdisciplinare sulla dimensione pedagogica della nostra spiritualità.

Il nostro carisma è una spiritualità pedagogica; quindi, il nostro cammino personale e comunitario nella sequela di Gesù per la costruzione del suo Regno si contraddistingue per questo spessore educativo. Perciò, per tutti quelli, laiche/i e religiose/i, che prendiamo ispirazione per la nostra vita dal Carisma del Murialdo, il riflettere sulla nostra pedagogia non è guardare soltanto a quello che facciamo, ma anche a quello che siamo. Appartiene alla nostra chiamata di vivere in Cristo.

Lungo il percorso ci saranno delle proposte di riflessione e condivisione in diverse aree:

– area biblica-teologica-ecclesiologica

– area antropologica-pedagogica

– area giuseppina-murialdina

– area di condivisione di buone pratiche segnate dal nostro stile educativo

Area 1

Biblica – teologica – ecclesiologica

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Area 2

Antropologica – pedagogica

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Area 3

Giuseppina – Murialdina

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Area 4

Condivisione delle “buone pratiche”

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Area 5

Uno sguardo di sintesi

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