Suor Cesira Avogaro

( Casa di riposo “Santa Bertilla”, Brendola (VI), 21/07/2015)

E’ mancata Suor CESIRA AVOGARO, sorella del nostro confratello P. Luigi della comunità di Montecchio Maggiore.

 

P. Americo Vari

* Anagni (FR), 19 settembre 1923

† Ariccia, 3 aprile 2015

 

 

 

Americo ci ha lasciati attorno alle ore 8,45 di venerdì 3 aprile 2015, venerdì santo. La sua fibra non ha più retto al logoramento della stanchezza e della malattia. Possiamo dire che si è spento definitivamente dopo un periodo di progressivo indebolimento fisico e psichico

Era nato ad Anagni il 19 settembre del 1923. Come per alcuni altri nostri confratelli, l’occasione di incontrare i Giuseppini fu il trasferimento della sua famiglia a Roma e l’incrocio con la nostra Opera del Pio X e della Parrocchia dell’Immacolata, dove inizia gli studi inferiori che completerà poi a Viterbo. Nel 1939 lo troviamo in noviziato a Vigone e poi a Ponte di Piave per gli studi di filosofia. Dopo i tre anni di tirocinio (’43-’46) compiuto interamente a Viterbo (allora seminario minore), compie gli studi teologici tra Viterbo e Albano per poi essere ordinato sacerdote a Viterbo il 4 marzo del 1950.

Dopo il conseguimento della laurea in matematica e fisica, svolge il suo apostolato di giuseppino sostanzialmente in alcune opere scolastiche della Congregazione: a Roma Pio X dal ’55 al ’56; ad Albano dal ’56 al ’58; a Oderzo dal ’58 al ’60; a Santa Margherita Ligure dal ’60 al ’66. E da quell’anno la lunga e definitiva permanenza ad Albano, sempre con compiti di insegnamento, assistenza, direzione, presidenza, animazione.

 

Caro P. Americo,

noi che siamo qui oggi per darti l’ultimo abbraccio e saluto non possiamo fare a meno di mandare alla nostra memoria alcune cose di te che ci rimangono come testimonianze preziose di una vita vissuta all’insegna della pienezza e del dono totale.

 

Sei stato giuseppino tra i giovani educandoli attraverso la scuola. La scuola è stata la tua parrocchia, la tua chiesa, il tuo pulpito. Ai tuoi ragazzi ha saputo dare il gusto dello studio, della scoperta, dell’apprendimento come progressivo esercizio di crescita. Hai messo a loro disposizione le doti di intelligenza che avevi. Attraverso l’insegnamento della matematica e della fisica hai saputo avvicinarti ai tuoi ragazzi da prete e da educatore. Hai saputo trasmettere esempi e parole di grande passione e dedizione. Nella vita della scuola e del collegio sei stato vicino ai tuoi ragazzi condividendo con loro la fatica quotidiana. Al loro fianco da educatore, da padre, da amico, da fratello, da insegnante, da prete. Forse non con la forza del trascinatore, ma con la pazienza di chi si fa prossimo e sta vicino ogni giorno e sa essere, allo stesso tempo, esigente ed indulgente. Capace di reinventarti propositore e animatore e fautore del gruppo Scouts al “Murialdo” di Albano, in una età in cui altri già tirano i remi in barca. Una vita da giuseppino pienamente realizzato.

Sei stato tra di noi fratello in comunità. Nella tua cartella personale rimangono alcuni scritti che rendono conto anche delle difficoltà e dei problemi che hai dovuto attraversare. Ti hanno affidato responsabilità che forse ritenevi superiori alle tue possibilità; con i Superiori ci sono stati momenti di confronto a volte anche aspro; in qualche situazione hai dovuto affrontare contrasti e divergenze. Lo sappiamo, la vita comunitaria non ci mette al riparo da tensioni e da difficoltà. Ma ciò che ci resta di te è il ricordo di una grande dignità e disponibilità che ti hanno consentito di attraversare tutte queste vicende con un indefettibile senso di fede e di amore alla Congregazione.

Di te abbiamo ammirato il modo benevolo con cui hai seguito non pochi ex allievi che, ormai grandi e adulti, ti venivano a cercare per una parola, un consiglio, un ricordo. Hai saputo prolungare in questo accompagnamento delle persone il servizio educativo svolto nella scuola. Prolungamento di insegnamento e di paternità. Benedizione per chi, nella vita, si ricorda di essere stato una volta veramente e liberamente amato e va in cerca del volto e del cuore di chi lo sappia accogliere ed ascoltare in libertà. E con tanta benevolenza hai saputo accompagnare quelli della tua famiglia. Ti brillavano gli occhi quando parlavi di loro ed era facile capire che li portavi nel cuore, che per loro pregavi e trepidavi.

E da ultimo ci lasci il ricordo di una vita cocciutamente dedicata al lavoro e all’occupazione. Non sapevi e non volevi perdere tempo. E quando non hai più potuto dedicarti all’insegnamento in classe ti sei adoperato molto con ripetizioni personali; e poi il giardino, con la cura (o la tortura a volte) delle piante, dei fiori, la pulizia degli spazi. E poi ancora quella passione di coltivare per te e per gli altri il senso del bello, con la riproduzione di quadri, i disegni che appendevi dappertutto, anche nei luoghi più impensati e improponibili. In realtà volevi dire a te stesso e a noi che il tempo è Grazia, che le doti vanno coltivate, che i talenti vanni trafficati, che ogni stagione della nostra vita è buona per far fruttificare i doni ricevuti da Dio.

Poi sono venute le lunghe giornate segnate solo più dalla preghiera del Rosario, dalla Messa quotidiana, da qualche buona lettura. Giornate difficili, durante le quali trovarti in camera con la corona del rosario in mano è stata per noi ancora una lezione di vita e di fede.

 

Oggi, caro P. Americo, hai reso tutto di te al tuo Signore. Associato alla sua Passione nel Venerdì Santo, morto con lui nel silenzio di questo Sabato Santo, sei pronto per Risorgere con lui all’alba del giorno senza fine.

Noi ti affidiamo a quell’Amore misericordioso al quale hai consacrato la tua vita e che hai servito e amato nei suoi fratelli ragazzi e giovani. Conserveremo di te la memoria benedetta di giuseppino vecchio stile, dalla vita laboriosa, gioiosamente e generosamente donata ai giovani. E tu benedici noi e intercedi e prega per noi. Amen.

 

Lorenzo Sibona

Sup. Provinciale

P. Guido Bassanello

P. GUIDO BASSANELLO

* Montecchio Maggiore (VI), 28 settembre 1937

† Roma, 27 dicembre 2012

 

OMELIA NEL FUNERALE DI P. GUIDO BASSANELLO

Cari fratelli e sorelle,
siamo addolorati, davvero molto addolorati, noi confratelli della casa generalizia e tutti coloro che lo hanno conosciuto, per la morte di don Guido. Nella fede accogliamo questo fatto come la volontà del Signore, che scrive i suoi disegni di bene attraverso vie per noi misteriose e non sempre facilmente comprensibili, ma umanamente siamo molto colpiti per la perdita improvvisa e prematura di questo nostro fratello.

È stato direttore della nostra comunità di casa generalizia negli ultimi sei anni, svol- gendo il suo incarico con discrezione, dedizione e signorilità, lasciando il suo incarico solo qualche mese fa.

Proprio per le sue belle doti umane e il suo prezioso apporto alla nostra comunità, gli avevo chiesto e scritto “di restare ancora per qualche tempo a servizio della nostra comu- nità” e lui aveva accettato, come sempre, con piena disponibilità.

Non pensavo davvero che sarebbe stato il Padre Eterno in persona a interpretare il senso di quell’espressione “per qualche tempo”, portandoselo in Paradiso così presto, senza darci il tempo e il modo di valorizzare ancora le sue belle qualità.

Così don Guido se ne è andato il 27 dicembre, verso mezzogiorno probabilmente, in silenzio, senza disturbare nessuno, secondo il suo stile.

Perché lui, che si è preso tanta cura degli altri, soprattutto anziani ed ammalati, non ha voluto chiedere il contraccambio, aspettandolo tutto dal Signore.

Quando i confratelli, all’ora della preghiera e poi del pranzo non lo hanno visto arrivare, lo sono andati a chiamare in camera e lo hanno trovato disteso sul letto, immobile, sereno, già immerso nel sonno eterno.

“Siate sempre pronti, con i fianchi cinti e le lucerne accese…”.

Noi siamo rattristati e scossi perché ci ha lasciati “all’improvviso”, ma lui era pronto.

“Siamo in cammino verso la Resurrezione” era solito rispondere a chi gli chiedeva “Come va?”. Noi magari si sorrideva, ma lui ci credeva veramente e non lo diceva così per dire: più pronto di così!

Il suo cammino verso la Resurrezione era cominciato il 28 settembre 1937, a Montecchio Maggiore, dove era nato.

Dopo aver frequentato la scuola media a Montecchio, nel 1953 entra in noviziato a Vigone, emettendo la professione religiosa il 29 settembre 1954.

Prosegue quindi gli studi a Ponte di Piave; ad Arcugnano (VI) svolge il suo magistero ed a Viterbo gli studi filosofico-teologici. Il 3 aprile 1965 viene consacrato sacerdote.

Continua gli studi, frequentando la facoltà di scienze a Padova e contemporanea- mente offre la sua presenza educativa successivamente al Patronato del Santo di Padova, nella Parrocchia San Pio X, nel Collegio Universitario Murialdo e nella Villa Maria Immacolata a Montecchio.

Conseguita la laurea in Fisica nel 1974, passa al Brandolini Rota di Oderzo, come insegnante e assistente nel convitto.

Nel 1978 viene trasferito a Vicenza, prima come direttore della Comunità Murialdo, poi al Patronato Leone XIII, prima insegnante e assistente dell’Azione Cattolica e poi direttore.

Nel 1994 è nominato direttore dell’Istituto Sacro Cuore di Modena, quindi del Collegio Brandolini Rota di Oderzo (1997).

Nell’anno 2003 assume la direzione dell’Istituto San Pietro di Viterbo e nel 2006 è nominato direttore di Casa Generalizia a Roma, incarico che ha espletato fino al settembre scorso.

“La Congregazione, ad esempio del suo patrono San Giuseppe, professa in modo speciale la virtù dell’umiltà e della carità, espressione di un particolare stile di vita, non per imporsi un nuovo dovere, ma semplicemente per manifestarsi secondo le proprie caratteristiche, derivate dalla sua origine e anche volutamente scelte per ragioni spirituali ed apostoliche. La congregazione, cioè. È lieta di occupare l’ultimo posto e di lavo- rare attivamente come se fosse nel primo, poiché per l’umiltà esiste, per la carità esiste ed opera. Questo modo di agire richiede decisione, generosità e insieme semplicità e modestia” (Regola, VII).

Il nostro fratello don Guido ha fatto di questo contenuto fondamentale della nostra Regola l’ispirazione e il tracciato fondamentale della sua vita.

Noi ne abbiamo avuto la prova nella sua disponibilità, nella sua cordialità e serenità d’animo, nella sua capacità di mettersi a servizio degli altri, soprattutto degli ammalati, senza chiedere riconoscimenti, anzi preferendo sempre silenzio e nascondimento.

Nella nostra comunità abbiamo apprezzato la sua cortesia verso tutti, la sua attenzio- ne verso gli ospiti o i confratelli di passaggio, la sua fedeltà e, soprattutto, la sua grande fede.
Nel suo Testamento ci ha lasciato alcuni pensieri che gettano una luce vivida sulla sua profonda spiritualità e sono un grande dono per noi: un ultimo, preziosissimo insegnamento.

Il Testamento è stato scritto a Oderzo il 18 maggio 2002:

“Considero un dono immenso di Dio la vita che ho sempre amato, e, in essa, molti altri doni, impensabili da me, di cui ho preso graduale coscienza: il dono dei doni, la fede, nella predilezione di essere membro della Chiesa; l’incontro a 10 anni di età, con il Murialdo, per camminare assieme a lui verso Dio, spartendo la vita con i giovani; la mia famiglia naturale, autentica piccola chiesa, nutrita dai sacramenti e dalla preghiera; il sacerdozio cattolico, che è conformazione al Signore Gesù ed efficacissima possibilità in più per educare i giovani alla vita; la vita comunitaria, vissuta sempre con provvisorietà e disagio, pur essendo un dono, perché è il reale ed unico modo di incontrare Dio ed essenziale esperienza di autonomia e di responsabilità personale.

Non potrò mai essere grato a sufficienza per questo amore infinito e sempre preveniente di Dio per me, predilezione che ha preso la forma della Congregazione. Ad essa devo tutto quello che sono e che ho e ad essa riconsegno tutto con sincera gratitudine ed affetto”.

Dopo questo incipit, P. Guido parla della sua interiorità con espressioni toccanti. Spesso diceva: “Andiamo avanti…combattendo!” Non erano parole qualsiasi…

Sentite come prosegue il Testamento Spirituale:

“Ho coscienza di un grande orgoglio personale, radicato nel profondo del cuore e della mente, che è fragilità totale a realizzare la propria identità di figlio di Dio.

Soltanto il Crocifisso e la sua conoscenza interiore permette di riuscire contempo- raneamente a lasciarsi amare da Dio in modo impensabile ed insieme ad ammettere con coerenza il ridicolo e spaventoso orgoglio, per cui la naturale disperazione di un nulla pieno di sé e pur vuoto, si trasforma in pura fiducia che il regno di Dio cresce e si sviluppa e che la Congregazione è valido mezzo di santità.

Penso che il Murialdo ci insegni questo, perché questo ha sperimentato.
Di questo orgoglio chiedo perdono a Dio, ai confratelli, ai giovani.
Grazie, Signore, perché hai colmato la mia vita di grandi doni, soprattutto per essere tuo figlio ed essere sempre perdonato da Te”.

Grazie don Guido: hai combattuto davvero bene la tua battaglia, regalando a noi testi- monianze di umiltà, di carità, di fedeltà, di servizio.

Prega per noi.

Roma, Casa Generalizia, 28 dicembre 2012

 

Padre Mario Aldegani

Padre Generale

 

Dopo la Santa messa esequiale celebrata al Patronato “Leone XIII” di Vicenza, la mattina del 29 dicembre, p. Guido è stato sepolto nel cimitero maggiore della città, nella tomba di congregazione.