Si può veramente dire che san Leonardo Murialdo sia l’uomo delle sorprese di Dio: avvenimenti inaspettati, strade non previste, situazioni non cercate ma accolte con fiducia, perché provenienti da un Dio pieno di amore per lui.

Fu una sorpresa l’esito della sua sofferta crisi adolescenziale: mentre si crede peccatore indegno del Signore, egli si vede poco per volta chiamato alla vocazione sacerdotale, scelto con amore da un Dio che è Padre misericordioso.

Fu ugualmente una sorpresa quando, giovane sacerdote, scoprì altri santi sacerdoti che si dedicavano ai ragazzi poveri e abbandonati per le strade di Torino: lo avviarono ad un apostolato bello e impegnativo, quello degli oratori.

Più tardi, appena tornato dall’anno parigino, mentre progettava la ripresa delle attività oratoriane, altra sorpresa: Dio lo chiamava a dirigere il Collegio Artigianelli. Non era un incarico facile. Quella proposta lo spaventò. Ma si abbandonò alle mani di Dio, accettando con gioia il nuovo incarico, che non aveva cercato ma che da subito cominciò ad amare, assieme ai suoi nuovi ragazzi.

La conseguenza fu un’ulteriore scelta, anch’essa non prevista: la fondazione della Congregazione di San Giuseppe, anzitutto per assicurare continuità al gruppo di educatori del Collegio Artigianelli, ma, in senso più vasto, per venire incontro a tanti giovani bisognosi. “Occorre essere santi” per fondare una congregazione, obiettava. “E’ una buona occasione per diventarlo”, gli fu risposto.
Qualche altra “sorpresa”, a dire il vero, se l’andò a cercare lui. Nei suoi viaggi in Francia, per esempio. Dove vide colonie agricole, case famiglia, oratori particolarmente attivi nel sociale. E ne portò in Italia le idee e le realizzazioni. C’era in lui la prudenza che pareva lentezza, ma anche la lungimiranza che vedeva lontano, che si accorgeva dei problemi dei giovani e degli operai e si preoccupava di trovarne le soluzioni, anche quando in Italia pochi ancora riuscivano a individuarle.

Non fu invece una sorpresa la difficile situazione economica del Collegio Artigianelli. Egli la conosceva bene, quando vi entrò. E ne portò il peso per tutta la vita, con un mirabile abbandono nella divina Provvidenza e in san Giuseppe. Ma la lieta sopresa venne alla fine: il Signore premiò questo vecchio “cireneo” che da 33 anni (dal 1866) aveva sulle spalle la pesante croce dei debiti del collegio. Nel 1899 una vistosa beneficenza pose termine alle sue angosce e gli consentì di trascorrere più serenamente, nonostante le malattie, l’ultimo anno di vita.

Una sorpresa fu anche qualche nuova apertura apostolica, che egli non credeva possibile. Come la scuola di Oderzo, “apripista”, per i giuseppini, dell’impegno scolastico “superiore” (non solo elementare e professionale), vero campo di azione educativa tra i giovani.
E, parlando di apostolato, non ci deve sfuggire che quella del Murialdo in mezzo agli operai fu una presenza non abituale per i sacerdoti di allora. Come assistente ecclesiastico dell’Unione Operaia Cattolica, egli esercitò un ruolo di “suggeritore” e consigliere, orientando molte iniziative di un folto gruppo di laici impegnati nella Chiesa, nella società, nel mondo del lavoro. E in questo caso è una sorpresa per noi, trovarlo presente e vigile in un posto “di frontiera” per la Chiesa di quel tempo, o di “periferia”, come direbbe oggi papa Francesco.

Anche nel mondo della stampa il Murialdo seppe esprimersi in modo innovativo, soprattutto perché propose e cercò di attuare una “Federazione nazionale” della stampa di indirizzo cristiano. E nell’Associazione della Buona Stampa che egli fondò a Torino troviamo la bella sorpresa di molte donne, coinvolte in un apostolato attivo, quando ancora le iniziative laicali di apostolato erano quasi tutte maschili.

Un uomo dunque e un santo che si lascia “sorprendere” da Dio e chiama anche noi ad aprirci alle sorprese di Dio e dei giovani.

Giovenale Dotta

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La redazione

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