Camminiamo insieme verso il
XXIII Capitolo Generale

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Il XXIII capitolo generale dei Giuseppini del Murialdo si terrà a Quito (Ecuador) presso la casa “Inmaculada Concepción” di Saint Rafael da Domenica 3 a Domenica 24 Giugno 2018. Avrà per tema: “In cammino con i giovani e in ascolto di un mondo che cambia, annunciamo la gioia del Vangelo, nella condivisione del carisma” e come icona biblica, che si richiama all’episodio dell’incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus, la frase “Si avvicinò e camminava con loro”.

Vi parteciperanno 39 confratelli di cui 13 a titolo di diritto (consiglio generale e provinciali in carica) e 26 a titolo di elezione dalle 9 province o organismi similari o dalle liste uniche dei Giuseppini fratelli. Le elezioni si sono concluse da poco nelle rispettive nazioni e quindi siamo in grado di proporvi l’elenco completo dei partecipanti. Sono invitati al capitolo anche 6 membri della Famiglia del Murialdo. Ecco l’elenco completo:
ATITOLO DI DIRITTO:
– Consiglio generale (5)
1. Mario Aldegani (padre generale)
2. Alejandro Bazàn (vicario generale)
3. Juarez Murialdo Dalan (economo generale)
4. Fidel Antón Olalla (consigliere generale)
5. Tullio Locatelli (segretario e consigliere generale)

– Superiori delle province o organismi similari (8)
6. Antonio Lauri Da Souza (Brasile)
7. José Luis Di Paolo (Argentina – Cile)
8. Lorenzo Sibona (Italia – Albania – Romania)
9. Luigi Cencin (Sierra Leone – Guinea Bissau – Ghana – Nigeria)
10. Marco Villalba (Ecuador – Colombia)
11. Mariano Zenere (Spagna)
12. Mario Parati (India)
13. Roberto Landa Ochoa (USA – Messico)

A TITOLO DI ELEZIONE:
– Confratelli eletti nelle province o organismi similari (24)
14. Antonio Barone (Italia)
15. Antonio Lucente (Italia)
16. Augustine Lebbie (Africa)
17. Bruno Guzzonato (Africa)
18. Danilo Magni (Italia)
19. Dirceu Rigo (Brasile)
20. Edward Kanu (Africa)
21. Enzo Fiore (USA – Messico)
22. Ferruccio Brignoli (Italia)
23. Giovenale Dotta (Delegazione Centrale)
24. Giuseppe d’Oria (Italia)
25. Giuseppe Rainone (Delegazione Centrale)
26. Guido Montenegro (Ecuador – Colombia)
27. Gustavo Barreda (Argentina – Cile)
28. Jaime Bravo (Ecuador – Colombia)
29. José Lorenzo Paños (Spagna)
30. Juan Flores (Ecuador – Colombia)
31. Lorenzo Tosco (USA – Messico)
32. Marcelino Modelski (Brasile)
33. Misihadas Govindan (India)
34. Nadir Poletto (Brasile)
35. Patricio Pulgar (Argentina – Cile)
36. Salvatore Currò (Italia)
37. Shine John (India)

– Giuseppini fratelli eletti su liste uniche
38. Giuseppe Negro (Europa, Africa, India)
39. Michele Zampedri (Americhe)

– Membri della Famiglia del Murialdo inviatati
1. Orsola Bertolotto (Madre Generale Suore Murialdine)
2. Alessandro Pellizzari (laico – MurialdoWorld – Roma)
3. Cristina Casado (aggregata – Fier – Albania)
4. Francesco Farnesi (laico – Engim International – Roma)
5. Helo Joao Bach (laico – Leigos Amigos de Murialdo – Brasile)
6. Miguel Henrique Romero (laico – Valparaiso – Cile)

Invitiamo tutti i componenti della Famiglia del Murialdo e tutti gli amici dei Giuseppini ad unirsi in preghiera in questo tempo di preparazione e poi durante lo svolgimento di questo importante evento di congregazione! Che Dio ci accompagni e ci benedica per intercessione di Maria, di S. Giuseppe, del Murialdo e del Beato Giovanni Schiavo!

CIRCOLARE 60

Roma, 26 ottobre 2017

Circ. 60

RESTA CON NOI…
circolare annuale nell’anno capitolare

Cari confratelli,
con la circolare annuale di questo ultimo anno del sessennio desidero proporvi una breve riflessione su alcuni aspetti del brano dei discepoli di Emmaus, che abbiamo scelto come icona biblica per il capitolo generale XXIII.
Si tratta di brevi e semplici annotazioni che accompagnano le riflessioni preparate anche da altri confratelli e ci mettono in sintonia nel percorso della stagione capitolare
Nel testo di Luca 24 voglio commentare due gesti di Gesù: “Si avvicinò”, “Camminava con loro” e una parola dei due discepoli “Resta con noi”, collegandoli al nostro proposito di annunciare la gioia del Vangelo, in cammino con i giovani e in ascolto di un mondo che cambia, nella condivisione del carisma.

1. “Si avvicinò”

Sembra di capire dal testo di Luca che anche Gesù camminava sulla strada nella stessa direzione che stavano percorrendo i due che volevano andare a Emmaus.
Per raggiungerli, Gesù ha dunque accelerato il suo passo e poi lo ha rallentato per misurarlo sul loro e per “camminare con loro”.
L’avvicinamento non è dunque casuale, ma è voluto, fortemente voluto da Gesù per poter conversare con loro nel cammino.
Il gesto di avvicinarsi esprime la volontà e la disponibilità a uscire da sé stessi, dalla sicurezza del proprio passo, per ritmare il passo su quello dell’altro.
Avvicinarsi significa abbandonare la propria tranquillità, la propria zona di confort ed entrare nel territorio dell’altro, accettando di correre qualche rischio nell’incontro. Gesù stesso, al principio, non viene accolto tanto bene dai due ai quali si avvicina.
Avvicinarsi è il movimento “missionario” ed “evangelizzatore” di chi va verso l’altro per annunciare la gioia del Vangelo.
Forse lo stesso avvicinarsi è già annuncio e in qualche modo gioia.
Avvicinarsi è essere disposti a fare il primo passo, prendere l’iniziativa, “primerear” come scrive Papa Francesco nella Evangelii Gaudium: “La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr. 1Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto di aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva” (EG 24).
Questa è una riflessione che interpella il nostro stile e modo di annunciare la gioia del Vangelo.
Fra noi anzitutto, nelle relazioni con i confratelli e con i fratelli e le sorelle della Famiglia del Murialdo nella condivisione del carisma.
Non c’è solo e sempre da aspettare che gli altri si muovano, in una strategia di pura attesa o di sostanziale conservazione dell’esistente. La comunità evangelizzatrice sa andare oltre, nella creatività, anche rischiosa a volte, dello Spirito.
E’ una riflessione che riguarda il nostro rapporto con “il mondo che cambia”.
Lo conosciamo davvero questo mondo, conosciamo la gente e i suoi problemi e i modi di pensare?
Possiamo dire di sì solo se siamo capaci di stare fra la gente, se non abbiamo paura di perdere tempo con loro, se non viviamo una vita di separazione mentale e anche abituale dal modo di vivere delle persone e delle famiglie con tutti i loro problemi: difficoltà di relazioni, figli che prendono strade senza uscita, mancanza di lavoro, un’economia difficile fatta anche di rinunce o di restrizioni continue, una quotidianità grigia e a volte senza respiro di speranza.
Conosciamo il mondo che cambia se davvero ci avviciniamo al popolo e al suo vivere e magari sperimentiamo anche noi qualcuna delle sue fatiche. Si conosce bene, in fondo, ciò di cui si ha esperienza.
La riflessione sull’avvicinarsi interpella ancora di più la nostra pastorale e il nostro apostolato con i giovani: sono sempre gli altri che devono avvicinarsi a noi o è viva ancora, nei fatti, in mezzo a noi l’ansia del buon pastore che va in cerca delle sue pecore, soprattutto quelle perdute?
E i giovani? Quali sono in nostri giovani? Quelli che entrano nelle nostre strutture o istituzioni perché ne accettano le regole o non anche quelli che se ne stanno fuori e che per ricevere l’annuncio della gioia del Vangelo hanno bisogno che qualcuno li vada a cercare, li avvicini, si metta sulla loro strada e ritmi il passo sul loro?
L’annuncio della gioia del Vangelo richiede un’attitudine creativa e missionaria che non può mai lasciarci tranquilli nelle nostre strutture, richiede un orientamento spirituale sempre aperto al nuovo. “Esso richiede l’apertura mentale ad immaginare modalità di sequela, profetica e carismatica, vissuta in schemi adeguati, e, forse, inediti” (Per vino nuovo otri nuovi”, n.3).
L’avvicinarsi di Gesù ai due discepoli è il gesto missionario che ci provoca ad una pastorale della ricerca dei giovani, che affianchi, completi e dia senso alla pastorale della loro accoglienza, per essere comunità e congregazione “in uscita”.
L’avvicinarsi di Gesù ai due di Emmaus è forse la cifra fondamentale del suo atteggiamento verso gli altri, verso di noi: è il gesto fondamentale della prossimità evangelica.
In questo senso fa pensare all’avvicinarsi del Samaritano all’ uomo, assaltato dai banditi, che giaceva mezzo morto sul ciglio della strada. Alla locanda, quell’uomo nelle sue condizioni da solo non ci sarebbe mai arrivato… Bisogna che qualcuno si avvicini, si chini su di lui, gli curi e gli fasci le ferite con olio e vino e se lo carichi sulle spalle e poi sulla sua cavalcatura.
I verbi della prossimità evangelica esprimono in modo profondo la sostanza del nostro carisma, come figli del Murialdo: avvicinarci noi ai giovani più bisognosi e testimoniare loro la gioia del Vangelo con la nostra presa in carico delle loro difficoltà e delle loro sofferenze.

2. E camminava con loro

Il Vangelo di Luca dice che Gesù, dopo essersi avvicinato ai due discepoli, “camminava con loro”.
Lo scopo dell’avvicinarsi è quello di fare strada con loro, di condividere pienamente la fatica della strada e della vita.
Sembra che il testo voglia suggerirci che Gesù passò tutta la giornata insieme con loro, interrogando, ascoltando, parlando, intervenendo con altre domande perché essi traessero dal loro cuore quel barlume di luce e di speranza che ancora portavano dentro di sé.
Una relazione è vera se si rende tale nel tempo e nella fedeltà che il tempo richiede.
Una relazione, anche quella evangelizzatrice o pedagogica, è vera se è un mettersi in gioco personalmente, se non ha il sapore di uno spot o di un intervento-lampo perché poi ognuno continui per la sua strada.
La nostra tradizione ci ricorda che il Murialdo considerava ogni ragazzo o giovane che entrava agli Artigianelli come un figlio in casa
“Il nostro stile educativo si connota per la familiarità, la capacità di includere e di dare corresponsabilità; sappiamo che oggi attrae l’entusiasmo, l’annuncio di un vangelo della gioia, la condivisione dei processi per un cammino che vede educatori e giovani insieme protagonisti” ( CI 2017, 3.2).
La missione rigenera: sentiamo che i giovani mettono a prova la nostra fedeltà di persone consacrate, a servizio dell’evangelizzare educando e dell’educare evangelizzando; i giovani ci chiedono di essere capaci di discernimento, di accompagnamento, di sostegno alle loro scelte di vita.
“Stare in mezzo ai giovani” si è sempre detto fra noi.
Onestamente dobbiamo dirci che questa formula è oggi messa un po’ in crisi dalla trasformazione delle istituzioni, dalla maggior complessità dell’apostolato e della pastorale. Ma qualsiasi compito noi svolgiamo, se vogliamo davvero annunciare la gioia del Vangelo e rispondere al bisogno più profondo dei giovani del nostro tempo che è bisogno di relazioni, noi ci dobbiamo chiedere quando di fatto noi “camminiamo con loro”.
In un passaggio della EG Papa Francesco, parlando dei Vescovi, dice qual è il posto che deve occupare il pastore rispetto al gregge.
E’ una pagina che merita la nostra attenzione di consacrati evangelizzatori ed educatori che vogliono essere amici, fratelli e padri: “A volte si porrà davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo, altre volte starà semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovrà camminare dietro al popolo, per aiutare quelli che sono rimasti indietro e, soprattutto, perché il gregge possiede esso stesso un suo olfatto per individuare strade nuove” (EG 31).
Una congregazione “in uscita”, con un carisma come quello che noi abbiamo ricevuto e siamo chiamati a testimoniare e condividere nella gioia del Vangelo, è una congregazione che vuole camminare-con: con la Chiesa, con i fratelli nelle comunità religiose; con i fratelli e le sorelle nella Famiglia del Murialdo; con il mondo nelle su gioie, speranza attese e angosce; con i giovani e i poveri.
Nel racconto di Luca si dice che, davanti ad una domanda di Gesù, i due “si fermarono” e Lui si ferma con loro.
Uscire verso gli altri per camminare con loro, per raggiungere le periferie esistenziali non vuol dire correre in ogni dove, senza una direzione e senza una meta, senza badare a nulla e a nessuno.
Camminare insieme vuol dire anche sapersi fermare, insieme.
Non ha senso arrivare presto, o primi, se abbiamo perso per la strada i nostri compagni di cammino.
Non conta arrivare primi, ma arrivare insieme. “Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada” (EG 46).
Nel “camminare con”, noi come figli del Murialdo, non solo annunciamo la gioia del Vangelo ma la viviamo nella sua profondità e pienezza, la sua luce risplende sul nostro volto, perché siamo sino in fondo fedeli alla nostra vocazione e al nostro carisma.

3. Resta con noi

“Resta con noi” è l’invocazione che sgorga spontanea dal cuore dei due discepoli, quando giunti a sera ad Emmaus, Gesù “fece come se dovesse andare più lontano” (Lc 24,28).
Che trasformazione nel loro spirito, dopo quella camminata fatta con Gesù!
L’avevano accolto malamente come un disturbatore dei loro pensieri e della loro vivace discussione piena di rimpianti e forse di accuse reciproche, come un forestiero, l’unico in Gerusalemme che non sapeva nulla di quello che era successo… ora non lo vogliono lasciare andare, vogliono che resti con loro.
Gesù ha saputo suscitare in loro il desiderio di Lui…
Certo con ciò che ha detto loro, ma soprattutto per essersi fatto loro vicino, per essersi trattenuto con loro conversando e illuminando il loro spirito per tutta la giornata, per il modo con cui ha annunciando la verità delle Scritture: con l’ascolto paziente, con le interrogazioni che cercano nel cuore dei discepoli il barlume di verità che già vi risiede, anche con il rimprovero rispetto alla lentezza della loro fede nel capire ciò che avevano visto e sentito.
Gesù per loro trasforma i fatti in significati e, letteralmente, apre i loro occhi, che prima erano chiusi per la tristezza.
Dunque la missione che Egli ci affida è proprio quella di annunciare la gioia, perché diventi una luce e una forza nuova nella vita delle persone.
I due di Emmaus, dopo che hanno ascoltato l’annuncio della gioia del Vangelo sentono fra loro una comunione profonda, che sana le loro reciproche incomprensioni, comunicano fra di loro i beni spirituali che hanno ricevuto in quel giorno: “Non ci ardeva il cuore nel petto mentre Egli ci parlava?” e… non scappano più!
Torna in loro una voglia di comunità così forte ed insopprimibile che subito, benché sia sera, riprendono il cammino e tornano a Gerusalemme: per annunciare essi stessi il Vangelo della gioia e per riceverne l’annuncio dagli altri che si trovavano lì.
Nella nostra missione di educatori e di evangelizzatori dei giovani siamo chiamati ad adottare lo stile di Gesù, così da far accendere nel loro dei giovani il fuoco della speranza, da aprire i loro occhi alla gioia e alla fiducia nel futuro.
Non è sempre così facile per noi.
La pagina del Vangelo ci illumina e ci guida soprattutto sullo “stile” dell’annuncio e della testimonianza: pieno di pazienza, di benevolenza, di amicizia e di verità.
L’annuncio della gioia del Vangelo ha già in sé stesso una grande forza di attrazione, ma questo stile lo rende irresistibile, fa ardere il cuore di desiderio e ravviva il fuoco della missione.
Non è facile ottenere sempre questi risultati; noi stessi abbiamo bisogno che il Signore resti con noi, e ci animi, ma il suo amore molte volte nella vita ci ha consolato e ci consola con il sorriso e la parola di giovani e persone che ci dicono: “Grazie, per quello che mi hai detto Padre”… e noi non ci ricordiamo… né quando, né dove, né cosa! Abbiamo saputo far ardere il loro cuore, con l’annuncio della gioia del Vangelo!

Alla fine di questa piccola riflessione che condivido fraternamente con voi, sento di ripetere la preghiera dei due di Emmaus come un’ invocazione del cuore che ci accompagna nel nostro cammino di questi mesi di grazia della stagione capitolare.

Resta con noi Signore, perché sulle nostre labbra ci sia sempre per ogni persona che ci incontra l’annuncio del Vangelo della gioia.
Resta con noi, perché siamo capaci di avvicinare e camminare con i giovani, aiutandoli a credere in sé stessi, ad amare la loro vita e a sognare il loro futuro come una pagina luminosa che l’Amore misericordioso di Dio scriverà con loro.
Resta con noi, perché sappiamo conoscere il mondo che cambia, per amarlo non per giudicarlo.
Resta con noi perché cresca in mezzo a noi la voglia e l’impegno a vivere da fratelli, perché non ci lasciamo rubare la comunità, perché nell’ascolto e nella condivisione della tua parola cresca l’ardore nei nostri cuori e si riaccenda il fuoco della missione.
Resta con noi perché viviamo la gioia della consacrazione, della comunione, della missione. Perché restiamo sempre fedeli insieme al tuo Vangelo, per non correre invano. Perché abbiamo cura della fragilità in mezzo a noi e intorno a noi. Perché crediamo sempre che l’unità deve prevalere sul conflitto. Perché, uniti a Te, cerchiamo quello che Tu cerchi, amiamo quello che Tu ami.
Resta con noi quando si fa sera, e dacci voce e cuore per chiederti di non lasciarci, per implorare umilmente il tuo aiuto necessario.
Resta con noi fino all’ultima sera. E se non ti invitiamo noi nella nostra casa… invitaci tu, Generoso Pellegrino, a camminare con te e con gli altri, sul tuo passo, fino a dove tu ci vuoi condurre.
Resta con noi… e fa che noi restiamo sempre con Te!

Cari confratelli, buon cammino nell’annuncio della gioia del Vangelo: questa per noi è la strada semplice e unica della felicità.

Vi saluto con affetto e viva cordialità.
Preghiamo gli uni per gli altri.

D.Mario Aldegani

QUANTO MANCA AL CAPITOLO GENERALE

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