Fr. Paolo Darè

Fratel PAOLO DARÈ

* Spresiano (TV), 16 aprile 1928

† Conegliano (TV), 9 giugno 2012

 

Nella mattinata di sabato 9 giugno 2012 il Signore ha chiamato a sé il nostro fratello, fr. Paolo Daré. Era ricoverato da alcuni giorni all’Ospedale di Conegliano (TV) per problemi respiratori, cardiaci e renali, trasferitovi dalla Casa di Riposo Madonna di Lourdes di Conegliano, dove si trovava da qualche tempo.

Fratel Paolo era nato a Spresiano (TV) il 16 aprile 1928: aveva compiuto da poco gli 84 anni.

Aveva passato il periodo di postulato a Montecchio Maggiore (VI) ed aveva quindi iniziato l’esperienza del noviziato a Pinerolo (TO) il 21 settembre 1943.

Aveva fatto la prima professione il 25 marzo 1945 a Pinerolo e la professione perpe- tua a Rivoli (TO) il 5 ottobre 1950.

Ha dato la sua testimonianza di religioso giuseppino nell’ambito del lavoro, cui ha dedicato gran parte della sua vita. Fratel Paolo è stato a Pinerolo, all’Istituto Murialdo, dove ha iniziato il suo lavoro nella Tipografia Vescovile; quindi a Bergamo, presso l’allora Orfanotrofio Maschile, che fino alla fine degli anni sessanta gestiva una tipografia; dopo una breve parentesi a Treviso, assistente all’Istituto Turazza, arrivò a Roma in Via degli Etruschi 7, dapprima come collaboratore del direttore di allora, fratel Giuseppe Benetti, e quindi come direttore della Tipografia intitolata a San Pio X. Nel 2003 lasciò Roma per far parte della comunità di Oderzo (TV). Dal settembre 2011 era ospite della casa di riposo di Conegliano, in seguito a malattia.

I suoi funerali sono stati celebrati nella cappella del Collegio Brandolini di Oderzo e poi fratel Paolo è stato sepolto nella tomba di congregazione nel cimitero comunale di Oderzo.

Il suo esempio

Carissimi confratelli, cari parenti di fratel Paolo, collaboratori e amici dell’opera e della comunità Giuseppina di Oderzo, ci uniamo alla vostra preghiera in questa celebrazione eucaristica nella quale consegniamo nelle braccia del Padre il nostro confratello fratel Paolo Daré.

Anche noi confratelli, che stiamo partecipando al Capitolo Generale XXII che si sta svolgendo in Buenos Aires, Argentina, abbiamo pregato per questo nostro confratello appena abbiamo saputo della sua morte.

Quando si saluta una persona cara è del tutto normale che in noi sorgano sentimenti di ringraziamento, accanto al dolore per la perdita di un fratello, di un confratello, di un amico.

Consegniamo al Padre una vita fatta di tanto lavoro, specie nella conduzione di aziende tipografiche, prima a Pinerolo e poi a Roma, in via degli Etruschi, 7. Un lavoro che ha occupato gran parte della vita di fratel Paolo e che lo ha fatto conoscere in congregazione e anche fuori di essa.

Ma non è da dimenticare il tempo che fratel Paolo ha trascorso a Bergamo nell’allora orfanotrofio maschile. Ogni volta che ci incontravamo me lo ricordava come una bella stagione della sua vita, cercando anche di mettere insieme ancora qualche frase in bergamasco.

Studente a Roma, ebbi modo di condividere per un anno la vita in comunità con fratel Paolo. Lo ricordo puntuale al posto suo di lavoro in ufficio, il suo tratto gentile e signorile verso tutti, il modo discreto e disponibile con sui svolgeva il suo servizio di economo in comunità.

Ad Oderzo è rimasto pochi anni, dopo aver lasciato Roma; e certo non era più il fratel Paolo di una volta, specie quando la malattia cominciò a rendersi evidente nei suoi effetti devastanti.

L’ultima volta che l’ho visto è stato il 19 maggio scorso; essendo a Conegliano, presso la nostra comunità, mi è sembrato del tutto normale andare a trovare fratel Paolo. Ci siamo scambiati poche parole, ma mi è rimasto impresso il suo sorriso e, soprattutto, lasciatemelo dire, il suo stile nel vestire. È lo stile classico dei nostri fratelli religiosi: giacca, camicia, gilè e cravatta. Fratel Paolo me lo ricordo così, di giorno feriale e di giorno festivo; alla festa certo si metteva il vestito migliore e la cravatta più colorita.

Immagino che con il vestito della festa sia arrivato in paradiso per sentirsi dire: “Vieni, servo buono e fedele, entra nel gaudio del tuo Signore”. È quanto invoco per lui dal Padre.

Questo pensiero ci consola e ci apre alla fiducia e alla speranza, perché rende significativa e bella ogni stagione della vita di fratel Paolo, anche questo ultimo tratto segnato dalla malattia.

A lui affidiamo anche la nostra preghiera, perché il Signore mandi nuove vocazioni di fratelli religiosi alla nostra congregazione dei Giuseppini del Murialdo.

(lettera inviata dal superiore provinciale per i funerali di fratel Paolo)

p. Tullio Locatelli

superiore provinciale

Il direttore della Tipografia San Pio X

Ho conosciuto il signor Paolo Darè nel Gennaio 1991, quando mi fu presentato da mio padre (Mario Pomo), che lavorava da anni al reparto composizione della Scuola Tipografica S. Pio X. Cercava una persona da inserire nel reparto allestimento e così iniziò la mia collaborazione con lui.

Dopo circa un anno la segretaria andava in pensione e lui mi chiamò per un colloquio, dandomi tutta la sua fiducia e stima, e proponendomi di continuare il lavoro di amministrazione che aveva per molti anni svolto la signora Rosina in segreteria.

Ho lavorato al suo fianco per circa 10 anni e di lui ricordo tanti momenti; quello che sempre mi colpiva era trovarlo in ufficio in qualsiasi ora del giorno ad occuparsi dei problemi della Tipografia, accanto ai suoi collaboratori più stretti; lui mi diceva sempre che il suo primo pensiero erano gli operai e le loro famiglie e che non dormiva la notte per fare in modo che la “nostra Tipografia” si distinguesse dalle altre per la professionalità e la qualità dei lavori.

Abbiamo vissuto momenti belli, ma anche momenti difficili in ambito lavorativo e lui era sempre pronto a trovare una soluzione … diceva: «Abbiate fede e fiducia, il Signore vede e provvede e ricordiamoci che chi tira i fili non siamo noi, è il Signore da lassù; è lui che organizza le cose, noi non le conosciamo, ma quando ne saremo a conoscenza vedremo che il Signore ha fatto tutto per il nostro bene».

Per me è stato un maestro umile, un datore di lavoro generoso, onesto e presente; le sue parole piene d’affetto resteranno sempre nel mio cuore. Oggi voglio pensare che lassù, fra le nuvole bianche insieme ad altri colleghi che ci hanno lasciato, il signor Paolo è di nuovo il capo di una piccola Tipografia.

Ora il suo incarico durerà per l’eternità!

Alessandra Pomo

Segretaria Tipografia San Pio X