44. La pedagogia del Murialdo e l’educazione scientifica

Il titolo di questo contributo può porre una domanda: cosa c’entra il Murialdo con l’insegnamento delle scienze? Dopo aver ricordato l’intento della pedagogia del Murialdo, il discorso si incentra sull’educare alla scienza come un processo di alfabetizzazione, di comprensione di alcuni dati scientifici e delle loro conseguenze nel mondo della società e della natura. È compito dell’educatore murialdino aiutare il giovane a scoprire in tutto questo i segni e l’immagine del volto di Dio, della sua bellezza, leggere la natura come un libro che parla del creatore. L’obiettivo è la sintesi tra fede e cultura, tra l’essere un buon cristiano ed un buon cittadino, grazie anche alle conoscenze scientifiche

Adriana Calderaro

Se vuoi approfondire...

44. La pedagogia del Murialdo e l’ educazione scientifica ( Adriana Calderaro)


 

San Leonardo…

Una preoccupazione: la formazione tecnica e la promozione umana dei suoi artigianelli.

L’ Educazione scientifica…

Un obbiettivo: l’alfabetizzazione scientifica degli alunni, futuri cittadini

A mo’ di introduzione …

“Inquietudini condivise”

Sono assai conosciute le molteplici preoccupazioni che il Murialdo dovette affrontare circa la cura, l’attenzione e la formazione integrale dei suoi cari orfani, avvicinandoli alla vita spirituale ed offrendo loro i mezzi per il loro sviluppo come buoni cittadini.

In uno dei suoi scritti (Scritti X, p. 119), ricorda che gli obbiettivi dell’ azione educativa sono quelli legati alla formazione morale, civile e religiosa e che bisogna lavorare perché i giovani si trasformino in “onesti cittadini , laboriosi e valenti operai, sinceri e virtuosi cristiani”. Questa preoccupazione fu riconosciuta da mons. Brandolini-Rota, vescovo di Céneda, in occasione della morte del Murialdo, quando scrive “… uomo di eccezionale sacrificio, di ardentissimo zelo per il bene della gioventù, alla quale non solo impartiva istruzione come un consumato educatore, ma anche le forniva alimento fisico, e, quello che forse più importa, le forniva un sano e sicuro mezzo per guadagnarsi onoratamente la vita”.

Il principale campo di azione del Murialdo fu l’accoglienza e l’educazione dei giovani poveri e abbandonati. Come dicono i suoi fratelli nella fede, non fu “strettamente parlando un pedagogo”, ma un educatore; non fu un pensatore o uno scrittore, ma un sacerdote dedicato alla formazione dei giovani, soprattutto di coloro che maggiormente necessitavano di cura e di affetto.

Nella sua ardente preoccupazione per l’educazione integrale degli stessi non trascurò nessun ambito umano. In questo senso fu un pioniere nel suo tempo, in cui era necessario acquisire conoscenze tecniche, mezzi e competenze specifiche per poter inserirsi nel nuovo mondo lavorativo sorto dalla rivoluzione industriale … ed egli li guidò in questa impresa. È questo l’ambito sul quale ci soffermeremo per porre le fondamenta del tema che trattiamo, l’insegnamento delle scienze.

Se noi ci trasferiamo al momento presente ed alle finalità dell’educazione attuale, specialmente per ciò che attiene all’insegnamento a all’apprendimento della scienza e della tecnologia nella scuola, incontreremo alcune somiglianze con quanto ha realizzato san Leonardo ai suoi tempi.

Alla domanda, perché insegnare oggigiorno le scienze nella scuola? la risposta che la didattica ci fornisce è: “perché possedere nozioni e competenze scientifiche è un diritto di tutti gli alunni”, così come lo intese san Leonardo e si sforzò di metterlo in pratica. E alla domanda, che tipo di scienza insegnare? La risposta è … “una scienza che si relazioni con la vita quotidiana per favorire l’alfabetizzazione scientifica e tecnologica a tutti gli alunni, dal momento che essi sono i futuri cittadini”. In questo modo, i propositi attuali dell’educazione in ambito scientifico sono strettamente legati a quanto ha fatto il Murialdo, che conosceva queste esigenze e cercò di dare loro risposta.

L’educazione scientifica in ambito scolastico …

Riprenderemo le domande del paragrafo precedente per ampliare la nostra riflessione …

Perché insegnare scienze nella scuola?

Uno dei fenomeni sociali più importanti del secolo scorso è stato, senza dubbio, lo sviluppo scientifico e tecnologico. La crescita vertiginosa della nostra società, con i suoi aspetti positivi e negativi, si deve in gran parte a questo fenomeno che influisce sulla maggior parte degli aspetti della nostra vita e che, come si va dicendo, influirà ancora molto più, nel corso di questo nuovo millennio.

In un mondo dove la scienza e la tecnologia gioca un ruolo fondamentale nella vita dell’essere umano, si impone come una sfida per il docente l’arduo compito di motivare i suoi allievi … Il gran numero di alunni che richiedono oggi insegnamento scolastico, la mutevole natura delle richieste dell’educazione come risultato della trasformazione da società agrarie in società industriali e, adesso, informatizzate, l’aumento incredibile dell’informazione disponibile nel mondo, le conseguenze della comunicazione di massa (cinema, TV, internet, ecc.). l’urbanizzazione e la globalizzazione, sono cause più che sufficienti affinché l’insegnamento scientifico fissi i suoi obbiettivi in una “scienza per tutti”, una “scienza utile” per i futuri cittadini.

L’apparire di questa messa a fuoco si inquadrò nella preoccupazione degli obbiettivi propri della “Alfabetizzazione Scientifica e Tecnologica” (Fourez, 1997), che propone l’insegnamento e l’apprendimento delle scienze con la finalità di applicarle alla vita quotidiana per favorire, in ultima istanza, la formazione dei futuri cittadini, responsabili della loro condotta quando le circostanze richiedano loro di applicare aspetti della loro cultura scientifica, tanto nel loro sviluppo professionale quanto nel prendere decisioni di carattere individuale e sociale.

Questo movimento sorge negli ’70 in alcuni paesi europei, tra essi, Inghilterra e Germania, ed anche negli USA, come risultato della cattiva predisposizione della popolazione in relazione alla scienza ed alla tecnologia, a causa di eventi inquadrati nella corsa verso lo spazio. Inizialmente si forma come un movimento che nasce all’interno della scienza pura e che cerca di analizzare, mettere in discussione e verificare le interazioni tra scienza e tecnologia, e l’impatto di queste sulla società. In seguito, questa riflessione passa all’insegnamento della scienza nella scuola, dove si condivide la medesima preoccupazione.

Allora non si tratta di educare con uno sguardo scientistico del mondo, ma di offrire un aiuto, partendo dalla conoscenza scientifica, alla cultura generale dell’individuo, per migliorare la qualità della vita di ogni persona mediante una partecipazione attiva e da protagonista, in situazioni sociali o personali. In accordo con quanto detto, tra i propositi fondamentali dell’Alfabetizzazione Scientifica e Tecnologica si trovano (Caamaño, A., 1995):

– Promuovere l’interesse degli studenti per connettere la scienza con le sue applicazioni tecnologiche e i fenomeni della vita quotidiana, soprattutto di quei fatti che hanno rilevanza sociale.

– Affrontare le implicazioni sociali ed etiche che l’uso della tecnologia porta con sé.

– Acquisire maggiore comprensione circa la natura della scienza e del lavoro scientifico.

La scienza, essendo prodotto dell’attività umana, è pervasa di valori sociali. D’altra parte, è fuori discussione la relazione esistente tra scienza e tecnologia. Pertanto, questo modello di insegnamento è una possibilità per conseguire che un allievo esca dal percorso educativo con un certo livello o cultura scientifica di base e con determinati valori etici circa ciò che il campo scientifico e tecnologico apporta o dovrebbe apportare alla società.

L’applicazione di concetti o nozioni scientifiche a situazioni della vita quotidiana, le uscite educative, i contributi di professionisti invitati, i progetti integrati, la trattazione di problemi critici della comunità, l’analisi delle informazioni emesse dai mezzi di comunicazione, ecc., sono esempi di strategie di approccio ai contenuti scolastici partendo da questo profilo, che permetteranno agli studenti di acquisire atteggiamenti critici legati all’ ambito della scienza e della tecnologia.

Per questo, lo scopo fondamentale che persegue l’insegnamento delle scienze nella scuola è quella di generare competenze scientifiche che permettano agli alunni, futuri cittadini, di interpretare il mondo per agire in modo critico e responsabile “in esso e sopra di esso”. Questo significa che la scienza deve essere insegnata in modo che possa essere impiegata dall’alunno nella sua vita quotidiana, estendendola, col tempo, ad una dimensione sociale nella cornice dell’etica scientifica; per esempio, di fronte ad un referendum sulla ricerca e l’uso di cellule madre, nella decisione di essere donatori di organi o nella difesa dell’ambiente di fronte a determinati impatti derivanti da attività scientifiche e tecnologiche, tra le altre cose.

Quale Scienza insegnare?

Dal punto di vista epistemologico …

Attualmente la nozione di scienza è molto distante dal concetto di verità definitivamente acquisita e della conoscenza chiusa che è esistita fino a non molto tempo fa. Al contrario, si interpreta come una conoscenza di carattere provvisorio e relativo e, soprattutto, frutto di una attività sociale. In sintesi, si presenta come una interpretazione della realtà, e tale come illustra Heisenberg (1985) “La scienza non ci parla della natura: ci offre risposte alle nostre domande sulla natura. Quello che osserviamo non è la natura in se stessa, ma la natura attraverso il nostro metodo di porre domande”. A partire da questa prospettiva, la trattazione dei contenuti scolastici relativi all’area scientifica ci apre la porta ad una innumerevole quantità di questioni che possono e devono essere affrontate nelle aule.

Nelle nostre scuole cattoliche e murialdine, l’ insegnamento delle scienze naturali, come pratica sociale, deve contestualizzarsi all’interno di una cornice culturale che intendiamo come “il modo particolare nel quale, in un popolo, gli uomini coltivano le loro relazioni con la natura, tra di loro e con Dio, di modo che possano giungere ad un livello pienamente e veramente umano” (G.S. 53).

D’accordo con l’idea propria di san Leonardo Murialdo … “Onora Dio chi onora la natura e sa leggere parole ed immagini divine nel libro della creazione. Tutte le creature dell’universo misterioso, hanno il loro segreto e il loro linguaggio. Ma poche, come il cielo, il mare e i monti ci rivelano in modo maggiormente evidente e risplendente la sapienza e la bellezza di Dio”. Da qui la necessità che l’educazione di base delle scienze tenda alla formazione integrale delle persone, offrendo un accesso attualizzato all’informazione e puntando alla formazione per la presa di decisioni ai diversi livelli, dai fatti quotidiani fino ai fatti sociali in generale, sempre tenendo in considerazione le potenzialità degli alunni, con l’obbiettivo di formare cittadini scientificamente alfabetizzati e professionisti responsabili.

In tal senso, questo fondamento è coerente con la “mission” delle scuole murialdine, che propongono di “offrire agli alunni una solida formazione che abbia per cardine lo sviluppo dei valori cristiani con l’intento che questi illuminino la conoscenza scientifica culturale acquisita a scuola e li aiutino a concretizzare la sintesi tra Fede e Cultura che li renderà capaci non solo di elaborare gradualmente il proprio progetto di vita, ma anche di impegnarsi nella costruzione di una società più giusta e solidale”.

Dal punto di vista didattico —

La “scienza scolastica” come si dice quella che si insegna nella scuola, è intesa come un’attività sociale nel contesto scolastico, ciò significa che si tratta di una attività propria della scuola, ma con metodi e modi tali da convalidare la conoscenza d’accordo con la scienza degli scienziati e la metodologia scientifica.

Differisce dalla scienza degli scienziati (“scienza pura” o “scienza erudita”), quantunque subordinata a questa. La scienza scolastica ha alcune caratteristiche che le sono proprie ed altre condivise con la scienza dello scienziato: è concreta e quotidiana, aiuta a modellare la realtà, permette di risolvere problemi, permette di prendere decisioni personali o sociali, aiuta a raggiungere una visione scientifica adeguata del lavoro ed apporta competenze specifiche proprie del campo scientifico. Corrisponde alla trasposizione didattica della scienza erudita, definendosi così il processo che trasforma il sapere scientifico in qualche cosa di adatto ad essere appreso in età differenti e differenti contesti, senza che, per questo, smetta di essere rigorosa (Izquierdo, 1999). Inoltre, la scienza scolastica deve essere discorsiva, sperimentale e, come si è detto sopra, di carattere provvisorio.

La scienza scolastica deve creare le condizioni affinché l’alunno lungo il suo percorso scolastico possa acquisire la formulazione dei concetti scientifici di base dell’area delle scienze naturali, così come i procedimenti e le abilità scientifiche, che gli permettano di avere una visione complessiva dei fenomeni naturali per comprendere il mondo che lo attornia ed agire in maniera più responsabile nella costruzione dello stesso con uno sguardo critico.

Nel caso delle nostre scuole murialdine, noi insegnanti di scienze potremmo aggiungere una possibilità ulteriore che la scienza scolastica dovrebbe apportare ai nostri alunni … quella di comprendere che “non c’è contraddizione tra la fede e la vera scienza della natura, perché Dio è causa prima dell’una e dell’altra” (C.E.C./D.R.E. 54). Così, partendo da una prospettiva integrale dell’educazione, così come la intese il Murialdo, l’insegnamento delle scienze naturali include un processo di alfabetizzazione scientifica e tecnologica orientata ad un intervento nel mondo alla luce dei valori evangelici.

A mo’ di conclusione …

Come abbiamo già detto, il Murialdo fu un pioniere dal momento che vide e rispose ad una necessità del suo tempo relativamente alla formazione dei suoi artigianelli ed al mondo del lavoro, trasformandoli non solo in persone oneste ma anche in operai e tecnici competenti.

D’altra parte abbiamo riflettuto sul principale obiettivo che attualmente l’insegnamento delle scienze persegue nella scuola, cioè l’acquisizione di conoscenze scientifiche utili per la vita quotidiana e, nel futuro, per prendere decisioni nella vita sociale e la formazione di professionisti capaci di dare risposte alle necessità emergenti per cambiare la realtà

Abbiamo abbozzato solamente un aspetto della relazione tra l’insegnamento delle scienze ed il progetto educativo e formativo del Murialdo relativamente agli orfani a suo carico, l’aspetto della formazione tecnica-professionale che permettesse loro l’inserimento nel mondo del lavoro e, pertanto della loro dignità come persone. Forse, la domanda che potremmo lasciare aperta per cercare e trovare più risposte alla relazione intercorrente tra educazione scientifica scolastica e carisma murialdino potrebbe essere … Come insegnare scienze nella scuola? Per raggiungere le finalità analizzate … , è molto probabile che la risposta che troveremo abbia un forte legame con la “Pedagogia dell’Amore” …!

Adriana Calderaro

Bibliografia

-Caamaño, A. (1995). La naturaleza de la Ciencia en los enfoques C/T/S. Revista Alambique Nº3. Ed. Graó. España.

-C.E.C/ D.R.E. (1988). Congregación para la Educación Católica. Dimensión Religiosa de la Educación en la Escuela Católica. Orientaciones para la reflexión y revisión. N°54.

-Fourez, G. (1997). ¨Alfabetización científica y tecnológica: acerca de las finalidades de la enseñanza de las ciencias¨. Colihue, Buenos Aires.

-Heisenberg, W. (1985). La imagen de la naturaleza en la física actual. Orbis, Barcelona.

-Izquierdo, M. (1999). Caracterización y fundamentación de la ciencia escolar. Revista Enseñanza de las Ciencias. España.

-Murialdo, L. (1875). Scritti X, Pág. 119. Turín, Italia.

-Encíclica conciliar ¨Gaudium et Spes¨. (1965). N 53. Roma, Italia.

-Proyecto Educativo Institucional ¨Instituto Pío XII-Murialdo¨. (2010). Villa Bosch, Buenos Aires. Argentina.