43. Spiritualità del quotidiano – Famiglia di Nazaret

San Leonardo Murialdo è stato definito uomo straordinario nell’ordinario. Caratteristica che P. Luigi Casaril ha più volte ricordato a noi, Murialdine di San Giuseppe. In una delle sue lettere raccomanda: “Prima di propositi e opere straordinarie propo­niamo di fare meglio quelle ordinarie. Così insegnava e pra­ticava il Murialdo, tanto che il suo panegirico si può restrin­gere in due parole: straordinario nell’ordinario. Care figlie, ve lo dissi già tante volte, ma non mi stan­cherò di ripeterlo: imitate il Murialdo nella sostanza e nella forma della sua santità straordi­naria nell’ordinario, così sarete di nome e di fatto vere murialdine” [1].

Abbiamo approfondito nella nostra riflessione questa caratteristica che ora desideriamo condividere con tutti voi, fratelli e sorelle della Famiglia del Murialdo.

Suor Orsola Bertolotto

Se vuoi approfondire...

43. Spiritualità del quotidiano (Suor Orsola Bertolotto)


Essere straordinarie nell’ordinario significa vivere la spiritualità del quoti­diano, ma che cosa intendiamo per “spiritualità del quotidiano”? E c’è nel quotidiano “una spiritualità”? È possibile giungere ad una trasparenza tale che permetta di vedere Dio operante nella propria vita e nei fatti della storia? Crediamo davvero che la “nostra vita sta meglio nelle sue mani che nelle no­stre perché Lui ha maggior cura di noi che noi stessi”[1]?

La risposta è affermativa se consideriamo la realtà dell’incarnazione. Dio si è fatto uomo, ha assunto un corpo come noi, si è assoggettato alle leggi della natura da lui stesso creata, e ci ha donato la vita piena: “Sono venuto perché abbiate la vita e l’abbiate in abbon­danza”[2]. Dio abita in noi, è na­scosto nel più profondo del nostro es­sere: “Lo Spirito santo è stato riversato nei vostri cuori…”[3].

Se vogliamo quindi definire che cos’è la “spiritualità del quotidiano” possiamo dire che è l’esperienza di un Dio vicino e misericordioso. Questa è stata l’esperienza di Maria santissima e di san Giuseppe. Questa è stata l’esperienza di san Leonardo Murialdo.

San Leonardo Murialdo era commosso quando meditava l’amore di Dio che si incarna in Gesù e diceva: “Gesù è nostro mo­dello in tutto: nella grotta di Betlemme, disteso su poca paglia ci insegna l’umiltà, la povertà, la mortificazione. Dalla vita nascosta per trent’anni a Nazaret impariamo a ricopiare in noi l’osservanza fedele dei doveri religiosi, domestici e sociali, impariamo a vivere una vita di fede e di ora­zione. La vita pubblica di Gesù fu una continua vita di carità benefica, di carità uni­versale, fu un conti­nuo fare il bene. Avere lo spirito di Gesù significa pensare, sen­tire, giudi­care come lui. Significa abbandonarsi tra le sue brac­cia, aderire praticamente, conti­nuamente, costantemente a lui”[4].

San Leonardo vedeva la mano di Dio che lo conduceva nel quotidiano. Era at­tento a cogliere i segni della volontà di Dio per lasciarsi con­durre.

Spiritualità del quotidiano è la capacità di vedere, al di là dell’apparenza, il vero significato degli avvenimenti, è vedere Dio che sta operando nelle persone, è sa­per leggere “dentro i fatti” della storia per scoprire la sua mano che conduce ogni cosa per il nostro bene. È essere contemplativi nell’azione.

È proprio la nostra vita, con le sue gioie e sofferenze, con le sue fatiche e spe­ranze, il luogo dove Dio si fa presente, (“…la mia parola non è lontana da te… è nel tuo cuore sulle tue labbra..” [5]) di una presenza discreta, ma tanto intima e profonda da farci restare me­ravigliati e commossi.

Con l’evento dell’incarnazione il mondo è diventato la “tenda” in cui Dio ha preso dimora per essere il Dio-con-noi, in­timo ad ogni creatura più di se stessa.

La famiglia di Nazaret

Il modello più alto della spiritualità del quotidiano lo ab­biamo nella Famiglia di Nazaret, dove per trent’anni Gesù ha vissuto santificando la vita quotidiana: è que­sto lo “stile di vita” che san Leonardo Murialdo ha voluto trasmetterci.

Nella Famiglia di Nazaret, il quotidiano era talmente tra­sparente al divino da diventare una cosa sola. Gesù, vero Dio e vero uomo, ha vissuto tutta la sua vita nel modo più ordinario.

Paolo VI, durante la sua visita in Terra santa nel 1964, ebbe a dire:

“La casa di Nazaret è la scuola dove siamo iniziati a comprendere la vita di Gesù. In primo luogo Nazaret ci insegna il silenzio, l’atmosfera indispensabile dello Spirito. Ci insegna l’importanza e la gran­dezza della vita interiore, che ci rende ca­paci di accogliere le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Ci in­segna quanto necessario sia lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la pre­ghiera. Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricorda cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo ca­rattere sa­cro ed inviolabile. Infine impariamo la lezione del lavoro. Qui desideriamo comprendere e cele­brare la legge, severa, certo, ma redentrice della fatica umana” [6].

Ci inoltriamo anche noi nella casa di Nazaret cercando di comprendere qual­cosa della vita umile e semplice della santa Fa­miglia.

Dalla Famiglia di Nazaret impariamo il modo di vivere in famiglia e in comunità

Di Giuseppe, come pure di Maria, non possediamo una “biografia”, ma solo alcuni elementi che provengono dai vangeli dell’infanzia che hanno un intento teolo­gico e cate­chistico, più che storico, per cui occorre accostarsi a questi docu­menti so­prattutto con atteggiamento di fede in Gesù cui tutto nei vangeli è ordinato.

Giuseppe svolge il suo ruolo soltanto nell’infanzia di Gesù. Maria invece accom­pagna il Figlio lungo tutta la vita.

Giuseppe è colui che responsabilmente obbedisce ad un invito celeste e prende nella sua casa Maria, la sua fidanzata, già incinta per intervento dello Spirito Santo. È lui che assume la pa­ternità di Gesù, imponendogli come primo atto quel nome che l’angelo stesso gli aveva suggerito. È lui che attraverso la legge del lavoro assume su di sé il peso economico della famiglia in tutte le sue vicissitudini.

Egli è con Maria a Betlemme al momento della nascita di Gesù, protegge ma­dre e figlio dalla persecuzione di Erode fug­gendo con essi in Egitto; dopo la morte di Erode li riporta in Pa­lestina recandosi ad abitare a Nazaret.

Il vangelo non omette di rilevare l’osservanza esemplare delle leggi religiose da parte di Giuseppe e di Maria: circoncisione del bambino, purificazione della madre e riscatto del primogenito, pellegrinaggio annuale in occasione della Pasqua nel tem­pio di Gerusalemme.

Dall’insieme della descrizione vediamo due persone umanamente ricche, due sposi di profonda vita interiore, pronti a cogliere, con fedelissima obbedienza, ogni espressione del vo­lere di Dio.

Giuseppe e Maria sono per noi il modello di una vita familiare e comunitaria fondata sui valori umani e sui valori soprannaturali. Infatti sono autentici maestri dell’essere se stessi, non meno che dell’essere di Dio. Sono due persone umanamente ricche, ca­paci di rispondere responsabilmente all’appello di Dio. Si dimenticano, pas­sando in se­condo piano i loro progetti, per ritrovarsi totalmente in Dio. Siamo di fronte a due per­sone umanamente “riuscite”, “realizzate”, che vivono in pienezza la loro vita, che danno senso al quotidiano.

Dalla Famiglia di Nazaret impariamo la laborio­sità

Gesù crebbe nella piccola borgata di Nazaret, fra le cose umili di un paese po­vero, come un figlio di famiglia che deve presto preoccuparsi, assieme al padre, per il vitto quotidiano. Nella cre­scita umana di Gesù ebbe una parte notevole il lavoro.

Il mestiere si tramandava di padre in figlio e anche Giu­seppe lo trasmise a Gesù.

La giornata del Salvatore si modellava su quella che conduceva Giuseppe: ac­compagnando il suo padre ter­reno al lavoro, Gesù veniva spontaneamente introdotto, sulla scorta dell’insegnamento biblico, anche a quella visione religiosa del mondo che nel vangelo avrebbe raggiunto le vette più alte e mera­vigliose. Tra le mille scene della vita paesana, che poi con tanta vi­vacità appariranno nelle parabole, Gesù cresceva e maturava in un ambiente sano e sereno, naturale e robusto, pregno del senso reli­gioso della vita e della natura.

La Famiglia di Nazaret ci insegna a comprendere che la fa­tica umana, il la­voro, possiede un germe di redenzione e di santifi­cazione. La famiglia di Nazaret è modello di una santità umile e nascosta nell’ordinario della vita. Ci insegna a san­tifi­care il quo­tidiano che è fatto di piccoli gesti, di attenzione al prossimo, di affetto, di delicatezza, di capacità di compiere il proprio dovere con fedeltà e amore.

Dalla Famiglia di Nazaret impariamo il silenzio, la vita interiore, l’obbedienza

I vangeli riassumono in poche parole il lungo periodo della vita nascosta du­rante il quale Gesù si è preparato alla sua missione messianica. La crescita di Gesù “in età, sapienza e grazia”[7] avvenne nell’ambito della santa famiglia sotto gli oc­chi di Giuseppe e di Maria. Da parte sua Gesù “era loro sottomesso”[8], ri­cambiando con il rispetto le attenzioni dei suoi genitori. In tal modo volle santificare i doveri della fa­miglia e del lavoro, che prestava accanto a Giuseppe[9].

Nella casa di Nazaret Gesù si faceva di giorno in giorno adulto. Egli che sa­rebbe stato modello ed esempio universale per tutte le generazioni, ebbe a sua volta in Giuseppe e in Maria un modello. La tenacia e la fermezza con cui affrontò il suo compito nel mondo e lo condusse fino al supremo dono di sé sulla croce, la dedizione al prossimo, l’amore al lavoro, l’umiltà e la mansue­tudine con cui avanzava in mezzo all’odio e all’orgoglio degli uomini, il silenzio di cui volle circondata la sua persona e di cui circondava sempre la sua preghiera, tutto in Gesù conservava qual­che tratto di Giuseppe e della sua mamma Maria, tutto manifestava che egli era il figlio del fale­gname.

Naturalmente quel figlio e discepolo, diveniva a sua volta maestro ed esempio per Giuseppe e per Maria, in ogni cosa, tutti i giorni, con un crescendo che si commi­surava all’età di Gesù e alla sempre più intima comprensione tra figlio e genitori.

Sappiamo che Maria e Giuseppe “non compresero”[10] le sue parole e che Maria “meditava tutte queste cose nel suo cuore”[11].

Giuseppe e Maria svilupparono quella fede forte e robusta che si appoggia solo su Dio perché soltanto una vita di grande in­timità con il Padre e di radicale ab­bandono nelle sue mani può so­stenere il buio della fede.

Dalla Famiglia di Nazaret impariamo quindi a coltivare l’interiorità, a vivere di fede abbandonati alla Provvidenza di Dio. Impariamo il valore della preghiera, del silenzio. Quando sperimentiamo l’amore del Dio vicino e diventiamo consapevoli della sua presenza, la risposta che sorge spontanea dal nostro cuore è l’adorazione, è la pre­ghiera, il dialogo amoroso con Lui. Comin­ciamo a comprendere cosa significa vivere nelle profondità del nostro essere e ad ascoltare il Maestro interiore.

San Leonardo Murialdo

Per noi che siamo chiamati a vivere la spiritualità di san Leonardo Murialdo, è importante scoprire il volto del Dio vicino, nel volto di ogni sorella e di ogni fratello; è importante lasciarci “toccare” dall’amore infinito, personale, misericordioso di Dio in modo che nella nostra vita questa certezza diventi una convinzione pro­fonda. Que­sto amore è capace di trasformare la nostra vita e ren­derci attenti alla Presenza di Dio nel quotidiano per trasformare l’opacità delle nostre giornate con la luminosità del suo amore.

L’esperienza del Dio vicino che è provvidenza, misericor­dia, bontà infinita, è l’esperienza di Maria e Giuseppe a Nazaret, è l’esperienza di san Leonardo Murialdo che è stato toccato dalla misericordia del Padre, che ha saputo vedere nei suoi Arti­gianelli lo stesso Gesù da amare e da educare.

Contemplare la Famiglia di Nazaret, guardare a san Leo­nardo come a un mo­dello di fede e di amore nell’ordinario della vita, è per noi invito all’interiorità, al si­lenzio che ci permette di cogliere la Presenza di Colui che è amore, in ogni volto, in ogni avvenimento. Diventa capacità di ascolto del Maestro interiore che ci indica il cammino e ci svela la volontà del Padre nel mo­mento presente.

L’esperienza di Dio-Amore si traduce nell’amore al pros­simo e per noi, in modo particolare, nel servizio alla comunità e alla Chiesa locale con un’attenzione particolare ai bambini, ai ra­gazzi e adolescenti, ai giovani poveri e alle famiglie, nella carità operosa e instancabile.

Suor Orsola Bertolotto