Grazie a don Luigi Cencin per questa testimonianza. Buona lettura

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La redazione

Celebrare un anno dedicato al Murialdo è come sentir nostalgia di lui, e il rammarico di non essergli stato accanto. Mi immagino con un album fotografico, un tempo di moda, tra le mani, sfogliandone le pagine. Tante belle foto, un po’ sbiadite dovuto al passar degli anni, ma
abbastanza chiare da far trapelare momenti belli della vita del nostro fondatore.

Eccone una: un grazioso bimbetto, in braccia alla mamma, attorno ci sono papà, le sorelle e un fratello. Chi avrebbe mai detto che un giorno Nadino avrebbe deciso di lasciare tanto affetto in cambio di un orfanatrofio. Eccone un’altra: a scuola, alle medie. Lui, intelligente e studioso, educato e gentile, qualche tempo dopo, vittima del bullismo dei suoi compagni, trasformarsi in un ragazzo ribelle e indisciplinato. Ecco questa: una chiesa, un fonte battesimale, un confessionale, un pulpito. E così Leonardo scopre che esiste una vita diversa, quella della fede, quella del vangelo, quella di Gesù, non visibile agli occhi ma percepibile dal cuore, ugualmente reale e bella.

Quest’altra di foto: il portone d’ingresso degli Artigianelli. Il giovane don Leonardo sta entrando per mettersi accanto a ragazzi orfani, discoli e soli, per il resto della sua vita. Guarda questa: nella cappellina, inginocchiati, davanti al quadro di San Giuseppe, un po’ emozionati a dire: “Ci consacriamo totalmente a Dio nel servizio dei ragazzi poveri”. E quest’altra: il Murialdo camminando per le strade di Torino, come una persona qualsiasi, tra la gente, accanto ai lavoratori, alle famiglie, ai figli del popolo, ascoltando, consolando e offrendo comprensione.

Quante altre foto: in cortile tra i ragazzi, tra i suoi collaboratori, con i confratelli, nel santuario della Consolata, guardando dentro la cassetta delle offerte, in tipografia, al congresso, nei laboratori, in periferia; via, via quante belle immagini e quanti bei ricordi. Basterà un anno per celebrali tutti?

Lui, San Leonardo Murialdo è il vangelo narrato, è il nostro testo da leggere con attenzione e con devozione. Si legge facilmente, è semplice e accessibile. Parla dell’amore di Dio per ciascuno, parla dei nostri figli da accompagnare, dice di camminare assieme, invita ad accogliere il nostro tempo, esorta a guardare avanti con speranza, Sì, il Murialdo VIVE! Lo abbiamo acclamato il 30 marzo di quest’anno, continueremo a farlo fino al 3 di maggio del prossimo anno. Sentiamoci avvolti dalla sua santità, dal carisma dei giuseppini, dal chiasso dei giovani, dalla Famiglia del Murialdo, dalla sofferenza dei poveri e dall’abbraccio del Padre.

30 ottobre, giorno della sua morte, 3 maggio, giorno della sua canonizzazione, 26 ottobre, giorno della sua nascita: non importa l’anno, accogliamo la grazia di quei giorni, dei nostri giorni. “Che gioia, che consolazione, Dio ci ama”. Allora, buon viaggio per quest’anno murialdino e arrivederci, ai primi di maggio del 2020, in quel di Torino.

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