Corso Vittorio Emanuele II, 13 – Torino

Un disegno dell’Oratorio San Luigi
al tempo in cui il Murialdo ne era direttore.

In corso Vittorio Emanuele II, tra via Madama Cristina e via Ormea si trova la chiesa di San Giovanni Evangelista (San Giovannino). La chiesa venne edificata tra il 1877 e il 1882 in stile romanico-lombardo da Edoardo Arborio Mella per iniziativa di don Bosco. La pittura del catino absidale (imitante un mosaico bizantino), di Enrico Reffo, rappresenta Gesù in croce che indica alla Madonna il discepolo Giovanni affidandoglielo come figlio. Al pennello del Reffo sono dovuti anche gli affreschi del presbiterio raffiguranti l’evangelista Giovanni, i medaglioni in cui sono effigiati i vescovi dell’Asia Minore dei quali si parla nell’Apocalisse (sei nella navata centrale e uno sulla facciata interna, sopra l’organo) e il quadro di san Giuseppe (1882), che si trova sul secondo altare della navata destra.

Qui, nel luogo ora occupato dall’altare e dall’abside della chiesa, aveva sede l’Oratorio San Luigi, fondato da don Bosco nel 1847 (oggi ha sede in via Ormea 4). Era il terzo della città, dopo quello dell’Angelo Custode aperto da don Cocchi nel 1840 e quello di San Francesco di Sales, avviato dallo stesso don Bosco tra la fine del 1841 e l’inizio del 1842 aValdocco. A dirigerlo si erano susseguiti don Giacinto Càrpano, don Pietro Ponte e poi Francesco Paolo Rossi, giovane sacerdote, coetaneo ed amico di Leonardo Murialdo che lo andò ad aiutare nella catechesi per i ragazzi. Rossi morì prematuramente il 5 novembre 1856 e per più di un anno l’oratorio non ebbe un sacerdote che se ne assumesse la responsabilità. Fu portato avanti dall’avvocato Gaetano Bellingeri, anch’egli coetaneo del Murialdo e suo compagno nel corso di filosofia al liceo.

L’oratorio si apriva alla domenica ed offriva ai ragazzi della periferia sud di Torino la possibilità di partecipare alla messa, di confessarsi, di giocare, di ricevere l’istruzione catechistica che non trovavano nelle loro parrocchie, spesso lontane, e non solo geograficamente, dai loro interessi e dai loro problemi. Fin dai primi tempi era molto frequentato: 450-500 ragazzi dicono le fonti, un numero enorme vista la precarietà delle strutture. Oltre alla formazione religiosa e scolastica, alla ginnastica e al canto si cercava anche di aiutare i ragazzi ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Il Murialdo accettò la direzione del San Luigi durante il famoso incontro al Caffè delle Alpi# in via Dora Grossa. Il suo ingresso solenne in oratorio avvenne la domenica 26 luglio 1857. Gli toccò proclamare, come si usava, un solenne discorso di “insediamento” nel quale si diceva contento di prendere la direzione dell’oratorio: avrebbe così potuto lavorare per il bene spirituale di quei ragazzi, con tanti validi collaboratori e succedendo ad un suo carissimo amico, il teologo Rossi. “Io farò quanto potrò, disse, nelle istruzioni, [mettendomi] a disposizione per i sacramenti, e nei leciti divertimenti, musica, ginnastica, giuochi, non da superiore, ma da amico” – disse il Murialdo.

Don Reffo ricorda: “la domenica la passava tutta all’oratorio, vi celebrava la messa, vi faceva la predica, distribuiva i catechisti per classi, sorvegliava l’insegnamento e catechizzava egli stesso; e nelle ricreazioni giocava con slancio insieme ai fanciulli, assecondandoli nei loro trastulli per guadagnarli più facilmente a Dio”. Lui stesso, o più probabilmente i suoi collaboratori, andavano a cercare i ragazzi in strada, per i prati, lungo il Po, per strapparli all’ozio e al vagabondaggio e per offrire loro un minimo di formazione umana e cristiana. In quaresima l’oratorio apriva i battenti tutti i giorni e non soltanto la domenica. Poco per volta si cominciò ad invitare i ragazzi anche in alcune sere dei giorni feriali, per la scuola di canto che il Murialdo iniziò aiutato da Bellingeri; a dirigerla si prestò il maestro Elzeario Scala che avrebbe poi insegnato al Collegio Artigianelli.

Ma la vera novità introdotta dal Murialdo fu la scuola elementare diurna, aperta a molti ragazzi “che frequentavano l’oratorio nei giorni festivi e poi scioperavano tutta la settimana”. Iniziò nel 1858-59, raccogliendo 70-90 ragazzi, a seconda dei periodi dell’anno. Per far posto alla scuola fu costruito un nuovo edificio, con una sala abbastanza grande divisa da una parete di legno in modo da ottenere due aule per l’insegnamento; nelle feste si toglieva il tramezzo e si aveva così un teatrino. Il Murialdo e i laici delle Conferenze di San Vincenzo sostenevano le spese per i lavori edilizi, per il funzionamento della scuola, per la paga ai maestri, per i premi ai ragazzi, molti dei quali venivano aiutati anche finanziariamente con qualche sussidio alle famiglie, secondo lo stile vincenziano.

Il ruolo dei laici nell’oratorio era abbastanza rilevante. Nel gruppo dei collaboratori del Murialdo troviamo alcuni nomi importanti tra quelli del laicato torinese di quell’epoca: l’avvocato Bellingeri, già nominato, il conte Francesco Viancino, il marchese Scarampi, l’ingegner Giovanni Battista Ferrante, ed anche il fratello di Leonardo, Ernesto, che a quell’epoca era vicepresidente della Conferenza della parrocchia di San Massimo, la quale sosteneva l’oratorio con il volontariato e con l’impegno finanziario.

Da Valdocco venivano poi, ogni domenica, i chierici salesiani, a disposizione del Murialdo per il catechismo e i giochi: don Michele Rua, primo successore di don Bosco, don Celestino Durando, don Giovanni Cagliero, futuro cardinale… Per il Murialdo il periodo bello e intenso del San Luigi si concluse nel settembre del 1865 quando partì per trascorrere un anno di studio nel seminario parigino di San Sulpizio. Nella capitale francese visitò parecchi oratori e circoli giovanili, studiò il funzionamento del “patronage”, cioè dell’attività di attenzione e tutela dei giovani apprendisti e lavoratori condotta da qualche congregazione religiosa e dalle Conferenze di San Vincenzo a Parigi. Aveva intenzione di valorizzare tutte queste conoscenze e di metterle a frutto una volta rientrato al San Luigi. Le cose andarono diversamente: fu chiamato a dirigere il Collegio degli Artigianelli. Ma l’esperienza del San Luigi non andò perduta: era venuto in contatto con i problemi del proletariato di una periferia urbana in espansione, aveva imparato a vedere e a capire la vita della gente povera, soprattutto dei ragazzi di strada e delle loro famiglie ed era ormai pronto ad un nuovo impegno, in mezzo ai ragazzi poveri ed abbandonati ed anche nel mondo dell’associazionismo cattolico soprattutto quello operaio.

Percorso guidato

Ritornati in corso Vittorio si prosegue verso la collina. Dopo corsoMassimo D’Azeglio, a destra inizia il Valentino, il parco più celebre di Torino. Il castello sulle rive del Po fu ingrandito e abbellito da Carlo e Amedeo diCastellamonte (1630-1660). Ora è sede della Facoltà di Archi­tettura. Più avanti sono il Borgo e il Castello Medievali, costruitiin occasione dell’Esposizione del 1884 (nel corso della quale fu premiata la predella dell’altare della Cappella di San Giuseppe, come si è detto). Oltre il Borgo Medie­vale è il Palazzo di Torino Esposizioni.

Attraversato il Po sul ponte Umberto I (primi del ‘900, statuein bronzo di Luigi Contratti e Cesare Reduzzi), si prosegue a sinistra per corso Moncalieri. Arrivati in piazza Gran Madre di Dio, si svolta a destra in via Lanfranchi. A sinistra si trova la chiesa della Gran Madre di Dio. Fu costruita tra il 1818 e il 1831 in stile neoclassico ad imitazione del Pantheon di Roma, per celebrare il ritorno di Vittorio Emanuele I nei suoi stati, dopo la bufera napoleonica. Il sacello sotto la chiesa ospita i resti di 5 mila torinesi morti nel corso della prima Guerra Mondiale.

Al n. 10 di via Lanfranchi si trova quello che un tempo era l’Istituto delle Fedeli Compagne di Gesù dove il Murialdo, molto apprezzato, predicò più volte gli esercizi spirituali alle alunne del collegio. Qui fu anche confessore e insegnante di religione.

Poco prima di arrivare al fondo di via Lanfranchi si gira a sinistra e poi subito a destra e si è in via Villa della Regina. Alla rotonda (piazzale Villa della Regina) si può fare una deviazione a destra verso il Monte dei Cappuccini, ove sorge la chiesa di Santa Maria del Monte, eretta fra il 1583 e il 1596 su disegno di Ascanio Vittozzi. Di qui si può ammirare uno splendido panorama della città.

Dal piazzale Villa della Regina si prende corso Alberto Picco. In piazza Asmara, svoltare a destra sulla strada comunale di Val San Martino; prendere poi a sinistra la strada Sant’Anna dove al n. 79 sorge la Villa Murialdo.