45. Per costruire una mappa III

I vari apporti di questo terzo volume continuano il dialogo tra carisma e storia, nella ricerca di definire sempre meglio uno stile, un profilo dell’educatore giuseppino. Ci si lascia interpellare dalla situazione odierna e nello stesso tempo si sente il bisogno di approfondire e conoscere bene le nostre radici nella consapevolezza che il carisma del Murialdo può dare un’anima alla nostra azione. Il fine rimane chiaro: essere nell’oggi educatori credenti e credibili in dialogo tra noi e con i giovani per costruire una vera comunità educativa.

Tullio Locatelli

Se vuoi approfondire...

45. Per costruire una mappa III (Tullio Locatelli)


1. Il dialogo tra carisma e storia

La serie di approfondimenti che ci vengono offerti sembrano tener presente due livelli del discorso, o se si vuole, le due facce della stessa medaglia: da una parte mettere in risalto lo specifico della pedagogia ispirata al Murialdo e alla tradizione della famiglia religiosa da lui fondata (ciò che noi chiamiamo la pedagogia dell’amore, l’educazione del cuore) e dall’altra parte l’incarnazione di essa nella situazione odierna a noi contemporanea (la parrocchia, la scuola, l’oratorio, ecc.). Da qui nasce il dialogo, testimoniato da vari interventi, tra l’educatore giuseppino-murialdino con le sue caratteristiche peculiari perché carismatiche e le persone alle quali dirige la sua opera educativa e gli ambienti nei quali essa si realizza. Non è un dialogo tra il passato e il presente, perché è proprio del carisma esprimere nel tempo la grazia che lo rende vivo, perché dono perenne dello Spirito e destinato ad incarnarsi nello scorrere del tempo e nel cambiamento delle situazioni. Tra l’altro questo permette di costruire “tradizione”, cioè continuità nel cambiamento, o, come si dice oggi, vivere una fedeltà creativa.

2. La preoccupazione del “profilo” o dello “stile” dell’educatore

L’incontro tra carisma e storia, tra identità giuseppino-murialdina e situazione concreta, genera quello che noi chiamiamo il “profilo” o lo “stile educativo”. Non si tratta di un vestito esteriore, ma il fatto che l’educatore assume nel tempo delle caratteristiche nel suo modo di porsi, di trattare, di relazionarsi che lo identificano come “quell’educatore” e non un altro. Si potrebbe dire che il profilo o lo stile educativo è la manifestazione esterna di un vissuto interiore. Da questo punto di vista sono utili gli interventi, qui riportati, che vogliono chiarire i fondamenti teologici, biblici, storici del nostro carisma. Nel clima di pluralismo culturale, segnato in modo molto forte dal relativismo, è importante dare ragione delle proprie scelte educative. Il problema non è quello di contrapporsi ad altri, ma di sapere offrire la propria ricchezza in uno scambio di doni sincero e sereno perché abbiamo solo la preoccupazione di essere dei buoni educatori. Interessante da questo punto di vista il lavoro di chi fa dialogare il Murialdo con altri pedagogisti, per esempio con Freire.

3. Il nuovo che avanza

Alcuni interventi ci presentano realtà che sono certo lontane rispetto a quelle in cui si è trovato a vivere il Murialdo, si pensi ad esempio all’istruzione di livello universitario o all’insegnamento di discipline allora inesistenti, alla situazione giovanile certo con peculiarità del tutto impensabili cento anni fa. Può nascere la domanda: non stiamo uscendo dal seminato? Come collegare il discorso sulle fonti della pedagogia del Murialdo e sentirsi a casa nel mondo postmoderno? Mi pare che la risposta venga da quegli interventi che parlano di un educatore dal cuore appassionato, capace di accompagnamento spirituale dei giovani, sempre presente in mezzo a loro. Detto altrimenti: l’educazione del cuore, ieri come oggi, non può fare a meno di un educatore presente, capace di ascoltare, di camminare a fianco del giovane, di essere a servizio della sua maturità umana e cristiana. E’ proprio dell’educatore sapere “come” questi atteggiamenti di fondo si possono declinare, nella attenzione alle persone concrete cui ci si rivolge e dentro contesti ben specifici. Si potrebbe dire che il nuovo che avanza, aiuta noi educatori a scoprire nel carisma risorse forse non ancora del tutto sviluppate. Su questo fronte è interessante parlare di un carisma letto al maschile e al femminile, a livello personale e insieme come comunità. Siamo testimoni di un carisma che si lascia interrogare dalla storia, per questo capace di dare un’anima al nuovo che avanza.

4. I due dialoghi

I contributi di questo volume spaziano dal campo teologico a quello liturgico, dalla pastorale parrocchiale al mondo della scuola; alcuni contributi sono più sul versante teoretico altri su quello più applicativo. Tuttavia mi pare di cogliere un tratto comune: il bisogno di un dialogo fecondo tra educatori e di una relazione profonda e condivisa con le nostre radici. Si sente il bisogno di dialogare tra noi per costruire comunità educativa, e nello stesso tempo di dialogare insieme a partire dallo stesso carisma perché sempre più si approfondisca la nostra identità comune. Si potrebbe parlare di un dialogo “verticale” (le fonti carismatiche, i fondamenti teologici, l’esperienza del Murialdo, ecc.) e di un dialogo “orizzontale” (la formazione della comunità educativa, il confronto con altre teorie pedagogiche, ecc.). I due dialoghi non vanno separati tra di loro perché insieme costituiscono quello che oggi si chiama la formazione continua, pensata come disposizione a crescere insieme per crescere meglio, come condizione per imparare ad… imparare.

5. I ragazzi, i giovani

Spero che mentre diamo la parola agli educatori, non perdiamo di vista che i protagonisti non sono gli adulti, ma i giovani, i ragazzi. E’ il bene che vogliamo loro che ci spinge ad interrogarci, a studiare, ad avanzare proposte e a realizzare nuove iniziative. Il richiamo alla Famiglia di Nazareth è più che opportuno: nella ordinarietà dei giorni, Maria e Giuseppe educano Gesù, sapendo che è Gesù il cuore dei loro pensieri, dei loro affetti, delle loro preoccupazioni, della loro vocazione e missione. L’educatore giuseppino-murialdino comincia da qui: al centro della sua vocazione e missione ci sono i giovani, specie quelli più poveri, più bisognosi. E’ il primo passo se vogliamo essere anche noi sull’esempio del Murialdo capaci di educare il cuore dei giovani. Lo diceva sant’Agostino: “cor ad cor loquitur”; il vero dialogo avviene solo tra un cuore ed un altro cuore.

Tullio Locatelli