41. Teologia dell’educazione dal punto di vista murialdino

La riflessione parte da due convinzioni: 1. L’educazione cristiana vuole aiutare la persona a maturare in se stessa la dimensione trascendente che la porta ad entrare in dialogo con Dio; 2. Il Padre stesso ci offre le tracce sulle quali camminare per entrare in dialogo con lui. Per questo possiamo parlare di una “teologia dell’educazione”, i cui contenuti ci vengono offerti nella Bibbia, intesa come un processo attraverso il quale Dio educa il suo popolo e Gesù, unico maestro, educatore prima di tutto dei discepoli e, tramite loro, di tanti altri che seguirono, fino ad arrivare a noi. Si tratta di non aver paura di alzare lo sguardo, soprattutto se vogliamo aiutare i giovani a fare esperienza dell’amore di Dio sulle orme del Murialdo. È questo il vero volto “teologico” di tutta la pedagogia cristiana e murialdina: scoprire e fare esperienza che Dio è amore.

Alejandro Bazan

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40. Teologia dell’ educazione da un punto di vista murialdino (Alejandro Bazan)


L’educazione, oltre al suo approccio tipico dal versante della scienza pedagogica, può essere affrontata da molti altri punti di vista: sociologico, politico, economico, filosofico, ecc., ottiche di analisi valide e necessarie …, ma assieme ad esse noi, credenti, dobbiamo aggiungere un punto di vista fondamentale: quello teologico.

Si potrà discutere se sia opportuno parlare di “teologie del genitivo”, come per esempio, teologia della liberazione, o della riconciliazione, o della bellezza …, oppure se si debba parlare di un’unica teologia di Dio e della sua azione creatrice-educatrice-salvifica tra gli uomini. Però, se riconosciamo il diritto di cittadinanza alle teologie nominate prima, dobbiamo ammettere e sviluppare la “teologia dell’educazione”. Intendendo con questa espressione, non solo uno sguardo di fede all’azione educativa, ma, soprattutto, il considerare la dimensione educativa come una chiave di lettura trasversale di tutta la relazione di Dio con l’uomo.

L’educazione è un fatto fondamentalmente “teo-centrico”. Nasce nel cuore del Padre nel medesimo istante dello sviluppo del suo progetto creatore per la comunione dell’umanità con lui in Gesù Cristo. Crearci come creature “libere”, a sua immagine e somiglianza, con capacità e desiderio di pienezza di vita nella comunione con Dio, significa istituire il processo educativo come cammino necessario per raggiungere questa meta. Non potremmo conseguire quella pienezza umana in Gesù Cristo, l’uomo perfetto, che è il nostro fine ultimo, se non attraverso un cammino formativo.

Di Dio “Trinità immanente” non possiamo sapere nulla … o quasi nulla … . Possiamo solo cercare di immaginare qualche cosa sulla base di quello che ci ha rivelato; però, evidentemente, le nostre limitate capacità umane non possono abbracciare (possedere) la conoscenza dell’infinito trascendente. Possiamo però, sempre grazie alla sua rivelazione, conoscere qualche cosa di quello che ha fatto per noi … quello che chiamiamo “Trinità economica”, del suo amore creatore e redentore nel suo Figlio incarnato. Possiamo, come afferma 1 Gv 4,16: “conoscere e credere l’amore che Dio ha in noi”, in tutta la sua opera creatrice e redentrice di amore, nel suo amore provvidente e pedagogico che ci accompagna, trasforma (”educa”) ogni giorno, guidandoci ad optare per sentieri di vita e pienezza in Cristo.

Pertanto, parlare di una “teologia dell’educazione” significa parlare dell’amore infinito del Padre che, avendoci creati a immagine e somiglianza di suo Figlio Gesù Cristo – nel mistero della sua incarnazione, della sua vita e della sua Pasqua – , ci conduce come un pedagogo attraverso la forza e la sapienza dello Spirito, verso quella pienezza umana che inizia già su questa terra ma si completerà quando, tutti assieme, assieme alla creazione rinnovata, entreremo nella comunione definitiva del Padre.

Non si tratta con questo di sottrarre qualche cosa alla giusta autonomia della scienza pedagogica. Al contrario, si tratta di darle tutto lo spessore, l’altezza, la profondità che il medesimo mistero dell’essere umano possiede. Se l’educazione è il processo integrale dello sviluppo della persona, deve abbracciare tutte le sue dimensioni … anche quella intima sete di trascendenza che la rende un mistero inesauribile e smisurato.

Dio educa il suo popolo

Tutto il cammino biblico è un processo educativo. Dio si fa carico del suo popolo e lo guida, nel rispetto della sua libertà, verso quella maturità che gli permetta di accettare l’incarnazione e la redenzione di suo Figlio, il quale condividendo in tutto la nostra vita, eccetto il peccato, ci insegna a vivere la nostra pienezza umana e ci dona il suo Spirito per condurci alla comunione piena con lui. Innumerevoli testi della Parola ci parlano di questo. Ci soffermiamo, a modo di esempio, su due di essi.

Dt 8, 2-6:

Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato e ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore, tuo Dio, corregge te. Osserva i comandi del Signore, tuo Dio, camminando nelle sue vie e temendolo.

Os 11, 1-4:

Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi. A Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.

Solo due testi che, in certo modo, sintetizzano tutto questo lungo processo educativo di Dio con il suo popolo. Un Dio che per educare il cuore del suo popolo lo conduce attraverso esperienze forti, e, a volte, dolorose, ma che fu sempre al suo fianco con la sua presenza amorosa e provvidente. Un Dio che con ferma tenerezza lo andava correggendo perché scoprisse, imparasse e vivesse, nella verità. Un Dio che gli rivela il cammino della vita piena e gli dona i suoi comandamenti per aiutarlo a non sbagliare strada. Un Dio che lo ha scelto per amore e lo ha chiamato … che gli ha insegnato a camminare e lo ha fatto riposare nel suo abbraccio. Un Dio che con la sua tenerezza lo traeva a sé, lo coccolava usando, affinché potesse capirlo, quel linguaggio materno che stava impresso nel più intimo del cuore del popolo.

Un processo educativo nel quale Dio illuminava e stimolava progressivamente la coscienza, il “cuore”, del suo popolo per prepararlo ad accogliere la pienezza della rivelazione in Gesù Cristo.

Gesù, l’unico “Maestro”

Gesù è l’unico e definitivo maestro. Solamente lui, l’uomo totale, può insegnarci a vivere in pienezza la nostra umanità. Tutta la sua vita fu un continuo insegnamento: le sue parole, il suo silenzio, i suoi miracoli, i suoi gesti, la sua preghiera, il suo amore verso l’uomo, la sua predilezione per i piccoli e i poveri, l’accettazione del sacrificio totale sulla croce, la sua resurrezione … . Gesù stesso manifesta questa passione educativa : “Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare (Mt 26, 55). La gente rimaneva ammirata perché non insegnava come gli altri, ma con autorità. Un’ autorità che, evidentemente gli veniva non solo dalla profonda verità delle sue parole ma anche dalla sua coerenza di vita.

I racconti evangelici sono pieni di passi meravigliosi che ci rivelano le motivazioni, le attitudini e le metodologie di Gesù maestro. Processi di gestazione dell’ ”uomo nuovo”, attraverso i quali il suo stile educativo ci insegna come deve essere un vero formatore: con i discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), con le guarigioni personalizzate di un sordo (Mc 7,31-37) e di un cieco (Mc 8,22-26), entro la cornice di alcuni capitoli dedicati alla formazione dei discepoli, e con tanti altri racconti che ce lo manifestano come il modello perfetto di ogni educatore.

Nella missione di Gesù si evidenziano costantemente alcuni aspetti che, in certo modo, inglobano tutta la sua opera redentrice: l’insegnare alla gente, l’annuncio della venuta del Regno e il guarire ogni infermità, del corpo e dello spirito. “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità ( Mt 9,35).

Il Vangelo narra che, oltre ad educare le folle, Gesù formava in privato i suoi discepoli in modo speciale, spiegando loro i misteri del Regno (Mt 13,10-17). Li aveva, infatti, chiamati perché “stessero con lui”, condividendo la sua vita, la sua amicizia e il suo servizio messianico “… e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni …” (cfr Mc 13-15). Questa fu l’esperienza che trasformò (“educò”) totalmente la loro vita.

Quando poi li invia dinanzi a sé, lo fa mettendo in rilievo queste stesse dimensioni: “insegnare/annunciare” la venuta del Regno e “guarire/liberare da ogni malattia ed infermità. Poi, risuscitato, prima della sua ascensione al Cielo, li manda dicendo: “Andate dunque e fate discepoli tutti popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20).

Pertanto ogni discepolo di Gesù deve essere anche un missionario che educhi e annunci la venuta del Regno, che guarisca le infermità e che liberi dal male e dal peccato il cuore di ogni uomo e dell’umanità. Ognuno lo farà secondo il suo stile … secondo il proprio carisma …

Discepoli/missionari di Cristo sulle orme del Murialdo

Ogni cristiano e ogni membro di una famiglia carismatica nella Chiesa, ha ricevuto dallo Spirito Santo il dono di seguire Gesù secondo un modo o una prospettiva determinata; questo è quello che comunemente chiamiamo carisma. Nessuno può imitare e seguire Gesù in tutte le sue dimensioni. Ma tutti dobbiamo, mossi dallo Spirito, scoprire il nostro modo personale e comunitario di seguirlo.

Nel nostro carisma murialdino ci sono, credo, alcune accentuazioni importanti nel modo di sperimentare e vivere questa chiamata di Cristo. L’incontro con Gesù, con il suo amore, che si manifesta nel suo Sacro Cuore e nell’Eucarestia – come trasparenza e rivelazione dell’amore infinito, tenero, misericordioso, gratuito e personale del Padre – , e nei giovani poveri e più bisognosi … è, senza dubbio, il nucleo centrale del nostro carisma, il perno attorno al quale ruota tutta la costellazione degli elementi che ci caratterizzano. In questo senso noi, membri della Famiglia del Murialdo, che condividiamo il dono di una spiritualità educativa, ci identifichiamo con Gesù maestro e pastore, che educa il suo popolo, gli annuncia il Regno, libera da ogni oppressione e sana le sue ferite…

Così, dall’ottica del nostro carisma murialdino, le dimensioni fondamentali della missione di Gesù le sperimentiamo e le viviamo con alcune accentuazioni caratteristiche:

– Educhiamo: sullo stile del Murialdo, avendo come modello san Giuseppe. Una proposta formativa integrale ed umanizzante – sintetizzata nella trilogia: “pregare, imparare, giocare” – che cerca di educare soprattutto il cuore dei giovani, perché siano capaci di scegliere e sostenere i valori della vita, la giustizia, il rispetto, la pace … Con una altissima esigenza di qualità, di “fare bene il bene”, a livello psicofisico, scolastico, professionale, affettivo e spirituale.

– Evangelizziamo: annunciamo Gesù, presenza del Regno tra di noi, affinché “non si perdano” (ne perdantur), affinché abbiano una vita piena e siano felici … Pertanto, affinché lo incontrino come sorgente, senso e stile della loro vita. Perché siano autentici discepoli/missionari di Gesù e così comincino a vivere fin d’ora la gioia della comunione piena con Dio e con i nostri fratelli che ci attende nella risurrezione finale (“educare per il paradiso”). Affinché siano contenti e siano trasformati dall’esperienza dell’amore infinito, eterno, misericordioso, tenero, personale, gratuito, attuale … del Padre.

– Liberiamo: da ogni struttura di peccato, personale e sociale, che disumanizzi ed opprima l’essere umano, che non gli permetta di vivere nella sua dignità di figlio di Dio, di fratello degli altri, di signore di se stesso e del creato. Educhiamo affinché non entrino come un ingranaggio in più a sostenere e consolidare questa attuale società capitalista di mercato, ma abbiano la capacità critica di discernere la verità e il coraggio di giocarsi la vita solidalmente, non solo per difendere la propria libertà e i propri diritti, ma anche quelli degli altri, specialmente quelli degli esclusi ed emarginati nelle periferie umane.

– Guariamo: il cuore ferito del nostro popolo, facendoci strumenti della consolazione di Dio.

Lavorando con professionalità, ma soprattutto con amore generoso e disinteressato, per guarire le numerosissime ferite e dolori affettivi, fisiche, familiari, socio-culturali … che generano discriminazione ed esclusione. Crediamo che soltanto l’amore e il perdono risanano in profondità le ferite, restituiscono la libertà interiore ed aprono la porta alla pienezza di vita nella gioia. Così come disse p. Icard al Murialdo dopo la sua visita agli “Artigianelli”: “Lei può fare molto bene, perché ama ed è amato!”.

Sono questi alcuni lineamenti centrali del nostro stile educativo murialdino che oggi sviluppiamo come “Pedagogia dell’Amore”.

Alejandro Bazán