Ultime dalla Sierra Leone

Carissimi amici un caldo saluto dalla Sierra Leone. Qui siamo un po’ più rilassati riguardo ad Ebola. Il contagio è in continua diminuzione. Adesso in tutta la Sierra Leone ci sono solo settantacinque persone ricoverate nei centri di trattamento e poche case in quarantena. Appena un nuovo caso si manifesta, il personale della “Ebola task force” si muove per verificare ed eventualmente prelevare i malati dalle case. Questo è positivo e fa pensare che, fra non molto, l’epidemia sarà fermata.

 

Anche nella vita di ogni giorno si notano miglioramenti. Per tre giorni a fine marzo c’è stato il coprifuoco per permettere altre ricerche e individuare eventuali malati nascosti, ma già il 30 marzo sono cominciati gli esami nazionali del terzo anno delle scuole superiori, e in aprile sono riprese le lezioni per tutti o quasi gli studenti. La vita deve continuare, anche se non bisogna mollare le precauzioni e le attenzioni verso questo virus, come la misurazione della temperatura per ogni persona che entra a scuola, il lavarsi le mani prima di entrare in classe, evitare di toccarsi ecc.

 

Le nostre attività sul territorio continuano sostenute dalla vostra generosità. L’ultima casa messa in quarantena è del 21 marzo. In tutto abbiamo assistito circa 130 case (di cui quattordici due volte e tre per tre volte). In questo momento la nostra attenzione è rivolta ai tanti, tantissimi orfani. Ne aiutiamo già più di cinquecento che mensilmente riforniamo di cibo. Ci stiamo anche preparando a dare qualche aiuto extra per il ritorno a scuola. L’importante per ora è non farli sentire soli e accompagnarli anche nel recupero di tutto quello che di bello la malattia ha cancellato. Abbiamo altri 350/400 orfani che stanno bussando alla nostra porta. In questi giorni abbiamo portato ad alcuni villaggi l’aiuto mensile di cibo e sapone medicato con un piccolo contributo economico. Nonostante la malattia non sia più presente, i volti non hanno ancora riacquistato i loro sorrisi. E questo si nota in tutti, anche nei bambini. Qualcuno di loro viene anche vicino e vorrebbe comunicare con noi, ma la loro proverbiale libertà sembra ancora attraversata dalle immagini della loro vita difficile, dai “no” sentiti dire tante volte, dalle privazioni che hanno sofferto, dalle proibizioni di giocare con tutti, dall’ostacolo che la morte ha continuamente posto tra il loro presente e il loro futuro. Qualche volto sta riprendendo la gioia dell’incontro e si illumina soprattutto se una mano porge un palloncino o una caramella…

 

La vita sembra riprendere, ma molto più lentamente di quello che noi pensavamo. Molto probabilmente le menti, il cuore, la voglia di fare sono ancora frenate dall’ansia e dalla paura. Siamo ancora in un momento di emergenza. Un’altra cosa che stiamo osservando un po’ dovunque è l’aumento della povertà: nei grandi villaggi perché il costo della vita è aumentato come nei villaggi interni, dove non si vedono ancora sforzi di preparazione dei terreni per la nuova stagione agricola. Forse molta manodopera è stata spazzata via da Ebola. Tuttavia abbiamo osservato altre cose interessanti e cioè più ordine nei villaggi, più pulizia, più organizzazione tra gli anziani e giovani. Si ha l’impressione che un po’ tutti abbiano capito che anche queste cose possono tenere lontana Ebola.

 

La gioia più grande che proviamo dentro di noi è sapere che il nostro/vostro aiuto, pur limitato, ha come risultato la sopravvivenza di tutti i bambini seguiti nei villaggi. Permetteteci di dire grazie a tutti voi, mani invisibili che ci avete fatto pervenire il segno del vostro amore e della vostra solidarietà, sentitevi tutti parte di questa grande famiglia che qui innalza a Dio l’inno di benedizione per tutti voi. Che Dio vi benedica.

 

 

 

 

[EB]