Giuseppini

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In mezzo ai giovani

come amici, fratelli e padri

Il nostro ideale

San Giuseppe

«La nostra Pia Società ha l’alto onore di intitolarsi da S. Giuseppe Sposo di Maria Vergine. Questa denominazione, suggerita dai bisogni di mettere la opera nostra sotto un tanto Patrocinio, nacque con la Congregazione stessa, la quale, fin da principio, fu consacrata a S. Giuseppe. Essa ereditò, col nome, parte dei Confratelli della Congregazione secolare, istituita precedentemente nel nostro collegio Artigianelli di Torino, la quale si cambiò poi in Congregazione religiosa.

Il suo culto ebbe la sua maggiore manifestazione, quando il Papa Pio IX, di venerata memoria, proclamò solennemente” l’8 dicembre 1870 San Giuseppe Patrono Universale della Chiesa. Solo tre anni dopo, veniva istituita la nostra Pia Società, e posta sotto questo validissimo patrocinio. Come la nostra, così altre Istituzioni, tanto maschili quanto femminili, presero nome da San Giuseppe.

San Giuseppe, pertanto, è per noi quel servo fedele e prudente che Dio ha preposto alla sua Famiglia e del quale noi dobbiamo prendere direzione ed esempio. Egli deve informare del Suo spirito la nostra Congregazione, che, nel nome stesso di questo Santo, ha già tracciato nettamente il programma del suo essere e del suo operare. Perciò le virtù di San Giuseppe devono essere nostre, ed i suoi ministeri devono essere i nostri.

E’ S. Giuseppe la regola parlante della Congregazione, nella quale tutto deve essere giuseppino, e dalla quale deve esulare ogni cosa che non sia secondo lo spirito di San Giuseppe.

Tra le virtù devono essere eminenti in noi: l’umiltà; la vita nascosta e la povertà accompagnate da una fervente devozione alla Vergine Immacolata e al S. Cuore di Gesù. Nessuno infatti, più di San Giuseppe, conobbe ed apprezzò i privilegi di Maria, e nessuno più di Lui, dopo Maria, penetrò nei segreti dell’amore che Dio ha portato agli uomini.

Quanto alle opere e ai ministeri, impariamo da S. Giuseppe la vita laboriosa, lo zelo delle anime, massime dei giovani, e la generosità del sacrificio.

Se vogliamo che la Congregazione nostra perduri e si propaghi nella Chiesa di Dio, è indispensabile che si mantenga vivo in essa, non solo il nome, ma ancora lo spirito di S. Giuseppe. Se questo venisse a mancare o a diminuire, che Dio non lo permetta!, verrebbe pure a scemare la vita della Congregazione e si illanguidirebbero i suoi ministeri; perchè le Istituzioni vivono e prosperano in virtù di quello spirito che le ha create.

E così, come le altre Congregazioni vivono e prosperano, quale specialmente per l’obbedienza, quale per la più rigida povertà, quale per la predicazione, quale per l’insegnamento. La nostra Congregazione avrà vita prospera e duratura se, nell’imitazione attenta e diligente di San Giuseppe, si studierà di praticare sempre l’umiltà e la carità, sue virtù caratteristiche, e se profitterà costantemente in esse».(tratto da Il fine della Pia Società torinese di san Giuseppe di d. Eugenio Reffo – cofondatore della Congregazione di San Giuseppe – Tipografia PP. Giuseppini – Pinerolo – pp. 33-35)

San Giuseppe ha detto “sì”

Giuseppe è stato una persona che ha detto sempre “sì” a Dio e nei Vangeli, di lui si parla poco. E che lui parla ancora meno, anzi non dice neppure una parola.

Le uniche due occasioni in cui si parla di lui sono quella in cui Gesù diventa uomo, entra nel mondo umano e nella storia della salvezza d’Israele (la sua nascita, tutto ciò che la prepara, la presentazione al tempio) e quella in cui Gesù si fa adulto ed entra nel mondo sociale del tempo (il ritrovamento di lui nel tempio).

Dunque se si parla di Giuseppe lo si fa in stretto riferimento a Gesù, perché egli è in funzione di Gesù.

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Il lungo elenco degli uomini che trasmettono la vita (di ciascuno si dice: «generò») si ferma con Giuseppe e Giuseppe sembra poter essere il padre di Gesù solo perché… non lo è, cioè perché accetta di ricevere Qualcuno di cui il soggetto del generò è un Altro da lui.

Questo mistero della vita di Giuseppe è luce per il mistero della nostra avventura di esseri umani, perché è indicazione del primo passo che anche a noi permette di entrare nella famiglia di Gesù, quella di cui parlerà Egli stesso dicendo «Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?». Del resto, se a prima vista sembra che sia Gesù ad entrare nella famiglia di Davide, è meglio detto che è la famiglia di Abramo e Davide, attraverso Giuseppe, che si unisce alla piccola famigliola di Maria che porta Gesù in sé nato per opera dello Spirito Santo.

Il primo passo per entrare in questa famiglia in cui è lo Spirito che genera è dunque, semplicemente, quello di… non fare nulla!

Giuseppe è quel Giuseppe che conosciamo perché è lo sposo di Maria, la quale a sua volta è la madre di Gesù. L’uno nell’altra e l’altra in sé stessa sono spettatori attenti di Dio che passa. Da questo fermarsi interiore, da questa rinuncia a lasciarsi prendere da tante ansie che ha il suo risvolto pratico nel tempo di preghiera – tempo in cui è Dio che agisce mentre noi zittiamo e freniamo tutte le scorribande che abitano la nostra mente – questo fermarsi dunque è il terreno coltivato e preparato che rende possibile al seme gettato in noi di germogliare, perché fiorisce e ci fa pronunciare quella parola, «Sì!», che è, agli occhi di Dio, il più bel frutto della nostra libertà.

Giuseppe ha accostato Gesù attraverso Maria, e ne è stato educatore e padre.

S.Leonardo Murialdo ha scelto Giuseppe come modello per la congregazione di religiosi da lui fondata perché, grazie all’intervento di Maria, mediatrice di ogni grazia, accolgano il Signore nei più piccoli dei loro fratelli.

Chi siamo

La “Congregazione di san Giuseppeè nata dal cuore, ricco di fede in Dio e di sensibilità verso il prossimo bisognoso, di san Leonardo Murialdo (1828-1900), ed è stata fondata a Torino il 19 marzo 1873, nel Collegio Artigianelli, di cui il Murialdo era rettore. Questa istituzione aveva lo scopo di assistere, educare cristianamente e addestrare al lavoro professionale i ragazzi poveri, orfani e abbandonati.

Il Murialdo, in questo contesto educativo e animato dalla sua precedente esperienza apostolica con i ragazzi della periferia di Torino, dopo un lungo discernimento, dà inizio alla congregazione con la precisa finalità di dedicarsi “alla cristiana educazione dei giovani poveri, orfani o abbandonati od anche solo discoli”, cioè bisognosi di essere riscattati da una vita moralmente disordinata. Pur essendo questo lo scopo primario, tuttavia la congregazione può “venire in aiuto agli adulti appartenenti alle classi operaie con l’istruzione e la predicazione”.

Per raggiungere questa finalità nascevano alcune istituzioni, come i collegi, gli orfanotrofi, i riformatori (le carceri minorili), le colonie agricole, gli oratori, e poi “qualunque altra opera” senza alcuna limitazione del tipo.

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Come titolare, patrono e modello della congregazione, i cui membri sono chierici e fratelli laici, fu scelto san Giuseppe, l’umile artigiano di Nazaret e soprattutto l’educatore esemplare di Gesù. Da lui la congregazione deve imparare quella pedagogia che trova la sua sintesi nella carità evangelica e quello stile di vita, fatto di comportamenti e atteggiamenti personali e comunitari, che si compendiano nelle virtù caratteristiche dell’umiltà e della carità.

La congregazione, che ebbe l’approvazione diocesana il 24 febbraio 1875, iniziò il suo cammino, non senza alcune difficoltà, di organizzazione al suo interno, soprattutto per quanto riguarda la formazione dei nuovi membri, di chiarificazione della sua identità spirituale e apostolica, aprendosi anche alla formazione dei giovani di “civile condizione” (giovani benestanti), del suo sviluppo e della sua diffusione, che ebbe come primo campo il Piemonte, poi il Veneto e in seguito altre regioni d’Italia.

In vista dell’approvazione pontificia della congregazione, fu messo mano alla stesura definitiva delle Costituzioni. La congregazione fu approvata dalla Sede Apostolica il 17 giugno 1897 e le Costituzioni il 1 agosto 1904.

Dopo la morte del Fondatore, il 30 marzo 1900, la congregazione si apre alle missioni all’estero (Libia,1904), prospettiva già presente nella prima regola della congregazione, e ai paesi dell’America Latina (Brasile, 1915).

Nel frattempo la congregazione approfondì alcuni aspetti della sua vita, in particolare della sua spiritualità e della sua pedagogia, avendo come riferimento gli scritti del Fondatore e in modo particolare il suo Testamento spirituale. In questo documento, espressamente lasciato ai suoi figli spirituali, il Murialdo li esorta a fare dell’amore infinito, tenero e misericordioso di Dio, la fonte della loro vita spirituale e apostolica, e l’oggetto della loro predicazione.

In base alle indicazioni del Concilio Vaticano II, la congregazione, con il capitolo speciale del 1969, rivide la sua legislazione e le “nuove” Costituzioni, maggiormente arricchite dello spirito della tradizione della congregazione, furono approvate dalla Sede Apostolica l’8 dicembre 1983.

Oggi la congregazione è chiamata nella Chiesa a vivere e testimoniare l’amore misericordioso di Dio dedicandosi alla promozione umana e cristiana dei giovani poveri, abbandonati e bisognosi di essere formati socialmente e moralmente.

L’attività educativa si esplica attraverso molteplici opere a seconda delle nazioni in cui opera e delle situazioni sociali ed ecclesiali in cui si trova, come le scuole, i centri di formazione professionale, le case famiglia, gli oratori, i collegi, le missioni. Anche le parrocchie, non comprese nel progetto iniziale, sono entrate a far parte dell’attività apostolica per volontà del papa san Pio X (1909). Esse però, in quanto parrocchie giuseppine, assumono una specifica caratterizzazione per l’importanza data alla pastorale giovanile.

La congregazione opera attualmente in quattro continenti: in Europa (Italia, Spagna, Albania, Romania), in Africa (Sierra Leone, Guinea Bissau, Ghana), in America (Brasile, Ecuador, dove si trova anche un vicariato apostolico nella missione del Napo, Argentina, Cile, Stati Uniti, Colombia, Messico), in Asia (India).

Con tutte le altre realtà ecclesiali che si ispirano al carisma della congregazione e con i laici che partecipano ad esso, Suore Murialdine di san Giuseppe, Istituto secolare san Leonardo Murialdo, Laici del Murialdo…, si è costituita la “Famiglia del Murialdo”, in cui i membri, secondo la loro specifica vocazione, vivono alcuni aspetti spirituali e apostolici del carisma della congregazione, nello spirito di una ecclesiologia di comunione.

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Lo stemma della congregazione è formato dalle lettere iniziali di Iesus, Maria, Ioseph – IMI – dentro una linea ovale circondata da raggi. Esso richiama l’intima unione della santa Famiglia di Nazaret.

La sigla con cui la congregazione si identifica è “CSI” (Congregatio Sancti Ioseph), a cui si aggiunge l’indicazione “Giuseppini del Murialdo”.

Gli organismi

La Congregazione di San Giuseppe, comunità di fratelli nella fede inserita nella storia, si esprime in forme organizzative, intese come strumento che promuova la vita religiosa personale e comunitaria e, attraverso l’impegno responsabile dei singoli confratelli, l’attività apostolica della congregazione.
Anima dell’organizzazione è il servizio dell’autorità, vissuto ad imitazione di Cristo e nello spirito del Murialdo: tutti i confratelli lo esercitano partecipando responsabilmente alla vita e all’azione della congregazione, secondo il proprio compito e le proprie competenze.
La comunità locale, chiamata a formare una ben unita famiglia, è presieduta dal direttore, primo responsabile ed animatore della vita e dell’attività comunitaria; egli nel suo servizio è coadiuvato dal consiglio di famiglia, espressione della corresponsabilità di tutti i confratelli.
La provincia raccoglie in una comunità più vasta diverse comunità locali. Essa è governata dal superiore provinciale con il consiglio provinciale.
La congregazione riconosce nel superiore generale il successore del Murialdo ed il segno della propria unità. Egli è coadiuvato, nell’esercizio della sua autorità su tutta la congregazione, dal consiglio generale.
La comunione di vita e di attività apostolica della congregazione si manifesta particolarmente nelle assemblee dei confratelli, ai vari livelli, denominate capitoli: locale, provinciale, generale; in essi la comunità, la provincia e l’intera congregazione, sotto la guida dello Spirito e attente ai segni dei tempi, verificano e ricercano la propria fedeltà al Vangelo ed al Carisma.
Altro momento espressivo della corresponsabilità nel servizio dell’autorità a livello generale è la conferenza interprovinciale; essa è formata dai superiori delle province insieme al superiore generale con il suo consiglio.

Le fonti

Le Costituzioni, codice fondamentale della congregazione, delineano la specifica vocazione giuseppina che lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa per mezzo di san Leonardo Murialdo. Esse hanno come fonte primaria e ispiratrice del suo contenuto il Vangelo, che viene assunto accentuandone alcune dimensioni spirituali e apostoliche – il carisma – che determinano la fisionomia propria della congregazione e di ogni singolo membro.
Pertanto le Costituzioni sono la “carta di identità” del giuseppino perché in esse sono contenuti il progetto fondamentale e gli elementi essenziali di concretizzazione della sua vocazione e, nello stesso tempo, sono “garanzia di identità” perché punto oggettivo di riferimento nel suo cammino di fedeltà alla sua vocazione. Sotto questa luce esse assumono la funzione di “guida” per vivere, attraverso un itinerario personale e comunitario di sequela di Cristo, la “parola di grazia” dello Spirito che il Murialdo ha accolto e che i giuseppini sono chiamati a fare propria e a rendere presente nella Chiesa per edificarla come Corpo di Cristo, secondo il proprio carisma.
Di conseguenza le Costituzioni non vanno viste semplicemente come un “codice giuridico” con leggi da osservare, ma come un progetto di vita che coinvolge tutte le dimensioni della persona e che comporta un esigente impegno di conversione.
Nel cammino storico della congregazione, vari e con nomi diversi, sono stati i testi del codice fondamentale, iniziando dalla prima regola del 1873, fino all’ultima del 2007, ma tutte, pur in modo diverso, hanno trasmesso la ricchezza e la bellezza della vocazione giuseppina.

Cosa facciamo

Fin dalle origini, la Congregazione di san Giuseppe ebbe nella Chiesa la missione specifica di dedicarsi ai giovani poveri, abbandonati e maggiormente bisognosi di aiuto e di cristiana educazione.
Fedele a questo carisma, essa continua a rendere presente nella Chiesa il mistero di Cristo che ama i poveri e benedice i fanciulli.

Attenta ai segni dei tempi e con l’impegno ad adeguarsi alle mutevoli esigenze delle persone e dei luoghi, la congregazione offre nelle sue istituzioni e con le sue attività una casa e una famiglia ai giovani che ne sono privi, una possibilità di studio e di formazione al lavoro, un luogo per il tempo libero, un ambiente educativo e soprattutto un centro di evangelizzazione e di vita cristiana.

La congregazione attua il suo apostolato specifico attraverso istituzioni diverse, quali gli oratori, le case famiglia, le colonie agricole, gli istituti di rieducazione, i convitti, le scuole, le opere per orfani, i centri giovanili, sociali e di preparazione al lavoro, le missioni e le parrocchie.

Queste sono caratterizzate dalla scelta di un territorio popolare, e dall’impegno ad offrire un adeguato servizio soprattutto alla gioventù più bisognosa.

Criteri che verificano la validità di un’opera in quanto giuseppina sono: la dedizione costante alla gioventù povera, l’utilità per l’ambiente e la chiesa locale, la testimonianza di un servizio cristiano, l’attualità ed efficacia dei metodi educativi, la collaborazione con i laici e, normalmente, anche la sufficienza economica.

Formazione Professionale

In tutte le province la congregazione presenta Centri di Formazione Professionale: tale attività è caratteristica della nostra azione.

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Nel servizio educativo di evangelizzazione dei giovani più poveri e bisognosi, la formazione al lavoro è diventata, per la nostra congregazione, una risposta adeguata alla domanda di preparazione alla vita espressa dalla gioventù nelle diverse parti del mondo.

La congregazione promuove l’elevazione del ceto operaio soprattutto formando i giovani che si inseriscono nel mondo del lavoro.

Attraverso la formazione intellettuale, professionale, sociale e cristiana, la congregazione intende aiutare i giovani, forza viva per la trasformazione della società, ad affrontare con responsabilità e sicurezza il loro avvenire. In questo modo essa opera per la giustizia e la pace e collabora con gli uomini di buona volontà nella costruzione di una società più degna dell’uomo.

Accoglienza

Il servizio ai giovani più poveri ed abbandonati trova nel servizio dell’accoglienza una delle realizzazioni più sviluppate e in crescita nella nostra congregazione.

La grande varietà di strutture che lo esercitano – case famiglie, famiglie affidatarie, centri diurni, comunità alloggio…- è caratterizzata

    • da un rapporto educativo personalizzato con ogni ragazzo,
    • da una proposta di formazione centrata nella “pedagogia dell’amore”, propria del nostro carisma murialdino
  • da un forte desiderio di essere sempre più fedeli alle parole del Murialdo: «Poveri e abbandonati: ecco i due requisiti che costituiscono un giovane come uno dei nostri; e quanto più è povero e abbandonato, tanto più è dei nostri»

Scuola

Il nostro modo tipico di servire l’evangelizzazione dei giovani, nel carisma del Murialdo, passa sempre attraverso la dimensione educativa. Questo principio si applica specificatamente alla scuola.

Ogni scuola giuseppina ha come fondamento l’educare evangelizzando e l’evangelizzare educando.
Lo stile educativo del Murialdo, riassunto oggi nella proposta della “pedagogia dell’amore”, “centrata nell’educazione del cuore”, arriva a tantissimi ragazzi e giovani che frequentano le nostre scuole nelle nazioni dove i giuseppini sono presenti.

San Leonardo mirava a formare “buoni cristiani e onesti cittadini”; “ne perdantur” – perché non si perdano, come soleva dire; la sua proposta formativa, che si rivolgeva alla persona del ragazzo nella sua iintegralità, era sempre finalizzata alla sua salvezza ed alla sua felicità.
Era un “educare per il paradiso”.

Missioni

Artigiani di pace, i missionari animano scuole e mense, lavorano negli ambulatori, ridestano la speranza in favelas e bidonvilles.

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I Giuseppini del Murialdo, che, in oltre 100 anni, sono arrivati in una quindicina di paesi del mondo spinti dalla passione per il Vangelo e per l’uomo, impegnandovi tutta la loro vita e le loro energie di mente, di cuore e… di braccia, fino a pagare, non di rado, anche sulla loro pelle la loro fedeltà.

L’impegno della congregazione nelle missioni è molto antico, perché già nel Primo Regolamento è presente la volontà di andare oltre i confini della madre patria, anche se questo desiderio si concretizzerà solo nel 1904, con l’invio dei primi missionari a Bengasi, in Libia.

Sulle orme dei primi missionari partiti per il Nord Africa, p. Girolamo Apolloni, fr. Maurizio Costa e fr. Carlo Alunno altre centinaia di Giuseppini hanno poi valicato, negli anni, confini, mari ed oceani, per portare il Vangelo ai quattro angoli del mondo:
il primo dicembre 1914 partono da Genova verso terre brasiliane p. Oreste Tromben e d. Giuseppe Longo
nel 1922 p. Emilio Cecco e p. Giorgio Rossi salpano dallo stesso porto per raggiungere il Vicariato Apostolico del Napo (Ecuador), mentre
nel 1933 un altro gruppo di missionari raggiunge Tripoli per avviarvi una colonia agricola.
A quel tempo le difficoltà erano soprattutto di tipo logistico: viaggiare nei deserti o tra le foreste, attraversare i mari o i fiumi, era sempre fonte di gravi pericoli, così come le malattie tropicali, senza dimenticare la necessità di doversi procurare il cibo o imparare la lingua locale.

Ma le difficoltà non frenano lo slancio missionario della congregazione, e nuovi fronti di apostolato si aprono in altri Paesi del mondo:

    • l’Argentina nel 1936,
    • il Cile nel 1947,
    • gli Stati Uniti nel 1949,
    • la Spagna nel 1961,
    • la Sierra Leone nel 1979,
    • la Colombia nel 1983,
    • la Guinea Bissau nel 1984,
    • il Messico nel 1990,
    • l’Albania (dove troverà la morte, assassinato, p. Ettore Cunial) nel 1996,
    • la Romania e l’India nel 1998,
  • il Ghana nel 1999.

La vera sfida dei missionari è sempre quella di inculturare il Vangelo nella vita delle persone, incarnare il messaggio di salvezza nella vita quotidiana, stando bene attenti a non imporlo e a non presentarlo come qualcosa che viene da lontano. Sono sempre attenti, per questo, a prestare attenzione e rispetto alla cultura locale, valorizzando le tradizioni del territorio nella liturgia e nell’educazione dei giovani.

Ma non pochi problemi sono arrivati, da ultimo, a rendere più difficoltoso il lavoro dei missionari. La globalizzazione ha ampliato l’offerta dell’informazione, ma, con questa, si sono diffusi il confronto con la civiltà occidentale ed il consumismo, che nei Paesi del terzo mondo è fonte non solo di furti e ruberie, ma anche di frustrazione e depressione. In Africa ed in America Latina è molto forte anche il problema delle sette che, sfruttando l’ignoranza delle persone ed il loro desiderio di felicità, hanno molta presa sulla popolazione, promettendo felicità illusorie e a portata di mano.
In ogni Paese dove è presente la congregazione, problemi particolari si aggiungono a quelli globali: in Sierra Leone i missionari si trovano a dover “ricostruire” le persone terrorizzate dalla crudeltà di una lunga guerra civile; in Argentina si scontrano con la povertà e la disoccupazione dei grande centri urbani; in Colombia con il narcotraffico e la guerriglia.
Altro elemento comune è la corruzione dei governi, che crea enormi difficoltà per lo sdoganamento dei containers con gli aiuti, avere un’autorizzazione, far arrivare alla popolazione le risorse a cui ha diritto.

Ma a nuovi problemi, nuove soluzioni, diceva il Murialdo.
Lo ribadiscono le Linee di Programmazione dell’ultimo Capitolo Generale della congregazione: “Vediamo con gioia e incoraggiamo l’impegno e la dedizione dei confratelli e dei laici nei territori di missione, la crescita della coscienza missionaria in congregazione, l’apertura di nuovi fronti di evangelizzazione e promozione umana in Paesi poveri del mondo e delle periferie dei grandi centri urbani”.

Pronti, insomma, ad accettare le nuove sfide che il mondo moderno presenterà alla passione per il Vangelo e per l’uomo dei giuseppini.

Parrocchia e oratorio

Il servizio pastorale di evangelizzazione del popolo di Dio che come congregazione prestiamo nel contesto della missione della Chiesa, si svolge anche tramite le parrocchie e gli oratori.

Le parrocchie giuseppine, oltre ad offrire la cura pastorale a tutto il popolo di Dio affidato, si caratterizzano per una speciale attenzione ai ragazzi e giovani, soprattutto i più poveri e bisognosi. Tale amore di predilezione è essere una scelta coinvolgente di tutta la comunità.

Un motto che è un obiettivo ed una sfida: “nella parrocchia giuseppina, nessun giovane senza famiglia”.

Negli oratori, luoghi di accoglienza e incontro per ragazzi e giovani, i giuseppini, insieme a tanti altri educatori e volontari, offrono un servizio educativo aperto, gioioso, ricco di calda cordialità.

“Pregare, imparare e giocare, questo è l’oratorio”, ripeteva Murialdo.

La ricreazione e lo sport, l’approfondimento intellettuale e culturale, la crescita nella spiritualità, sono i fondamenti della sua proposta educativa, la “Pedagogia dell’Amore”, incentrata sull’educazione del cuore dei giovani.

Incontri internazionali

L’attività formativa e pastorale della congregazione trova momenti significativi di esperienza e di confronto per la revisione e la programmazione del cammino, in alcuni incontri a livello internazionale, oltre a quelli a livello di provincia.

Da segnalare:

    • il capitolo generale, che manifesta nel modo più alto la comunione di vita e di attività apostolica della congregazione
    • le conferenze internazionali, cui partecipano i superiori delle province insieme al superiore generale ed al suo consiglio
    • il mese murialdino, esperienza tipica di formazione che si celebra ogni tre anni in una provincia differente, aperto a tutti i confratelli
    • gli incontri dei formatori, che radunano i responsabili delle équipes formative internazionali e provinciali della congregazione
  • gli incontri degli economi provinciali, coordinati dall’economo generale.

Alcuni incontri internazionali sono vissuti come Famiglia del Murialdo [FdM] e vedono, pertanto, la partecipazione da protagonisti, insieme ai giuseppini, anche dei giovani collaboratori ed educatori, delle Suore Murialdine, dell’Istituto Secolare Murialdo e del Laici del Murialdo.

Tra questi:

    • l’incontro dei referenti di pastorale giuseppina
    • i Seminari di Pedagogia Murialdina
    • il Forum di Pastorale Giuseppina, momento di arrivo e di rilancio di un cammino tenuto vivo attraverso un contatto costante attraverso un forum virtuale
    • l’incontro internazionale della FdM
    • l’incontro dei giovani della FdM
Dove siamo

Le nostre pubblicazioni

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