Strada Sant’Anna, 79 – Torino

Lato est e nord di Villa Murialdo

La scritta “Villa Murialdo” appare sui pilastri del cancello. Un tempo era chiamata “il Rubino”, dal nome degli antichi proprietari. Fu acquistata da Franchino Murialdo, padre di Leonardo, nel 1824. Comprendeva un terreno abbastanza vasto con casa civile e rustica, vigna, campo, prato, giardino e bosco. Una stradicciola in salita attraversa il parco e conduce alla villa settecentesca, nella quale abitano ancora alcuni discendenti di Ernesto Murialdo, fratello di Leonardo.

Alla morte di Franchino Murialdo, la villa passò in eredità ai due figli maschi, Ernesto e Leonardo, i quali vi trascorrevano insieme alla mamma, finché visse, e alle sorelle, la villeggiatura estiva, o periodi di convalescenza durante qualche malattia.

La torretta sopraelevata sul lato nord è dell’Ottocento. La facciata (lato est) è ornata da fregi in stile liberty che sono successivi ai tempi di san Leonardo. Al primo piano, la seconda finestra partendo da sinistra è quella della stanza del santo, nella quale i mobili non sono più quelli del tempo, ad eccezione, forse, del letto in ferro. A pian terreno c’erano la sala da pranzo, con un bel bigliardo, la cucina, un’altra sala con un pianoforte (cembalo) e la cappella nella quale il Murialdo celebrava la messa con paramenti, calice e patena che ancora si conservano. Al primo piano le camere da letto.

La villa fu meta di varie passeggiate dei ragazzi dell’Oratorio San Luigi, del San Martino e del Collegio Artigianelli. Anche don Bosco vi condusse i suoi giovani. Il Murialdo racconta di un’allegra castagnata dei ragazzi dell’Oratorio di Valdocco alla sua villa. In quell’occasione don Bosco confidò: “Se stanotte morisse uno qualsiasi di questi giovani, sarei tranquillo sulla sua salvezza eterna”.

La stanza del Murialdo
L’accoglienza alla villa doveva essere squisita e cordiale, se il Murialdo ne prendeva spunto per parlare ai suoi Giuseppini dell’affabilità e dello spirito di famiglia. Desiderava che si creasse nella comunità un clima di gioia e di accoglienza festosa, affinché vi si trovasse non una pietanza in più a tavola, ma, come si usava dire, soprattutto un piatto di buona cera: “alla villa, presso mia madre, non si facevano grandi pranzi, ma si trovava sempre un piatto di buona cera”.

Percorso guidato

Per la stessa strada (oppure proseguire e svoltare a sinistra sulla strada Superiore di Val San Martino), ritornare a piazzale Villadella Regina e, per la via omonima (sulla destra) scendere verso ilponte Vittorio Emanuele I. In via Villa della Regina ebbe sede (Casa Chirio, n. 23) il Collegio Artigianelli dal 1855 al 1863, prima di trasferirsi definitivamente in corso Palestro 14. Fu proprio qui, in via Villa della Regina, che il Murialdo cominciò a frequentare ogni sabato il collegio nel 1855 come confessore dei ragazzi, tra i quali c’era anche il futuro don Giulio Costantino.

Dal ponte Vittorio Emanuele I si notano, sulla riva opposta, gli alti argini in pietra denominati “Murazzi”. Là, dove ora termina il corso San Maurizio, era la località chiamata “Il Moschino”, per le zanzare (moschin in piemontese significa zanzara) che infestavano quella zona malsana, coperta di baracche, doveprosperava la malavita. Fu qui la prima sede dell’Oratorio dell’Angelo Custode.

Oltre il ponte è piazza Vittorio Veneto, una delle più grandi della città (la superano in estensione piazza della Repubblica, piazza Castello e piazza Statuto),costruita tra il 1825 e il 1830. La seconda strada a sinistra è via della Rocca. Qui, ad angolo con piazza Vittorio, il Murialdo abitò insieme al fratello Ernesto dal 1854 al 1861. Nell’aprile di quell’anno Ernesto si sposò con Albertina Richetta di Valgorìa e Leonardo seguì il fratello e la cognata in un nuovo appartamento, in via Po 40, di fronte alla chiesa dell’Annunziata. Leonardo abitò con loro fino al maggio del 1867, quando prese definitivamente dimora al Collegio Artigianelli.

In via Po, sulla destra, ai nn. 47-49, si trova la chiesa della Santissima Annunziata dove don Giovanni Cocchi fu ordinato sacerdote nel 1836. Qui divenne vicecurato l’anno successivo. Nel territorio di questa parrocchia diede inizio al Collegio Artigianelli. Era il dicembre 1849: don Cocchi accolse i primi tre ragazzi in una camera della canonica di questa chiesa. Il giorno dopo li trasferì nei locali dell’Oratorio dell’Angelo Custode, da dove sarebbero poi migrati varie volte, fino alla sistemazione definitiva in corso Palestro 14.

Più avanti, sulla sinistra, al n. 16, si incontra lachiesa barocca di S. Francesco da Paola dove si sposarono i genitori del Murialdo il 29 aprile 1814. Al n. 18 si trova l’ingresso all’ex convento omonimo, ora sede di vari istituti universitari. All’epoca del Murialdo, in questo edificio, si svolgeva il corso di filosofia. Il corso preparava all’Università: durava due anni e si può dire che equivalesse al liceo. Contrariamente a quanto potrebbe far pensare il nome, il Collegio San Francesco da Paola era una scuola per esterni e non un convitto. Il Murialdo frequentò qui il suo primo anno di filosofia, nel 1843-44. Si iscrisse insieme ad Ernesto che però aveva un anno più di lui. Ogni domenica e ogni festa di precetto tutti gli allievi partecipavano alla messa e ad altre funzioni religiose in una chiesa stabilita (a Leonardo toccò proprio San Francesco da Paola).

Subito appresso, a destra, si incontra l’edificio settecentesco dell’Univer­sità. La facciata principale e l’ingresso si trovano sul lato opposto, in via GiuseppeVerdi, n. 8, ma si può accedere anche attraverso l’ingresso di via Po, n. 17.