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Essa è pari ad € 310 all’anno e viene utilizzata mediamente per:
il 50% nell’ambito educativo (tasse scolastiche, libri e materiale didattico, etc.), c.d. “Diritto allo Studio” (DaS);
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L’apertura ufficiale della nuova sede, al di là della Dora, (attualmente all’incrocio tra il Lungodora Firenze e la via Aosta), avvenne l’8 aprile 1877. L’edificio, con entrata in via Aosta 4, era stato progettato dall’ing. Giovanni Battista Ferrante che era uno dei più impegnati collaboratori del Murialdo nella conduzione dell’oratorio. Ricopriva la carica di direttore del patronato, cioè seguiva i ragazzi più grandi aiutandoli ad inserirsi nel mondo del lavoro. In pratica era però il “direttore laico” dell’oratorio; a lui toccava l’organizzazione dei giochi e di tutte le altre attività ad esclusione di quelle di carattere liturgico e religioso, che erano di competenza del “direttore spirituale o ecclesiastico”.

L’oratorio però era nato dall’altra parte del fiume, in Borgo Dora, proprio dietro Porta Palazzo, e precisamente in quella che oggi si chiama piazza Albera. Lì un tempo c’erano i Molini Dora, detti anche Molassi. Vi si macinava il grano, ma si torchiavano anche le olive e si praticava la sfilacciatura della canapa. L’acqua era fornita dal Canale dei Molassi, che in questa zona non è più visibile, perché coperto. Vicino ai molini sorgeva una cappella intitolata a San Martino. Era situata ad angolo tra via Priocca e via Fiocchetto e serviva all’assistenza religiosa degli addetti ai molini e delle loro famiglie. La cappella di San Martino fu per un certo periodo sede dell’Oratorio San Francesco di Sales, fondato da don Bosco, il quale se ne serviva per il catechismo, mentre per i giochi utilizzava la piazzetta antistante e la strada. Ma la permanenza di don Bosco ai Molassi durò pochi mesi, dal 13 luglio 1845 alla fine dell’anno, poi dovette di nuovo emigrare, finché trovò una sistemazione definitiva a Valdocco.

Trascorsero alcuni anni durante i quali la cappella rimase inutilizzata. Intanto don Bosco faceva crescere e prosperare il suo oratorio a Valdocco, mentre don Cocchi aveva fondato il Collegio Artigianelli. E fu proprio don Cocchi a ricordarsi di San Martino in Borgo Dora. Egli ottenne dal municipio l’uso gratuito della cappella, dei cameroni annessi e del piccolo cortile. Mandò una squadra di Artigianelli a spazzar via polvere e ragnatele e a sistemare l’umile chiesetta.

Nel febbraio 1852 nasceva così, per opera di don Cocchi, l’Oratorio San Martino, per i ragazzi del Borgo Dora e i monelli di Porta Palazzo. L’oratorio, che prendeva nome dalla chiesetta, fu ben presto affidato a don Ponte, perché don Cocchi, nel novembre di quello stesso anno si era trasferito a Cavoretto, sulla collina di Torino, per fondare una Colonia agricola.

Con don Ponte il San Martino divenne anche sede di incontro domenicale degli spazzacamini della Valle d’Aosta, che d’inverno scendevano a Torino per il loro duro lavoro. Qui al San Martino erano i confratelli della Conferenza di San Vincenzo ad occuparsi del loro catechismo (in francese, perché gli spazzacamini non parlavano italiano) e a procurare loro un piatto di minestra.

Nel 1866 don Ponte divenne rettore della chiesa di Sant’Anna in via Massena e lasciò il San Martino. In quella circostanza la direzione “disciplinare” (cioè organizzativa) passò ai laici della Conferenza di San Vincenzo che già prima aiutavano il sacerdote. La direzione “spirituale” dovette essere assunta dal rettore del Collegio Artigianelli, altra opera che, come l’oratorio, aveva avuto inizio per impulso di don Cocchi. Però, “essendo allora scarsi i sacerdoti della casa [degli Artigianelli], il Teologo Berizzi offrì l’incarico a D. Alessandro Lana, sacerdote giovane ed esemplarissimo […] il quale prese di buon grado a dirigere nello spirito l’oratorio e vi si applicò con ardore di apostolo ma troppo presto, vale a dire nel 1869, venne rapito dalla morte” (Reffo).

Dopo la morte di don Lana (30 dicembre 1869), si continuò secondo la precedente impostazione: un direttore “ecclesiastico”, don Felice Gloria, e un direttore “disciplinare”, l’ingegner Ferrante, presidente della Conferenza di San Vincenzo che si occupava dell’oratorio. Due anni dopo, alla fine del 1871, don Gloria divenne viceparroco nella parrocchia del Carmine. Fu allora che il rettore del Collegio Artigianelli dovette assumersi in prima persona l’impegno della direzione spirituale.

Direttore del Collegio Artigianelli era allora il Murialdo, il quale dunque dalla fine del 1871 assunse anche la direzione del San Martino, facendosi aiutare, nelle celebrazioni liturgiche, dagli altri sacerdoti del collegio.

Se il Murialdo e gli altri sacerdoti pensavano soprattutto all’aspetto formativo e spirituale, la direzione organizzativa e disciplinare era in mano ai giovani delle Conferenze di San Vincenzo.

Una domenica “tipo” all’oratorio iniziava con l’ingresso dei ragazzi e un po’ di ginnastica; proseguiva con la prima messa, i giochi e talvolta qualche lezione scolastica; la mattinata era conclusa dalla seconda messa. Dopo il pranzo, che i ragazzi andavano a consumare a casa loro, l’oratorio riapriva i battenti: c’erano la catechesi, poi il gioco, ancora la ginnastica (ma non sempre), ed infine la funzione religiosa della sera, con la benedizione eucaristica.

In Quaresima l’oratorio apriva anche nei giorni feriali, a mezzogiorno e poi alla sera, per consentire ai giovani operai di frequentare la catechesi. Nel mese di maggio, ogni sera aveva luogo una funzione mariana. Nelle feste più importanti poi, tutto diventava più solenne ed animato, le lotterie, le tombole, le passeggiate, la gita annuale…

Una delle attività più significative svolte dai confratelli della San Vincenzo era il patronato, cioè l’interessamento verso i ragazzi e i giovani non solo in oratorio, ma anche all’esterno, cercando il contatto con le famiglie dei ragazzi per i problemi disciplinari, per il collocamento al lavoro, per venire incontro a difficoltà economiche, per verificare il rispetto dei contratti da parte dei padroni…

Ma il comune di Torino premeva per riottenere in uso i locali del San Martino: l’oratorio così fu costretto a traslocare in quella che oggi è via Aosta, all’incrocio con il Lungo Dora Firenze. Fu costruita una palazzina con varie aule ed un ampio salone adattato a cappella, la quale fu inaugurata il giorno del trasloco, l’8 aprile 1877, con una messa celebrata dal Murialdo.

Dieci anni dopo si ampliarono gli ambienti, perché il numero dei ragazzi era in crescita. Nel 1893 don Cocchi benedisse la posa della prima pietra per la costruzione di una nuova cappella, che venne inaugurata il 1 luglio 1894 con la benedizione impartita da don Michele Rua, Rettore Maggiore dei Salesiani, che cinquant’anni prima aveva trascorso qualche tempo ai Molassi come allievo dell’Oratorio di San Francesco di Sales.

Frattanto i Giuseppini si impegnavano sempre di più nelle attività dell’oratorio, tanto che nel 1902 le Conferenze di San Vincenzo cedettero la direzione e l’amministrazione dell’oratorio alla congregazione fondata dal Murialdo. La storia della seconda sede, quella di via Aosta, termina nel 1928: l’oratorio, costruito con tanti sacrifici, fu venduto per coprire almeno parzialmente i debiti causati dalla costruzione del Santuario di Nostra Signora della Salute in Borgo Vittoria. Nel mese di maggio del 1928 l’Oratorio San Martino fu così trasferito presso la chiesa della Salute, ove tuttora continua nelle sue attività.

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