IL MESSAGGIO DEL PADRE GENERALE PER L' AVVENTO


  • 27 Novembre 2020

A TUTTI I CONFRATELLI

ALLA FAMIGLIA DEL MURIALDO

 

BUON AVVENTO

 

Carissimi confratelli.

Stiamo vivendo un tempo particolare, nel quale tante sono le domande che restano inevase. Quando finirà la pandemia? E allora come saremo? E via di seguito.

Non ho risposte. Vi scrivo perché  mi metto accanto a ciascuno di voi, alle vostre comunità, ai tanti della Famiglia del Murialdo, ai giovani e alle loro famiglie,  a quanti si avvicinano in cerca di un aiuto e di una presenza amica.

Mi permetto di condividere con voi quello che a mia volta ho meditato in questi giorni e che vorrei fosse un’indicazione forte per il mio cammino di Avvento, perché Natale 2020 non può essere che diverso, dentro e attorno a noi.

Dunque tre semplici pensieri.

1.Servire la vita, dove la vita accade

Non possiamo fare tutto e rispondere a tutto. Ma non possiamo nemmeno rimanere legati alle nostre programmazioni, ai nostri progetti. Capisco che la gestione delle comunità e dell’opera hanno le loro esigenze e i loro problemi, peraltro oggi aumentati, ma rimaniamo aperti, viviamo “in uscita”. La vita ci interpella e non è possibile racchiuderla nei nostri schemi.

2. Il cammino è la meta  

Siamo stati abituati a pensare al camminare come un mezzo per raggiungere il fine, la meta. Oggi nella povertà delle risposte, possiamo scoprire che il cammino stesso è una meta. Mi sembra di cogliere nell’enciclica Fratelli tutti  questo atteggiamento che indica dialogo, apertura, accoglienza, perché tutti ci incontriamo nel cammino. E i cammini sono da reinventare ogni giorno. A noi l’impegno di non lasciare indietro nessuno, di fare spazio e di dare tempo perché nessuno si senta uno scarto.

3.“Perché quando sono debole, allora sono forte” (2 Cor 12, 10)

Ma di quale forza stiamo parlando?  Vivere l’Avvento è prepararsi ad accogliere Dio nella sua debolezza e accettare che questa è la via scelta per salvarci.  Ha fatto propria la nostra debolezza, non ha scelto solo di venire “per” noi uomini, ma ha scelto di essere “come” noi. Viviamo l’Avvento non solo come un tempo “più ascetico” per portare frutto nel nostro cammino di santità, ma come invito ad un’immersione più profonda nelle debolezze e nelle ferite dell’umanità, da cui non ci sentiamo estranei perché “siamo tutti sulla stessa barca”. 

Infine ancora una volta sentiamo il bisogno che Lui salga sulla nostra barca e che ci aiuti a fare delle “ferite” delle “feritoie” che fanno passare la luce.  In questo senso ogni debolezza dà corpo alla nostra preghiera e dà forza al nostro bisogno di comunione con Lui e tra noi.

Un forte abbraccio per ciascuno.

Con affetto. 

 

p. Tullio Locatelli

padre generale

 

NEWS

Altre news

Il mese Murialdino, la quarta settimana

La quarta settimana del Mese Murialdino a Quito ha visto l'incontro dei dirigenti e docenti scuole murialdine dell'Ecuador-Colombia, con delegazioni anche delle altre province americane e la presenza di due confratelli indiani e varie Suore Murialdine, organizzato da p. Franklin Fustillos, Vicario Provinciale e responsabile della pastorale scolastica. Ci ha accompagnato, con passione, entusiasmo e competenza, il sig, Oscar Yépez, colombiano, segretario generale del CIEC (Conferenza Interamericana dell'Educazione Cattolica). Il tema era il Patto Educativo Globale (PEG) proposto da papa Francesco: come attuarlo nel nostro carisma educativo. Dopo la preghiera iniziale e la presentazione delle varie delegazioni presenti, p. Raul Gonzales, superiore provinciale, ha brevemente riassunto la pedagogia murialdina dell'amore e il profilo dell'educatore giuseppino. Ha quindi passato la parola al sig. Yépez, che partendo dalla forte presenza della Scuola Cattolica (SC) in America (oltre 30.000 realtà) ne ha illustrato le difficoltà, accentuate dalla pandemia, e la necessità di rinnovarsi, per rimanere una proposta significativa, per formare giovani preparati a trasformare la società secondo i valori evangelici. A questo appunto mira il PEG, lanciato dal papa nel 2019 e ora da riavviare dopo i difficili mesi di pandemia. Creare una scuola aperta alla società, attenta al creato (cf. la Laudato sii), che insegni a vivere come fratelli, integrando la dimensione razionale e quella emotiva, coinvolgendo attivamente le famiglie degli alunni. Il progetto è di aiutare i giovani a raggiungere le competenze necessarie alla vita, nel contesto di una società in cambiamento, con una visione aperta, inclusiva, basata sull'ascolto e il dialogo, in un clima di fiducia e speranza: questo mondo si può cambiare! Il secondo giorno ha specificato la missione della SC: costruire un villaggio educante, con coraggio e creatività, mettendo la persona al centro, suscitando una cittadinanza ecologica, in rete con famiglie, religioni, società civile. Per attuare il PEG occorre non solo una nuova mente, nuove conoscenze, ma un nuovo cuore, una nuova coscienza, un nuovo modo di vivere, più empatico con gli altri e con il creato (conversione ecologica). Il terzo giorno il relatore ha indicato le modalità per riprendere il PEG dopo la pandemia. Rimettere al centro la persona dell'allievo/a, coinvolgendoli nel processo formativo, accogliendoli anche e soprattutto nelle loro fragilità (solitudine, bassa autostima, paura di sognare il futuro, etica individualista, approccio "leggero" alla vita, alla sessualità). Nei momenti di preghiera e nella Eucarestia, presieduta dal p. Provinciale, abbiamo celebrato San Leonardo Murialdo. E dopo cena un momento di festa, con canti e balli tipici dei vari paesi presenti. Giovedì il relatore ha continuato ad illustrare come la SC debba rinnovarsi per attuare il PEG, riprendendo da prospettive diverse i temi già trattati. In particolare ha trattato dell'intelligenza spirituale che aiuta i ragazzi e giovani a dare senso alla loro vita, in una visione che integra le varie dimensioni dell'esistenza. Nel pomeriggio i partecipanti hanno potuto visitare la chiesa dei Gesuiti e il Convento Francescano nel centro di Quito. Il convegno termina venerdì mattina. Di fronte ai vari possibili futuri, molti dei quali non belli, la SC offre agli allievi gli strumenti per costruire un futuro felice valorizzando le tante capacità e potenzialità presenti in loro. Nella eucarestia conclusiva il p. Generale, don Tullio, dopo aver ringraziato tutti per il loro impegno durante la pandemia per restare vicino ai ragazzi, lascia 3 parole ai partecipanti: Pentecoste (questo incontro come dono dello Spirito), vocazione (farsi santi educando) ed è possibile guardare insieme e con speranza al futuro: la scuola giuseppina ha ancora molto da dire e offrire! (scrive p. Eugenio Beni da Ecuador)


23 Maggio 2022

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Buona festa di san Leonardo Murialdo

Carissimi confratelli. Sorelle e fratelli della Famiglia del Murialdo. In occasione della festa di San Leonardo Murialdo condivido con voi alcuni pensieri sul tema della Famiglia del Murialdo. Non mi soffermo su tanti aspetti che meritano ancora confronto e approfondimento, voglio rilanciare e riproporre la Famiglia del Murialdo nella prospettiva di aiutare tutti noi a rendere concreto tale cammino nelle nostre realtà locali, di provincia e di congregazione. UN SEME FECONDO Uno sguardo nella storia mostra come il carisma sia stato un seme fecondo. Ricordo solo alcune tappe significative: 19 marzo 1873, a Torino nel Collegio Artigianelli il Murialdo fonda la Congregazione di San Giuseppe, oggi detti i Giuseppini del Murialdo; il 22 settembre 1953 p. Luigi Casaril fonda a Rivoli, Torino, le Suore Murialdine di San Giuseppe; il 18 maggio 1990 nasce in Brasile l’Istituto Secolare Murialdo per opera di Moema Muricy; nasce la associazione degli ex allievi, una volta detti gli Antichi Allievi, al Collegio Artigianelli nell’anno 1909, associazione che poi sarà presente nelle opere giuseppine, specie nei collegi; iniziano la loro attività le Mamme Apostoliche nell’anno 1934 a Montecchio Maggiore, Vicenza, sviluppandosi nelle varie province giuseppine; nel 1988 prendono avvio ufficiale le Comunità Laici del Murialdo; Amigos del Murialdo, Laicos de Murialdo, Movimento Laicale Murialdino, tante denominazioni per dire la medesima realtà carismatica di una famiglia che nella pluralità di vocazioni trova il suo centro animatore e di comunione nel carisma del Murialdo. E naturalmente tanti altri laici e laiche che pur non esprimendo una loro appartenenza a qualche gruppo o associazione, partecipano alla vita della Famiglia del Murialdo attraverso la comunità e l’opera giuseppina alla quale fanno riferimento. L’INVITO DEL CAPITOLO GENERALE XXIII Il tema della Famiglia del Murialdo è trattato in modo particolare nel capitolo quarto del testo capitolare, intitolato: La condivisione del carisma. Tuttavia il riferimento alla Famiglia del Murialdo attraversa tutto il documento finale sia quando si parla della comunità sia quando si parla dell’opera, sia in riferimento alla formazione iniziale e permanente sia in riferimento alla vita consacrata nel contesto ecclesiale e sociale, sia quando si mette a tema l’apostolato come quando si parla di spiritualità. Mi pare che questo stia ad indicare almeno due elementi che sono specifici del documento finale. Il primo: quando si parla del “noi”, esso va inteso comprensivo di religiosi e laici. Il secondo: si mette in risalto la ricchezza che si condivide quando si fanno cammini insieme. Il documento si sofferma su tanti aspetti da maturare e approfondire, da realizzare ai vari livelli di congregazione, tuttavia mi sembra centrale un aspetto che ho richiamato nella lettera di promulgazione: la sinodalità. Nel 2018 il riferimento andava ad un documento della commissione teologica internazionale dal titolo La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa; oggi ci ritroviamo nel contesto della Chiesa di papa Francesco che ha chiamato tutta la Chiesa ad un cammino-processo sinodale. Perché non pensare che il nostro pensare e vivere come Famiglia del Murialdo è una espressione di sinodalità offerta a tutta la Chiesa? Qui non importa il numero perché l’importante è essere segno, essere significativi, testimoniare una modalità di essere che si esprime nella Famiglia del Murialdo. LA RELAZIONE-FAMIGLIA COME SPECIFICA Lascio la parola a Gianna e Roberto Frison, della Comunità Laici del Murialdo, che ci offrono una loro riflessione; mi pare che esprimano un sentire fondamentale. Fare famiglia, essere famiglia, non ci si frequenta, non ci si vede, eppure nel cuore c’è voglia di esserci, di farne parte, un sentirsi comunque coinvolti nelle vicende, belle e brutte che in famiglia si avvicendano. La pandemia di questi tempi non ci ha certamente favorito, le tecniche informatiche hanno anche dato una mano ma non rispondono al bisogno dell’incontro reale, fisico, non soddisfano il bisogno di potersi vedere in volto, alla voglia di stringere una mano, alla gioia di un caldo abbraccio, al ritrovarsi in amicizia intorno alla tavola preparata per far festa; quanto manca tutto questo. Se essere famiglia è innanzitutto relazione, la pandemia ci ha messi tutti a dura prova. Cade ora il 150º della fondazione della congregazione dei nostri cari Giuseppini, come non far festa allora? Quale festa! Indubbiamente è una sentita occasione per ringraziare il Signore per il nostro carissimo San Leonardo Murialdo, fondatore della congregazione. Congregazione che ormai al di là degli aspetti canonici ecclesiastici, anche noi laici, almeno per adesione carismatica, possiamo sentirci abbondantemente familiarmente inseriti. O per affetto e amicizia o per esperienza apostolica e lavorativa vissuta accanto al Giuseppino di turno, o per una spiritualità murialdina studiata, sentita, vissuta nei mille servizi che il carisma suggerisce, scelta, pregata; possiamo con convinzione dire in piena libertà: ci siamo, siamo in tanti e, con voi carissimi Giuseppini, con voi carissime suore Murialdine vogliamo fare Famiglia riconoscendoci in un carisma che, vissuto, studiato, pregato e scelto, ci rende Famiglia. È un dato di fatto ormai, il non comprendere questa realtà, il chiamarsi fuori, il non starci, comporta il rischio dell’estraneità alla famiglia per chiunque. Ecco allora che questa familiarità va coltivata, riconosciuta, concretata, evitando certi pericoli che ancora ostacolano il senso della “ben unita famiglia” tanto voluto dal santo fondatore. Pertanto no alla sfiducia e disincanto, no al pessimismo sterile, evitare protagonismi, ovvero indifferenza o disinteresse. Coltivare invece un sano tessuto relazionale di fraternità, prossimità, curare la concordia, custodire buone relazioni, porre particolare attenzione a chi fa più difficoltà, il tutto sempre in uno stile gioioso e solidale che indubbiamente ci caratterizza. Certo possono sembrare i soliti bei propositi, ma crediamo, vorremmo proprio che questo 150º, che forse lo speriamo, ci porta finalmente fuori da una sofferta pandemia, come non ricordare con affetto i nostri padri fraterni amici, che sono venuti a mancare causa covid? Possa allora questo 150º veramente diventare occasione per inserirci sempre più convinti tutti, giuseppini, suore murialdine, associazioni laicali, giovani, consacrate, nella costruzione della Famiglia del Murialdo quale “ben unita famiglia”. IN CAMMINO Mi auguro che la celebrazione del 150mo di fondazione possa essere vissuto come Famiglia del Murialdo e che possa aiutarci a realizzare meglio il dettato capitolare. Alcuni spunti per il nostro cammino. 1. Comunità Murialdina E’ stato un tema molto sponsorizzato per alcuni anni. Il CG XXIII ne parla al n. 63. Oltre alla esperienza, ormai ben lunga nel tempo, di Fier-Durazzo in Albania con la presenza di Giuseppini e di signorine laiche, a Rosario della Frontera in Argentina nell’anno 2020 è nata la Comunidad Carismática Murialdo formata da Giuseppini e da Murialdine. E poi? Il discorso è da rilanciare. 2. Formazione reciproca Ci sono state e sono in atto delle iniziative a livello locale e in alcune province; diverse anche le iniziative legate ad ambiti di apostolato. Certamente è servita la riflessione sul tema del sistema binario, del carisma in parrocchia e sul patto educativo globale. A me sembra che occorra rilanciare sul piano di tutta la congregazione la realizzazione di incontri per la Famiglia del Murialdo. In occasione del 150mo di fondazione sono in programma tre incontri per Europa e America e tre incontri per India e Africa. 3. Insieme per la formazione iniziale E’ un tema sempre molto delicato e in continua evoluzione. Attualmente sono un centinaio i giovani confratelli in formazione a partire dai postulanti. Gli stessi documenti ecclesiali invitano a promuovere la presenza dei laici nelle équipe per la  formazione. Da noi il discorso è da prendere con più decisione. Intanto si stanno realizzando, anche se si può fare di più, momenti di formazione iniziale insieme per Giuseppini e Murialdine. Colgo l’occasione per comunicare che la dottoressa Nunzia Boccia ha assunto la direzione dell’Istituto Filosofico-teologico di Viterbo “San Pietro”. Ogni augurio a nome di tutti. 4. Movimento Laicale Murialdino A me risulta che solo in USA-Messico ci sia stato un serio impegno in questa direzione, peraltro raccomandata dal CG XXIII (Raccomandazione n. 5). Rimando alla lettura della raccomandazione che esplicita le motivazioni e il frutto di questa scelta capitolare. In Brasile continua con intensità l’ANALAM. 5. Incontri di spiritualità A livello locale, provinciale, generale sono sempre da promuovere incontri di spiritualità. Incontri di preghiera: settimanali, programmati in alcune occasioni dell’opera e della comunità, per le feste di congregazione. Ritiri spirituali: se possibile mensilmente; insieme in ascolto della Parola; diamo la parola ai laici. Esercizi: a livello provinciale si stanno riprendendo dopo il tempo della pandemia; siano aperti a tutti. 6. Consigli Il consiglio dell’opera a livello locale ha come compito principale animare e sostenere la dimensione carismatica delle nostre presenze; è un essere sinodali nella riflessione e nel governo. Non ci sono dappertutto. Incontri programmati tra consigli a livello di circoscrizioni e a livello generale. Abbiamo bisogno di momenti comuni di preghiera e di riflessione, ma soprattutto di fraternità. Tra l’altro nelle varie circoscrizioni si fanno esperienze di “governo allargato”, la conferenza interprovinciale vede la presenza di confratelli e laici e non dei soli confratelli responsabili. 7. Un tema particolare Premesso che tutti siamo chiamati alla santità e che nel carisma del Murialdo troviamo indicazioni per realizzarla secondo uno stile specifico, tuttavia vedo opportuno mettere a tema un argomento che esprimo in questo modo: dove va oggi la vita religiosa? Quale futuro? Il problema non può essere ridotto alle statistiche e alle previsioni di quante opere i Giuseppini saranno capaci ancora di gestire. Non è una domanda che riguarda solo i religiosi/e ma tutti perché di fatto chiama in causa 5 l’essere nella Chiesa della vita religiosa. Sono convinto che i laici su questo abbiano qualcosa da dire. 8. Formazione carismatica per tutti Qualche volta si chiede quale definizione sia la più esatta per definire la Famiglia del Murialdo oppure si chiedono i criteri per dire chi fa parte o meno della Famiglia del Murialdo. So che ci sono posizioni estreme: chi vorrebbe una definizione “giuridica” per porre chiarezza nell’essere e vivere della Famiglia del Murialdo e chi sostiene che almeno per ora è più importante animare cammini personali e di associazioni e di gruppi che si vogliono riconoscere nel carisma del Murialdo. Dico questo perché mi preme chiedere un impegno a tutte le nostre comunità-opere. Mi rendo conto che un insegnante, un preside della scuola, un direttore di Centro di formazione professionale, tanti collaboratori, sono scelti in base alla loro professionalità rispetto al servizio che devono sostenere. E forse qualcuno per la prima volta entra a contatto con la nostra famiglia religiosa. Non abbiamo il… green pass. Le condizioni che determinano l’incontro e la collaborazione possono essere le più varie, ma proprio per questo aumenta l’impegno di offrire a tutti una formazione carismatica. Le modalità possono essere le più varie, l’importante è condividere uno stile educativo, un modo di vivere le relazioni, creare le condizioni per una partecipazione che permette lo scambio e l’arricchimento reciproco. E parlare del carisma del Murialdo. 9. Comunione e identità specifica Siamo abbastanza maturi per affermare che partecipare alla Famiglia del Murialdo non esclude, anzi richiede, la cura della propria identità vocazionale di laici, di religiosi, di sacerdoti. Tale identità specifica chiede cammini di formazione “vocazionali” che preparano e alimentano la condivisione e la comunione nella Famiglia del Murialdo. Non si tratta di un “prima” e di un “dopo”, ma di una convinzione che nella espressione “comunione di vocazioni” trova la sua sorgente e il suo fine. Insomma che i preti siano preti, i laici siano laici, i religiosi siano religiosi, e tutti siamo Chiesa, siamo Famiglia del Murialdo. Ogni augurio per la festa del Murialdo e insieme camminiamo alla luce del suo carisma, del quale oggi siamo eredi e responsabili nella Chiesa e nel mondo. (Circolare n.29) p. Tullio Locatelli padre generale


18 Maggio 2022

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Il mese murialdino, la terza settimana

La terza settimana del Mese Murialdino in Ecuador è stata dedicata ai giovani, con l'incontro organizzato da p. Patricio Castro e dal sig. Angel Campuzano, della Commissione di Pastorale Giovanile della Provincia. Erano presenti giovani e confratelli delle varie opere Ecuadoriane, della Colombia, e rappresentanze di Brasile e Argentina-Cile, oltre ad alcuni confratelli del Messico e le Suore Murialdine. Essendo un primo incontro in presenza dopo la pandemia, la settimana è stata vissuta con grande entusiasmo! Negli ultimi giorni sono arrivati pure due confratelli indiani, p. Anu Raj e p. Vargheese. Il tema è stato la santità, vista come risposta all'amore di Dio, chiamata per i giovani d'oggi, impegno di vita, proposta di papa Francesco (nella lettera Christus vivit) e come sfida da accettare. Il primo giorno, dopo la Messa presieduta dal p. Provinciale, Raul Gonzales, il signor Campuzano ha lanciato alcune domande sul tema, che sono state affrontate in vari gruppi che poi hanno condiviso la risposta. Dopocena i vari gruppi locali si sono presentati. Il 10 maggio, secondo giorno, è intervenuto il sig. Mauricio Lopez, pastoralista del CELAM (la conferenza episcopale dell'A. Latina) che ha suggerito tre terne per accompagnare il cammino di santità: - testa, cuore, mani (ragione, passione, azione) - metànoia, alterità, parresìa (conversione radicale, comunione con l'altro, coraggio profetico) - conversione pastorale (verso gli ultimi), culturale (per vivere in questa nuova epoca sempre più interconnessa, cf. la Fratelli tutti del papa) e conversione socio-ecologica (v. Cara Amazzonia e Laudato sii di papa Francesco). I lavori di gruppo pomeridiani hanno approfondito alcuni aspetti della relazione.  Il terzo giorno si è collegato on-line il prof. José Guerra, dell'Università Cattolica di Quito,che dopo aver presentato brevemente la santità come forma di vita sui passi di Gesù, proposta a tutti i cristiani, per essere sale e luce, ha suggerito ai giovani alcune idee pratiche per attuarla: - impegnarsi nei doveri quotidiani, - curare le relazioni, a partire dalla propria famiglia, - denunciare i pericoli che minacciano la società e la Chiesa, - amministrare il denaro, non diventarne schiavi, - scegliere sempre secondo i valori del Vangelo. In conclusione, con l'icona di Maria Maddalena e Gesù risorto, ci ha detto che solo se Gesù è vivo per me e mi chiama per nome io lo posso riconoscere, abbracciare e seguire nella santità. Egli ci doni di sentire la Sua vita nella nostra vita. Il pomeriggio è stato dedicato alla visita di Quito. Dopocena giochi e marshmallows attorno al fuoco! Il 12 maggio ha accompagnato i giovani la Sign. Monica Montenegro, pastoralista che lavora coi giovani e le famiglie. Con lei abbiamo ripercorso le modalità con cui i giovani possono vivere la santità, anche mediante l'uso di dinamiche di gruppo e giochi. Alcuni consigli da lei proposti: - essere proattivi (aperti e fiduciosi verso il domani...) - avere un obiettivo chiaro (non confondere la santità, questione di cuore, con la semplice pratica religiosa). La santità risponde alla domanda: al mio posto, ora, cosa farebbe Gesù? - definire le priorità, cioè pianificare, progettare la propria vita, seguendo gli atteggiamenti spirituali della perseveranza, pazienza, mansuetudine, audacia, passione, allegria e senso dell'umorismo, competenza, condivisione, preghiera fedele. Così si forma un carattere forte, capace di affrontare anche le tentazioni (ciò che non seppe fare Davide con la moglie di Uria). - coltivare l'empatia con i bisogni e sofferenze dell'altro - pensare in positivo secondo le tre virtù della santità: umiltà, purezza d'intenzione, amore - in sinergia, vivendo e progettando nella comunità, gruppo un cammino comune verso la santità - "affilare la sega", ossia vivere in formazione permanente, auto-rinnovamento. La celebrazione eucaristica, svoltasi nel giardino e chiostro della casa ospitante, è stata presieduta da p. Nadir Poletto, vicario generale che nel pomeriggio ha proposto una riflessione sull'incontro fra Giovanni ed Andrea e il Signore nel c. 1 del quarto vangelo. Che cosa, chi cercate? Il cammino di santità inizia dalla nostra risposta a queste domande basilari. Dopo aver portato ai giovani i saluti del Padre Generale, p. Nadir invita a riprendere questi incontri internazionali di giovani del Murialdo,  che tanto bene possono fare... Nella serata ogni gruppo locale o nazionale ha presentato balli o canzoni, per finire con un po' di discoteca! L'ultimo giorno il p. Patricio ha somministrato un questionario (ogni domanda andava risposta da diverse coppie di partecipanti) per la verifica dell'incontro.  Successivamente il vescovo di Guayaquil, Mons. Luis Cabrera, ha tenuto l'ultima relazione, riprendendo vari contenuti dei giorni precedenti. Per incamminarsi verso la santità ascoltiamo la voce unica di Gesù il Buon Pastore, che ci chiama per nome. e ci riempie di gioia, come il Battista quando incontra Gesù. Dall'ascolto consegue il seguire Gesù, credere in Lui con la testa e con il cuore, per conoscerlo, come le pecore conoscono il pastore e viceversa. Infine vivere quella vita eterna che Gesù ci offre, in particolare nella sua Parola e nel Pane eucaristico. Nessuno ci può strappare dalle sue mani. E nella certezza che siamo sempre avvolti, protetti dalla misericordia di Dio, dal suo cuore che accoglie e redime le nostre miserie. Così anche noi potremo aprire il cuore agli altri, essere misericordiosi, diventare santi. Il vescovo ha infine presieduto l'Eucaristia finale, con il p. Provinciale e il p. Hugo Sanchez, economo provinciale. Dopo l'ultimo, ottimo, pranzo, è il momento dei saluti e partenze, con tutta l'emozione data dall'aver condiviso giorni intensi e felici. (p.Eugenio Beni da Ecuador)


16 Maggio 2022

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