COSA FACCIAMO

CONGREGAZIONE DI SAN GIUSEPPE - GIUSEPPINI DEL MURIALDO

Educhiamo alla vita, al suo rispetto, alla sua consapevolezza.
Seguiamo l’esempio di San Leonardo Murialdo affinché ogni
nostra azione sia testimonianza ed esperienza d’amore.
Lo facciamo con interventi di accoglienza, solidarietà ed educazione,
saldi nella fede del messaggio evangelico in difesa dei diritti dei più fragili.

IL PATTO EDUCATIVO GLOBALE NEL CONTESTO DEL MAGISTERO DEL PAPA FRANCESCO

1. La sfida di un nuovo Patto Educativo Con un messaggio pubblicato il 12 settembre del 2019, il papa Francesco ha voluto rilanciare l’invito fatto nella Laudato Si’ a collaborare alla custodia della casa comune. Lo ha fatto chiamando l’umanità ad impegnarsi nella costruzione di un nuovo patto educativo globale, sostenendo la «necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente»  . A questo scopo si programmava un evento mondiale che si sarebbe dovuto tenere in Roma il 14 maggio 2020. Ovviamente nessuno sospettava che – di lì a qualche mese – un microscopico organismo sarebbe arrivato ad interrompere la nostra quotidianità imponendoci nuovi ritmi e nuove regole. Il cammino di riflessione e impegno lanciato dal papa è comunque proseguito, adattandosi alle nuove contingenze create dalla pandemia. L’incontro inizialmente previsto per il mese di maggio si è poi svolto in ottobre del 2020. In questa occasione il papa è ritornato sulla necessità di ascoltare il grido delle nuove generazioni ed intraprendere nuovi cammini educativi, vivendoli come un atto di speranza, anche davanti all’emergenza educativa che la pandemia ha creato : «ascoltiamo il grido delle nuove generazioni, che mette in luce l'esigenza e, al tempo stesso, la stimolante opportunità di un rinnovato cammino educativo, che non giri lo sguardo dall'altra parte favorendo pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà e scarti umani»  . Se da una parte di certo non costituiva una grande novità il fatto che il papa si esprimesse su questioni educative – l’educazione occupa un posto di rilievo  nel suo pensiero - è anche vero che l’invito sembrava rivestirsi di un carattere urgente e indifferibile: «mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per […] ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna»  . Questo senso di urgenza si è poi fatto, nei mesi successivi, sempre più forte considerando la catastrofe educativa che la pandemia da Covid-19 ha fatto emergere ed acuito, nel contesto generale di una scarsa solidarietà intergenerazionale6 e in una crisi del «valore di legame, rovesciatosi ora in dis-valore, nel momento in cui la prossimità da segno di benevolenza […] diventa minaccia e la distanza tra individui della stessa specie si afferma come dovere civico» . Questo testo vuole provare a ragionare attorno a questa proposta di Francesco mettendola in connessione con le suggestioni e gli inviti che il suo magistero ha offerto, cercando di cogliere il fil rouge che collega il PE ad alcuni temi centrali della proposta che – come pontefice – ha fatto alla Chiesa e all’umanità tutta in questi anni. In particolare sono due i punti che proverò a mettere in luce, uno ecclesiale e l’altro antropologico: la relazione tra la proposta del PE e la logica della chiesa in uscita e quella dell’umanesimo dell’aver cura che in qualche modo costituisce il nucleo generatore di questa proposta e dell’intero magistero di Francesco. 2. Una logica ecclesiale: il piú di grazia e salvezza che ci raggiunge dai processi educativi La proposta del PE prende spunto da una visione ecclesiale di fondo che sorregge e guida l'azione del papa Francesco e le cui radici andrebbero ricercate oltre che nel Concilio Vaticano II e nella spiritualità gesuitica, anche e soprattutto nella riflessione della cosiddetta Teologia del popolo, che nasce e si sviluppa a partire dal documento di Medellín (1968) e si separa dalla Teologia della liberazione, nel tentativo di rendere centrale nella riflessione e nella prassi ecclesiale la categoria di popolo di Dio, inteso come soggetto depositario di una fede incarnata e vera sorgente mistica, comunionale e pastorale.  Questa visione del popolo di Dio come multiforme armonia trova il suo centro in due categorie in stretta correlazione tra loro: missione e comunione. La Chiesa é una comunione per la missione ed una missione che porta alla comunione. Detto con le parole del documento di Aparecida: «la comunione e la missione sono profondamente unite tra di loro […] la comunione è missionaria e la missione è per creare comunione». Questa comunione per la missione che è la Chiesa vive profondamente la sua identità quando si pone nella logica del primerear (prendere l’iniziativa): «la comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore, e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva». Questa missionarietà della Chiesa, questo suo essere in uscita, protesa verso i lontani, desiderosa di abitare gli incroci delle strade si riflette nella proposta del PE. L’instrumentum laboris lo dice esplicitamente, affermando che «il Papa ha invitato la Chiesa intera a porsi “in uscita” missionaria, come stile da assumere in ogni attività che si realizzi. [...] In un tale invito ad avere cura delle fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo – invito che non riguarda in verità solo i cristiani ma tutti gli uomini e donne della terra – diventano prioritarie l’educazione e la formazione perché esse aiutano a diventare protagonisti diretti e costruttori del bene comune e della pace». Accanto a questa lettura della Chiesa in uscita - comunità capace di primerear, di farsi tutto a tutti, di uscire dalle sue logiche per incontrarsi con quelle di chi è diverso, lontano, ultimo, escluso - trova spazio anche un’altra possibile visione, non alternativa ma complementare. Parlare di Chiesa in uscita è anche ricordare che fuori dai nostri schemi, dalle nostre strutture, dal nostro modo di essere e fare, dalle nostre logiche c’è un piú di grazia e di salvezza che ci aspetta. La grazia di Cristo straripa fuori dalle nostre strutture e ci precede, anonima ma feconda, nelle realtà del mondo, nei processi che nascono attorno a noi e fuori dai nostri schemi. Il mondo dell’educazione è un nitido esempio di come la grazia di Cristo sia strabordante, non rinchiusa solo negli angusti recinti delle comunità ecclesiali. Scuole in cui maestri e studenti cercano nuove risposte alle domande del presente, giovani che si incontrano per condividere le loro passioni, per impegnarsi nella costruzione di un mondo nuovo e migliore, gruppi e collettivi che lottano per salvaguardare l’ambiente, per proteggere ogni forma di vita: ecco dei luoghi educativi dove la grazia di Cristo ci ha preceduto, dove la salvezza è arrivata anonima ma feconda. Vivere e lasciarsi fecondare da questi processi giovanili, accompagnarli in maniera discreta è incontrare Cristo che in maniera ignota continua a fecondare la terra e l’umanità con la forza del suo Spirito. La proposta del patto educativo globale, allora, trova il suo fondamento proprio in queste due letture della categoria di Chiesa in uscita: farsi prossimi, andare in cerca dell'altro in tutti i campi, anche quello educativo, riconoscendo la necessità di primerear in questo ambito; al tempo stesso riconoscere che nei processi educativi si dà un piú di salvezza, si manifesta la grazia di Cristo, talvolta in maniera anonima o non pronunciata, ma evocata dalla pienezza di vita che da essi scaturisce. Con le parole di Francesco: «oggi c'è bisogno di una rinnovata stagione di impegno educativo, che coinvolga tutte le componenti della società. Ascoltiamo il grido delle nuove generazioni, che mette in luce l'esigenza e, al tempo stesso, la stimolante opportunità di un rinnovato cammino educativo, che non giri lo sguardo dall'altra parte favorendo pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà e scarti umani». 3. Una antropologia dell’aver cura Quanto detto sulla visione ecclesiale di Francesco e su come questa sia alla base della proposta del patto educativo globale ci porta, inevitabilmente, a parlare dell’altro nucleo fondamentale di questo progetto: quello umano. Il papa ha ricordato come l'educazione «sia una delle vie più efficaci per umanizzare il mondo e la storia» 14 e sappiamo quanto il suo magistero si sia caratterizzato per una profonda attenzione all’umano. Sulla scia del Concilio e della miglior riflessione post-conciliare - e in particolare dell’insegnamento di Paolo VI - Francesco si è espresso molte volte in merito alla necessità di costruire un nuovo umanesimo. Sia chiaro, non in maniera sistematica o definitiva, per assiomi o definizioni ma, seguendo uno schema tipico del suo magistero, in una dimensione evocativa. Il suo insegnamento su questi temi si muove tra due poli: la condanna di quanto inumano c’è in questo mondo (strutture, logiche, scelte: tutto ciò che può rientrare nella categoria di cultura dello scarto) e un costante evocare una logica nuova, una maniera di essere uomini e donne che trova il suo centro nell’aver cura. Proviamo ad analizzare questi due poli in relazione alla proposta del PE. Il messaggio per il lancio del PE conteneva una precisa osservazione sul contesto socioculturale che stiamo vivendo: «il mondo contemporaneo è in continua trasformazione ed è attraversato da molteplici crisi. Viviamo un cambiamento epocale: una metamorfosi non solo culturale ma anche antropologica che genera nuovi linguaggi e scarta, senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia. L’educazione si scontra con la cosiddetta rapidación, che imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica e digitale, cambiando continuamente i punti di riferimento. In questo contesto, l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologica si disintegra di fronte a un mutamento incessante che contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica».  Della rapidación il papa aveva già parlato nella Laudato Si’, definendola come un fenomeno tipico del mondo contemporaneo, che vede una continua accelerazione nei ritmi di produzione e di vita, provoca dei rapidi cambiamenti, spesso orientati solo al profitto e incompatibili con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica. Si tratta della logica propria della cultura dello scarto, che tutto piega ai suoi interessi, stretti nel cieco paradigma nascere/produrreconsumare/morire. La società della velocità, che impone ritmi di produzione sempre più rapidi, è la stessa che lascia indietro l’umanità ferita, i dannati della terra, colpevoli di non poter stare al passo con i tempi o forse destinati a questo dallo stesso sistema e dalla sua necessità di vittime da offrire sull’altare del benessere di pochi, ingranaggi di un sistema che si auto fagocita, portando l’umanità sull’orlo di un’estinzione di massa. E così, come in una rinnovata rappresentazione del mito di Re Mida, l’umanità affamata di beni produce e consuma ad una velocità sempre più rapida, toccando tutto ciò che incontra, masse anonime e risorse naturali, per trasformarle nell’oro di beni di consumo sempre più usa e getta, fino a quando non si renderà conto che l’unica cosa che desidera (produrre/consumare in maniera sempre maggiore e sempre più rapida) non è capace di dargli vita, ma la condanna ad una morte che punisce i suoi stolti desideri. Solo che a poter salvarla non c’è il Dioniso del mito, ma un’umanità altra, che si oppone e resiste a questo modello, e che è chiamata a proporre una visione differente; come suggeriva già il papa Paolo VI in un documento – la Popolorum Progressio – che sembra avere un peso specifico importante nel magistero di Francesco, la vera questione sta nella costruzione di un umanesimo nuovo: «se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor di più uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca d’un umanesimo nuovo, che permetta all’uomo moderno di ritrovare sé stesso, assumendo i valori superiori d’amore, di amicizia, di preghiera e di contemplazione. In tal modo potrà compiersi in pienezza il vero sviluppo, che è il passaggio, per ciascuno e per tutti, da condizioni meno umane a condizioni più umane»  . Alla maniera di vedere le cose pocanzi evocata, a questo sistema dello scarto e del consumo forsennato, si oppone, allora, una visione umana diversa, che trova il suo centro nella categoria dell’aver cura. Motore propulsore di questa visione è Cristo, il veramente uomo, che camminando sui sentieri polverosi di Galilea, sanando e liberando, ha insegnato all’uomo la categoria dell’ultimo, del bisognoso su cui chinarsi con amore e premura. Guardando al suo volto, il volto dell’eternamente misericordioso, incontriamo colui che si spoglia della sua divinità per farsi addentro alle dinamiche umane, di colui che smette di essere l’Eternamente Oltre per gustare della gioia di un pranzo tra amici, per ridere e scherzare, per innamorarsi, per provare la dolcezza della carezza di una mamma, per indignarsi e arrabbiarsi davanti alle ingiustizie, per piangere di dolore la morte di un amico, per ridare speranza ai discepoli abbattuti dalla notizia della sua morte. È quel volto, allora, il volto del Dio che si fa uomo, che ci insegna il cammino per essere uomini e donne nuovi: «non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo. Il volto è l’immagine della sua trascendenza. È il misericordiae vultus. Lasciamoci guardare da Lui. Gesù è il nostro umanesimo» . Guardiamo, allora, al suo volto per provare a dare un senso a questa antropologia dell’aver cura evocata da Francesco e centrale nella proposta del PE. Questo volto di Cristo possiamo scorgerlo riflesso in quello di un uomo in cammino lungo i sentieri che da Gerusalemme portano a Gerico, un samaritano che ha cura di uno sconosciuto, incontrato ferito sul ciglio del sentiero. Questo aver cura del samaritano si gioca tutto attorno a tre azioni fondamentali: sentire compassione per la condizione dell’altro, farsi vicino e stabilire una prossimità che sa di impegno, farsi carico dei bisogni dell’altro. Su questa sequenza e sulla nostra capacità di assumerla come costitutiva della nostra natura si gioca il nostro futuro come umanità: − Sentire compassione: non solo sentire insieme, ma anche e soprattutto sentirsi chiamati a responsabilità verso l’altro − Avvicinarsi per curare e sanare le ferite, stabilendo una prossimità fisica che dice disponibilità, un contatto che parla di un desiderio di vicinanza più forte dell’imbarazzo dei corpi che si incontrano − Farsi responsabili per la sorte dell’altro anche oltre le prime e necessarie attenzioni, uscendo dalla logica della necessità presente per entrare nell’orizzonte della costruzione di futuro. Questa sequenza dovrebbe essere al centro delle nostre strutture sociali e culturali, trasformarle per garantire al mondo un cammino di futuro: «davanti a tanto dolore, a tante ferite, l’unica via di uscita è essere come il buon samaritano. Ogni altra scelta conduce o dalla parte dei briganti oppure da quella di coloro che passano accanto senza avere compassione del dolore dell’uomo ferito lungo la strada. La parabola ci mostra con quali iniziative si può rifare una comunità a partire da uomini e donne che fanno propria la fragilità degli altri, che non lasciano edificare una società di esclusione, ma si fanno prossimi e rialzano e riabilitano l’uomo caduto, perché il bene sia comune. Nello stesso tempo, la parabola ci mette in guardia da certi atteggiamenti di persone che guardano solo a sé stesse e non si fanno carico delle esigenze ineludibili della realtà umana». Se questo è l’orizzonte umano verso cui orientare l’andare dell’umanità, allora non si può fare a meno dell’educazione, cammino da percorrere per costruire questo umanismo nuovo, questo futuro che trova il suo centro nell’aver cura del mondo e degli altri: «L'educazione è soprattutto una questione di amore e di responsabilità che si trasmette nel tempo di generazione in generazione. L'educazione, quindi, si propone come il naturale antidoto alla  Francesco, Fratelli Tutti, 67. 8 cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell'io e nel primato dell'indifferenza. Il nostro futuro non può essere la divisione, l'impoverimento delle facoltà di pensiero e d'immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione. Il nostro futuro non può essere questo».  Il PE, allora, ci sfida ad essere costruttori di questo nuovo umanesimo, di una umanità che riproduce nel suo volto quello di Cristo, un mondo in cui l'aver cura è il paradigma che guida tutte le decisioni politiche, sociali, etiche, religiose. Como umanità, allora, siamo chiamati a rinnovare la nostra tensione educativa, ad ascoltare «il grido delle nuove generazioni, che mette in luce l'esigenza e, al tempo stesso, la stimolante opportunità di un rinnovato cammino educativo, che non giri lo sguardo dall'altra parte favorendo pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà e scarti umani» . 4. Costruire oggi l’umanità del domani Il cammino fatto fino ad ora ci ha mostrato come la proposta del PE si inserisca nella visione ecclesiale di Francesco, quella della Chiesa in uscita, comunità per la missione, che vede nel primerear il senso del suo esistere e la prova della sua fedeltà allo Spirito del Risorto, quello stesso Spirito che la precede fecondando i processi educativi e giovanili che si danno fuori dai suoi schemi e dalle sue logiche. A questa visione ecclesiale si affianca una antropologia dell’aver cura che costituisce il motore del progetto del PE. Il desiderio di costruire un’umanità che trovi nell’aver cura dell’altro il suo centro, il sogno di una comunità di uomini e donne che riconoscano nelle differenze non una causa di divisione ma un invito alla vicinanza è l’orizzonte ultimo che muove la proposta del PE. Il cammino tracciato dal papa, allora, ha tutti i contorni di una sfida, che richiede scelte coraggiose per costruire oggi l’umanità del domani, lontana dalla logica della cultura dello scarto, per formare uomini e donne che riflettano nel loro volto il volto di Gesù, del Maestro che si china sull’umanità ferita per riempirla di sé non dall’alto di una prepotente perfezione, ma mettendosi alla sua stessa altezza, per poter guardarla negli occhi.                                                                                                                                                                                                                              p. Giuseppe Meluso


19 Aprile 2021

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San Leonardo Murialdo

“Le attuali difficoltà, che non pochi Istituti incontrano in alcune regioni del mondo, non devono indurre a sollevare dubbi sul fatto che la professione dei consigli evangelici sia parte integrante della vita della Chiesa, alla quale reca un prezioso impulso verso una sempre maggiore coerenza evangelica.” (Vita consecrata 3)

Pubblicazioni
Eventi
Vita Giuseppina

l 12 novembre 1921 è la data del documento ufficiale con il quale la Congregazione di Propaganda Fide affidava alla Congregazione di San Giuseppe Il Vicariato Apostolico del Napo.
Iniziava così una storia che da 100 anni ormai continua pur nel cambiamento sociale, culturale, religioso del Vicariato Apostolico del Napo.

PROGETTI

In oltre 140 anni di storia abbiamo progettato e promosso attività di solidarietà in 16 nazione diverse, in Italia e nel Mondo. Continuiamo a farlo come ambasciatori di pace, fratellanza e unità nella consapevolezza che le diversità ci uniscono e ci arricchiscono.

Periferie al Centro

Periferie al Centro

Periferie al Centro

Questo progetto mette al centro i bambini e i ragazzi che si trovano nelle periferie dello stato più povero dell’India: il Bihar. La via individuata per realizzare ciò è quella dell’alfabetizzazione, dell’educazione e della formazione socio-culturale attraverso la costruzione di una scuola in una zona carente di offerta formativa e caratterizzata ad una alto tasso di povertà. Obiettivi generali del progetto Garantire l’accesso alla scolarizzazione primaria a tutti i bambini, compresi i più poveri che vivono nelle periferie rurali. Colmare la lacuna dell’analfabetizzazione adulta attraverso il coinvolgimento dei genitori degli alunni. Diffondere anche ai giovani più poveri la speranza e la cultura, elementi essenziali per la preparazione integrale delle generazioni future Obiettivi specifici del progetto L’acquisto di un terreno in un villaggio di Buxar (vedi ovale blu nella mappa del Bihar) e la costruzione di una scuola primaria e secondaria con spazi polivalenti in cui offrire anche corsi di formazione per adulti. La creazione di luoghi ove la popolazione locale può riunirsi per momenti di confronto, convivialità e attività ricreative e sportive.   Visualizza la locandina del progetto      

  • India
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 680
  • DA Gennaio 2017
Oltre i Muri

Oltre i Muri

Oltre i Muri

Progetto per garantire cibo, istruzione e cure mediche a centinaia di bambini e famiglie in difficoltà in Messico, senza sradicarle dai propri affetti, cultura e territorio. Obiettivi generali del progetto Garantire ai bambini e ragazzi sostenuti il rispetto dei diritti umani fondamentali: CIBO, CURE MEDICHE, ISTRUZIONE, PROTEZIONE e GIOCO Promuovere soluzioni che, invece di creare “muri” e divisioni tra i popoli, siano in grado di creare “ponti” tra essi. Obiettivi specifici del progetto Il progetto mira a offrire ai bambini e ai ragazzi di 3 città messicane diverse (Città del Messico, Aguascalientes e Hermosillo) il sostegno concreto in questi 3 ambiti: Educativo (tasse scolastiche, libri e materiale didattico, etc.), a cui viene dedicato il 50% delle risorse economiche; Sanitario (medicine, cure mediche, visite, etc.), a cui viene dedicato il 25% delle risorse economiche; Socio-familiare (aiuto alla famiglia del bambino, programma alimentare, attività ricreative, etc.), a cui viene dedicato il 25% delle risorse economiche. Con il progetto “Oltre i muri” in Messico si cerca di aiutare i giovani, con le rispettive famiglie, che si trovano in situazione di difficoltà economica e familiare, anche a seguito delle devastanti scosse di terremoto avvenute nel mese di settembre 2017, con priorità a quelli che sono figli di Inmigrantes. A questi ultimi si cerca di offrire un accompagnamento speciale verso l’ottenimento di una formazione tecnica capace di offrire poi a loro un posto di lavoro in Messico. In tale maniera si evita che questi giovani, assieme ai propri genitori, ritentino l’emigrazione in USA da irregolari, fatto che accade purtroppo con grande frequenza anche in periodo “Trump”. Quando possibile, e ove ne esistano le condizioni di bisogno generalizzato, si preferisce aiutare un’intera classe scolastica di bambini, garantendo un supporto indiscriminato tra gli scolari appartenenti allo stesso gruppo.

  • Messico
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 25
  • DA Novembre 2018
Borsa di Studio

Borsa di Studio

Borsa di Studio

La Colombia vive da più di 50 anni in guerra civile. Nonostante il conflitto sia terminato ufficialmente con il trattato di pace nel 2016, la violenza continua in molte zone del paese, sempre più connessa al narcotraffico. Parallelamente all’espansione del conflitto e della violenza politica,le città colombiane sono duramente colpite da una nuova ondata di atti criminali ed omicidi selettivi contro appartenenti alle fasce più deboli e marginalizzate della società (indigenti, bambini di strada, piccoli spacciatori, tossicodipendenti, prostitute e omosessuali). Il fenomeno, noto con il termine di “limpieza social” (pulizia sociale), è una delle maggiori conseguenze del grave conflitto sociale e delle politiche discriminanti ed escludenti dei ceti economici e politici. Obiettivo generale del progetto Accompagnare e sostenere i giovani universitari dei quartieri La Sierra e Villa Turbay, educandoli all’impegno per il loro quartiere. Obiettivi specifici del progetto Sostenere giovani universitari dei quartieri La Sierra e Villa Turbay, offrendogli una borsa di studio integrativa, che gli permette di sostenere le spese di trasporto, di alimentazione e di materiale didattico. Accompagnare i giovani nello studio, monitorando costantemente il loro rendimento e supportandoli nell’apprendimento. Educare i giovani universitari al servizio verso la comunità, suggerendogli un volontariato come contraccambio della borsa di studio ricevuta

  • Colombia
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 6
  • DA Gennaio 2019
Incontriamo i Giovani

Incontriamo i Giovani

Incontriamo i Giovani

Perché in Nigeria? Perché, si potrebbe dire, il Signore ci ha preceduto mandandoci delle vocazioni da quel Paese, nel quale finora non siamo stati presenti: nel prossimo dicembre 2014 saranno ordinati sacerdoti i primi due giuseppini nigeriani. Intendiamo istituire una comunità di servizio pastorale e carismatico giuseppino, nella quale potranno inserirsi i nostri studenti di teologia. Vogliamo essere un aiuto concreto e significativo per tanti bambini e giovani presenti in questa terra attualmente colpita da forti tensioni socio-religiose e martoriata da un conflitto interno al Nord del Paese. La nostra presenza sarà caratterizzata da un inizio semplice, fatto di essenzialità; sarà espressione da una parte di un atteggiamento di flessibilità e dall’altra di un inserimento coerente con la realtà locale. Le 3 parole chiavi dello stile con cui vogliamo inserirci in questo Paese sono: efficacia, flessibilità, sobrietà. Quindi parliamo di sostenibilità economica, di sostenibilità carismatico-pastorale e di socialità secondo il punto di vista locale. Obiettivi generali del progetto Istituire una comunità permanente di presenza missionaria giuseppina, che possa diventare quanto prima un punto di riferimento per i locali, soprattutto per quelli più bisognosi. Essere un aiuto concreto e significativo per tanti bambini e giovani presenti in questa terra attualmente colpita da forti tensioni socio-religiose e martoriata da un conflitto interno al Nord del Paese. Obiettivi specifici del progetto Caratterizzare la nuova presenza missionaria giuseppina all’insegna della stabilità e della sobrietà. Questo significa abitare in una casa presa in affitto, modesta per la comunità giuseppina, dotata di generatore elettrico per la luce, di orto per l’autoproduzione e di qualche camera per l’ospitalità. Andare incontro ai locali più bisognosi con predilezione dei giovani per aiutarli ad uscire dall’emarginazione per motivi economici e/o di analfabetizzazione. Questo significa dotare la comunità giuseppina di un’automobile e di una o due moto e di materiale per l’attività sociale, educativa e post-scolastica (computer, stampanti, libri, quaderni, penne etc). Valorizzare gli spazi e le strutture già esistenti di proprietà di altri enti pubblici e religiosi per cercare di svolgere le attività socio-educative riducendo al minimo i suoi costi. In questa maniera si garantirà l’ottimizzazione delle risorse economiche impiegate.   Visualizza il volantino    

  • Nigeria
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 100
  • DA Gennaio 2014
Borsa Lavoro

Borsa Lavoro

Borsa Lavoro

Progetto per contrastare il disagio e l’abbandono scolastico attraverso la promozione della formazione in alternanza scuola-lavoro. Si tratta di un percorso lavorativo per l’inclusione sociale di ragazzi e ragazze ad alto rischio di dispersione socio-scolastica. Obiettivi generali del progetto Diffondere tra i giovani la consapevolezza dell’importanza della preparazione professionale per poter accedere con maggiore facilità al mondo del lavoro. Promuovere l’integrazione socio-lavorativa dei giovani, specialmente di quelli socialmente più deboli e vulnerabili. Obiettivi specifici del progetto Il progetto ha come scopo principale sostenere i giovani, che frequentano nel vicentino e in generale nel Veneto le scuole professionali e che per motivi familiari, sociali o psico-fisici si trovano in serie difficoltà, a proseguire e a concludere il proprio percorso formativo, aumentando così la possibilità nel breve-medio termine di inserirsi nel mondo del lavoro. Il progetto prevede inoltre l’obiettivo di diffondere sul territorio la consapevolezza che i giovani, anche quelli più a rischio dal punto di vista disciplinare o sociale, se aiutati nel loro percorso di preparazione professionale, soprattutto nell’età dell’adolescenza, possono costruirsi un futuro dignitoso nella legalità. Infine è prevista l’organizzazione di eventi che valorizzino e diano visibilità ad alcune testimonianze di giovani che hanno concluso positivamente la formazione professionale presso le scuole ENGIM Veneto e che si sono contraddistinti per la loro straordinarietà nel lavoro, nella solidarietà o nell’ordinarietà.   >> Visualizza la locandina    

  • Italia
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 200
  • DA Gennaio 2017
Il Pozzo è Vita

Il Pozzo è Vita

Il Pozzo è Vita

L’acqua è l’elemento più importante nella vita di ogni essere vivente, si può affermare che chiunque dona ad un villaggio un pozzo, dona vita. Dopo pochi mesi e grazie ad un percorso di accompagnamento e di assistenza i villaggi che sono stati dotati di un pozzo trovano una nuova vita. Nascono piccoli orti a gestione familiare,nascono i primi piccoli allevamenti di galline e maiali. La dieta alimentare si arricchisce e la sicurezza alimentare genera un ottimismo nella gente che va al di là del beneficio concreto offerto dall’acqua. E’ un vero miracolo che nasce da un sentimento di solidarietà e da una corretta idea di promozione e di sviluppo. Beneficiari del progetto sono 8.000 persone. Sono gli abitanti dei villaggi coinvolti nell’iniziativa. Si tratta di un impatto formidabile perché in alcuni casi i villaggi sono dislocati in aree molto difficili da raggiungere dove difficilmente esisterebbero alternative. Origine del progetto Il problema dell'acqua in Sierra Leone non è principalmente un problema di mancanza, è sopratutto un problema di accesso.  Ogni anno le malattie legate all’uso improprio di acqua causano la morte a 1,6 milioni di bambini, la maggior parte dei quali sotto ai 5 anni. Milioni di donne percorrono ogni giorno molti chilometri a piedi per approvvigionarsi d’acqua, e i bambini sono impossibilitati ad andare a scuola per dare una mano alla famiglia. In Sierra leone una persona su due viene colpita da malattie dovute alla mancanza o alla cattiva qualità dell’acqua mentre le stime indicano che un contadino africano dispone meno di 20 litri di acqua al giorno, ossia meno della metà del fabbisogno minimo giornaliero di 50 litri indicato come necessario dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità. Acqua non potabile e condizioni igienico-sanitarie carenti sono all’origine di un’elevata incidenza di malattie infantili, quasi tutte prevenibili. Senza acqua potabile è impossibile sfuggire alla spirale di miseria delle infezioni. Acqua significa poter bere, poter cucinare, lavarsi, irrigare il terreno. Se le donne evitano di percorrere lunghe distanze alla ricerca dell’acqua hanno più tempo da dedicare alla famiglia e ai figli o per svolgere un’attività che consenta di aiutare il bilancio familiare mentre diminuiscono la mortalità infantile dovuta al consumo di acqua non potabile. Obiettivi del progetto L’obiettivo del progetto è il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali in Sierra Leone attraverso attività idonee a: incrementare le competenze tra i beneficiari con riguardo all’utilizzo delle risorse naturali; combattere il processo di desertificazione; incrementare la capacità di produzione delle risorse destinate a soddisfare i bisogni primari della popolazione beneficiaria quale acqua e cibo; diminuire il più possibile gli effetti negativi, molte volte mortali soprattutto nei bambini, dell’utilizzo di acqua non potabile nella propria alimentazione e nella cura del proprio igiene.  

  • Sierra Leone
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 1600
  • DA Gennaio 2012
Assieme contro il COVID-19

Assieme contro il COVID-19

Assieme contro il COVID-19

Progetto per contrastare la diffusione del nemico invisibile Covid-19 nelle periferie dell’Amazzonia ecuadoriana, in particolare nei villaggi indigeni localizzati nelle città di Baeza, Archidona e Tena.  I villaggi indigeni della regione del Napo stanno vivendo nel 2020 una situazione drammatica per diverse ragioni. In aprile scorso c’è stata una fuoriuscita di petrolio per la rottura dell’oleodotto che ha inquinato il fiume Napo, causando la moria dei pesci e della selvaggina presente normalmente nella selva. Qualche giorno prima il fiume Napo aveva inondato vari villaggi e le loro scuole spazzando via libri, quaderni, banchi e armadi. Infine è arrivata anche la pandemia Covid-19, che sta tuttora mietendo vittime soprattutto tra gli anziani e i più poveri. Mancano medicine, soprattutto per problemi respiratori e polmonari, mascherine, guanti, gel, materiale per purificare l’acqua e in generale mancano viveri. Nelle zone rurali le comunicazioni sono interrotte per frane e inondazioni succedutesi nel primo semestre 2020. Se si aggiunge che normalmente in queste zone anche la luce e il telefono a volte non funzionano e il segnale internet è scarso, si comprende come il nemico invisibile Covid-19 sia ancora più invisibile e capace di generare una vera e propria strage in queste periferie del mondo.   Obiettivi generali del progetto Offrire un servizio radiofonico informativo di ponte con i villaggi, anche quelli non raggiunti dall’energia elettrica, attraverso l’uso di batterie ricaricabili e generatori elettrici, mettendo in onda programmi radiofonici specifici per l’emergenza Covid-19 con cui raccogliere richieste di aiuto o avvisi di malattie in corso di diffusione, al fine di informare tempestivamente gli organi sanitari competenti per un loro pronto intervento. Contrastare la mancanza di viveri e di materiale sanitario distribuendolo soprattutto nelle zone più colpite dal Covid-19.   Obiettivi specifici del progetto Presentare, attraverso Radio Voz del Napo, dei programmi di carattere sociale e sanitario per bambini e per ragazzi, specifici per l’emergenza Covid-19, inserendoli tra quelli già in corso quali, per esempio, di catechismo e d’intrattenimento. Prevedere in Radio interventi di medici e di persone esperte nell’ambito socio-sanitario, per una consulenza sui comportamenti igienico - sanitari, alimentari e sociali da adottare per prevenire la diffusione del contagio Covid-19. Distribuire materiale sanitario per contrastare la diffusione del Covid-19 come mascherine, guanti, gel idroalcolico, acqua potabile, cibo e medicine antivirali e antinfiammatorie per le vie respiratorie.

  • Ecuador
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 220
  • DA Maggio 2020
Per un nuovo Missionario

Per un nuovo Missionario

Per un nuovo Missionario

La campagna “Per un nuovo missionario” mira a sostenere i giovani studenti che vogliono intraprendere un percorso di fede nella loro terra, che è per noi terra di missione, ma non dispongono di sufficienti risorse per mantenere i propri studi. Aiutare un futuro missionario significa dare un’opportunità di auto sostentamento nella terra di missione, in un’ottica sempre meno assistenzialista. Con 200 € al mese potrai aiutare un seminarista nel suo percorso di formazione per diventare Giuseppina e Sacerdote a servizio dei più poveri.     Le donazioni, deducibili fiscalmente, possono essere effettuate con rate: mensili da 200 € semestrali da 1.200 € annuali da 2.400 €     Come sostenerli? Bollettino postale sul C/C n. 1001330032 Intestato a: Murialdo World Onlus Causale: Per un nuovo Missionario Bonifico Bancario presso Poste Italiane Intestato a: Murialdo World Onlus Codice IBAN: IT 17 E 07601 03200 001001330032 Causale: Per un nuovo Missionario   Visualizza il volantino

  • India, Messico, Africa
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 40
  • DA Gennaio 2012
Aggiungi un Posto a Tavola

Aggiungi un Posto a Tavola

Aggiungi un Posto a Tavola

É un progetto di sostegno alimentare, educativo e ricreativo per i bambini e ragazzi dei quartieri poveri della città di Medellin, Colombia. Per tutti una tavola per mangiare, una tavola per imparare, una tavola per giocare. La Colombia vive da più di 40 anni in guerra civile e vede crescere progressivamente il conflitto armato e la violenza. In questo contesto si è sviluppato e aggravato sempre di più il fenomeno dei “ragazzi di strada”, bambini e adolescenti vittime dell’abbandono familiare e scolastico, che vivono di elemosina e atti di microcriminalità. Obiettivi generali del progetto Con il progetto “Aggiungi un posto a tavola” i Giuseppini del Murialdo, con MURIALDO WORLD onlus, vogliono garantire ogni giorno a centinaia di bambini e ragazzi, di età inferiore a 14 anni, accoglienza e assistenza offrendo loro: un pasto caldo (una tavola per mangiare), degli educatori che li accompagnino nel cammino scolastico (una tavola per imparare), uno spazio dove poter giocare (una tavola per giocare), al fine di offrire opportunità di integrazione sociale e sostegno ai bambini e alle loro famiglie per contrastare gli indici di violenza, illegalità e apatia della zona. Obiettivi specifici del progetto In particolare il progetto ha come beneficiari più di 200 bambini e ragazzi poveri per i quali si vuole: Migliorare le condizioni alimentari e sanitarie. Promuovere l’istruzione di base, innalzare il livello d’istruzione e creare le premesse per l’accesso ad un’educazione superiore. Favorire lo sviluppo integrale realizzando attività di prevenzione.  

  • Colombia
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 200
  • DA Agosto 2015
Uniti e Diversi

Uniti e Diversi

Uniti e Diversi

Questo progetto è frutto della collaborazione stretta tra gli enti giuseppini MURIALDO WORLD e ENGIM che da sempre contraddistingue il loro modo di operare nella cooperazione e nel sociale. In Italia lo scenario delle migrazioni è in rapida evoluzione. Le difficoltà d’integrazione rappresentano potenziali elementi di crisi sociale. L’incremento del fenomeno migratorio rende necessario migliorare il sistema di accoglienza e di inserimento socio-lavorativo dei migranti in generale, ma soprattutto di quanti tra essi si trovino in una condizione di particolare vulnerabilità. Il progetto consiste in una serie di interventi integrati volti all’accoglienza e all’inserimento socio-lavorativo di Rifugiati e Richiedenti Asilo. In particolare l’azione integrata di accoglienza e inserimento socio-lavorativo verrà realizzata a Roma in via degli Etruschi 7 nella sede di ENGIM internazionale ong attraverso: Attività di accoglienza e orientamento. Attività di formazione. Tirocini formativi. Attività di ricerca attiva del lavoro. Visite didattico/culturali. Attività di sensibilizzazione. Attività di inserimento culturale. Obiettivi generali del progetto Affermare i diritti/doveri e promuovere l’integrazione sociale e lavorativa dei giovani, specialmente di quelli socialmente più deboli come i rifugiati e richiedenti asilo. Evitare che il problema immigratorio si trasformi in un problema di violenza e illegalità. Diffondere la cultura dell’accoglienza e della fraternità. Obiettivi specifici del progetto Il progetto ha come scopo l’accogliere e l’accompagnare almeno 20 giovani rifugiati e richiedenti asilo all’anno verso un’inclusione sociale piena. Ciò significa togliere dal pericolo dell’illegalità persone che sono già in Italia ma che, senza questo intervento, si troverebbero senza lavoro e senza prospettive nemmeno per sopravvivere.

  • Italia
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 20
  • DA Gennaio 2017
Sostegno a Distanza

Sostegno a Distanza

Sostegno a Distanza

Cibo, istruzione e cure mediche senza sradicare i bambini dalla loro famiglia MURIALDO WORLD vuole usare il termine SOSTEGNO piuttosto che ADOZIONE A DISTANZA perché l’adozione è una forma di dipendenza, mentre il sostegno è contributo, collaborazione, è camminare insieme verso la costruzione di un futuro migliore. Il Sostegno a Distanza (SaD) è un atto di solidarietà nei confronti di un minore in difficoltà, della sua famiglia e della sua comunità, finalizzato alla promozione dello sviluppo umano e sociale nel Paese in cui vive. Diventando Sostenitore puoi prenderti cura di un bambino senza sradicarlo dal suo paese e dalla sua famiglia, sosterrai un progetto attraverso il quale offrirgli la possibilità di uscire dalla condizione di emergenza e miseria in cui vive.     Chi aiuti con il Sostegno a Distanza? Il Sostegno a Distanza è dare una mano a bambini, ragazzi e adolescenti del sud del mondo che frequentano centri diurni, centri di formazione professionale, asili, case, famiglie, parrocchie, scuole o altre attività gestite dai Missionari Giuseppini del Murialdo.     Con 310€ all’anno, circa 85 centesimi al giorno, puoi sostenere un bambino. Bollettino postale sul C/C n.1001330032 Intestato a: Murialdo World onlus Causale: SaD + eventuale nome del Paese preferito Bonifico bancario presso Poste Italiane Intestato a: Murialdo World Onlus Codice IBAN: IT 17 E 07601 03200 001001330032 Causale: SaD + eventuale nome del Paese preferito

  • Mondo
  • NUMERO DI BENEFICIARI: 1045
  • DA Gennaio 2009
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