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FAMÍLIA DE MURIALDO

As relações se cultivam também por meio de comunicações. Este espaço quer seu uma voz amiga em que podemos manifestar nossos pensamentos, relatar nossos projetos e comnicar as atividades e as últimas novidades. Um lugar de informação que, desejamos, se tornará logo um bom hábito de leitura.

CONSULTA ANNUALE IN ARGENTINA

Abbiamo vissuto la Consultazione annuale -che si è tenuta in videoconferenza tra il 28 e il 30 dicembre 2020- al termine di un anno molto difficile per tutti, come una grazia, un dono di Dio, un'occasione per crescere nel senso del "noi" tra religiosi e laici. I partecipanti a questa Consultazione sono stati 35: 24 religiosi (23 giuseppini, 1 murialdina) e 11 laici, sottolineando l'aspetto positivo di questa presenza che rappresenta tanti collaboratori nelle nostre opere e segna il cammino della corresponsabilità nell'ambito della Famiglia di Murialdo e del carisma.  Nel suo saluto il P. Generale, riferendosi alla lettera "Patris Corde" di papa Francesco e al "coraggio creativo" di san Giuseppe, ci invitava a "progettare, inventare, incontrare" con fede e decisione, confidando in Dio e nella forza della sua Parola, nonostante la nostra fragilità, e anche a chiederci se siamo sempre, con la nostra testimonianza di vita, il "lievito capace di far lievitare tutta la farina" (Mt 13,33). "Camminare insieme" è stato lo sforzo e il desiderio evidenziato nella Consultazione: è la nostra vocazione e il nostro impegno. Abbiamo elaborato un programma in continuità (del programma del Capitolo), nell'ascolto dei segni dei tempi (sinodalità, corresponsabilità, collegialità, pandemia, Anno di San Giuseppe, Patto educativo globale, Anno della famiglia) con uno sguardo contemplativo, più realistico, speranzoso, misericordioso e tenero sulle nostre debolezze; lo sguardo di Dio su di noi. La misericordia non abbandona mai coloro che sono lasciati indietro. Dobbiamo guardare a questo tempo con occhi che sanno essere incantati, anche con quello che chiamiamo "vuoto", che non è mai completamente vuoto. Uno sguardo che benedice, che sa mettere in evidenza e valorizzare ciò che è positivo, e non tanto per fermarsi al negativo. Uno sguardo misericordioso che vede Dio venire incontro a noi in ogni momento e in ogni persona: ci perdona, ci abbraccia, ci consola, ci sfida, ci incoraggia. Abbiamo avuto molti problemi nel 2020 e non sappiamo cosa accadrà nel 2021, ma siamo invitati a guardare oltre i nostri problemi, risvegliando il senso di essere "fratelli tutti". Crediamo nello Spirito Santo, nel Dio dell'Amore e della Speranza, presente e futuro dei nostri cammini.  


14 January 2021

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Anno di neve, anno di beni- Spagna

UNA NEVICATA PARTICOLARMENTE ABBONDANTE SEGNA L'INIZIO DEL NUOVO ANNO IN GRAN PARTE DELLA SPAGNA. 2021 si è vestito di bianco. Gran parte della Spagna ha accolto il nuovo anno con una nevicata epocale. La tempesta "Filomena" e la neve che ha portato ha assunto un ruolo di primo piano che lascia sullo sfondo la dura situazione che continua a causare pandemia. La quantità di neve caduta ha fatto crollare soprattutto l'intera area centrale e il Levante. Un gran numero di popolazioni erano isolate, problemi di fornitura di energia elettrica, mancanza di prodotti di base... La situazione sta lentamente migliorando - è ancora critica, soprattutto in molte zone rurali; immagini alle quali non siamo abituati, ci presentano un gran numero di veicoli bloccati dalla neve su diverse strade principali del paese, tra cui importanti strade urbane; un gran numero di alberi ed edifici danneggiati. E dopo la neve, un'intensa ondata di freddo con temperature sotto lo zero generalizzate praticamente in tutto il territorio peninsulare, con temperature record di congelamento (il 7 gennaio si è arrivati a -13 a Sigüenza) rende la situazione molto complicata: dalla neve al ghiaccio. Tutto questo ci presenta una situazione paradossale che condivide immagini di grande bellezza e catastrofe allo stesso tempo; la gioia di bambini e adulti che giocano con la neve e gli enormi pupazzi di neve in molte piazze e parchi, con il doppio isolamento di tanti adulti (a causa della neve e del Covid-19); la situazione dei senzatetto con le abbondanti iniziative e manifestazioni di solidarietà privata e istituzionale... Come la vita stessa. Un panorama difficile e complicato. Ma, allo stesso tempo, - e usando il detto (= saggezza popolare) - si spera: Anno di neve, Anno d beni.


13 January 2021

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Giovani, Chiesa e comune umanità-nuovo libro di p. Salvatore Currò

Dall’Introduzione: «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti» (Francesco, Meditazione in occasione del momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, Roma, Sagrato della Basilica di San Pietro, 27 marzo 2020). Tutti, singolarmente e insieme - singolarmente ma insieme, insieme ma ciascuno nella sua singolarità - sulla stessa barca: di fronte alle stesse sfide, con comuni responsabilità, appartenenti alla stessa terra, legati gli uni gli altri nella comune umanità. Questo è l’orizzonte di ogni cammino, personale e comunitario, politico e economico, sociale ed ecclesiale, dei piccoli e dei grandi, dei giovani e degli adulti. Questo è anche l’orizzonte della fede perché la comune umanità porta l’impronta dell’opera creatrice e redentrice di Dio e i segni dell’incarnazione e della Pasqua di Cristo. Questi è, pure lui, sulla barca, che lo si percepisca sveglio o dormiente, interessato o indifferente. Questo libro vuole situare le vicende ecclesiali, la pastorale e l’educazione dei giovani, le problematiche di tutta la pastorale e le sfide dell’evangelizzazione, nella comune umanità. In tal modo si vuole superare quel dualismo, sottile ma ben radicato, che attraversa spesso la missione ecclesiale; si separa con una certa rigidità tra: i credenti e i non credenti, la Chiesa e la società, la vita di fede e la responsabilità nel mondo, il Vangelo e l’esperienza. La pastorale dei (e coi) giovani, che sarà pensata in un rapporto profondo con l’educazione, ci offrirà il punto di vista. I giovani ci aprono al futuro, ma ci offrono anche la migliore chiave interpretativa dell’oggi. Il terreno dell’incontro coi giovani è, allora, il terreno migliore per la comprensione delle sfide culturali attuali, per il rinnovamento a cui la Chiesa si sente oggi particolarmente chiamata e per una ricomprensione della stessa esperienza di fede. Tutta la riflessione ruota attorno alla conversione pastorale che ha carattere globale e inclusivo; essa è, insieme, conversione spirituale, di mentalità, di approccio ai problemi, di rapporto con gli altri, di riconciliazione con se stessi e con Dio. I percorsi proposti, sostenuti da ragioni teologiche – sono percorsi di teologia pratica – invitano a praticare strade nuove, nell’apertura alle sfide epocali del nostro tempo e nel tentativo di riandare alle sorgenti della fede per ritrovare la loro freschezza. Il libro si articola in quattro parti che possono essere pensate come quattro direzioni o dimensioni della conversione pastorale. La prima parte (Conversione delle relazioni) apre su una qualità nuova delle relazioni educative, pastorali, missionarie, ecclesiali, intergenerazionali o, semplicemente, delle relazioni umane; l’accento è posto sul camminare insieme, sulla mentalità sinodale, sull’incontro avvertito come evento, sulla riconciliazione. La seconda parte (La sincerità dell’umano) rende conto della provocazione di verità iscritta nel cuore dell’esistenza di tutti; si mette a fuoco: la questione antropologica dell’educazione, della pastorale, della catechesi e della cultura attuale; la struttura di chiamata o vocazionale dell’esistenza di tutti; la necessità, in rapporto alla verità dell’umano, di tener vivo il senso stesso della Rivelazione e del linguaggio che la dice. La terza parte (Alla misura della Rivelazione) invita a dare qualità di Rivelazione all’attuale prassi pastorale, in tutte le sue dimensioni (stili, processi, linguaggi) e nei diversi ambiti: la pastorale dei giovani, l’annuncio, la liturgia, l’approccio alla Scrittura. La quarta parte (Conversione come trasfigurazione) interpreta la conversione come trasformazione corporea, sensibile, affettiva, prima che cosciente; ciò emerge in prospettiva fenomenologica, portando a manifestazione la struttura di trascendenza dell’esistenza, cercando appoggio sulla liturgia e sulle altre risorse ecclesiali, mettendosi in dialogo con quella fenomenologia che si mostra aperta al confronto con la teologia.


13 January 2021

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Il messaggio del padre generale per l'anno nuovo

AUGURI. BUON ANNO 2021   Roma, 1 gennaio 2021 Carissimi. Oggi primo gennaio 2021 inizia un nuovo anno. Abbiamo attraversato un anno difficile, inedito sotto tanti aspetti, con tanto dolore dentro e attorno a noi, con tanta incertezza e a volte perfino sfiducia. Abbiamo provato nella carne la nostra fragilità, la nostra vulnerabilità, il nostro limite. Forse abbiamo appreso ad essere più umili, misericordiosi con noi e con gli altri, più accoglienti per quanti sono nella prova. Iniziamo questo nuovo anno sotto il patrocinio di san Giuseppe, e a lui chiediamo che il 2021 ci incontri più umani, più solidali, più consapevoli nel prenderci cura gli uni degli altri. Nell’anno appena passato 21 confratelli ci hanno lasciato: per tutti loro la nostra memoria riconoscente. Ai nuovi professi (11), ai professi perpetui (4), ai novelli sacerdoti (9), un forte abbraccio e un augurio di realizzare con pienezza la propria vocazione di giuseppini del Murialdo. A chi ci ha lasciato (7)  per percorrere altre strade e realizzare meglio la propria vocazione umana e cristiana, ogni augurio fraterno. Sarà probabilmente un anno in salita, lo affrontiamo con serenità, con fiducia e mettendocela tutta, sapendo soprattutto che non siamo soli e possiamo camminare insieme. Un forte abbraccio per ciascuno e ogni augurio. Che san Giuseppe, custode di Gesù e di Maria, custodisca la Famiglia del Murialdo e ciascuno di noi.                                                                                                                                                                          p. Tullio Locatelli                                                                                                                                     padre generale      


01 January 2021

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UNA PRESENTAZIONE DELLA PATRIS CORDE DEL PADRE GENERALE

PATRIS CORDE Lettera Apostolica in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa universale Una possibile presentazione Le premesse L’anno 1870 fu veramente difficile per tutta la Chiesa e in modo speciale per il papa Pio IX. Data la situazione politica e militare fu sospeso il Concilio Vaticano I, facendo ritornare i padri conciliari il più presto possibile  alle loro sedi. Il 20 settembre 1870 l’esercito italiano entrava in Roma, determinando la caduta del cosiddetto potere temporale dei papi;  Pio IX si ritirò nei palazzi vaticani, dichiarandosi prigioniero sentendo minacciata la libertà necessaria all’esercizio del suo mandato di Vicario di Cristo. Si aprì un tempo di difficili rapporti tra Stato e Chiesa in Italia; molti italiani ebbero problemi di coscienza non sapendo come conciliare l’essere fedeli allo Stato Italiano e l’essere fedeli al papa. Nella biografia del Murialdo si possono trovare diverse considerazioni su come egli leggesse questi fatti. Occorre arrivare a Paolo VI per sentire un papa che legge quegli eventi  dentro un progetto della Provvidenza, concetto ripreso dal segretario di Stato Vaticano cardinal Pietro Parolin in occasione del 150° anniversario del 20 settembre. L’8 dicembre 1870 Pio IX proclamò san Giuseppe quale patrono della Chiesa Universale. Il papa invitava tutti i fedeli ad affidarsi al patrocinio di san Giuseppe, a colui che aveva difeso Gesù e Maria  e che ora era chiamato in causa per essere il difensore della Chiesa di Cristo. Nel corso dell’anno 2019 alcune congregazioni, tra cui la nostra, avanzò a papa Francesco la richiesta di un “segno” che ricordasse tale avvenimento. Non so se ci furono risposte o indicazioni in merito. L’8 dicembre 2020 papa Francesco ha pubblicato la Lettera Apostolica PATRIS CORDE (PC) e ha indetto un anno dedicato a san Giuseppe. 1.Introduzione Dopo aver ricordato l’occasione che motiva la PC, papa Francesco dice che vuole condividere alcune sue riflessioni personali sulla straordinaria figura di san Giuseppe. Quindi la prima vera considerazione: “San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti e in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza”. San Giuseppe “che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana e nascosta” può essere un intercessore ed una guida per tutti coloro che non vengono considerati protagonisti, che non sono alla ribalta della scena della storia, che non fanno notizia, ma che realizzano la loro vocazione in silenzio e con costanza. Padre amato Seguono quindi sette capitoletti che hanno come prima parola “padre” e che nelle varie definizioni descrivono diversi aspetti della figura e della missione di san Giuseppe. Per noi può sembrare strano che non ci sia un capitoletto intitolato a san Giuseppe “Padre che educa”, tuttavia sono diversi gli accenni specifici all’opera educativa di san Giuseppe e in particolare lo sono le considirazioni al n. 7. Il papa ricorda che san Giuseppe è stato sempre molto amato dal popolo cristiano e la devozione ha avuto espressioni particolari nel giorno del mercoledì di ogni settimana, in occasione della festa liturgica il 19 marzo, nella celebrazione della novena e del  mese di san Giuseppe. Viene ricordata santa Teresa d’Avila quale grande devota di san Giuseppe. Padre nella tenerezza Scrive papa Francesco: “Gesù ha visto la tenerezza di Dio in Giuseppe”.  Il Murialdo ci ricorda che una caratteristica dell’amore di Dio è appunto la tenerezza, e come sarebbe bello se noi, Famiglia del Murialdo,  fossimo capaci nel nostro servizio pastorale-educativo a trasmettere qualcosa della tenerezza di Dio ai giovani, ai ragazzi, alle famiglie. Il papa continua ricordando che Dio realizza il suo disegno di salvezza attraverso e nonostante la nostra debolezza e scrive: “Se questa è la  prospettiva dell’economia della salvezza, dobbiamo imparare ad accogliere la nostra debolezza con profonda tenerezza”.  E spiega: “San Giuseppe ci insegna che avere fede in Dio comprende pure il credere che Egli può operare anche attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, la nostra debolezza”.   Quindi lasciamo a Dio il timone della nostra barca. Il Murialdo diceva: “Siamo nelle mani di Dio, siamo in buone mani”. Padre nell’obbedienza Papa Francesco ripercorre i quattro sogni di san Giuseppe per mostrare la sua                prontezza nell’ubbidire.            Ci fermiamo per qualche spunto di riflessione sul primo sogno: la vocazione di san                     Giuseppe. San Giuseppe è un giovane che ha un suo progetto, non è una lavagna bianca; ha un mestiere, è sposo di Maria, ha nel cassetto il sogno di ogni uomo all’inizio di una stagione nuova della sua vita. Di fronte alla realtà della gravidanza di Maria, san Giuseppe compie un discernimento umano, naturale, giusto, anche secondo la Scrittura e gli insegnamenti che ha ricevuto. La conclusione non può essere che quella di rinunciare a Maria.  Il vangelo dice che san Giuseppe “pensa”; non è poco, anche per noi. San Giuseppe ascolta quanto l’angelo gli va dicendo. La realtà non viene stravolta, ma è del tutto diversa la lettura, la ermeneutica di questa stessa realtà.  Fare discernimento vuol dire accettare la realtà per quella che è, e, nello stesso tempo, cercare di coglierne il senso profondo. San Giuseppe fa propria la lettura della realtà presentata dal messo celeste. In tale atteggiamento inizia l’ubbidienza nella fede di san Giuseppe, perché sulla Parola si affida a Dio accettando di partecipare al disegno della salvezza. Dice l’evangelista Matteo che “si svegliò”. Forse anche noi siamo chiamati a svegliarci, per essere capaci di ascoltare, per essere aperti alla Parola, per fare nostro il disegno del Padre. E così san Giuseppe accolse Maria in casa sua. Non prese Maria “per sé” indicando un possesso, ma “con sé” indicando una condivisione, uno stare accanto, un camminare insieme sulla via annunciata loro dall’angelo. Questo paragrafo termina con due annotazioni sull’educare di san Giuseppe. La prima: “Giuseppe, nel suo ruolo di capo famiglia, insegnò a Gesù a essere sottomesso ai genitori secondo il comandamento di Dio”. La seconda: “Nel nascondimento di Nazaret, alla scuola di Giuseppe, Gesù imparò a fare la volontà del Padre”. Un educare secondo la legge, ed un educare che va oltre la legge, perché porta alla scoperta del disegno di Dio su di sé. Padre nell’accoglienza San Giuseppe accoglie Maria in casa sua senza mettere condizioni preventive, lascia da parte i suoi ragionamenti ed assume la piena responsabilità di avere accolto la Parola del Signore. Scrive papa Francesco: “La vita spirituale che Giuseppe ci mostra non è una via che spiega, ma una via che accoglie”. Anzi:  l’accoglienza è un modo attraverso il quale si manifesta nella nostra vita la fortezza, un dono dello Spirito Santo. Ed è lo stesso atteggiamento di accoglienza che ci rende capaci di accogliere gli altri, “così come sono, riservando una predilezione per i deboli, perché Dio sceglie ciò che è debole”. C’è un parallelismo molto chiaro: accogliere la nostra realtà da una parte è non avere paura e fidarsi di Dio; dall’altra è maturare atteggiamenti di accoglienza e di misericordia verso tutti, specie verso gli umili, i poveri, gli ultimi.  Questo capitoletto termina con una ulteriore annotazione  di carattere pedagogico, che pare perfino esagerata.  “Voglio immaginare che dagli atteggiamenti di Giuseppe Gesù abbia appreso lo spunto per la parabola del figlio prodigo e del padre misericordioso”.  Una educazione ricca di misericordia, al di là di ogni predica, sa aiutare profondamente il cammino di ogni giovane, anche nei momenti più delicati e difficili. Padre dal coraggio creativo “Sono a volte proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere”, così nella Lettera. L’obbedire di san Giuseppe chiede creatività, sapere prendere decisioni, assumere la responsabilità del custodire Gesù e Maria. Non si tratta di un ubbidire passivo. Scrive ancora papa Francesco: “Se certe volte Dio sembra non aiutarci, ciò non significa che ci abbia abbandonati, ma che si fida di noi, di quello che possiamo progettare, inventare, trovare”. E’ la parte della Lettera più vicina alla situazione del nostro tempo, tempo di pandemia, e papa Francesco trova risposta ai tanti perché che oggi rivolgiamo anche al Signore. L’accento cade sulla vita della Famiglia di Nazaret in Egitto, tempo nel quale il coraggio creativo di san Giuseppe ha dovuto pensare e realizzare una nuova vita per la sua famiglia. Del tutto ovvio il pensiero per i migranti di oggi, per i quali papa Francesco invoca “San Giuseppe speciale patrono per loro”. Nella seconda parte il discorso viene riportato a san Giuseppe custode di Maria e di Gesù. Anche noi siamo invitati ad essere custodi di Maria e di Gesù. “Da San Giuseppe – scrive papa Francesco – dobbiamo imparare la medesima cura e responsabilità: amare il Bambino e sua madre”. Mi viene in mente il venerabile don Reffo che diceva che i veri devoti chiedono a san Giuseppe di imparare da lui ad amare Gesù e Maria. Padre lavoratore Ancora una annotazione su san Giuseppe educatore: “Da lui Gesù ha imparato il valore, la dignità, e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro”. Papa Francesco parla del lavoro quale collaborazione all’opera della salvezza, quale partecipazione alla costruzione di un mondo più umano perché ricco di giustizia e di pace, quale occasione della propria maturazione umana e cristiana. Il pensiero del papa va al mondo del lavoro, a chi lo ha perso, a chi ancora non si è inserito nel mondo operaio. Sono pagine che ci riportano ancora una volta al nostro carisma che ci invita ad essere apostoli nel mondo operaio, specie in favore di ragazzi e dei giovani operai.  Padre nell’ombra Il riferimento è ad un famoso scritto di un autore polacco, intitolato L’ombra del Padre. Il capitoletto è dedicato totalmente al senso dell’essere padre alla luce di san Giuseppe. “Padri non si nasce, lo si diventa”, afferma il papa, perché oltre una paternità biologica c’è una paternità spirituale, un farsi carico dell’altro in modo totale per la sua crescita integrale, umana e cristiana.  “Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze”, leggiamo nella lettera. E quindi di saperlo lasciare andare. E’ in questo contesto che papa Francesco parla di un cuore casto, come quello di san Giuseppe e del significato di una logica del dono che abbandona la logica del sacrificio. E’ un breve trattato di spiritualità che tocca le corde più intime del cuore,  che fa dire al papa:  “Lì dove una vocazione matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione”. Infine, l’educazione è a servizio del mistero del figlio ed è un valido aiuto perché il figlio possa poi rivelare nella sua vita tutta le potenzialità della sua vocazione. Siamo tutti chiamati nella nostra opera educativa ad essere “segno” di una paternità trascendente, vera e reale, cioè “siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste”. Per noi che ci chiamano “padri”  (e “madri”)  è una bella responsabilità! Conclusione Siamo invitati a crescere in amore verso san Giuseppe, ad implorare la sua intercessione, ad imitare le sue virtù e il suo slancio. Un anno di san Giuseppe è un cammino da compiere, un processo da avviare. Sono tanti gli spunti nella Lettera, che ciascuno può leggere  e meditare personalmente e in comunità. “Non resta che implorare da san Giuseppe la grazia delle grazie: la nostra conversione”.  Conclude così il papa prima di donarci una preghiera rivolta san Giuseppe. E’ una lettera densa di spunti di teologia della storia della salvezza, di pedagogia concreta, di ascetica e di spiritualità, che ci aiutano veramente a cogliere la grandezza di san Giuseppe.                              E’ una lettera per i nostri giorni nei quali sentiamo proprio il bisogno di un patrono, di un patrocinio, di san Giuseppe  “patrono della Chiesa universale”. Ogni augurio di buon “anno di San Giuseppe”. Pregiamo con papa Francesco:  Salve, custode del Redentore, e sposo della Vergine Maria. A te Dio affidò suo Figlio; in te Maria ripose la sua fiducia; con te Cristo diventò uomo. O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita. Ottienici grazia, misericordia e coraggio, e difendici da ogni male. Amen.  Roma 23 dicembre 2020 p. Tullio Locatelli padre generale                   


26 December 2020

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Il messaggio del padre generale per il santo Natale

UN NATALE PIU’…. GIUSEPPINO Carissimi confratelli. Carissimi tutti della Famiglia del Murialdo. La pubblicazione della Lettera Apostolica di papa Francesco “PATRIS CORDE” è stata per noi una sorpresa e un grande motivo di gioia. Con essa il papa ha voluto ricordare i 150 anni della proclamazione di san Giuseppe quale patrono  della Chiesa Universale e offrire  una rinnovata proposta di devozione a san Giuseppe. Papa Francesco ha anche proclamato un anno dedicato a san Giuseppe.   Purtroppo non c’è stato un tempo di preparazione;  ci siamo già sentiti a livello di Conferenza Interprovinciale, ci stiamo attrezzando e  organizzando per offrire sussidi e proposte; iniziative online saranno programmate in occasione delle feste e memorie liturgiche di san Giuseppe.  Intanto viviamo il Natale accompagnati da san Giuseppe. Vi invito soprattutto a fare propri nella preghiera e nelle meditazione, sia personale sia comunitaria, questi tre aspetti legati alla figura paterna di San Giuseppe. San Giuseppe, Padre nella tenerezza. Il Murialdo ci ricorda che la tenerezza è una caratteristica dell’amore di Dio. “Gesù ha visto la tenerezza di Dio in Giuseppe” scrive papa Francesco. Che le nostre sorelle e i nostri fratelli, i nostri giovani, possano vedere in ciascuno dei membri della Famiglia del Murialdo un poco della tenerezza di Dio. San Giuseppe, Padre nell’accoglienza. Scrive papa Francesco: “L’accoglienza di Giuseppe ci invita ad accogliere gli altri, senza esclusione, così come sono, riservando una predilezione per i più deboli, perché Dio sceglie ciò che è debole”. Il Murialdo ci ricorda che sono “più nostri” i giovani “più orfani ed abbandonati”. San Giuseppe, Padre dal coraggio creativo. Già all’inizio della lettera apostolica papa Francesco mette in risalto il tempo di pandemia che stiamo vivendo e, più avanti, scrive: “coraggio creativo. Esso emerge soprattutto quando si incontrano difficoltà. Infatti, davanti a una difficoltà ci si può fermare e abbandonare il campo, oppure impegnarsi in qualche modo. Sono a volte proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere”.  Siamo in tempi di assemblee nelle varie nazioni dove siamo presenti e preghiamo san Giuseppe che non ci manchi “il coraggio creativo”. San Giuseppe ci aiuti a vivere il Natale 2020 in modo più profondo e più realisticamente vicino a quel primo Natale. Le condizioni che oggi ci vengono imposte possono essere occasione per capire meglio quella frase di Luca: “per loro non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2, 7).  Quasi a dire che san Giuseppe ha dovuto adattarsi, accettare  limitazioni, condizionamenti, e, infine, ingegnarsi a trovare un posto per la nascita di Gesù. A san Giuseppe affido ogni buon augurio per il Natale 2020 e per l’anno 2021, perché il celebrarli e il viverli sapendolo compagno di viaggio  renderà più fiducioso il nostro cammino in questi tempi particolarmente difficili. Un forte abbraccio per tutti. d. Tullio Locatelli, padre generale


23 December 2020

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Anno Giuseppino 2020-21

Abbiamo preparato un manifesto per l'anno giuseppino. Il disegno è del nostro confratello p. Gianfranco Verri. Molto semplice ma molto espressivo. San Giuseppe, tiene in braccio Gesù,  mentre con un gesto pieno di affetto protegge la cupola di San Pietro.  A San Giuseppe patrono della Chiesa Universale dedichiamo questa immagine. don Tullio    LETTERA APOSTOLICA PATRIS CORDE DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE DI SAN GIUSEPPE QUALE PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE   Con cuore di padre: così Giuseppe ha amato Gesù, chiamato in tutti e quattro i Vangeli «il figlio di Giuseppe [1]  I due Evangelisti che hanno posto in rilievo la sua figura, Matteo e Luca, raccontano poco, ma a sufficienza per far capire che tipo di padre egli fosse e la missione affidatagli dalla Provvidenza. Sappiamo che egli era un umile falegname (cfr Mt 13,55), promesso sposo di Maria (cfr Mt 1,18; Lc 1,27); un «uomo giusto» (Mt 1,19), sempre pronto a eseguire la volontà di Dio manifestata nella sua Legge (cfr Lc 2,22.27.39) e mediante ben quattro sogni (cfr Mt 1,20; 2,13.19.22). Dopo un lungo e faticoso viaggio da Nazaret a Betlemme, vide nascere il Messia in una stalla, perché altrove «non c’era posto per loro» (Lc 2,7). Fu testimone dell’adorazione dei pastori (cfr Lc 2,8-20) e dei Magi (cfr Mt 2,1-12), che rappresentavano rispettivamente il popolo d’Israele e i popoli pagani. Ebbe il coraggio di assumere la paternità legale di Gesù, a cui impose il nome rivelato dall’Angelo: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). Come è noto, dare un nome a una persona o a una cosa presso i popoli antichi significava conseguirne l’appartenenza, come fece Adamo nel racconto della Genesi (cfr 2,19-20). Nel Tempio, quaranta giorni dopo la nascita, insieme alla madre Giuseppe offrì il Bambino al Signore e ascoltò sorpreso la profezia che Simeone fece nei confronti di Gesù e di Maria (cfr Lc 2,22-35). Per difendere Gesù da Erode, soggiornò da straniero in Egitto (cfr Mt 2,13-18). Ritornato in patria, visse nel nascondimento del piccolo e sconosciuto villaggio di Nazaret in Galilea – da dove, si diceva, “non sorge nessun profeta” e “non può mai venire qualcosa di buono” (cfr Gv 7,52; 1,46) –, lontano da Betlemme, sua città natale, e da Gerusalemme, dove sorgeva il Tempio. Quando, proprio durante un pellegrinaggio a Gerusalemme, smarrirono Gesù dodicenne, lui e Maria lo cercarono angosciati e lo ritrovarono nel Tempio mentre discuteva con i dottori della Legge (cfr Lc 2,41-50). Dopo Maria, Madre di Dio, nessun Santo occupa tanto spazio nel Magistero pontificio quanto Giuseppe, suo sposo. I miei Predecessori hanno approfondito il messaggio racchiuso nei pochi dati tramandati dai Vangeli per evidenziare maggiormente il suo ruolo centrale nella storia della salvezza: il Beato Pio IX lo ha dichiarato «Patrono della Chiesa Cattolica»,[2] il Venerabile Pio XII lo ha presentato quale “Patrono dei lavoratori”[3] e San Giovanni Paolo II come «Custode del Redentore».[4] Il popolo lo invoca come «patrono della buona morte».[5] Pertanto, al compiersi di 150 anni dalla sua dichiarazione quale Patrono della Chiesa Cattolica fatta dal Beato Pio IX, l’8 dicembre 1870, vorrei – come dice Gesù – che “la bocca esprimesse ciò che nel cuore sovrabbonda” (cfr Mt 12,34), per condividere con voi alcune riflessioni personali su questa straordinaria figura, tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi. Tale desiderio è cresciuto durante questi mesi di pandemia, in cui possiamo sperimentare, in mezzo alla crisi che ci sta colpendo, che «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. […] Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti».[6] Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. A tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine. 1. Padre amato La grandezza di San Giuseppe consiste nel fatto che egli fu lo sposo di Maria e il padre di Gesù. In quanto tale, «si pose al servizio dell’intero disegno salvifico», come afferma San Giovanni Crisostomo.[7] San Paolo VI osserva che la sua paternità si è espressa concretamente «nell’aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio, al mistero dell’incarnazione e alla missione redentrice che vi è congiunta; nell’aver usato dell’autorità legale, che a lui spettava sulla sacra Famiglia, per farle totale dono di sé, della sua vita, del suo lavoro; nell’aver convertito la sua umana vocazione all’amore domestico nella sovrumana oblazione di sé, del suo cuore e di ogni capacità, nell’amore posto a servizio del Messia germinato nella sua casa».[8] Per questo suo ruolo nella storia della salvezza, San Giuseppe è un padre che è stato sempre amato dal popolo cristiano, come dimostra il fatto che in tutto il mondo gli sono state dedicate numerose chiese; che molti Istituti religiosi, Confraternite e gruppi ecclesiali sono ispirati alla sua spiritualità e ne portano il nome; e che in suo onore si svolgono da secoli varie rappresentazioni sacre. Tanti Santi e Sante furono suoi appassionati devoti, tra i quali Teresa d’Avila, che lo adottò come avvocato e intercessore, raccomandandosi molto a lui e ricevendo tutte le grazie che gli chiedeva; incoraggiata dalla propria esperienza, la Santa persuadeva gli altri ad essergli devoti.[9] In ogni manuale di preghiere si trova qualche orazione a San Giuseppe. Particolari invocazioni gli vengono rivolte tutti i mercoledì e specialmente durante l’intero mese di marzo, tradizionalmente a lui dedicato.[10] La fiducia del popolo in San Giuseppe è riassunta nell’espressione “Ite ad Ioseph”, che fa riferimento al tempo di carestia in Egitto quando la gente chiedeva il pane al faraone ed egli rispondeva: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà» (Gen 41,55). Si trattava di Giuseppe figlio di Giacobbe, che fu venduto per invidia dai fratelli (cfr Gen 37,11-28) e che – stando alla narrazione biblica – successivamente divenne vice-re dell’Egitto (cfr Gen 41,41-44). Come discendente di Davide (cfr Mt 1,16.20), dalla cui radice doveva germogliare Gesù secondo la promessa fatta a Davide dal profeta Natan (cfr 2 Sam 7), e come sposo di Maria di Nazaret, San Giuseppe è la cerniera che unisce l’Antico e il Nuovo Testamento. 2. Padre nella tenerezza Giuseppe vide crescere Gesù giorno dopo giorno «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). Come il Signore fece con Israele, così egli “gli ha insegnato a camminare, tenendolo per mano: era per lui come il padre che solleva un bimbo alla sua guancia, si chinava su di lui per dargli da mangiare” (cfr Os 11,3-4). Gesù ha visto la tenerezza di Dio in Giuseppe: «Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono» (Sal 103,13). Giuseppe avrà sentito certamente riecheggiare nella sinagoga, durante la preghiera dei Salmi, che il Dio d’Israele è un Dio di tenerezza,[11] che è buono verso tutti e «la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 145,9). La storia della salvezza si compie «nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18) attraverso le nostre debolezze. Troppe volte pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la nostra debolezza. È questo che fa dire a San Paolo: «Affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”» (2 Cor 12,7-9). Se questa è la prospettiva dell’economia della salvezza, dobbiamo imparare ad accogliere la nostra debolezza con profonda tenerezza.[12] Il Maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza. È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi. Il dito puntato e il giudizio che usiamo nei confronti degli altri molto spesso sono segno dell’incapacità di accogliere dentro di noi la nostra stessa debolezza, la nostra stessa fragilità. Solo la tenerezza ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). Per questo è importante incontrare la Misericordia di Dio, specie nel Sacramento della Riconciliazione, facendo un’esperienza di verità e tenerezza. Paradossalmente anche il Maligno può dirci la verità, ma, se lo fa, è per condannarci. Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona. La Verità si presenta a noi sempre come il Padre misericordioso della parabola (cfr Lc 15,11-32): ci viene incontro, ci ridona la dignità, ci rimette in piedi, fa festa per noi, con la motivazione che «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (v. 24). Anche attraverso l’angustia di Giuseppe passa la volontà di Dio, la sua storia, il suo progetto. Giuseppe ci insegna così che avere fede in Dio comprende pure il credere che Egli può operare anche attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, la nostra debolezza. E ci insegna che, in mezzo alle tempeste della vita, non dobbiamo temere di lasciare a Dio il timone della nostra barca. A volte noi vorremmo controllare tutto, ma Lui ha sempre uno sguardo più grande. 3. Padre nell’obbedienza Analogamente a ciò che Dio ha fatto con Maria, quando le ha manifestato il suo piano di salvezza, così anche a Giuseppe ha rivelato i suoi disegni; e lo ha fatto tramite i sogni, che nella Bibbia, come presso tutti i popoli antichi, venivano considerati come uno dei mezzi con i quali Dio manifesta la sua volontà.[13] Giuseppe è fortemente angustiato davanti all’incomprensibile gravidanza di Maria: non vuole «accusarla pubblicamente»,[14] ma decide di «ripudiarla in segreto» (Mt 1,19). Nel primo sogno l’angelo lo aiuta a risolvere il suo grave dilemma: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,20-21). La sua risposta fu immediata: «Quando si destò dal sonno, fece come gli aveva ordinato l’angelo» (Mt 1,24). Con l’obbedienza egli superò il suo dramma e salvò Maria. Nel secondo sogno l’angelo ordina a Giuseppe: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo» (Mt 2,13). Giuseppe non esitò ad obbedire, senza farsi domande sulle difficoltà cui sarebbe andato incontro: «Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode» (Mt 2,14-15). In Egitto Giuseppe, con fiducia e pazienza, attese dall’angelo il promesso avviso per ritornare nel suo Paese. Appena il messaggero divino, in un terzo sogno, dopo averlo informato che erano morti quelli che cercavano di uccidere il bambino, gli ordina di alzarsi, di prendere con sé il bambino e sua madre e ritornare nella terra d’Israele (cfr Mt 2,19-20), egli ancora una volta obbedisce senza esitare: «Si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele» (Mt 2,21). Ma durante il viaggio di ritorno, «quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno – ed è la quarta volta che accade – si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret» (Mt 2,22-23). L’evangelista Luca, da parte sua, riferisce che Giuseppe affrontò il lungo e disagevole viaggio da Nazaret a Betlemme, secondo la legge dell’imperatore Cesare Augusto relativa al censimento, per farsi registrare nella sua città di origine. E proprio in questa circostanza nacque Gesù (cfr 2,1-7), e fu iscritto all’anagrafe dell’Impero, come tutti gli altri bambini. San Luca, in particolare, si preoccupa di rilevare che i genitori di Gesù osservavano tutte le prescrizioni della Legge: i riti della circoncisione di Gesù, della purificazione di Maria dopo il parto, dell’offerta a Dio del primogenito (cfr 2,21-24).[15] In ogni circostanza della sua vita, Giuseppe seppe pronunciare il suo “fiat”, come Maria nell’Annunciazione e Gesù nel Getsemani. Giuseppe, nel suo ruolo di capo famiglia, insegnò a Gesù ad essere sottomesso ai genitori (cfr Lc 2,51), secondo il comandamento di Dio (cfr Es 20,12). Nel nascondimento di Nazaret, alla scuola di Giuseppe, Gesù imparò a fare la volontà del Padre. Tale volontà divenne suo cibo quotidiano (cfr Gv 4,34). Anche nel momento più difficile della sua vita, vissuto nel Getsemani, preferì fare la volontà del Padre e non la propria[16] e si fece «obbediente fino alla morte […] di croce» (Fil 2,8). Per questo, l’autore della Lettera agli Ebrei conclude che Gesù «imparò l’obbedienza da ciò che patì» (5,8). Da tutte queste vicende risulta che Giuseppe «è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente ministro della salvezza».[17] 4. Padre nell’accoglienza Giuseppe accoglie Maria senza mettere condizioni preventive. Si fida delle parole dell’Angelo. «La nobiltà del suo cuore gli fa subordinare alla carità quanto ha imparato per legge; e oggi, in questo mondo nel quale la violenza psicologica, verbale e fisica sulla donna è evidente, Giuseppe si presenta come figura di uomo rispettoso, delicato che, pur non possedendo tutte le informazioni, si decide per la reputazione, la dignità e la vita di Maria. E nel suo dubbio su come agire nel modo migliore, Dio lo ha aiutato a scegliere illuminando il suo giudizio».[18] Tante volte, nella nostra vita, accadono avvenimenti di cui non comprendiamo il significato. La nostra prima reazione è spesso di delusione e ribellione. Giuseppe lascia da parte i suoi ragionamenti per fare spazio a ciò che accade e, per quanto possa apparire ai suoi occhi misterioso, egli lo accoglie, se ne assume la responsabilità e si riconcilia con la propria storia. Se non ci riconciliamo con la nostra storia, non riusciremo nemmeno a fare un passo successivo, perché rimarremo sempre in ostaggio delle nostre aspettative e delle conseguenti delusioni. La vita spirituale che Giuseppe ci mostra non è una via che spiega, ma una via che accoglie. Solo a partire da questa accoglienza, da questa riconciliazione, si può anche intuire una storia più grande, un significato più profondo. Sembrano riecheggiare le ardenti parole di Giobbe, che all’invito della moglie a ribellarsi per tutto il male che gli accade risponde: «Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?» (Gb 2,10). Giuseppe non è un uomo rassegnato passivamente. Il suo è un coraggioso e forte protagonismo. L’accoglienza è un modo attraverso cui si manifesta nella nostra vita il dono della fortezza che ci viene dallo Spirito Santo. Solo il Signore può darci la forza di accogliere la vita così com’è, di fare spazio anche a quella parte contradditoria, inaspettata, deludente dell’esistenza. La venuta di Gesù in mezzo a noi è un dono del Padre, affinché ciascuno si riconcili con la carne della propria storia anche quando non la comprende fino in fondo. Come Dio ha detto al nostro Santo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere» (Mt 1,20), sembra ripetere anche a noi: “Non abbiate paura!”. Occorre deporre la rabbia e la delusione e fare spazio, senza alcuna rassegnazione mondana ma con fortezza piena di speranza, a ciò che non abbiamo scelto eppure esiste. Accogliere così la vita ci introduce a un significato nascosto. La vita di ciascuno di noi può ripartire miracolosamente, se troviamo il coraggio di viverla secondo ciò che ci indica il Vangelo. E non importa se ormai tutto sembra aver preso una piega sbagliata e se alcune cose ormai sono irreversibili. Dio può far germogliare fiori tra le rocce. Anche se il nostro cuore ci rimprovera qualcosa, Egli «è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» (1 Gv 3,20). Torna ancora una volta il realismo cristiano, che non butta via nulla di ciò che esiste. La realtà, nella sua misteriosa irriducibilità e complessità, è portatrice di un senso dell’esistenza con le sue luci e le sue ombre. È questo che fa dire all’apostolo Paolo: «Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» (Rm 8,28). E Sant’Agostino aggiunge: «anche quello che viene chiamato male (etiam illud quod malum dicitur)».[19] In questa prospettiva totale, la fede dà significato ad ogni evento lieto o triste. Lungi da noi allora il pensare che credere significhi trovare facili soluzioni consolatorie. La fede che ci ha insegnato Cristo è invece quella che vediamo in San Giuseppe, che non cerca scorciatoie, ma affronta “ad occhi aperti” quello che gli sta capitando, assumendone in prima persona la responsabilità. L’accoglienza di Giuseppe ci invita ad accogliere gli altri, senza esclusione, così come sono, riservando una predilezione ai deboli, perché Dio sceglie ciò che è debole (cfr 1 Cor 1,27), è «padre degli orfani e difensore delle vedove» (Sal 68,6) e comanda di amare lo straniero.[20] Voglio immaginare che dagli atteggiamenti di Giuseppe Gesù abbia preso lo spunto per la parabola del figlio prodigo e del padre misericordioso (cfr Lc 15,11-32). 5. Padre dal coraggio creativo Se la prima tappa di ogni vera guarigione interiore è accogliere la propria storia, ossia fare spazio dentro noi stessi anche a ciò che non abbiamo scelto nella nostra vita, serve però aggiungere un’altra caratteristica importante: il coraggio creativo. Esso emerge soprattutto quando si incontrano difficoltà. Infatti, davanti a una difficoltà ci si può fermare e abbandonare il campo, oppure ingegnarsi in qualche modo. Sono a volte proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere. Molte volte, leggendo i “Vangeli dell’infanzia”, ci viene da domandarci perché Dio non sia intervenuto in maniera diretta e chiara. Ma Dio interviene per mezzo di eventi e persone. Giuseppe è l’uomo mediante il quale Dio si prende cura degli inizi della storia della redenzione. Egli è il vero “miracolo” con cui Dio salva il Bambino e sua madre. Il Cielo interviene fidandosi del coraggio creativo di quest’uomo, che giungendo a Betlemme e non trovando un alloggio dove Maria possa partorire, sistema una stalla e la riassetta, affinché diventi quanto più possibile un luogo accogliente per il Figlio di Dio che viene nel mondo (cfr Lc 2,6-7). Davanti all’incombente pericolo di Erode, che vuole uccidere il Bambino, ancora una volta in sogno Giuseppe viene allertato per difendere il Bambino, e nel cuore della notte organizza la fuga in Egitto (cfr Mt 2,13-14). A una lettura superficiale di questi racconti, si ha sempre l’impressione che il mondo sia in balia dei forti e dei potenti, ma la “buona notizia” del Vangelo sta nel far vedere come, nonostante la prepotenza e la violenza dei dominatori terreni, Dio trovi sempre il modo per realizzare il suo piano di salvezza. Anche la nostra vita a volte sembra in balia dei poteri forti, ma il Vangelo ci dice che ciò che conta, Dio riesce sempre a salvarlo, a condizione che usiamo lo stesso coraggio creativo del carpentiere di Nazaret, il quale sa trasformare un problema in un’opportunità anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza. Se certe volte Dio sembra non aiutarci, ciò non significa che ci abbia abbandonati, ma che si fida di noi, di quello che possiamo progettare, inventare, trovare. Si tratta dello stesso coraggio creativo dimostrato dagli amici del paralitico che, per presentarlo a Gesù, lo calarono giù dal tetto (cfr Lc 5,17-26). La difficoltà non fermò l’audacia e l’ostinazione di quegli amici. Essi erano convinti che Gesù poteva guarire il malato e «non trovando da qual parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse: “Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati”» (vv. 19-20). Gesù riconosce la fede creativa con cui quegli uomini cercano di portargli il loro amico malato. Il Vangelo non dà informazioni riguardo al tempo in cui Maria e Giuseppe e il Bambino rimasero in Egitto. Certamente però avranno dovuto mangiare, trovare una casa, un lavoro. Non ci vuole molta immaginazione per colmare il silenzio del Vangelo a questo proposito. La santa Famiglia dovette affrontare problemi concreti come tutte le altre famiglie, come molti nostri fratelli migranti che ancora oggi rischiano la vita costretti dalle sventure e dalla fame. In questo senso, credo che San Giuseppe sia davvero uno speciale patrono per tutti coloro che devono lasciare la loro terra a causa delle guerre, dell’odio, della persecuzione e della miseria. Alla fine di ogni vicenda che vede Giuseppe come protagonista, il Vangelo annota che egli si alza, prende con sé il Bambino e sua madre, e fa ciò che Dio gli ha ordinato (cfr Mt 1,24; 2,14.21). In effetti, Gesù e Maria sua Madre sono il tesoro più prezioso della nostra fede.[21] Nel piano della salvezza non si può separare il Figlio dalla Madre, da colei che «avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce».[22] Dobbiamo sempre domandarci se stiamo proteggendo con tutte le nostre forze Gesù e Maria, che misteriosamente sono affidati alla nostra responsabilità, alla nostra cura, alla nostra custodia. Il Figlio dell’Onnipotente viene nel mondo assumendo una condizione di grande debolezza. Si fa bisognoso di Giuseppe per essere difeso, protetto, accudito, cresciuto. Dio si fida di quest’uomo, così come fa Maria, che in Giuseppe trova colui che non solo vuole salvarle la vita, ma che provvederà sempre a lei e al Bambino. In questo senso San Giuseppe non può non essere il Custode della Chiesa, perché la Chiesa è il prolungamento del Corpo di Cristo nella storia, e nello stesso tempo nella maternità della Chiesa è adombrata la maternità di Maria.[23] Giuseppe, continuando a proteggere la Chiesa, continua a proteggere il Bambino e sua madre, e anche noi amando la Chiesa continuiamo ad amare il Bambino e sua madre. Questo Bambino è Colui che dirà: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Così ogni bisognoso, ogni povero, ogni sofferente, ogni moribondo, ogni forestiero, ogni carcerato, ogni malato sono “il Bambino” che Giuseppe continua a custodire. Ecco perché San Giuseppe è invocato come protettore dei miseri, dei bisognosi, degli esuli, degli afflitti, dei poveri, dei moribondi. Ed ecco perché la Chiesa non può non amare innanzitutto gli ultimi, perché Gesù ha posto in essi una preferenza, una sua personale identificazione. Da Giuseppe dobbiamo imparare la medesima cura e responsabilità: amare il Bambino e sua madre; amare i Sacramenti e la carità; amare la Chiesa e i poveri. Ognuna di queste realtà è sempre il Bambino e sua madre. 6. Padre lavoratore Un aspetto che caratterizza San Giuseppe e che è stato posto in evidenza sin dai tempi della prima Enciclica sociale, la Rerum novarum di Leone XIII, è il suo rapporto con il lavoro. San Giuseppe era un carpentiere che ha lavorato onestamente per garantire il sostentamento della sua famiglia. Da lui Gesù ha imparato il valore, la dignità e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro. In questo nostro tempo, nel quale il lavoro sembra essere tornato a rappresentare un’urgente questione sociale e la disoccupazione raggiunge talora livelli impressionanti, anche in quelle nazioni dove per decenni si è vissuto un certo benessere, è necessario, con rinnovata consapevolezza, comprendere il significato del lavoro che dà dignità e di cui il nostro Santo è esemplare patrono. Il lavoro diventa partecipazione all’opera stessa della salvezza, occasione per affrettare l’avvento del Regno, sviluppare le proprie potenzialità e qualità, mettendole al servizio della società e della comunione; il lavoro diventa occasione di realizzazione non solo per sé stessi, ma soprattutto per quel nucleo originario della società che è la famiglia. Una famiglia dove mancasse il lavoro è maggiormente esposta a difficoltà, tensioni, fratture e perfino alla tentazione disperata e disperante del dissolvimento. Come potremmo parlare della dignità umana senza impegnarci perché tutti e ciascuno abbiano la possibilità di un degno sostentamento? La persona che lavora, qualunque sia il suo compito, collabora con Dio stesso, diventa un po’ creatore del mondo che ci circonda. La crisi del nostro tempo, che è crisi economica, sociale, culturale e spirituale, può rappresentare per tutti un appello a riscoprire il valore, l’importanza e la necessità del lavoro per dare origine a una nuova “normalità”, in cui nessuno sia escluso. Il lavoro di San Giuseppe ci ricorda che Dio stesso fatto uomo non ha disdegnato di lavorare. La perdita del lavoro che colpisce tanti fratelli e sorelle, e che è aumentata negli ultimi tempi a causa della pandemia di Covid-19, dev’essere un richiamo a rivedere le nostre priorità. Imploriamo San Giuseppe lavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro! 7. Padre nell’ombra Lo scrittore polacco Jan Dobraczyński, nel suo libro L’ombra del Padre,[24] ha narrato in forma di romanzo la vita di San Giuseppe. Con la suggestiva immagine dell’ombra definisce la figura di Giuseppe, che nei confronti di Gesù èl’ombra sulla terra del Padre Celeste: lo custodisce, lo protegge, non si stacca mai da Lui per seguire i suoi passi. Pensiamo a ciò che Mosè ricorda a Israele: «Nel deserto […] hai visto come il Signore, tuo Dio, ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino» (Dt 1,31). Così Giuseppe ha esercitato la paternità per tutta la sua vita.[25] Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti. Nella società del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere orfani di padre. Anche la Chiesa di oggi ha bisogno di padri. È sempre attuale l’ammonizione rivolta da San Paolo ai Corinzi: «Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri» (1 Cor 4,15); e ogni sacerdote o vescovo dovrebbe poter aggiungere come l’Apostolo: «Sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo» (ibid.). E ai Galati dice: «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!» (4,19). Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù. La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione. La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure. In fondo, è ciò che lascia intendere Gesù quando dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23,9). Tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta. In un certo senso, siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste, che «fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45); e ombra che segue il Figlio. * * * «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre» (Mt 2,13), dice Dio a San Giuseppe. Lo scopo di questa Lettera Apostolica è quello di accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio. Infatti, la specifica missione dei Santi è non solo quella di concedere miracoli e grazie, ma di intercedere per noi davanti a Dio, come fecero Abramo[26] e Mosè,[27] come fa Gesù, «unico mediatore» (1 Tm 2,5), che presso Dio Padre è il nostro «avvocato» (1 Gv 2,1), «sempre vivo per intercedere in [nostro] favore» (Eb 7,25; cfr Rm 8,34). I Santi aiutano tutti i fedeli «a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato».[28] La loro vita è una prova concreta che è possibile vivere il Vangelo. Gesù ha detto: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29), ed essi a loro volta sono esempi di vita da imitare. San Paolo ha esplicitamente esortato: «Diventate miei imitatori!» (1 Cor 4,16).[29] San Giuseppe lo dice attraverso il suo eloquente silenzio. Davanti all’esempio di tanti Santi e di tante Sante, Sant’Agostino si chiese: «Ciò che questi e queste hanno potuto fare, tu non lo potrai?». E così approdò alla conversione definitiva esclamando: «Tardi ti ho amato, o Bellezza tanto antica e tanto nuova!».[30] Non resta che implorare da San Giuseppe la grazia delle grazie: la nostra conversione. A lui rivolgiamo la nostra preghiera: Salve, custode del Redentore, e sposo della Vergine Maria. A te Dio affidò il suo Figlio; in te Maria ripose la sua fiducia; con te Cristo diventò uomo. O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita. Ottienici grazia, misericordia e coraggio, e difendici da ogni male. Amen. Roma, presso San Giovanni in Laterano, 8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione della B.V. Maria, dell’anno 2020, ottavo del mio pontificato.                                                                                                               Francesco   [1] Lc 4,22; Gv 6,42; cfr Mt 13,55; Mc 6,3. [2] S. Rituum Congreg., Quemadmodum Deus (8 dicembre 1870): ASS 6 (1870-71), 194. [3] Cfr Discorso alle ACLI in occasione della Solennità di San Giuseppe Artigiano (1 maggio 1955): AAS 47 (1955), 406. [4] Esort. ap. Redemptoris custos (15 agosto 1989): AAS 82 (1990), 5-34. [5] Catechismo della Chiesa Cattolica, 1014. [6] Meditazione in tempo di pandemia (27 marzo 2020): L’Osservatore Romano, 29 marzo 2020, p. 10. [7] In Matth. Hom, V, 3: PG 57, 58. [8] Omelia (19 marzo 1966): Insegnamenti di Paolo VI, IV (1966), 110. [9] Cfr Libro della vita, 6, 6-8. [10] Tutti i giorni, da più di quarant’anni, dopo le Lodi, recito una preghiera a San Giuseppe tratta da un libro francese di devozioni, dell’ottocento, della Congregazione delle Religiose di Gesù e Maria, che esprime devozione, fiducia e una certa sfida a San Giuseppe: «Glorioso Patriarca  San Giuseppe, il cui potere sa rendere possibili le cose impossibili, vieni in mio aiuto in questi momenti di angoscia e difficoltà. Prendi sotto la tua protezione le situazioni tanto gravi e difficili che ti affido, affinché abbiano una felice soluzione. Mio amato Padre, tutta la mia fiducia è riposta in te. Che non si dica che ti abbia invocato invano, e poiché tu puoi tutto presso Gesù e Maria, mostrami che la tua bontà è grande quanto il tuo potere. Amen». [11] Cfr Dt 4,31; Sal 69,17; 78,38; 86,5; 111,4; 116,5; Ger 31,20. [12] Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 88; 288: AAS 105 (2013), 1057; 1136-1137. [13] Cfr Gen 20,3; 28,12; 31,11.24; 40,8; 41,1-32; Nm 12,6; 1 Sam 3,3-10; Dn 2; 4; Gb 33,15. [14] In questi casi era prevista anche la lapidazione (cfr Dt 22,20-21). [15] Cfr Lv 12,1-8; Es 13,2. [16] Cfr Mt 26,39; Mc 14,36; Lc 22,42. [17] S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Redemptoris custos (15 agosto 1989), 8: AAS 82 (1990), 14. [18] Omelia nella S. Messa con Beatificazioni, Villavicencio – Colombia (8 settembre 2017): AAS 109 (2017), 1061. [19] Enchiridion de fide, spe et caritate, 3.11: PL 40, 236. [20] Cfr Dt 10,19; Es 22,20-22; Lc 10,29-37. [21] Cfr S. Rituum Congreg., Quemadmodum Deus (8 dicembre 1870): ASS 6 (1870-71), 193; Pii IX, Inclytum Patriarcham (7 luglio 1871): l.c., 324-327. [22] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 58. [23] Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 963-970. [24] Edizione originale: Cień Ojca, Warszawa 1977. [25] Cfr S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Redemptoris custos, 7-8: AAS 82 (1990), 12-16. [26] Cfr Gen 18,23-32. [27] Cfr Es 17,8-13; 32,30-35. [28] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 42. [29] Cfr 1 Cor 11,1; Fil 3,17; 1 Ts 1,6. [30] Confessioni, 8, 11, 27: PL 32, 761; 10, 27, 38: PL 32, 795.    


17 December 2020

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Inizio dell'anno Giuseppino

Papa Francesco ha pubblicato una lettera apostolica tutta dedicata alla figura di san Giuseppe dal titolo "Con cuore di Padre". Il documento è stato pubblicato il giorno 8 dicembre 2020, nella ricorrenza del 150mo anniversario della proclamazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa universale. Con questa lettera papa Francesco ha dato inizio all'anno giuseppino che terminerà il giorno 8 dicembre 2021. I vari capitoli della lettera sono sempre indicato con il nome di Padre, che poi viene specificato: amato, nella tenerezza, nell'obbedienza, nell'accoglienza, dal coraggio creativo, lavoratore, nell'ombra. Durante questo anno giuseppino si può acquistare l'indulgenza plenaria, specie nelle ricorrenze legate san Giuseppe; domenica della Santa Famiglia, san Giuseppe, primo maggio, il 19 di ogni mese e la mercoledi. Anche la Famiglia del Murialdo, nella gioia e nella riconoscenza di questi gesto di papa Francesco, saprà organizzarsi per vivere bene questo anno giuseppino.  Relazione di p. Tullio Locatelli, padre generale al convegno su san Giuseppe Invocazione a San Giuseppe La sera del 19 marzo scorso, terminata la cena, nella Casa generalizia della nostra Congregazione a Roma, la nostra comunità religiosa è attorno al televisore, seduti un poco distanti l’uno dall’altro, e recitiamo il rosario insieme a moltissimi fedeli italiani seguendo la trasmissione dalla basilica di San Giuseppe al Trionfale. Per noi Giuseppini del Murialdo è un giorno speciale: san Giuseppe è il nostro patrono e san Leonardo Murialdo ha fondato la nostra congregazione a Torino, nella cappella del Collegio Artigianelli in corso Palestro, il 19 marzo 1873. Sono contento della scelta fatta perché questa chiesa fu eretta agli inizi del 1900 grazie a don Luigi Guanella e all’aiuto di Papa Pio X, da loro dedicata a san Giuseppe perché si era convinti che nessun santo, meglio dello Sposo della Vergine Maria, che quale Patrono dei lavo- ratori ed esempio del padre delle famiglie cristiane, poteva essere invocato come protettore di quel popoloso quartiere. La preghiera si rivolge per intercessione di san Giuseppe al Padre perché liberi l’Italia e tutte le nazioni dal flagello della pandemia del coronavirus. È lo stesso Papa Francesco che nelle brevi parole prima della recita del rosario chiama in causa san Giuseppe, dicendo: «Proteggi, Santo Custode, questo nostro Paese... Dona l’intelligenza della scienza... Sostieni chi si spende per i più bisognosi... Benedici, san Giuseppe, la Chiesa... Accompagna, san Giuseppe le famiglie... Preserva gli anziani dalla solitudine... Consola chi è più fragile, incoraggia chi vacilla, intercedi per i poveri. Con la Vergine Madre, supplica il Signore perché liberi il mondo da ogni for- ma di pandemia».
 San Giuseppe Patrono della Chiesa universale Mentre si sgrana il rosario la memoria va ad un altro momento della storia della Chiesa: l’8 dicembre 1870 san Giuseppe veniva proclamato «Patrono della Chiesa cattolica» da Papa Pio IX con il decreto che in latino portava come titolo Quemadmodum Deus (in italiano «Nella stessa maniera di Dio»). Non correvano tempi belli per il papato dopo che l’esercito italiano era entrato a Roma il 21 settembre 1870. Era la fine del potere temporale del Papa e Roma sarebbe stata proclamata la capitale d’Italia. Lo stesso Papa si era rifugiato nei palazzi vaticani ritenendosi prigioniero e di- chiarando invasore lo Stato italiano. Una situazione che durò fino al 1929, quando si stipularono i Patti lateranensi tra Stato italiano e Città del Vaticano. Tra l’altro nel luglio precedente si era interrotto il Concilio Vaticano I, che si stava celebrando a Roma nella Basilica di San Pietro, allo scoppio della guerra franco-prussiana e per le conseguenze sulla po- litica italiana di espansione del Regno d’Italia. Si può quindi immaginare con quale stato d’animo Papa Pio IX abbia scritto questo documento. Anche perché c’è un particolare da far notare subito. Il decreto, infatti, non è firmato dal Papa ma dal Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, il cardinale Costantino Patrizi, Vescovo di Ostia e Velletri, e dal suo segretario mons. Domenico Bartolini. Il Papa non volle porre la sua firma perché il Governo italiano pretendeva la revisione e il controllo degli atti pontifici prima della loro pubblicazione. Pio IX volle evitare tale umiliazione, da lui ritenuta un sopruso. Papa Pio IX spiega così la scelta: «Ora, poiché, in questi tempi tristissimi la stessa Chiesa, da ogni parte attaccata da nemici, è talmente oppressa dai più gravi mali, che uomini empi pensarono che finalmente le porte dell’inferno avevano prevalso contro di lei, perciò i Venerabili Eccellentissimi Vescovi dell’Universo Orbe Cattolico inoltrarono al Sommo Pontefice le loro suppliche e quelle dei fedeli alla loro cura affidati chiedendo che si degnasse di costituire San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica. Avendo poi nel Sacro Ecumenico Concilio Vaticano più insistentemente rinnovato le loro domande e i loro voti, il Santissimo Signor Nostro Pio Papa IX, costernato per la recentissima e luttuosa condizione di cose, per affidare Sé e tutti i fedeli al potentissimo patrocinio del Santo Patriarca Giuseppe, volle soddisfare i voti degli Eccellentissimi Vescovi e solennemente lo dichiarò Patrono della Chiesa Cattolica». Siamo nel 1870 e quindi il linguaggio è solenne e un poco enfatico, ma è importante andare al cuore del discorso.  Il Papa, innanzitutto, descrive in modo drammatico la sua situazione: la Chiesa è attaccata, circondata, op- pressa, anzi qualcuno ne prevede anche la fine. Di fronte a questo stato di cose è arrivata al Papa la richiesta da parte dei Vescovi i quali chiedono che ci si rivolga a san Giuseppe proclamandolo patrono della Chiesa. E’ chiaro che il Papa vede in questa richiesta dei Vescovi una partecipazione alla sua situazione e una condivisione del momento tristissimo in cui la Chiesa si trova a vivere. La risposta del Papa è del tutto ovvia e scontata, anzi corrisponde alla sua personale devozione a san Giuseppe. Il Papa affida a san Giuseppe se stesso e tutti i fedeli, esprimendo una comunione profonda con tutta la Chiesa e chiedendo a tutti di condividere la scelta. Proclamare patrono san Giuseppe è proporlo alla Chiesa come degno di un culto particolare perché lo si designa quale speciale protettore e avvocato presso Dio. Il teologo Paul Gauthier spiega così questo titolo di san Giuseppe: “Proclamando san Giuseppe patrono della Chiesa il Sommo Pontefice sapeva benissimo di non conferire allo sposo di Maria un onore e un compito nuovo. Poiché questo patronato universale appare come l’estensione logica del mistero dell’Incarnazione; è, difatti, il prolungamento normale della particolare missione affidata a san Giuseppe, che egli ha dovuto compiere nell’economia della salvezza. La proclamazione fatta dal Papa riconosce la singolare grandezza di san Giuseppe, la sua santità, e anche la sua gloria e potenza in cielo presso Dio. Il capo della Santa Famiglia è anche chiamato ad essere il custode e difensore della Chiesa. Accanto alla maternità universale e spirituale di Maria, si colloca ora san Giuseppe quale Patrono Universale”. Il patrocinio di San Giuseppe La dichiarazione pontificia si pone nella scia di una particolare devozione ver- so san Giuseppe del quale si invoca il patrocinio. Non si tratta di una novità, basti pensare che nel 1695 il Consiglio comunale della città di Torino delibera l’atto di affidamento al patrocinio di san Giuseppe, dichiarato comprotettore della città. In città in via Baiardi c’è la chiesa dedicata al Patrocinio di San Giuseppe. Di certo la dichiarazione pontificia rinnova tale devozione e forse è anche alla base del fatto che diverse congregazioni maschili e femminili, nate nella seconda metà dell’800, proclamino san Giuseppe loro patrono e siano a lui dedicate. Diffusore del patrocinio di san Giuseppe fu il venerabile don Eugenio Reffo, giuseppino del Murialdo e secondo suo successore nella guida della Congregazione di San Giuseppe, confondatore della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo. Convinto che nessuno deve perdersi d’animo quando si ha san Giuseppe dalla propria parte, scrive: «Tutte le virtù hanno in san Giuseppe il loro patrono: ai tribolati dispensa la pazienza; ai sudditi, l’umiltà e l’ubbidienza; ai superiori, la prudenza; ai peccatori, il pentimento; ai tiepidi, il fervore; agli apostoli, lo zelo; a tutti poi l’oro purissimo dell’amo-re di Dio». Non c’è che da scegliere, san Giuseppe è già pronto, perché continua don Reffo: «Il suo cuore è amabile e compassionevole, già pronto a compatire, perdonare e soccorrere... non solo egli esaudisce chi lo prega, ma addirittura soccorre i suoi devoti prima ancora che a lui si rivolgano». Il «custodire» di san Giuseppe Forse il termine patrocinio è un poco antiquato e si preferisce parlare di san Giuseppe quale «custode». Mi pare che il termine «custode» definisca bene il compito di Giuseppe verso Gesù e verso la Chiesa, ponendo una continuità molto bella tra la storia che i Vangeli ci tramandano e il tempo in cui viviamo. Ora come allora, si può contare su un custode che nel nome del Signore è presso di noi per aiutarci, difenderci, e per presentare le nostre suppliche al Padre. La riflessione su san Giuseppe pone le basi per una devozione profonda, senza smagliature ed è proposta a tutta la Chiesa, perché di tutti i fedeli san Giuseppe è custode. Per questo mi sembra di cogliere un legame profondo tra la proclamazione del 1870 e la preghiera che in questi giorni rivolgiamo a san Giuseppe. Pio IX si rivolgeva a san Giuseppe perché difendesse la Chiesa da una peste di errori e di vizi, dal potere delle tenebre, da ostili insidie ed avversità e chiedeva a san Giuseppe: «Difendici, proteggici, assistici, salvaci». Oggi insieme a Papa Francesco preghiamo san Giuseppe per ogni uomo e per ogni nazione, a lui chiediamo di essere custode dell’esistenza, conforto nelle angustie, sostegno nelle difficoltà. Il «noi» di Papa Francesco è tutta l’umanità, non solo la Chiesa. Chiediamo a san Giuseppe di essere custode della salute e di proteggere il mondo dalla pandemia che scuote la fiducia nel futuro e rende più fragile la speranza. Mentre la preghiera del rosario volge al termine, il regista inquadra il grande mosaico dell’abside nel quale campeggia san Giuseppe. Penso che l’umile san Giuseppe ha avuto un momento di gloria, ma soprattutto spero che grazie a lui nessuno si senta più solo per avere trovato un custode di tutti e di ciascuno. Infine sarebbe bello che il prossimo 8 dicembre 2020 potessimo trovarci insieme a ringraziare san Giuseppe nel 150° anniversario della sua proclamazione a patrono della Chiesa universale.  Tullio Locatelli, padre generale   


09 December 2020

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IL MESSAGGIO DEL PADRE GENERALE PER L' AVVENTO

A TUTTI I CONFRATELLI ALLA FAMIGLIA DEL MURIALDO   BUON AVVENTO   Carissimi confratelli. Stiamo vivendo un tempo particolare, nel quale tante sono le domande che restano inevase. Quando finirà la pandemia? E allora come saremo? E via di seguito. Non ho risposte. Vi scrivo perché  mi metto accanto a ciascuno di voi, alle vostre comunità, ai tanti della Famiglia del Murialdo, ai giovani e alle loro famiglie,  a quanti si avvicinano in cerca di un aiuto e di una presenza amica. Mi permetto di condividere con voi quello che a mia volta ho meditato in questi giorni e che vorrei fosse un’indicazione forte per il mio cammino di Avvento, perché Natale 2020 non può essere che diverso, dentro e attorno a noi. Dunque tre semplici pensieri. 1.Servire la vita, dove la vita accade Non possiamo fare tutto e rispondere a tutto. Ma non possiamo nemmeno rimanere legati alle nostre programmazioni, ai nostri progetti. Capisco che la gestione delle comunità e dell’opera hanno le loro esigenze e i loro problemi, peraltro oggi aumentati, ma rimaniamo aperti, viviamo “in uscita”. La vita ci interpella e non è possibile racchiuderla nei nostri schemi. 2. Il cammino è la meta   Siamo stati abituati a pensare al camminare come un mezzo per raggiungere il fine, la meta. Oggi nella povertà delle risposte, possiamo scoprire che il cammino stesso è una meta. Mi sembra di cogliere nell’enciclica Fratelli tutti  questo atteggiamento che indica dialogo, apertura, accoglienza, perché tutti ci incontriamo nel cammino. E i cammini sono da reinventare ogni giorno. A noi l’impegno di non lasciare indietro nessuno, di fare spazio e di dare tempo perché nessuno si senta uno scarto. 3.“Perché quando sono debole, allora sono forte” (2 Cor 12, 10) Ma di quale forza stiamo parlando?  Vivere l’Avvento è prepararsi ad accogliere Dio nella sua debolezza e accettare che questa è la via scelta per salvarci.  Ha fatto propria la nostra debolezza, non ha scelto solo di venire “per” noi uomini, ma ha scelto di essere “come” noi. Viviamo l’Avvento non solo come un tempo “più ascetico” per portare frutto nel nostro cammino di santità, ma come invito ad un’immersione più profonda nelle debolezze e nelle ferite dell’umanità, da cui non ci sentiamo estranei perché “siamo tutti sulla stessa barca”.  Infine ancora una volta sentiamo il bisogno che Lui salga sulla nostra barca e che ci aiuti a fare delle “ferite” delle “feritoie” che fanno passare la luce.  In questo senso ogni debolezza dà corpo alla nostra preghiera e dà forza al nostro bisogno di comunione con Lui e tra noi. Un forte abbraccio per ciascuno. Con affetto.    p. Tullio Locatelli padre generale  


27 November 2020

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UN CORSO DI GESTIONE INTEGRATA- BRASILE

Il Murialdo tiene un corso di gestione integrata delle persone, cultura e finalità organizzative: La Facoltà Murialdo di Caxias do Sul (RS), in collaborazione con l'Istituto Leonardo Murialdo, ha tenuto, dal 20 ottobre al 19 novembre 2020, il martedì e il giovedì, dalle 18:15 alle 22:15 (ora di Brasilia), il corso di Gestione integrata delle persone, della cultura e delle finalità organizzative, in modalità online con l'insegnante dal vivo in classe. È durato 40 ore e ha cercato di dotare i professionisti per la gestione integrata, tenendo conto dell'importanza di coinvolgere persone e team nello scopo dell'organizzazione. Gli argomenti che hanno coperto la formazione sono stati: People Management la Business Key; Pianificazione e gestione strategica; Struttura legislativa e norme; Imprenditorialità aziendale, innovazione e tecnologia; Leadership, gestione del team e cultura organizzativa; Gestione del rischio e analisi dello scenario; Ottimizzazione dei budget e ricerca di indicatori; Organizzazioni orientate allo scopo; Nozioni di Management Marketing e Management e Spiritualità. Il corso ha avuto 116 partecipanti, inclusi religiosi giuseppini e murialdine e leader laici della maggior parte delle opere del Brasile. Questo giovedì 19 novembre, il corso si è concluso con il tema Management e spiritualità, con il professor Gustavo Balbinot. Egli ha detto che è caratteristico della persona che coltiva la spiritualità avere il senso della vita; essere costantemente consapevoli; cercare un significato negli eventi; essere sensibili agli esseri umani e agli "echi"; rispetto e differenze di valore; nutrire l'interiorità; investire nella qualità della vita e imparare dalle crisi.


24 November 2020

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100 anni dell’Istituto Murialdo- Albano, italia

I Giuseppini del Murialdo sono ai Castelli Romani dal 1920. Iniziarono l’attività scolastica il 29 settembre di quell’anno, a Marino. Cento anni…, appena compiuti!  Alcuni problemi di carattere economico ed educativo fecero sì che, nell’ottobre del 1923, venisse lasciato l'immobile di Marino e tutti, religiosi, insegnanti ed alunni, si stabilissero nell’antico edificio che ospita attualmente l’Istituto Murialdo, il cui nucleo originario comprende la seicentesca Villa Maculani e il settecentesco Palazzo Rospigliosi. In un secolo di lavoro ed impegno i Giuseppini e i docenti hanno educato numerose generazioni di giovani, secondo lo stile di san Leonardo Murialdo che dedicò interamente la sua vita all’educazione cristiana dei fanciulli. Il “Murialdo” (così come lo conoscono tutti) è stato ‘casa’ per diverse migliaia di studenti o, come sono soliti chiamarsi, di “murialdini”.  Tanti anni sono passati, ma la modalità educativa è sempre quella: la Scuola. Attualmente sono presenti più di  500 alunni distribuiti sui vari gradi dell’Istruzione: il Liceo Scientifico (prima, nel 1920, Istituto Tecnico, e poi Liceo dal 1945), il Liceo Scientifico ad indirizzo Sportivo (dal 2013 ad Albano e dal 2017 anche a Roma, in casa da altri Giuseppini, presso il Pontificio Oratorio San Paolo), la Scuola secondaria di I grado, o Medie, (dal 1923) e la Scuola Primaria (ripresa nel 2001). C’è anche, una Ludoteca, per permettere ai genitori di lasciare i propri piccoli in un ambiente di gioco e serenità. La scuola offre “percorsi formativi che mirano ad avviare il giovane a diventare maturo e responsabile dal punto di vista umano e civico, e ben preparato professionalmente”. Le attività arricchiscono l’offerta formativa e "danno modo agli studenti di approfondire tematiche attuali e vicine ai loro interessi, ma anche di particolare valore culturale e sociale per preparare non solo diplomati competenti, ma anche cittadini maturi e consapevoli”.  Lo stesso intento educativo continua a caratterizzare la Comunità religiosa che guida l’Istituto che gode della stima di moltissimi ex allievi, oggi affermati professionisti, che continuano in maggioranza a scegliere “il Murialdo” per la formazione ed istruzione dei propri figli.  “Sono un murialdino. Ho scelto l'istituto Murialdo anche per mia figlia perché oltre a fornire una preparazione ai massimi livelli è ancora oggi una scuola di valori e di vita, attenta ai tempi che cambiano”. E ancora: “l'elemento fondamentale che rende l’Istituto Murialdo differente dalle altre scuole è il corpo docente: i professori sono concentrati sull'insegnamento e forniscono agli alunni strumenti di apprendimento più moderni per coinvolgerli emotivamente, aiutandoli ad acquisire nuove conoscenze. Sapere che esiste sul territorio una istituzione scolastica che mette al centro della sua attenzione (oggi si direbbe: la mission) la persona, l’alunno, lo studente, mi ha convinto ad affidare all'Istituto Murialdo quello che ogni famiglia ha di più prezioso, i miei figli”.  Che senso ha, allora, frequentare “il Murialdo”? Non è una scuola come le altre? Certo, come è stato detto, da cento anni l’Istituto Murialdo forma generazioni di ragazzi attraverso la scuola e lo fa in modo eccellente. Ma, da sempre, “il Murialdo” non è solo questo. Per qualunque educatore che vuole “copiare” San Leonardo, ogni ragazzo non è solo uno studente, ma è prima di tutto un uomo. In ogni ragazzo non c’è solo una mente che deve crescere, ma soprattutto un cuore. S. Leonardo coglieva questa realtà dimenticata da troppi insegnanti ed educatori affermando con acutezza: «Dobbiamo prenderci cura di ciò che c’è di più prezioso nella società: i giovani. E di ciò che è più prezioso nei giovani: il cuore. Il cuore è ciò che è più prezioso nei giovani: non tanto l’esterno, il comportamento, il mestiere, la scuola, ma l’interno, il cuore!». Un ‘manifesto' ancora oggi rivoluzionario! L’Istituto Murialdo propone, nei Castelli Romani, questo progetto di educazione integrale (cioè completa) dei giovani. Usando le parole del nostro Santo, ecco il programma delle opere educative dei Giuseppini: fare di ogni giovane “un onesto cittadino e un buon cristiano”.  100 anni di storia educativa sono passati, ma tanti altri ne abbiamo ancora davanti!  Non ci resta che ringraziare tutti coloro che sono stati i protagonisti di questo centenario progetto educativo e augurare un “buon viaggio educativo” a tutti i “Murialdini” che hanno e avranno la fortuna di frequentare il “Murialdo” di Albano Laziale nei prossimi, speriamo, cento anni!    Tratto da www.murialdoalbano.it


21 November 2020

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UNA NUOVA COMUNITÀ DEI GIUSEPPINI A KOIDU- SIERRA LEONE

Abbiamo fatto l'inaugurazione della Nuova Missione  (Rettoria) San Francesco Saverio, Koidu, affidata in perpetuo ai Giuseppini dal Vescovo di Kenema, mons. Enrico Aruna. 9 novembre 2020 - Lunedì alla solenne Liturgia hanno partecipato - il Vicario Generale della Diocesi, p. Stephen Kumasi - il parroco del Martire dell'Uganda, p. Chrisopher Vandi, - il sacerdote incaricato di San Marco, p. Lowrence Ndomaina, - P. Edmund Kemoh da Jengema - ed uno Spiritano, fr. Emmanuel Koroma. I Giuseppini erano rappresentati da - P. Augustine Lebbie, V. Moderatore della Provincia,  - P. Antonio Testa e p. Maurizio Boa di Kissy, - P. Manasseh Ioryue con un rappresentante dei Giovani della parrocchia Murialdo - Mabesseneh di Lunsar, - P. Bruno Guzzonato, P. Kabia Michael e fr. Emanuel Koroma e 6 novizi di Makeni. La cerimonia è stata seguita da una massiccia presenza dei fedeli di San Francesco, della Chiesa Madre "Martiri dell'Uganda" e dei vari distaccamenti. Erano presenti anche le comunità delle Suore di San Giuseppe di Cluny e dell'Immacolata Concezione. La cerimonia era prevista per le ore 10.00, ma un imprevisto ha causato il rinvio alle 11.30, con l'accoglienza del vescovo all'incrocio con la strada principale, la processione verso la Chiesa e la Santa Messa con la lettura del documento ufficiale di insediamento della nuova Missione. Al termine, importanti doni sono stati offerti al Vescovo e ai Giuseppini: una coppia di capre ciascuno, diversi sacchi di riso, un bidone d'olio, varie offerte delle associazioni e dei fedeli. Le due capre e un sacco di riso, ricevuti in dono, sono stati consegnati al Noviziato Makeni. La Santa Messa è terminata alle 15.15. Il Vescovo, i sacerdoti e i confratelli sono stati poi accolti in casa nostra per un pranzo e poi rapidamente ogni gruppo è partito per tornare alle proprie comunità. E' stato offerto anche un pranzo, presso la chiesa di San Francesco, per circa 150 fedeli provenienti dall'outstation dei villaggi intorno a Koidu p. Pierangelo Valerio


19 November 2020

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COVID 19 NELLA FAMIGLIA DEL MURIALDO

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   ARGENTINA-CILE IN TEMPO DI COVID               La nostra provincia di Argentina/Cile sta attraversando la stagione del COVID dal marzo scorso, praticamente, quando abbiamo avuto  la chiusura dei collegi, delle scuole, delle chiese e da quel momento, seppur con ritmi e modalità diverse tra Cile e Argentina, il contagio si è sempre più esteso. Nei primi mesi era più significativo il contagio in Cile più che in Argentina, mentre adesso  il Cile viaggia su 1000/2000 contagi al giorno, mentre invece l'Argentina è intorno ai 15.000.        I due paesi però hanno affrontato in modo diverso il problema COVID.        Il Cile con delle chiusure localizzate dove c'era un focolaio di contagio e l'Argentina invece con un lockdown più o meno generalizzato, che è stato totale al principio, direi per il primo mese, poi si è differenziato nelle varie province secondo il ritmo di diffusione del contagio.        Adesso sì qui in Argentina si cerca di aprire un po’, anche se il contagio continua.        Quello che è successo qui è che fino all'inizio di settembre il contagio, che era soprattutto nella zona di Buenos Aires e dintorni (la cosiddetta AMBA-Area Metropolitana Buenos Aires), si è diffuso anche nelle altre province, che prima più o meno mettevano attenzione al tema, ma erano abbastanza liberi di  muoversi all'interno delle province. Adesso la maggioranza dei contagi l’abbiamo nell’interiore del paese più che nella zona di Buenos Aires.        Poi, come si sa qui in Argentina il grande problema è quello economico e in Cile è quello del cosiddetto “estallido social” cioè questa rivoluzione sociale che è cominciata l'anno scorso e di cui hanno celebrato con altri danni l'anniversario una quindicina di giorni.        Qualche giorno fa c'è stato in Chile il Plebiscito per il cambio della Costituzione che ha avuto un risultato positivo: una maggioranza molto significativa vuole il cambio della Costituzione. Adesso comincerà un processo che sarà lungo e complicato; speriamo che avvenga nell’ ordine, non nel grande disordine e nella violenza, come è successo in Cile nell’ultimo anno.        Nelle nostre comunità e opere, dove si lavora anche se le scuole, collegi e chiese sono chiuse, devo dire che come salute stiamo bene, per quanto riguarda il Covit: fino adesso non abbiamo avuto nessun caso.        Le scuole si sono organizzate tutte per fare un’attività didattica ed educativa attraverso internet e cercando di raggiungere tutti o quasi tutti gli alunni, dotandoli degli strumenti necessari o portando in famiglia le fotocopie del materiale scolastico.        Oltre a ciò si organizzano anche momenti di incontro, quasi vorrei dire di ricreazione per i ragazzi, feste “virtuali”, tanto per tenere il vincolo con il collegio.        In questa ultima parte dell’anno (mancano un paio di mesi, anche meno alla conclusione) si vorrebbe tentare di farli ritornare in classe, non tanto per fare lezione, ma per tornare al collegio, perché i ragazzi si possano reincontrare e salutare,  soprattutto per quelli che chiudono un ciclo,  il primo o ancor più il secondo e quindi lasciano.        In questo momento c'è tutto un discorso e una polemica, anche una confusione su questo tema. Poi, come succede dappertutto, la questione viene strumentalizzata politicamente e i governanti danno disposizioni senza rendersi conto del tutto  come sia possibile applicarle…        Per quanto riguarda le parrocchie ci sono alcune realtà dove le chiese possono esser aperte, però con pochi fedeli e con tutte le precauzioni.        A Buenos Aires le chiese sono chiuse dal marzo scorso; a Mendoza hanno aperto, poi chiuso e ora sono riaperte sempre con misure cautelative più rigide.        In Cile le chiese sono chiuse dal marzo scorso.        Sia nei collegi sia nelle parrocchie si lavora molto, moltissimo direi, con l'attività sociale e caritativa tramite, la Caritas grazie al volontariato, tramite i gruppi di giovani che abbiamo per aiutare con cibo e vestiti le famiglie bisognose che sono sempre di più.        Dal punto di vista economico le opere (soprattutto quelle dell’Argentina) sono molto segnate  da questa situazione di povertà crescente.        Abbiamo soprattutto una forte inadempienza delle famiglie nel pagare la quota mensile, che pure è bassa, ma nella situazione economica in cui versa la maggioranza delle famiglie debbo dire che è l'ultima cosa a cui pensano. Qualche papà mi ha candidamente confessato: “Padre, o pago la quota o do da mangiare ai miei figli…”.        Qui al Pio XII abbiamo una morosità rispetto al pagamento della quota che si aggira intorno il 75%. Adesso la situazione sembra un po’ migliorata perché già vengono a pagare la matricola per il prossimo anno e alcuni approfittano per saldare il debito anteriore.        In Argentina il governo è intervenuto negli ultimi tre mesi sembra con un contributo allo stipendio dei dipendenti che non ricevono la sovvenzione statale, questo ha allentato un po’ la sofferenza economica delle opere.        Però la situazione economica è molto precaria, come voi ascoltate credo anche lì dai notiziari in Italia. Qui c’è questo dollaro “blu”, come si dice, cioè non ufficiale, che vale più o meno il doppio del dollaro ufficiale: se 90 pesos vale il dollaro ufficiale, quello vale 180. Vuol dire che se tu devi comprare dollari devi mettere 180 pesos per ogni dollaro; se tu vendi i dollari te ne danno solo 90 di pesos… è un po’ una cosa difficile da spiegare; poi ci sono tasse su tasse e zero possibilità per noi di convertire la moneta locale.        Ci sono delle opere come Mendoza che in questo momento hanno bisogno di un aiuto della provincia, ma qui non abbiamo la liquidità; quello che la provincia ha è in Cile, ma se non si viaggia non si può portare il denaro; spedirlo o fare bonifici è inimmaginabile in questo momento con tutte le tasse che ci sono…        Se io riuscirò a fine novembre andare in Cile per la visita alle comunità, poi passo a Mendoza e porterò qualche migliaio di dollari.        La situazione economica e molto molto difficile.  Lo ho sentito e verificato in tutte le realtà nostre, perché finisco oggi l'ottava settimana di visite virtuali alle comunità.         Devo dire che i nostri laici collaboratori una volta di più hanno mostrato la loro vicinanza alla comunità e all'opera - parlo in generale - e un grande senso di partecipazione e di motivazione all'apostolato  murialdino. Ci stanno dando una prova in più della loro vicinanza ed è una bella cosa.        Il discorso delle prospettive qui è molto difficile da fare.        Sento dire da più parti che, sia in argentina sia in Cile, che, se non ci sarà nella primavera una vaccinazione che si possa considerare sicura e che possa essere distribuita in modo generalizzato, sarà difficile riprendere nel marzo del 2021 l'attività scolastica col nuovo anno scolastico in modo presenziale.         Se non ci sarà il vaccino in primavera, probabilmente si partirà con il nuovo anno scolastico in forma virtuale, si andrà poi forse a cominciare in via presenziale nella seconda parte dell'anno, cioè dopo le cosiddette vacanze d'inverno che sono intorno alle ultime settimane di luglio.        Queste sarebbero le prospettive per quanto riguarda i collegi.        Per le parrocchie, invece, sembra che si possa riaprire prima (tra una settimana o due), ma per un massimo di 20 persone, in luogo aperto. Questo è ciò che si dice in questi giorni.        Devo dire che, dopo un momento di smarrimento iniziale quando si pensava che il problema sarebbe durato qualche settimana soltanto, in questi mesi si è lavorato molto e valorizzato molto il contatto via via zoom, sia a livello di consiglio provinciale, sia con le comunità, sia con le nostre commissioni, sia a livello interprovinciale.         In un certo senso, sembra paradossale, ci siamo sentiti più uniti e mi sembra anche che qualche cosa di positivo c’è stato anche nelle comunità, in termini di regolarità della preghiera, di maggior comunicazione, di maggior attenzione reciproca, di sentirci di più fratelli e “sulla stessa barca”.        Ci voleva una dramma come questo per renderci più consapevoli della necessità che abbiamo gli uni degli altri. Speriamo di non dimenticarlo, e che Dio ci aiuti.                                                                                                                                                      p. Mario Aldegani superiore Argentina-Cile      


18 November 2020

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COVID 19 NELLA FAMIGLIA DEL MURIALDO

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   USA MESSICO COMUNITA’ E CONFRATELLI:  di salute tutti bene. Non ci sono adesso dei casi di Covid-19 fra di noi. La quarantena in USA e Messico non è assoluta, si permettono delle attività ma in modo molto ridotto  OPERE SCUOLE CFP SOCIALI SCUOLE ORATORI ECC.: le scuole lavorano on-line o in modo misto: una classe presente alla settimana a turno. Gli oratori e centri diurni sono chiusi. Si distribuiscono alimenti e altri aiuti... ma non ci sono lezioni presenziali.  ECONOMIA: la crisi economica delle opere è molto forte. Scuole e centri diurni appena sopravvivono, ma non sappiamo fino a quando. Le parrocchie campano meglio  LAICI COLLABORATORI: sempre c'è una grande quantità di laici/che collaboratrici...  ma la partecipazione adesso è molto ridotta o solo via on-line  PROSPETTIVE: ... aspettiamo il vaccino...!!!! Ma in altri aspetti, la VP U-M va bene: nel lavoro con la FdM, nell'aspetto vocazionale e di formazione iniziale.... Siamo nelle mani di Dio, siamo in buone mani!!!!                                                                                                                                            p. Alejandro                                                                                                                                           Superiore VP UM DELEGAZIONE INDIA Qui ad Aroor stiamo bene e tutta la comunità sta bene e al sicuro; è arrivato anche p. James. Sono arrivati altri due ragazzi dallo stato di  Orrisa; quindi abbiamo cinque ragazzi nel propedeutico e tre nel plus one.  I novizi stanno bene e le lezioni sono regolari. In Chemparacky tutti stanno bene e  al sicuro; i giovani confratelli  frequentano le lezioni di filosofia online.   Tutti i membri sono all'interno della comunità eccetto un confratello che è adesso a casa sua per visitare i suoi vecchi genitori.  A  Chennai la casa di accoglienza dei ragazzi  è ancora chiusa; i confratelli studenti di teologia frequentano le lezioni on line.  Fra.  Prameed e  Joju hanno terminato il corso di teologia.  Non ci sono attività speciali; tutto si svolge nella comunità.  Tre padri sono con loro. Le tre comunità parrocchiali stanno bene. Non c’è molto da fare; si celebra ogni giorno la messa. Nel Bihar p. Saji e p. Punith stanno bene. Sono occupati nel portare a termine i documenti per la terra che abbiamo acquistato. Ringraziamo perché il Signore  tutti ci protegga.                                                                                                                                             P. Milttan                                                                                                                                            Superiore Delegazione India   PROVINCIA BRASILIANA   CONFRADES E COMUNIDADES:       Tivemos um confrade, Pe. Antônio Mattiuz, de Belém do Pará, que contraiu o vírus mas, foi leve e está recuperado. Dificuldades maiores tiveram os confrades mais jovens, especialmente os envolvidos nas Obras Sociais e na Paróquias, cujas atividades foram completamente reduzidas. Apesar do acrisolamento, a crise favoreceu outras experiências igualmente significativas. Desafiante é a compreensão de que muitas coisas precisam de uma outra visão, mas essa consciência será lenta, mas esperamos progressiva.  ESCOLAS E OBRAS SOCIAS. As Obras Sociais mantiveram sua portas fechada e possivelmente parte do ano que vem também.  No entanto, em todas elas mantiveram-se o auxílio às famílias com sestas básicas mensais. A grave crise econômica certamente irá impactar negativamente sobre os serviços de nossa Obras. Tanto as que são mantidas por convênios bem como as que recebem auxilio importante do ILEM. Na província iremos colocar em pauta a vida de nossa Obras Sociais. Como serão reestruturadas. As escolas retomaram parte do atendimento presencial agora em outubro. Os alunos, na sua grande maioria tiveram aulas ON-LINE. A Rede das escolas mantiveram um programa de atuação intensa durante este tempo no sentido de acompanhar as famílias, os alunos, professores... A inadimplência é muito grande e certamente a evasão também o será. Há muito medo, insegurança, dúvida e muito empenho. ECONOMIA Já era grande a angustia por conta da dívida do ILEM, ficou maior ainda. Existe uma pequena esperança com a venda dos lotes de Orleans, já a partir do início do ano de 2021.  Não menor é o problema financeiro da ORGMUR que depende do ILEM. Importante será uma nova configuração da gestão. A atuação do sistema binário será fundamental. As motivações e esperanças são grandes para um tempo novo. Porém, temos consciência de que o problema está longe do fim e que teremos outras ondas da pandemia. Agora vivemos a ilusão da normalidade. Nesses dias definiremos, em Conselho Provincial, a modalidade de nossa Consulta Provincial. A intenção é de fazermos os Exercícios Espirituais e a Consulta Provincial de forma presencial em janeiro como de costume.                                                                                                                                                                                            Pe. Marcelino Provincial  


17 November 2020

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COVID 19 NELLA FAMIGLIA DEL MURIALDO

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   PROVINCIA ITALIANA COMUNITA’ E CONFRATELLI: in questo periodo ho incontrato confratelli consapevoli della situazione di disagio e quindi capaci di affrontare le restrizioni. Chiaro che incontri occasionali possono diventare rischiosi e causare situazioni di positività. Così è stato per P. Giovanni Salustri, che ha già superato il periodo di quarantena, p. Rosario Avino, P. Francesco Molinaro e Davide Gaviglio che invece lo stanno attraversando  OPERE SCUOLE CFP SOCIALI SCUOLE ORATORI ECC.: nelle scuole e nei cfp c’è grande fermento perché l’attività didattica prosegua con serenità. Ogni realtà ha cercato di seguire con una certa rigidità i vari protocolli richiesti perchè nulla fosse lasciato al caso e devo dire di avere trovato grande serietà e fermezza in tutte le varie realtà visitate in questi due mesi. Alcune scuole hanno avuto anche un incremento di presenze. Così pure i vari oratori, la gran parte dei quali sono ancora in parte chiusi, stanno cercando di osservare le normative. In alcune parrocchie si è cercato in questo periodo di celebrare i sacramenti che nel periodo di marzo-giugno erano stati sospesi. Così pure alcune attività giovanili stanno riprendendo, chi in persona, mantenendo sempre le distanze, chi on line  PROSPETTIVE: Nel prossimo periodo il covid ci costringerà a vivere alcune esperienze già programmate in modalità on line e non in persona: Forum di gennaio, esercizi spirituali per i confratelli… Alcune dovremo addirittura posticiparle: Giornate  di spiritualità della Famiglia del Murialdo, incontro dei giovani confratelli, incontro con i parroci…  Stiamo comunque cercando di guardare avanti pensando a come riorganizzare la nostra provincia alla luce di tante situazioni (scarsità di confratelli, età avanzata, maggiori attività…), alla luce anche di introdurre gradualmente il sistema binario come sistema economico gestionale.                                                                                                                                                                                                                                                                                            p. Tony Fabri                                                                                                                 superiore Provincia italiana   ECUADOR COLOMBIA Teniendo presente el pedido, La situación tanto en Colombia y Ecuador, la situación de los contagios de la pandemia son altos.  Se dan muchos contagios al día. Las iglesias de la Costa se abrieron hacia un mes y de la Sierra hace  tres semanas con el foro reducido, pero si esto se complica los Obispos manifestaron de volver a cerrar. En cuanto a nuestra Provincia, los hermanos están bien y estables en forma general. El Padre Ernesto  Villacrés está muy delicado de salud en cama, se levanta sólo al baño con ayuda por el problema del cáncer al hígado, los fármacos ya no le hacen nada. Los otros enfermitos: P. Efrén, P. Luciano. P. Mena. P, Altamirano ,etc están  estables. Las escuelas y Colegios siguen cerrados, haciendo clases por online. Ha bajado el numero de alumnos para este nuevo año que empezaron.  Ahí  estamos   caminando y  las comunidades  a pesar de estos inconvenientes de la pandemia están tranquilas.                                                                                                                                                            P. Julio. DELEGAZIONE CENTRALE Per ora in casa generalizia non si sono verificati casi di confratelli positivi al Covid; p. Rainone Giuseppe è stato in Albania e di ritorno ha fatto la quarantena. A Viterbo chiusa la scuola dell’Istituto dopo che alcuni frati cappuccini sono stati trovati posiviti. Per ora nessuno dei nostri confratelli ha problemi. A Padova si sta ancora di più in casa; per ora non ci sono problemi particolari.   DELEGAZIONE DI SPAGNA DELEGACIÓN, COMUNIDADES Y HERMANOS: *11.3.2020: Madrid, El Pozo. Ingresa P. Franco Zago en el hospital y fallecerá el 30 de marzo con coronavirus. A lo largo de todos esos días estuvimos en contacto con todos los hermanos y colaboradores, y, sobre todo, con la familia de Franco, a quien tenemos que agradecer mucho su cercanía y ayuda. El entierro, transmitido por Facebook y ahora está en Youtube fue el 1 de abril, y, por prudencia y restricciones, solo hubo tres personas y el Delegado como celebrante. Además, P. Angel Martínez y P. Juan José Gasanz, de la misma comunidad de Franco en el Pozo dan positivo pero con síntomas leves. Ninguno de los demás hermanos ha tenido el virus. En Sigüenza, un colaborador y una trabajadora de los cursos -muy cercana a la comunidad- dieron positivos en septiembre y se van recuperando. En las parroquias de Azuqueca, Madrid san Blas y el Pozo fallecen varias personas por el Covid-19. Se multiplican los funerales y responsos en el cementerio. Es verdad, que en algún caso esta pandemia en un primer momento nos ha entristecido, deprimido o aturdido. La fe en el Señor, siguiendo a nuestro fundador, nos dice todo lo que nos envía es para nuestro bien. Hemos tenido ocasión de celebrar algún retiro en la Delegación, reuniones sectoriales on line (Consejo, ecónomos, Patronatos, Consejo general, Familia de Murialdo, Parroquia Josefina, antiguos alumnos, etc) y oraciones on line como el 3 de mayo dando gracias a Dios por los 50 años de canonización de S. L. M. Tuvimos los ejercicios espirituales presenciales la última semana de julio: 11 hermanos y 5 laicos. Se realizó la consulta para ecónomo José ramón Ruiz y para consejero, después de que dimitiera José Sanz, fue nombrado José Ramón Ruiz.  OBRAS En España desde el 13 de marzo hasta el 17 de mayo estamos en confinamiento domiciliario. Están cerradas las parroquias y todas las celebraciones se hacen por streaming. Y en las escuelas y colegios debemos seguir la enseñanza on line. En las parroquias, las primeras comuniones se han ido espaciando a lo largo de junio, julio, agosto y septiembre. Además, se ha incrementado el número de personas que han acudido a Cáritas solicitando ayuda en alimentos, pagos de alquileres, etc. En los colegios desde septiembre la enseñanza es presencial, manteniendo la distancia y todas las medidas sanitarias. Con mucho trabajo en Orduña funciona prácticamente normal. Los cursos para la formación de personas en desempleo en Azuqueca y en Sigüenza llevan un poco de retraso pero se prevé que pronto, a lo largo del mes de noviembre, empezarán. ECONOMÍA Han disminuido los ingresos en las parroquias porque viene menos gente, especialmente ancianos, y por el aforo limitado a 2/3, 1/2 o a 1/3 como en este momento desde el 18 de septiembre. Tampoco alquilamos los locales para reuniones, celebraciones diversas, que aportaban una buena entrada para las parroquias. Y también no podemos acoger grupos numerosos en Sigüenza y Orduña de fin de semana o durante el verano, hecho que se ha notado mucho en la economía de las dos obras. Sin embargo, podemos decir que el Covid-19, por ahora, no ha influido demasiado en nuestra economía. PERSPECTIVAS A pesar de todo, me da a mí la impresión que ha crecido la conciencia de Delegación de España: los laicos y colaboradores han tenido la ocasión de emerger, participar y responsabilizarse más en nuestro futuro y obras. Nos han ayudado no solo en algún caso con donativos para Cáritas sino también reflexionando y planificando el futuro con más confianza en el Señor, como lo prueban dos hechos: la reflexión sobre la Fundación Leonardo Murialdo que debe expandirse en toda la geografía española y dar cobijo a nuestras obras sociales, así como a la Familia de Murialdo aquí en España; y, segundo, la reunión de los Antiguos alumnos que demuestra que podemos contar con ellos para vivir el carisma josefino, pues siguen sintiendo vivo a San Leonardo Murialdo.                                                                                                                                                                    Juan José Gasanz Superiore Delegazione Spagna    


16 November 2020

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COVID 19 NELLA FAMIGLIA DEL MURIALDO

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   DALLA ARCIDIOCESI DI SANTAREM (Brasile) Dia 02 de fevereiro de 2020, a então Diocese de Santarem do Estado do Pará,  Brasil, foi elevada à condição de Arquidiocese pelo Papa Francisco, e por designio de Deus, e da Santa Sé, eu Dom Irineu Roman, csj, tomei posse como  primeiro Arcebispo. A partir de então, iniciei meus trabalhos de escuta dos padres, Vida Religiosa, visitas às comunidades, paróquias e áreas pastorais. A Arquidiocese de Santarém possui 40 padres diocesanos e 35 padres religiosos e diversas congregações religiosas masculinas e femininas, totalizando 12 congregações atuando na Arquidiocese. A Arquidiocese possui uma superfície de 171.000 km2, com 07 cidades, 12 Regiões Pastorais, 830 comunidades, subdivididas em 45 paróquias. O povo que compõe a região, chamada de Baixo Amazonas e Tapajós, é de origem indígena,  paraense e nordestina por causa da migração. Mas existem outras culturas, como a sulista, que trabalha na agricultura. Ainda não consegui viajar e conhecer toda a Regiao compreendida pela Arquidiocese devido às distâncias e a Pandemia do COVID-19 que restringiu as viagens e as atividades religiosas. Mesmo assim, estou me aventurando e viajando de barco para as comunidades, inclusive aldeias indigenas, para visitas, celebrações e assistência social por meio da Cáritas Arquidiocesana.  Além disso,  nessa Pandemia, estamos  seguindo com rigor todos os procedimentos emanados pelas autoridades da saúde,  quanto ao isolamento e distanciamento social, uso de máscara obrigatório, medição da temperatura nas portas das Igrejas e a utilizacão do álcool em gel ou alcool 70°. Estou muito feliz nessa missão,  de modo particular, nesse primeiro momento, pois fazem apenas 10 meses que assumi como Arcebispo nessa Arquidiocese. Por outro lado, o povo me quer bem e de outra parte, a recíproca é verdadeira.  Deixo aqui meu grande abraço a todos os Josefinos de Murialdo espalhados pelo mundo. Conto com as orações de todos para o bom êxito de minha missão. Minha benção a todos.                                                                                     Dom Irineu Roman, csj - Arcebispo de Santarém - Pará-Brasil VICEPROVINCIA AFRICA Le nostre comunità e i nostri confratelli hanno vissuto questo momento di Covid con grande paura e ansia per la notizia che ci arrivava dall'Europa e da altre parti del mondo. Fortunatamente le nostre comunità e i nostri confratelli non sono stati colpiti direttamente e non abbiamo perso la vita a causa del virus corona. Durante il virus corona, tutte le nostre scuole e i nostri oratori sono stati chiusi. Sono stati segnalati molti casi in tutti i Paesi dove stiamo lavorando, ma non abbiamo sentito di alcun caso segnalato tra i nostri giovani. Anche se la pandemia non ha colpito la vita dei nostri confratelli e dei giovani come in altre parti del mondo, le conseguenze devastanti sulla vita quotidiana della nostra gente e delle nostre comunità sono enormi. Tutte le nostre parrocchie, le scuole e le attività quotidiane sono state chiuse. La maggior parte dei nostri confratelli che lavorano in istituzioni pubbliche non sono stati in grado di pagare gli stipendi dei loro lavoratori. Sfortunatamente, la pandemia ha portato sofferenze indicibili alla nostra gente, poiché il prezzo dei prodotti di base è aumentato e la maggior parte delle famiglie ha perso il lavoro, poiché un gran numero industrie e delle istituzioni ha dovuto chiudere. Molte di esse devono ancora essere riaperte.  I nostri collaboratori laici non fanno eccezione, perché la maggior parte di loro ha perso il lavoro e alcuni di questi lavorano nelle nostre istituzioni ed è stato un problema vederli andare via per mesi senza salari. Al momento, il virus si sta gradualmente riducendo, dato che i casi si sentono a malapena al giorno d'oggi. In quasi tutti i Paesi in cui lavoriamo, la vita comincia a tornare alla normalità. Le scuole, le università e le altre istituzioni pubbliche stanno riaprendo. La gente è fortemente convinta che il virus non esista e che sia solo un modo per i loro governi di fare soldi. Come tale, difficilmente si sente o si vede la gente andare in giro osservando le regole e i regolamenti della corona.  Siamo grati a Dio che la pandemia non abbia colpito l'Africa come in altre parti del mondo, perché le sue conseguenze avrebbero potuto essere disastrose essendo tutti i luoghi pubblici sempre sovraffollati. Tuttavia, sono fermamente convinto che il virus sia ancora con noi e che dobbiamo ricordarci di rispettare tutte le regole e le norme che ci vengono indicate dai nostri esperti medici.                                                                                                                                          p. Augustine superiore VP Africa


13 November 2020

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Covid 19 nella famiglia del murialdo

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   SUORE MURIALDINE DI SAN GIUSEPPE Fin dall’inizio della pandemia anche noi, suore Murialdine, abbiamo dovuto cambiare la modalità dell’apostolato passando da quanto eravamo abituate ad un modo diverso pur di prestare attenzione ai bambini, ragazzi, giovani poveri e alle loro famiglie, in particolare per procurare l’alimento necessario alla sopravvivenza. Questa modalità ci ha messo in contatto più diretto con le famiglie e il virus non ha risparmiato alcune consorelle. Sono state colpite dal Covid-19 le comunità di San Rafael (Ecuador) e di Villa Nueva di Mendoza (Argentina). Ringraziando il Signore alcune consorelle hanno già riacquistato pienamente la salute, altre sono in via di guarigione. Abbiamo avuto anche la morte di alcuni familiari di consorelle in Ecuador. Suor Orsola Bertolotto Superiora generale Murialdine di San Giuseppe   VICARIATO APOSTOLICO DEL NAPO  1. CRESIME La seconda fase della pandemia siamo riusciti a contenerla mantenendo le distanze e rispettando le restrizioni previste dall’autorità: mascherine, alcol per lavarsi le mani, evitare assembramenti. Da luglio 2020 ho celebrato 56 funzioni con l’amministrazione del sacramento della cresima a circa 2578 ragazzi, giovani e adulti. Cominciando dai villaggi nelle zone rurali e terminando nelle zone urbane. Ormai quasi tutte le 22 parrocchie sono state servite a domicilio, ne mancano poche per concludere. Si celebrava per gruppi ridotti, in spazi ventilati e coperti che garantissero la sicurezza. Le chiese e le cappelle ormai sono quasi tutte riaperte al culto; i missionari hanno ripreso le celebrazioni con ritmi normali. Si rispettano i regolamenti emanati dalle autorità. Il catechismo non è ancora organizzato in forma presenziale nelle zone urbane, lo offriamo per radio Voz del Napo o in maniera virtuale. Le catechiste e catechisti mantengono i collegamenti con gli alunni. Nei villaggi si è sempre continuato con il catechismo domenicale. Il movimento del traffico e la riapertura dei negozi sono ripresi, ma non ci sono soldi per comprare. 2. SALUTE Possiamo dire che il contagio è stato ancora una volta frenato dalla medicina tradizionale, con le ricette che il mondo indigeno conosce e si trasmettono da anni (erbe, cortecce, piante medicinali che si trovano nel bosco). Non abbiamo avuto aiuto nè appoggio dalle autorità sanitarie, che non hanno mai riconosciuto la validità della medicina tradizionale. I morti di questi mesi sono stati tutti “etichettati” di coronavirus, ma non abbiamo la certezza, perchè non esistono tamponi e controlli. A tutte le 22 parrocchie dell’esteso Vicariato Apostolico del Napo sono stati consegnati gli strumenti indispensabili per far fronte all’epidemia: termometro digitale, alcol, tappetini, mascherine; abbiamo comprato due macchine per sanificare le chiese, le canoniche e le scuole. 3. SCUOLA Tutte le nostre scuole attualmente sono chiuse. Si mantiene l’insegnamento virtuale con risultati di apprendimento scarsissimi. Qualche settimana fa una nostra scuola cattolica rurale è stata scelta dal governo per iniziare un progetto pilota per riaprire in forma semi-presenziale le aule nei villaggi. Sono state ridotte le materie di studio. I professori una volta alla settimana consegnano nelle case a mano fotocopie dei compiti da fare e raggiungono le famiglie. Nelle zone rurali non si riesce a stabilire il collegamento internet. Famiglie e professori non hanno avuto un congruo tempo di ferie e lo stipendio pagato. Abbiamo distribuito alle famiglie le donazioni per la colazione dei bambini.  4. POVERTA’ È l’altro virus nascosto che ora è esploso. Serpeggia la necessità e la fame. Non avendo ripreso il lavoro a pieno ritmo, le famiglie soffrono per la mancanza di prodotti di prima necessità. Coltivano qualcosa nell’orto. Ma le frequenti inondazioni hanno distrutto i prodotti seminati. Con aiuti che abbiamo ricevuto dall’estero, siamo riusciti a distribuire pacchi viveri a quasi 900 famiglie in necessità. Ma le risorse sono finite. + Adelio Pasqualotto vicario Apostolico del Na


12 November 2020

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IN TEMPI DI PANDEMIA... CONTAGIO D'AMORE

Il nuovo gruppo pastorale della Pastorale giovanile Vocazionale Murialdina dell'opera di Santiago, KERYGMA, ha iniziato la sua attività. I giovani murialdini, dopo un precedente lavoro di organizzazione e formazione, hanno cominiciato incontrarsi nei locali della Scuola Murialdo, con tutte le necessarie precauzioni di sicurezza, per preparare il cibo che andavano a distribuire ai fratelli e alle sorelle che vivono nelle strade attorno al nostro patronato. Questo esempio di collaborazione tra i giovani della pastorale, gli educatori, i genitori e le famiglie del Liceo, che hanno dato un prezioso contributo in cibo e denaro, si è concretizzato nell'incontro con i nostri fratelli che hanno ricevuto questo cibo e in un dialogo fatto di ascolto, gioia e gratitudine. L'impegno, nonostante il complesso contesto della pandemia, è quello di raggiungere tanti fratelli bisognosi ogni sabato a partire dalle 18.00 per le strade del quartiere del patronato. In questo modo i nostri giovani vogliono rendere vivo l'invito di Papa Francesco a non "balconare la vita", a "alzarsi dal divano" e dare un volto a una "Chiesa in uscita" che sappia riconoscere nei fratelli scartati e invisibili, il volto di Cristo che ci dice "Avevo fame e mi avete dato da mangiare" (Mt 35,35-45). Invitiamo molte persone a partecipare con la loro collaborazione e la loro presenza così come altri giovani che desiderano impegnare la loro vita in questi grandi ideali.


11 November 2020

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CAROVANA MURIALDINA 2020- VILLA BOSCH

Nel quadro delle celebrazioni per la nascita del nostro Santo Fondatore, abbiamo voluto, come comunità, essere creativi di fronte al contesto sociale e mondiale della pandemia che stiamo vivendo. Non potevamo festeggiare come ogni anno. Facendo appello alla creatività, abbiamo organizzato una Carovana Murialdina per le strade del nostro quartiere. Un'attività da fare insieme come una grande famiglia unita e da poter riempire di colore, di gioia e di un po' di rumore anche le strade di Villa Bosch, facendo eco agli insegnamenti, alla testimonianza evangelica e al carisma murialdino. Pensando anche al motto ispiratore di quest'anno 2020, "In Te siamo per gli altri", abbiamo voluto avvicinarci ai fratelli più bisognosi, seguendo così l'eredità di San Leonardo e guardando ai più vulnerabili. Per questo motivo, l'obiettivo di questa carovana, oltre ad esprimere la gioia della sua testimonianza, era che tutta la nostra comunità educativa e parrocchiale potesse portare cibo non deperibile ai fratelli più bisognosi del nostro ambiente. È stato un bel pomeriggio in cui il carisma murialdino si espresso al meglio.  Ogni famiglia, ogni giovane collaboratore, ogni piccolo volto, ogni insegnante che ha partecipato ha detto che il Murialdo vive! Ancora una volta il carisma del nostro Santo Fondatore, amico, fratello e padre è andato a fare rumore nel quartiere diffondendo la gioia, pregando come famiglia e offrendo doni ai più bisognosi.


09 November 2020

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GRUPPO MISSIONARIO Ss. MARTINO E ROSA -ITALIA

Tutto è iniziato da un specialissimo viaggio in India, proposto caldamente da Padre Guglielmo Cestonaro, motivati e formati da d. Siro Lazzari nell' agosto 2018; felicemente presentato e accolto dalla comunità parrocchiale, tanto da darci un contributo da portare direttamente alle missioni di CHENNAI  nel TAMIL NADU, AROOR e CHEMBARAKKY nel KERALA. L'esperienza del viaggio  l'abbiamo vissuta in 6 " ragazze" 3 da Conegliano e 3 da Thiene, inizialmente sconosciute, poi durante e grazie al viaggio missionario,  unite in un legame duraturo; non potremmo mai ricordare  l'India senza " NOI". In India abbiamo conosciuto una realtà completamente diversa, senz'altro povera di beni materiali, ma ricca di spiritualità, autentica nei rapporti e con la capacità di farti sentire unico e accolto come solo chi ti ama sa fare. Indimenticabili resteranno il ricordo degli occhi e gli sguardi gioiosi e pieni di gratitudine dei bambini. Al nostro rientro, dopo la testimonianza del viaggio, è nato il desidertio che l'esperienza portasse qualche frutto e così, coinvolgendo amici e parrocchiani, abbimo iniziato a sostenere a dintanza i bambini della comunità di Chennai. Dopo la visita nella nostra parrocchia, nella primavera del 2019, ci è stata proposta la raccolta per un pulmino, sempre per la missione di Chennai (completata lo scorso Natale). Così abbiamo coinvolto le persone che già si erano dimostrate sensibili e il 5 settembre 2019 è ufficialmente iniziato il GRUPPO MISSIONARIO Ss. MARTINO E ROSA intitolato a Carmen Dorigo (una ns sostenitrice mancata  improvvisamente poco dopo il ns. rientro dall'India) e sotto la protezione di Santa Madre Teresa di Calcutta. il ns. gruppo è composto da una ventina di persone che hanno saputo dire un SI, portando ciascuna la propria storia, la propria esperienza, la propria unicità ma unite nel Signore e dal sopporto di Padre Giuseppe Menzato, attuale parroco della chiesa dei Ss. Martino e Rosa. Far parte di un gruppo missionario è innanzitutto il piacere dell'incontro e della condivisione ed essere uno strumento a disposizione della Porovvidenza. Ora continuiamo il sostegno a distanza per i bambini dell'India e aiutiamo PADRE PIERANGELO VALERIO nel desiderio di acquistare dei pannelli solari e un generatore per la sua nuova parrocchia di  KOIDO nella  SIERRA LEONE.   Dio permettendo Gruppo Missionario


31 October 2020

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TRE ANNI DELLA BEATIFICAZIONE DI PADRE GIOVANNI SCHIAVO

    Personalità di grande rilievo, per le doti umane e per la profonda spiritualità che lo animava. Degno figlio del Murialdo, missionario in Brasile, fondò nuove opere a favore dei ragazzi della strada. Amante della natura, delicato nel tratto, era un educatore attento ai bisogni dei giovani poveri. Vero padre per tutti, aveva la forza dei santi, l’abbandono assoluto nelle mani di Dio e nella sua Provvidenza.   BEATIFICAZIONE DI PADRE GIOVANNI SCHIAVO 28 ottobre 2017 Padre Schiavo è stato il formatore delle prime generazioni di murialdine in Brasile, in sintonia con le direttive di padre Luigi Casaril, fondatore, e di madre Maria Ellena, la prima superiora generale, tracciando per le suore un cammino solido di vita consacrata fondata sull’amore a Dio e al prossimo, vissuta in umiltà e carità, nella dedizione ai giovani poveri e alle famiglie. La sua fama di santità si è diffusa quando era ancora in vita. Fu sepolto nel piccolo cimitero delle Suore Murialdine a Fazenda Souza e la sua tomba da subito divenne luogo di preghiera. Innumerevoli le grazie ricevute per sua intercessione. Il 14 dicembre 2015 Papa Francesco ha promulgato il decreto sull’eroicità delle virtù di Padre Schiavo. Il 1° dicembre 2016 è stato approvato il miracolo della guarigione di Juvelino Cara. Il 28 ottobre 2017 è stato beatificato. Suor Orsola   Nella foto il quadro della beatificazione e il gruppo delle Suore Murialdine nel giorno della beatificazione a Caxias do Sul.  


28 October 2020

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26 ottobre, anniversario della nascita di san Leonardo Murialdo

  Nel suo Testamento spirituale san Leonardo scrive, immaginando che Dio si rivolga a lui: «Da tutta l’eternità io pensai a te; ti chiamai con il tuo nome e decisi di salvarti, santificarti e glorificarti eternamente, per il grandissimo amore con cui ti ho amato da sempre». In un’altra pagina del Testamento, annota: «Fin dalla nascita Dio mi ha colmato dei suoi benefici». E descrivendo la chiesa di San Dalmazzo a Torino, afferma: «Ecco il sacro fonte, dove il tuo amore mi donò l’innocenza e mi adottò come tuo figlio per mezzo del santo battesimo».   ​​​​​​26 ottobre, anniversario della nascita di san Leonardo Murialdo (messaggio del padre generale)   La data del 26 ottobre segna per san Leonardo Murialdo il suo compleanno e oggi da quella data ne sono passati 192. La ricorrenza per noi si riveste di memoria che alla luce della storia che ne è seguita la rende piena di significato. Certo in quel momento di 192 anni fa non si poteva immaginare il futuro che ne sarebbe derivato, tuttavia qualche segno lo si può individuare. Intanto una famiglia che accoglie una nuova vita accanto a delle altre. Una famiglia profondamente religiosa che offre ai figli una base di vita veramente umana e cristiana. Una famiglia nella quale il piccolo Nadino respira affetto, tenerezza, cura, accanto alle sorelle e al fratello, tutte attenzioni che lasciano il segno nella vita di Leonardo e che porteranno frutti in seguito. Due giorni dopo sarà battezzato nella vicina chiesa di San Dalmazzo  e come non pensare che lo Spirito abbia già messo dentro il suo cuore quel seme di bontà che poi Leonardo trasformerà in annunci di misericordia  per tanti ragazzi? Che preghiera fare in questo giorno? Preghiamo per le famiglie, perché siano nelle condizioni di accogliere la vita e di prenderne cura. Preghiamo per tutti i bambini, perché abbiano la possibilità di una educazione umana e religiosa. Preghiamo anche per la nostra congregazione, che sappia essere testimone di tenerezza e di misericordia offrendo una famiglia a chi ne ha bisogno. Don Tullio padre generale


25 October 2020

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MISSIONARI GIUSEPPINI IN CONTINENTE AFRICANO

Se quando diciamo “missionari” intendiamo anche coloro che hanno lasciato la loro terra e vivono in un paese diverso dal proprio nella lingua, nella cultura, nelle tradizioni … be’ allora i Giuseppini del Murialdo nella loro storia ne hanno avuti veramente tantissimi.   MISSIONARI ITALIANI in AFRICA   In questo Ottobre missionario vogliamo ricordarne alcuni e, in questa news e in queste foto, soprattutto i Giuseppini Italiani che sono andati in West Africa (Sierra Leone, Guinea Bissau, Ghana, Nigeria): alcuni sono stati i pionieri e sono già in cielo, come P. Lino Barbieri, p. Antonio Maculan, p. Tarcisio Riondato, p. Giuseppe Cavallin. Altri sono ora in altre province, ma hanno trascorso in Africa molto tempo: p. Giovanni Martelli, p. Lorenzo Vanini, p. Luigi Cencin, p. Giambattista Nicolato, p. Gabriele Prandi, Fratel Marco De Magistris, p. Eugenio Beni, … Altri sono ancora in Africa: p. Mario Zarantonello, p. Maurizio Boa, p. Bruno Guzzonato, p. Giovanni Zanni, p. Giuliano Pini, p. Antonio Testa, Fratel Giuseppe Negro, p. Luigino Rossi, p. Pierangelo Valerio, p. Mariolino Parati.                       Tutta la Famiglia del Murialdo prova un “umile orgoglio” per questi confratelli e attraverso il nostro sito e questa news in questo mese missionario mandiamo loro il nostro fraterno abbraccio, il nostro sostegno economico quando possiamo, ma soprattutto la nostra intensa preghiera!  


19 October 2020

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VOLONTARIO MISSIONARIO “MURIALDINO”

I giovani sono protagonisti del cambiamento. Sono capaci di scelte significative, in grado di sognare cose grandi e abitati della presenza di Dio   VOLONTARIO MISSIONARIO “MURIALDINO”   “Esci dal tuo paese,dalla tua patria,dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò” Gen 12,1. Dio continua a cercare chi inviare al mondo e alle genti per testimoniare il suo amore, la sua salvezza dal peccato e dalla morte, la sua liberazione dal male. In questo anno, segnato dalle sofferenze e dalle sfide procurate dalla pandemia da covid 19, si è diventato evidente l’impegno sociale specifico dei giovani di oggi.  Ci sono molti giovani disponibili a impegnarsi in iniziative di volontariato, cittadinanza attiva e solidarietà sociale (I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, documento finale, n. 46) Dice San Leonardo Murialdo II laico può e deve essere un apostolo, non meno del prete e del missionario, e per alcuni ambienti e più del prete. Per il cattolico di oggi l 'interessarsi della vita pubblica, fare delazione sociale e cattolica, e un dovere assoluto, come cittadino come credente e cristiano.(Scritti del Murialdo) ATTEGGIAMENTI INTERIORI “Togliti i sandali dai piedi,per che il luogo sul quale tu stai e una terra santa-' (Es 3, 5) La scelta del volontariato missionario e fondamentalmente una opzione personale. È la decisione di avere uno stile di vita che subordina il proprio modo di vivere a valori umani e spirituali. È la risposta ad una chiamata personale attraverso la quale il si detto a Dio e accettare di essere la “incarnazione" dell? Amore del Padre verso il povero, verso Tutti noi, facendosi prossimo ovunque essi siano. Il volontario missionario riconosce ogni uomo, ogni donna ed ogni popolo come “persone” e come realtà umana, ossia come realtà che vanno rispettate nella complessità sociale, culturale e politica derivanti dalla loro identità, dalla loro storia, dalla loro esperienza. Questo e possibile attraverso ascolto, il confronto? lo scambio, il rispetto che rendono accettabile e dignitoso il ricevere e dare aiuto. LE MOTIVAZIONI Questo e il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello (l Gv 4, 21) L’ideale di solidarietà che nasce dal sentirsi espressione dell’ amore di Dio spinge verso azioni ed interventi concreti >             Vivendo, una vita impegnata per migliorare se stessi, gli altri e la realtà in cui si vive; >             Partecipando al processo di liberazione ed autosviluppo dei popoli; >             Perseguendo giustizia e libertà unite ad una coscienza critica di fronte alia realtà del mondo. Le componenti, diversamente combinate tra loro, che per aiutano di realizzare  ogni giorno della propria vita sono : la professionalità e la gratuita del servizio, la propria crescita e la realizzazione dell’altro.  


17 October 2020

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50 ANNI DI VITA RELIGIOSA di Suor Isabel Larrea Idiarte

Il 12 settembre 1970, Festa del Santissimo Nome di Maria, nella Comunità di S. Rafael, Sede della Casa Provinciale della Delegazione Ecuadoriana delle Suore Murialdine di S an Giuseppe, in una Solenne Eucaristia presieduta da Monsignor Maximiliano Spiller, PRONUNCIA I MIEI VOTI DI PRIMA PROFESSIONE RELIGIOSA.   A settembre 2020, sono passati esattamente 50 anni da questo Evento Trascendentale nella mia Vita Religiosa Personale e oggi, Dio Infinitamente Misericordioso, mi permette di vivere questa Celebrazione Importante. CELEBRA I MIEI MATRIMONI D'ORO RELIGIOSI, I 50 ANNI DI QUESTA CONSACRAZIONE AL SIGNORE GESÙ. Questa Celebrazione Religiosa si svolge presso la Chiesa Parrocchiale di San Leonardo Murialdo a Guayaquil; luogo in cui lavoro e con l'aiuto di Dio seguo il nostro carisma murialdino al servizio dei bambini, dei giovani e delle famiglie. Celebrazione che si svolge in un ambiente con requisiti di biosicurezza a causa della pandemia covid-19 che sta colpendo il nostro intero pianeta. Anche in queste circostanze è impossibile per me dimenticare la mia Prima Professione Religiosa dove con i nomi di suor Isabel Larrea Idiarte del Sacro Cuore di Gesù, ho detto SI al suo Sacro Cuore per la vita, per sempre. Motivo per cui posso rendere questa celebrazione della professione religiosa una realtà OGGI. E in questa Celebrazione semplice e anche privata, seppur trasmessa tramite Zoom, per ragioni ambientali che viviamo in tutto il mondo, ho potuto eseguire il Mio Ringraziamento a DIO, autore di tutto il Bene, nella Chiesa Parrocchiale di San L. Murialdo de los Padre Joséfinos. , in compagnia degli Hnas. di Comunità, Famiglia e con la fraterna accoglienza e l'entusiasmo del Padre Superiore Franklin Fustillos e della sua espressiva Omelia. Quello che era anche molto solenne, liturgico e carismatico. Dopo aver completato questi 50 anni di Vita Religiosa, metto più che nelle Mani di Dio stesso, metto nel suo CUORE SANTO, quel mio GRANITO DI SABBIA CHE HO POTUTO CONSEGNARE A TUTTI QUELLI GIOVANI E PERSONE che erano la RAGIONE del mio AMORE, dolore a volte e Molte altre volte, di ALEGRIA. Così sia.           Suor Isabel Larrea Idiarte                                                                  


16 October 2020

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TIROCINIO SCOLASTICO A TREVISO

Ci presentiamo: siamo Adriana, Sabrina e Adriana, 3 stagiste provenienti dalla scuola F. Besta di Treviso, un istituto superiore per i servizi sociosanitari.   LA NOSTRA TESTIMONIANZA DEL TIROCINIO A TREVISO   Iniziato questo percorso nella comunità, credevamo di affrontare una realtà più “semplice” poiché avremmo dovuto lavorare con i nostri pari età, ma durante la nostra esperienza, ci siamo trovate ad affrontare momenti di preoccupazione, pazienza, molte difficoltà, incertezze, determinazione ma anche di condivisione, collaborazione, curiosità, tanto divertimento e confronto. Ciò che abbiamo ricavato da queste quattro settimane è stato: avere un senso di responsabilità, trovare compromessi con le idee di tutti, rinforzare la convinzione che l’unione fa la forza e la possibilità di metterci in gioco. È stata anche una bella opportunità da cogliere in positivo per conoscere una realtà diversa dalla nostra ma nello stesso tempo vicina a noi. Giunte alla fine di questo percorso, abbiamo imparato che non sempre serve mettere dei muri perché prima o poi tutti cambiamo. Le stagiste. Adriana, Sabrina, Adriana La mia esperienza in comunità Murialdo a Treviso è stata toccante perché passando gli anni ho capito che è stata la cosa più bella della mia vita. La comunità mi ha fatto capire i valori della famiglia e dell’amicizia. Io dico ai nuovi arrivati…godetevi questa esperienza in comunità , della quale sarete soddisfatti…perché se io tornassi indietro, metterei la firma sia per le persone che ti vogliono veramente bene sia perché ho conosciuto delle stupende persone che ancora oggi sento e vedo. Andrea


15 October 2020

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UNITÀ DIDATTICA "SANTA MARÍA GORETTI-murialdine Ecuador

Mi chiamo Emily Atiaja, sono una ex studentessa dell'UNITÀ DIDATTICA "SANTA MARÍA GORETTI". Voglio raccontarvi la mia esperienza in una scuola così emblematica come questa. Non essere sorpreso dalle parole che scriverò, è per me un modo gratificante di farlo, poiché sono molto grato all'istituzione per tutto quello che ha piantato in me, a partire dalla mia educazione ad essere un buon cristiano fino a diventare un onesto cittadino. Fin da piccola le suore della comunità Murialdina di San giuseppe mi hanno aperto le porte dell'istituzione. Consentendomi di istruirmi non solo nella parte scientifica ma anche spirituale secondo il carisma di San Leonardo Murialdo. Dal primo giorno di scuola, lo ricordo ancora come se fosse ieri, hanno cominciato a instillarmi amore verso Dio e verso il prossimo, un amore che anche se non puoi toccarlo, puoi sentire e condividere con tutte le persone intorno a te senza importa la razza, o il colore della pelle, perché alla fine è amore. E così le mie giornate a scuola andavano avanti, ogni giorno era un nuovo insegnamento ed esperienza. Le prime ore del mattino sono state sempre dedicate alla preghiera, attività che riconosco come un buon stimolo per avvicinarsi al cammino di Dio e all'amore per la nostra Vergine, non c'è stata una sola mattina che non abbiamo pregato. Continuando con la mia esperienza, ogni anno ci portavano nella casa della convivenza dove di notte ci preparavamo alla meditazione e riflettevamo sulle cose buone e cattive che avevamo fatto fino a quel momento e la parte migliore era quando ci sentivamo silenziosamente come Gesù Ci ha parlato dentro di noi, bei ricordi che rimangono nella mia mente. Un altro valore importante che mi hanno insegnato è stata la responsabilità, la pazienza e lo sforzo, valori con i quali sono riuscito ad essere uno dei migliori studenti dell'Istituzione, portandomi così l'emblematico riconoscimento di essere un portabandiera. Uno dei migliori momenti della mia vita. Per concludere, voglio ricordare che ogni giorno all'istituto è stato molto speciale per me, sarò sempre grato all'istituto per avermi insegnato tante cose e per avermi preparato alla società.


11 October 2020

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Servo di Dio Padre ETTORE CUNIAL: tra emozioni, ricordi ed invocazioni.

L’8 ottobre si aperta ufficialmente nella cattedrale di Tirana (Albania) la causa di beatificazione di p. Ettore Cunial. Alla presentazione di p. Giovanni Salustri sulla vita e il profilo di santità del p. Ettore, il vescovo, mons. George Frendo, arcivescovo di Durazzo-Tirana, ha proceduto solennemente all’avvio del riconoscimento della santità del nostro p. Ettore Cunial e il popolo di Dio convocato nella cattedrale ha espresso favorevolmente il proprio consenso con un sentito applauso.   Sёrbёtor i Hyit Atё HEKTOR CUNIAL   La celebrazione non ha solo rappresentato un momento ufficiale tipico dei riti ecclesiastici, ma ha raccolto una varietà di emozioni nelle persone che hanno atteso e seguito questo evento con grande coinvolgimento e commozione. Già nella fase preparatoria, p. Tullio Locatelli, superiore generale, ha richiamato l’attenzione di tutti i confratelli e della Famiglia del Murialdo a rileggere la propria vocazione alla santità nella storia e nella esemplarità di vita del p. Ettore. Non si tratta solo di sollecitare qualche ricordo in persone che lo hanno incontrato e conosciuto, ma di accogliere l’invito a leggere più in profondità la storia che Dio costruisce con ciascuno di noi tramite la specificità dei santi, di uomini che hanno una particolare familiarità con Dio da suscitare in noi qualcosa di attraente, di affascinante, di curiosità. E molte persone hanno voluto manifestare in questo evento ciò che p. Ettore ha rappresentato per loro nel cammino personale della fede. Particolarmente significative le parole che Mons. George Frendo ha rivolto ai fedeli nella breve omelia della celebrazione. Rifacendosi alla personale conoscenza che lui stesso ha avuto di p. Ettore, ha esordito che la santità è dono di Dio e non frutto delle nostre opere o delle nostre intenzioni. Era rimasto impressionato dalla disponibilità di p. Ettore a lasciare compiere l’opera di Dio nella sua anima. Sin dal primo incontro con p. Ettore, mentre era parroco a Durazzo, aveva avvertito di essere di fronte a un uomo pieno di Dio, santo… e questo incontro aveva fatto emergere in lui la consapevolezza di essere “peccatore”, con tutti i limiti della sua fragilità umana. In p. Ettore aveva colto l’uomo delle beatitudini evangeliche: un cuore umile, puro, aperto a tutti, disponibile ad ogni ora e situazione. Ogni cammino di santità si radica nella fedeltà radicale al vangelo. Infine, in p. Ettore ha trovato un modello esemplare di sacerdote e missionario: forte della sua debolezza e avvinto dallo Spirito. Anche Mons. Gjerji Meta, oggi vescovo di Rёshen (Mirёdita), ma non ancora sacerdote al tempo in cui p. Ettore arrivò a Durazzo, ricorda di aver condiviso con lui alcuni mesi di intenso lavoro pastorale scoprendo in p. Ettore un instancabile missionario a servizio della gente in ogni circostanza. Sorpreso lui stesso dall’obbedienza al proprio vescovo di trasferirsi a Tirana, ha trovato in p. Ettore la sollecita e fraterna spinta ad assecondare la volontà di Dio nelle mediazioni umane. Lo stesso p. Giuseppe Rainone ha riportato a tutti la personale testimonianza al tempo in cui come superiore provinciale, aveva chiesto a p. Ettore di accompagnare la comunità giuseppina in Albania verso nuovi progetti missionari a servizio dei giovani poveri e della chiesa albanese. Un’obbedienza accolta con grande serenità e consapevolezza nonostante una voce maligna avesse gridato a lui con chiaro intento di minaccia, “Ti aspetto a Tirana!”. Con coraggio e determinazione, aveva intrapreso la sua missione portando fino in fondo il dono della sua vita, vittima della sua obbedienza a Dio.   Ma le voci dei presenti e dei lontani, grazie ai mezzi di comunicazione che abbiamo a portata di mano, hanno fatto immediatamente risuonare le emozioni, l’affetto, le invocazioni a p. Ettore. Sono le voci della nostra gente, del popolo di Dio. Di Suor Maria Renata Chiossi, suora di Santa Giovanna Antida, che dice: “Io c’ero ed è stato commovente. P. Ettore aiutaci dal cielo”. Di Massimo De Maria, giovane del Centro Studi, fondato da p. Ettore a Sant’Agata, che comunica: “Vicini con la preghiera”. Di Rosanna Santoriello che si rivolge a lui in supplica: “Chiedo a p. Ettore una preghiera per la guarigione di mio marito”. Antonio Sergi testimonia: “Ho avuto la possibilità di conoscerlo in quel di Acquedolci. Una bella persona, riusciva a trasmettere tanta serenità, occupandosi con umiltà di lavori manuali presso la comunità giuseppina. Un amico di tutti…”. Teresa Maniaci Brasone di Sant’Agata fa il punto: “Oggi si segna un nuovo passo, caro p. Ettore. Sono passati nove anni da quando armati di gioia e amicizia profonda, ci siamo imbarcati in un pulmino pronti ad attraversare il mare Adriatico per ricordarti in questa giornata a Casa Nazareth. Poco più che bambina, ricordo ancora il freddo, la pioggia, un auditorium pieno di giovani, le celebrazioni, la fiaccolata. Oggi si segna un nuovo passo caro p. Ettore, e noi come allora, stiamo con il cuore attraversando l’Adriatico per venire a testimoniare che la tua santità nella nostra vita è stata un dono. Oggi si segna un passo, caro p. Ettore, che è preludio di gioia infinitamente più grande…”. E tante altre voci si potrebbero aggiungere, perché p. Ettore è diventato un dono non solo per noi, ma per tutta la chiesa.  


09 October 2020

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Il CENTRO EDUCATIVO DI COMUNITÀ (CEC) da casa- MESSICO.

L'allontanamento è fisico, ma la vicinanza affettiva è presente nelle attività quotidiane proposte agli studenti. L'intero team continua a cercare creativamente un modo per abbracciare l'intera famiglia che compone il Centro educativo su base quotidiana.   Il CENTRO EDUCATIVO DI COMUNITÀ (CEC) da casa- MESSICO   L'attuale contesto educativo ci ha presentato l'enorme sfida di reinventarci nel nostro compito di educatori, ripensare le nostre proposte didattiche pedagogiche e costruire nuovi modi di incontro con le nostre ragazze, ragazzi e adolescenti. Per questo, oggi più che mai, è necessario rimanere attenti ai segni del nostro tempo per accogliere e rispondere alle sue singolarità e complessità. Un lavoro per niente semplice e che giorno dopo giorno appare nelle nostre pratiche quotidiane attraversato da una molteplicità di ostacoli da superare. In questa premessa di ripensarci come gruppo di lavoro, ci siamo impegnati a costruire insieme agli studenti e alle loro famiglie nuove modalità e quadri di azione che ci permettessero di continuare ad accompagnarci a vicenda. Questa è la sfida che guida giorno per giorno le nostre proposte di Centro Educativo di Comunità, perseguendo gli obiettivi di: • Garantire la continuità pedagogica degli studenti, recuperando il valore legante ed emotivo che sostiene ogni possibilità nell'incontro insegnamento-apprendimento. • Sostenere la funzione socializzante e generatrice di legami dello spazio, che genera la possibilità di sostenere e accompagnare percorsi educativi e di vita. • Accompagnare la formazione completa di ragazze, ragazzi e adolescenti. • Accompagnare e fornire strumenti alle referenze degli adulti, essendo attenti e disponibili di fronte alla realtà che sta attraversando. Non potendo contare sullo spazio CEC, che come ogni casa è il punto d'incontro che ci unisce nel nostro lavoro quotidiano, la tecnologia è stata fornita come strumento attraverso il quale accorciare le distanze. Tuttavia, ha anche rivelato le profonde disuguaglianze che alcuni studenti devono affrontare. Piano di emergenza ASPO (isolamento sociale preventivo obbligatorio), nuove strategie. • Sostenere percorsi educativi attraverso l'accompagnamento delle attività scolastiche creando gruppi di lavoro pedagogici tramite whatsapp. • Spuntini condivisi periodicamente il venerdì pomeriggio virtualmente attraverso la piattaforma Zoom. • Realizzazione di diverse proposte di attività finalizzate all'esplorazione e al rafforzamento personale e di gruppo. Con l'obiettivo di privilegiare la possibilità di espressione, l'incontro condiviso e il rafforzamento dell'autostima da un'autovalutazione positiva. • Accompagnamento singolarizzato delle realtà particolari di ragazze, ragazzi, giovani e delle loro famiglie attraverso contatti telefonici che abilitano spazi di dialogo e ascolto. Generare in questo modo la possibilità di identificare e rafforzare abilità, capacità, qualità che ci permettono di pensare a noi stessi come soggetti attivi di fronte al conflitto e alle avversità. • Guida e accompagnamento di adulti di riferimento per sostenere ragazze, ragazzi e giovani in questo particolare contesto.


07 October 2020

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IL PROGETTO EDUCATIVO PASTORALE DELL'ISTITUTO MURIALDO, VILLA BOSCH

  Quest'anno il progetto educativo pastorale dell'Istituto Murialdo, di Villa Bosch, Argentina, ha affrontato una grande sfida, ma come direbbe il nostro Santo Fondatore: “A nuovi bisogni, nuove opere”   Educare nella pandemia   In questo senso, abbiamo riconvertito in ambiente virtuale tutte le nostre azioni pedagogiche, e per questo, abbiamo utilizzato diverse piattaforme e dispositivi tecnologici che ci hanno permesso di affrontare il compito con ottimi risultati. Gli insegnanti hanno fatto un grande sforzo di formazione per l'uso di questi strumenti. Il primo obiettivo è stato quello di universalizzare il progetto per consentire a ciascuno dei nostri studenti e insegnanti di avere accesso a questa nuova realtà virtuale. Una volta lì, la nuova sfida era umanizzare la proposta. Il nostro lavoro è stato caratterizzato per anni dal clima familiare, dall'impegno di solidarietà della comunità e dall'attenzione personale di ciascuno dei suoi studenti. In questo senso si è iniziato a promuovere azioni pastorali attraverso incontri virtuali di riflessione e azione con docenti, studenti e famiglie; incontri che ci hanno permesso di conoscere in modo più personale le diverse realtà che la società vive in questo presente inaspettato per poterle agire, e in questo modo aiutare a superare le difficoltà. Essere empatici con la nostra comunità è stata la premessa e il sentimento di essere tutti noi "sulla stessa barca" come ha sottolineato il nostro caro Papa Francesco, il nostro punto di partenza. In questo pellegrinaggio abbiamo osservato tanti atteggiamenti personali carichi di solidarietà e di grande impegno educativo da parte dell'intera comunità. Inoltre, fedeli al nostro carisma, abbiamo potuto assistere le famiglie più svantaggiate e essere fondamentalmente vicini a tutti coloro che erano più vulnerabili. In questo modo abbiamo gradualmente trovato un senso nel nostro cammino, rendendo vivo il motto che quest'anno abbiamo sollevato "in te siamo per gli altri". Infine e con fiduciosa speranza per il futuro, potremmo concludere che la pandemia è stata un'ottima occasione per osservare la realtà da un'altra prospettiva, più umana, che continua a mostrarci quell'amore infinito, eterno e misericordioso di Dio di cui ci parlava San Leonardo è ancora presente e più vivo che mai tra noi.


05 October 2020

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RICORDO DI PADRE ETTORE CUNIAL

Carissimi confratelli e laici/laiche della Famiglia del Murialdo, vi esortiamo a tenere vivo il ricordo di p. ETTORE CUNIAL per il quale l'8 ottobre inizia ufficialmente la causa di beatificazione nella diocesi di Tirana in Albania.  Dopo la lettera circolare n. 15 del 02 ottobre 2020 del p. Tullio Locatelli, superiore generale, che sollecita tutti noi a percorrere cammini di santità e ci presenta la figura di p. Ettore con alcuni tratti essenziali della sua vita, proponiamo anche un depliant per divulgare tra di noi e a tutti i laici a noi vicini, una maggiore conoscenza di p. Ettore attraverso il ricordo descrittivo di don Carmelo La Rosa che ha incontrato personalmente p. Ettore in Albania. Aggiungiamo anche la "Preghiera alla Santissima Trinità" perché nella comunione e nel dialogo con Dio possiamo vivere in pienezza, ognuno nel suo stato di vita, la nostra vocazione alla santità. Grazie della vostra vicinanza e della vostra preghiera. P. Giuseppe Rainone        PREGHIERA ALLA SANTISSIMA TRINITÀ O Trinità Santissima, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi prego di vivere in me in pieno respiro prendendo possesso stabile e totale di tutto il mio essere: pensieri, progetti, relazioni, sentimenti, esistenza fisica, spirituale, psichica e intrapsichica, in modo che nulla si esprima attraverso di me se non in Voi: la Paternità viva, creante, onnipotente ed amante, la Figliolanza completa, perfetta, estesa ed estensibile, l’Amore eterno, santificante e consolante… Che io realizzi Voi, viva di Voi, lasci liberi Voi in me, riposi in Voi, chiami Voi in ogni cosa e Vi trasmetta in ogni cosa. Purificatemi da ogni mia colpa, da tutto quello che non Vi rispecchia o in qualche modo non Vi è gradito. E, se nella Vostra bontà volete coinvolgermi nel dono Vostro reciproco, sia questa la ragione della mia vita. Cambiatemi come ritenete più opportuno. Vi chiedo perdono per i guai che Vi procuro e Vi ringrazio tanto, tanto. Amen. p. Ettore Cunial  


04 October 2020

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NUOVO ANNO ACCADEMICO ALL' ISTITUTO SAN PIETRO, VITERBO

L’inizio dell’anno accademico è da sempre il momento nel quale riprende l’attività dell’Istituto Filosofico-Teologico e da sempre si è svolto nella sede dell’Istituto stesso; quest’anno, a causa del Covid e delle normative di sicurezza, si è dovuto spostare l’evento in luoghi alternativi.   NUOVO ANNO ACCADEMICO 2020-21   Per questo Mercoledì 30 Settembre, assieme al Vescovo di Viterbo Mons. Lino Fumagalli, al superiore Generale P. Tullio Locatelli e al ministro provinciale dei Cappuccini p. Matteo Siro, docenti e alunni si sono ritrovati nella Sala Alessandro IV (la sala al piano inferiore della più famosa sala del Conclave) per ascoltare, oltre alle comunicazioni e ai saluti dei membri del Consiglio di direzione, la Lectio magistralis del prof. Lluís Clavell, Preside emerito dell’Università Pontificia della Santa Croce. Accogliendo la proposta di MacIntyre, il suo intervento “Chiesa in uscita: filosofia e teologia per la formazione integrale della persona”, ha delineato brevemente la situazione di crisi della cultura cristiana in Europa indicandone il possibile superamento nel recupero di una visione integrale della persona e nel rigore metodologico della ricerca filosofica e teologica, nella consapevolezza che il fine di tale sforzo rimane quello non del sapere in sé, ma del retto agire e del servizio alla Chiesa. In sintonia con la proposta di Maritain che invitava a distinguere i diversi livelli di perfezione della realtà, il prof. Clavell individuava nel contributo di una filosofia quale conoscenza naturale che rimane aperta alle scienze umane e alla teologia, l’aiuto al cristiano nel suo cammino di comprensione e di ricerca di fondamento della propria fede. Il dibattito che ne è seguito ha offerto ulteriori contributi aprendo al confronto e al dialogo con le linee di riflessione filosofica più recenti e invitando a riconoscere e a far proprie anche le ricche indicazioni che la recente Costituzione Apostolica “Veritatis Gaudium” di papa Francesco ha offerto. E’ seguita la concelebrazione eucaristica in Cattedrale e il momento conviviale che il Vescovo ha offerto ai docenti nel Seminario diocesano.


03 October 2020

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DA ROSARIO DE LA FRONTERA Provincia di Salta - Rep. Argentina

La tristissima esperienza della pandemia Covid-19 da un lato ha significato, dall'altro, ricorrere alla creatività per sfruttare anche in questo frangente i media solidali, mettendoli al servizio della fede e mantenendo il contatto con la popolazione. Quest'anno non è stato possibile svolgersi come sempre, ogni 15 settembre, la tanto sentita e partecipata celebrazione dei Santi Patroni, il Signore e la Vergine del Miracolo con le processioni, le messe solenni, gli incontri popolari, ma non è mancata la rievocazione festosa e credente, di gratitudine e supplica. La messa concelebrata è stata concelebrata con i due sacerdoti della vicina parrocchia ed è stata trasmessa su Internet e via radio. Inoltre, la realizzazione del concorso degli altari domestici a cui hanno partecipato più di 200 famiglie della città, decorando le loro case e posizionando i loro piccoli altari d'onore e di lode.   Un altro evento vissuto in comunità, il 23, è stato l'incontro virtuale dell'intera comunità carismatica con il Padre Provinciale dei Josefinos e la Madre Generale dei Murialdines, condividendo esperienze, situazione presente e prospettive future, in un quadro di speranza, in questo momento molto particolare.   E che felicità è stata poter celebrare con il nostro caro Fratello Papis Dju, il 24 settembre, giorno dell'indipendenza della sua amata terra d'origine, la Guinea Bissau, così lontana fisicamente ma presente e condivisa dal suo cuore tra noi.


29 September 2020

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SETTEMBRE, ANDIAMO! … CON UN SORRISO!

Ah! le vecchie poesie del tempo andato che raccontavano gli appuntamenti di opere e giorni. Settembre, comunque, è rimasto ancora il tempo di tante ripartenze e prime fra tutte l’inizio del nuovo anno scolastico, questa volta atteso con un’ansia vibrante perché bisognava guardare indietro per ricollegarsi ai giorni della chiusura temuta e spietatamente arrivata a fine febbraio, con gli innumerevoli e deludenti rimandi di vaghe riaperture che si sono succeduti a ripetizione. Ma non solo la scuola: il Patronato gioca su altri fronti del mondo giovanile, la formazione professionale, le associazioni, lo sport, il cinema … Allora, Settembre, andiamo … Anzitutto la scuola: già nei primi giorni di Settembre si può dire che abbiamo fatto le prove per il nuovo anno scolastico: abbiamo anticipato l’inizio per trovarci già sulla linea di partenza guardando avanti. Così abbiamo provato come i cortili si animano di corse e di grida, le aule tornano al loro brusio di alveari laboriosi, ci si incrocia grandi con piccoli ognuno puntando al proprio obiettivo: che bello! Era ora! E lunedì 14, inizio ufficiale anche con i giovani della scuola professionale mettendo a punto con pazienza certosina gli incastri degli orari per le pause in cortile, i turni della mensa e ... il posteggio per le auto. Sì perché su tutto regna ed impera la parola d’ordine: “tenere, costi quel che costi, la distanza”. D’accordo, la sicurezza prima di tutto, ma come si fa allora ad arrivare al cuore di chi incontriamo, gli amici, i compagni di gioco e di lavoro, le persone a cui vogliamo semplicemente chiedere qualcosa? C’è un’onda sottile ma invincibile che abbatte i muri, divora gli spazi, estende a la connessione oltre tutte le bande larghe che devono ancora inventare: IL SORRISO! Per questo la frase guida che abbiamo coniato quest’anno per le varie attività del Patronato suona così: “Un bel sorriso è la giusta danza che vola sopra ogni distanza”. Ma qualcuno giustamente dirà: ma come si fa con la sacrosanta mascherina! Allora non avete ancora fatto la grande scoperta che il sorriso parte anzitutto dagli occhi e, più in profondità, dal cuore.  Facciamo partire dal cuore e dagli occhi il nostro sorriso e sentiremo che ci vien voglia di ballare anche con il primo “musone” che ci capita di incontrare perché il sorriso è davvero contagioso e, se lo sappiamo lanciare, ci ritorna moltiplicato e non c’è mascherina che tenga.


28 September 2020

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3° incontro 2020 Commissione Economica Generale

Si è conclusa il 24 settembre la «due giorni» del 3° incontro in videoconferenza della Commissione Economica Generale giuseppina che riunisce l’economato generale (p. Juan Flores – economo generale e dr. Alessandro Pellizzari – direttore dell’economato generale) e gli economi provinciali (p. Renato Fantin – Brasile, p. Renzo Sibona – Italia Romania Albania, fr. Miguel Zampedri – Argentina Cile, p. Leo Dechant – USA Messico, p. Joseph Milttan – India, p. Pierangelo Valerio – Africa, p. José Ramon Ruiz – Spagna, p. Franklin Benavides – Ecuador Colombia). Riunione di lavoro impegnativa, ma preziosissima per proseguire nel processo di gestione economica di Congregazione caratterizzata sempre più da condivisione, comunione e sinodalità. Gli argomenti trattati sono stati diversi, tutti delicati e basilari per andare verso una nuova cultura economico-gestionale di congregazione capace di conciliare le competenze economiche necessarie oggigiorno con l’altrettanto necessaria continuità nell’adesione carismatica identitaria comune. Si è discusso sull’attuale situazione economica in tempo di covid-19, sul sistema economico-gestionale giuseppino detto “Sistema Binario”, sul bilancio di missione mondiale di Congregazione e sulla formazione economica iniziale e permanente dei confratelli. Un grazie vivo a tutti i membri di questa Commissione Economica Generale giuseppina per il loro quotidiano impegno al bene comune di tutta la Congregazione.


25 September 2020

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Una settimana di esercizi spirituali e programmazione...

Una settimana di esercizi spirituali e programmazione (Nella casa Alpina Murialdo a Souze D’Oulx).  I confratelli studenti di Viterbo, accompagnati da P. Luigi Cencin, P. Fidel Anton e P. Nadir Poletto, dal 21 – 27 settembre 2020, hanno fatto gli esercizi spirituali in vista anche della programmazione dell’anno formativo e academico dell’anno 2020/2021.    In mezzo alla splendida natura delle montagne di Souze D’Oulix, i confratelli hanno avuto la possibilità di elaborare il progetto personale di vita, in vista di un progetto più ampio, quella della Comunità tenendo presente il progetto della Congregazione. Attraverso le riflessioni offerta, la preghiera personale e le celebrazione comunitarie, hanno condiviso i temi fondamentali per la vita di un religioso giuseppino: Vita Spirituale (Discernimento Spirituale – La visitazione tra dedizione e contemplazione); Vita Fraterna in Comunità (Voi siete il campo e il tempio di Dio – Parabole dell’animazione comunitaria); Vita accademica-intellettuale (Cercatori di Dio – Alla ricerca dei segni del Risorto vivo in mezzo a noi); Vita Apostolica (Lo stile di annuncio di Maria alle nozze di Cana – Il samaritano, buono perché solitario).   Il 26 settembre alcuni confratelli rinnovano i voti della Chiesa della Salute a Torino, dove il fondatore S. Leonardo Murialdo è sepolto, un momento molto atteso da tutti.   Ringraziamo il confratello Marco De Magistris che con la sua Mama, il Papa e una Zia, ci hanno accolti e offerto un servizio ammirevole. 


24 September 2020

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Il Covid non ha fermato il nostro essere uniti e solidali...

CANTI DI VITA E SPERANZA   (FdM dell' Ecuador e Colombia)   MOTIVAZIONE. La realtà senza precedenti che stiamo vivendo ha portato alti livelli di ansia, stress, sofferenza, angoscia e disperazione. Il 27 marzo abbiamo visto "un uomo vestito di bianco e stanco, che camminava sotto la pioggia persistente nella deserta piazza San Pietro a Roma, carico di dolore, sofferenza, ma anche di speranza". Come Famiglia del Murialdo abbiamo deciso di accompagnare Papa Francesco nel suo cammino di fede, dolore e speranza. Così è nata l'idea di questo concerto, Songs of Life and Hope. Abbiamo pensato che per una Chiesa che era appena agli inizi, il modo migliore, se non l'unico, per raggiungere migliaia di fratelli e sorelle con il nostro messaggio di vita e di speranza era attraverso i social network. Per strutturare il concerto ci siamo ispirati a una poesia che più di due secoli fa è stata scritta in una situazione simile a quella che stiamo vivendo. Alcuni versi della poesia dicono: "Quando la tempesta passerà e le strade saranno domate e noi saremo sopravvissuti a un naufragio collettivo; con un cuore che piange e un destino benedetto, ci sentiremo felici, solo per essere vivi. Quando passa la tempesta, ti chiedo Dio, nel dolore, di renderci migliori, come ci avevi sognato". Questo era il nostro obiettivo: portare al mondo, come Famiglia del Murialdo, un messaggio di gioia e di speranza in questi momenti di prova. MESSAGGIO. La FdM in Ecuador e Colombia è una comunità gioiosa e ottimista anche in tempi difficili. Ha artisti di fama nazionale e internazionale e altri che si sono esibiti al concerto. Uniti nel carisma del Murialdo, siamo riusciti a riunire un nutrito gruppo di fratelli della Famiglia del Murialdo provenienti da tutto il mondo e abbiamo offerto loro un messaggio di gioia e di fratellanza ispirato dalla testimonianza di San Leonardo: "Che gioia, Dio ci ama".  Miguel Cabrera, coordinatore e animatore del concerto ha riassunto nella presentazione il significato dell'evento: "Cara famiglia, un abbraccio fraterno per tutti voi, Famiglia del Murialdo nel mondo. Oggi è una giornata meravigliosa. Oggi è un giorno per benedire, lodare e glorificare Dio Padre. È un giorno in cui la Famiglia del Murialdo si riunisce per salutarci e augurarci il meglio in questi tempi difficili, unita con la fiducia che "anche questo passerà". INNOVAZIONE E LEALTÀ. A conclusione di questo concerto possiamo dire: grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento. Siamo convinti della necessità e del potere del linguaggio virtuale per raggiungere i fratelli. Riconosciamo che sta nascendo una nuova umanità che speriamo si basi sulla dignità, sul rispetto, sulla giustizia e sulla solidarietà. Sentiamo di essere in un momento dello Spirito, in un'occasione per nascere con la forza del fermento. Come Congregazione, come Famiglia Murialdo, siamo chiamati a cambiare, al nuovo, all'inclusivo, all'universale; siamo chiamati a vivere nell'unità e nella fraternità confidando in Dio e vivendo con entusiasmo e fedeltà il carisma di san Leonardo Murialdo.                                                                                                                                    P. Gilberto Freire Ortiz  


10 September 2020

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Summer-Life Grest San Martino 2020

Qui a Conegliano, un Grest insolito si è svolto quest'estate presso l'oratorio... un mese trascorso in giochi e divertimento trasformato in un'esperienza formativa. Pensavamo proprio di non riuscire a proporre il consueto appuntamento causa la pandemia e le norme antivirus molto restrittive. L’impegno degli animatori, il sostegno e la fiducia dei genitori, la disponibilità del parroco P. Giuseppe Menzato e dei volontari senior hanno permesso che lunedì 6 luglio aprissimo le porte del campo sportivo per iniziare 4 settimane indimenticabili Le norme anti-covid hanno delineato un nuovo approccio che tutti i partecipanti hanno scoperto con la conoscenza e l'adattamento necessari. Gli animatori, gli animati e tutti i collaboratori hanno modificato la loro realtà del Grest per adottarne un'altra, più difficile. Le attività proposte sono state in grado di coniugare il socializzare dei ragazzi con la responsabilizzazione dei loro comportamenti. Dopo un inizio di dubbio e scoraggiamento gli animi dei bambini hanno ritrovato la voglia di giocare e conoscere nuovi amici, dopo molto tempo tra le mura di casa il distanziamento non ha fermato il loro spirito di squadra. Per tutti è stato un laboratorio per le proprie responsabilità e un esame per mettere alla prova le doti di sentirsi tutti un grande gruppo. I bambini ed i ragazzi (una sessantina per ogni settimana di Grest) nonostante le distanze sono riusciti ad instaurare un legame profondo tra di loro. Lo spirito agonistico è andato a pari passo con la voglia di stare insieme sostenendosi a vicenda.   Il Grest quest’anno a differenza degli altri anni si è svolto solamente nelle ore pomeridiane, scelta resa obbligata dalle norme per il covid-19 e dalla disponibilità limitata, per impegni lavorativi, del coordinatore del Grest Leonardo Mineo. Abbiamo sperimentato, che “è donando che si riceve” poiché metterci in gioco con i bambini e i ragazzi ci ha permesso di fare gruppo tra noi animatori di conoscerci meglio e di dare ognuno secondo il proprio carisma. Ci sono stati momenti di condivisione, di riflessione, di preghiera sempre aiutati dai nostri educatori. Si è, anche instaurato un bel rapporto con i volontari senior, che vegliavano sui ragazzi come angeli custodi per regolamentare ingressi, uscite e verificare il rispetto delle disposizioni sanitarie. La memorabile serata finale è stata la ciliegina nella torta di un’esperienza davvero unica che ha ripagato lo staff di tutto il lavoro preparatorio così impegnativo. Vedere il sorriso e la gioia degli animati e la  gratitudine da parte dei genitori è stata la migliore ricompensa consapevoli che il Signore, ha vegliato sul nostro Grest. Abbiamo sperimentato che “siamo in buone mani siamo nelle mani di Dio”.


11 September 2020

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A Roman, un’estate davvero eccezionale...

Le sfide si vivono e si vincono  Sicuramente il Covid 19 è rimasto quatto, quatto ed ha perso la corona. Non sono semplici impressioni di chi ha vissuto pienamente questa estate nei cortili assolati più che mai dell’opera di Roman, ma vita vissuta e concreta in mezzo a loro, i ragazzi del Murialdo. Fin dal mese di giugno, grazie alle graduali aperture,  tra termoscanner e disinfettanti, distanze più o meno, i cortili si sono via via animati di ragazzi e giovani pronti a scaricare le loro sane energie in appassionate competizioni sportive di calcio, basket, volley, ma anche di ping-pong, calcetto e tam-tam. Una parentesi felice sono stati i tre campi-scouts che sono stati organizzati in agosto proprio all’interno della nostra opera. Le limitazioni imposte non hanno ristretto la fantasia e la creatività dei liders guidati dll’infaticabile Pr. Petrica.  Esploratori, temerari e lupetti hanno potuto sperimentare alcuni giorni di fraternità, lavoro, formazione e gioco secondo lo spirito di Baden Powell completato e arricchito da profonde sfumature murialdine. Non sono mancate le escursioni sui selvaggi  Carpazi, catena montuosa incontaminata. Tutti hanno potuto constatare quant’è vera l’ esortazione del Murialdo: „Onora Dio chi onora la natura e sa leggere parole  e immagini divine nel libro della creazione”. E così è stato. Dulcis in fundo, quasi prolungamento positivo dell’anno murialdino è stato il campionato di calcio „Cupa Murialdo”che ha visto un centinaio di giovani adolescenti liceali di Roman e dintorni battersi in ben nove squadre nell’ultima settimana di agosto.  Andrà tutto bene è qaunto ci auguriamo all’inizio del nuovo anno sociale e pastorale che vedrà la riapertura del nostro Centro Educativo,  del Centro „Ti Ascolto”, dei gruppi scout Murialdo Into The Wild e della pastorale giovanile e vocazionale sul territorio all’insegna del Discernimento, tema scelto dalla nostra comunità per l’animazione giovanile e vocazionale. Ai giovani lettori del sito La Famiglia del Murialdo e di Vita Giuseppina apriamo le porte della nostra fraternità per esperienze significative di vita, di discernimento e di passione apostolica tra i giovani.  Andrà tutto bene!


08 September 2020

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Un oratario estivo

Prima un intenso periodo di formazione online, sulle orme del Piccolo Principe, poi il ritorno sui campi da gioco e di preghiera. I ragazzi della diocesi di Cefalù sono tornati ad animare gli oratori con il Grest ad Alia, Cefalù, Caltavuturo e Montemaggiore. “Occhi in su. Per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio” è il tema pensato dalla diocesi di Cefalù per dare avvio alle attività dopo il blocco forzato del lockdown, anticipate dalla formazione per giovani ed educatori organizzato dalle pastorali giovanile vocazionale, della famiglia, per l’evangeliz-zazione e la catechesi, cooperazione missionaria per le Chiese e Migrantes, che hanno pensato un sussidio di supporto incentrato sul tema dell’essenzialità che ha ispirato la Lettera pastorale del vescovo Giuseppe Marciante. A Cefalù le parrocchie hanno deciso di lavorare insieme, con circa 100 ragazzi, accompagnati da 40 educatori, fino a ieri. Si sono incontrati tutti i pomeriggi per un Grest diverso da quel- lo degli ultimi anni per rispondere alle prescrizioni governative per limi- tare il contagio da coronavirus. Ad Alia 50 ragazzi con i loro 20 animatori si incontreranno tutti i giorni fino al 14 agosto, tre giorni alla settimana tutti insieme e tre giorni in piccoli gruppi. Mentre circa 200 ragazzi partecipano all’oratorio estivo organizzato insieme dal Comune e dalla parrocchia di Caltavuturo fino al 7 agosto. Montemaggiore va invece a “Caccia di talenti”. Fino al 6 agosto 25 educatori animeranno cinque laboratori (teatro, sport, musica e canto, ballo e arte) per più di 50 ragazzi sia al mattino che al pomeriggio. Attività che, soprattutto nei piccoli centri, rappresentano un collante per tutta la comunità, generando relazioni, incontri, legami. (articolo dell'Avvenire  "TORNA L’ ANIMAZIONE NEGLI ORATORI" di Alessandra Turrisi 25-07-2020)


04 September 2020

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Ricostruire il Patto Educativo Globale

La Commissione di Educazione delle Unioni dei Superiori e delle Superiore Generali annuncia la prossima celebrazione del suo IX Seminario dedicato alla FORMAZIONE DI EDUCATORI. Il Seminario di quest'anno 2020 avrà caratteristiche molto particolari, tenendo conto del contesto in cui è stato convocato e della proposta di RICOSTRUIRE IL PATTO EDUCATIVO GLOBALE lanciata da Papa Francesco a tutta la società e alla Chiesa. Il nostro Seminario fa parte dell'ampio e ricco itinerario di lavoro ideato dalla Santa Sede per rispondere alla chiamata del Papa a ricostruire il patto educativo globale. Si tratta di un itinerario completo e diversificato, orientato dalla chiave dell'ecologia integrale proposta nell'enciclica Laudato Si'. Ci affideremo al metodo dell'Indagine di Apprezzamento (AI), una metodologia di dialogo, incontro, progettazione di proposte e allineamento di visione, missione e azione. Allo stesso tempo, impareremo ad usare la metodologia in modo che ogni partecipante possa poi utilizzarla secondo il proprio interesse. Il Seminario sarà diretto da Miriam Subirana, esperta della metodologia "Indagine di Apprezzamento", che ha già accompagnato diverse Congregazioni religiose nel loro discernimento e nei loro compiti decisionali.   Dati fondamentali del seminario MODALITA'. Sarà effettuata online, attraverso la piattaforma telematica dell'Unione Internazionale dei Superiori Generali (UISG). La realtà della pandemia che stiamo vivendo ci ha orientato verso questa opzione, insieme al desiderio di estendere la partecipazione a molte più persone, data l'importanza del processo che stiamo vivendo sul PATTO EDUCATIVO. DATE. Si terrà in tre sessioni, il 12, 13 e 14 novembre 2020, dalle 14:00 alle 18:00 (ora di Roma). In questo modo sarà possibile mettere in contatto persone interessate ai diversi contesti continentali. LINGUE. Ci sarà la traduzione simultanea in italiano, inglese, francese e spagnolo. Per il lavoro di gruppo, chiederemo ai/alle partecipanti di indicare in quali lingue possono comunicare con sufficiente scioltezza, in modo da poter organizzare bene le cose. GRUPPO PRESENZIALE. Un piccolo gruppo di 30-40 persone parteciperà dalla sede dell'UISG a Roma. Se qualcuno di voi desidera farlo, vi preghiamo di indicarlo nella vostra domanda e vi risponderemo per confermare o meno questa possibilità. PROFILO DEI PARTECIPANTI a) Invitiamo i responsabili dell'Educazione delle Curie Generali, i membri dei Consigli Generali e Provinciali e i vari responsabili nazionali o regionali delle nostre Istituzioni Educative. Insistiamo su questo profilo: persone con un certo livello di responsabilità nelle nostre istituzioni educative. b) La partecipazione è aperta alle persone interessate a collaborare a questa entusiasmante sfida e a coloro che sono invitati a partecipare dalle loro istituzioni. c) Il numero massimo di partecipanti che possiamo ammettere è di 500. Vi chiediamo di tenerne conto in modo da potervi registrare in tempo, e sempre prima del 15 ottobre. OBIETTIVI a) Approfondire la sfida della ricostruzione del PATTO EDUCATIVO GLOBALE proposto da Papa Francesco.  b) Riflettere sul ruolo della scuola cattolica nell'affrontare questa sfida, cercando modi comuni di lavorare in rete. c) Familiarizzarsi con il metodo dell'Indagine di Apprezzamento, che è di grande interesse per le nostre Congregazioni nei loro processi di analisi, di discernimento, di pianificazione e di decisione. PREREQUISITI a) Per partecipare proficuamente a questo seminario, chiediamo a tutti di aver letto e lavorato all'enciclica Laudato Si' di Papa Francesco e all'Instrumentum Laboris preparato dalla Santa Sede per questo processo sul Patto Globale. b) Allo stesso modo, crediamo che sarà conveniente per tutti essere informati del contenuto dell'evento online sul Patto educativo organizzato dalla Congregazione per l'Educazione Cattolica della Santa Sede per il 15 ottobre di quest'anno. ISCRIZIONE  a) Per iscriversi al seminario è necessario compilare i dati contenuti nel seguente link: https://bit.ly/2Be2qaS  b) Nello stesso link troverete il modo di effettuare il pagamento necessario per la vostra partecipazione, che sarà di 40 euro a persona. Pensiamo che con questa quota saremo in grado di coprire tutte le spese di organizzazione di questo seminario.  c) Il termine per la registrazione è il 15 ottobre. Dopo quel giorno non saremo in grado di accettare nuovi partecipanti. d) Tutte le persone registrate saranno inviate, pochi giorni prima del seminario, il link per connettersi e partecipare. Vi invitiamo cordialmente a questi giorni di incontro e di riflessione, nella convinzione che, insieme, possiamo progredire nella nostra capacità di rispondere alle sfide di un mondo che ha bisogno dei bambini e dei giovani per essere migliore. Sono loro che ci rendono autentici educatori. Ricevete un affettuoso saluto dalla Commissione di Educazione.


02 September 2020

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Quaranta, e poi?

Un manipolo di giuseppini ha celebrato 40 anni di ordinazione presbiterale: 1980 - 2020. Congratulazioni! Grazie. Eccoli come da foto, da sinistra verso destra: Mario, Giuseppe, Luigi, Giambattista, Antonio, Pasquale, Giorgio, Claudio, Michele, Carlo, Sandro, Gianmario, Pietro e Sereno. È l’unione di due annate, una buona produzione! Col passare degli anni alcuni hanno preso un orientamento diverso, chi si è trasferito in Diocesi, chi è entrato in convento e chi si è inoltrato in un contesto matrimoniale. D’obbligo la domanda: e allora come sono stati questi 40 anni? Cosa ci dite della vostra esperienza? Non esiste il testo delle loro interviste, così mi inoltro in alcune suggestioni. La mia geografia parla. Una volta spiegate le vele dell’ordinazione sacerdotale, dove mi ha portato il vento dello Spirito? E così rileggo l’itinerario abbastanza lungo della mia vita ripercorrendo i luoghi dove sono vissuto. In questa e in quella comunità, in ambienti familiari e in altri poco conosciuti, realtà con tante incognite e altre di facile comprensione. E mi chiedo: “Perché, Signore, mi hai guidato in quel posto? Perché proprio lì?” Non sempre il luogo era stato da me scelto, nemmeno la durata della mia permanenza, a volte mi sono sentito un po’ straniero, ci sono stati momenti in cui mi sono chiesto cosa ci stessi a fare in quell’ambiente. Davanti al tracciato della mia vita mi sono sorpreso a corrugare le sopracciglia, e in silenzio, chiedermi: “Dove mi stai portando?” Quanta strada percorsa, da Lui progettata e fatta assieme! E Lui a ripetere: “Seguimi”. La mia storia parla. La mia storia è il risultato di tante storie, tantissime. Quante persone, quanti volti, quanta umanità si é intrecciata e compenetrata in questi anni. Non ricordo tutte le persone che ho incontrato, ma le porto dentro di me, tutte, e scopro quanto sia ricca la storia di ciascuno. Quante vicende, quanti incontri, che ridda di sentimenti, di attese e preoccupazioni, quanti momenti di serenità e di timori mi sono stati presentati. Li ponevo ogni mattina sull’altare. Ho imparato a guardare negli occhi e ad ascoltare. Al tanto parlare quanto è preferibile lo sguardo e la contemplazione che molto arricchiscono la nostra interiorità. Una cosa ho notato, che dattorno c’è molta sofferenza, così difficile da capire e da accettare, che chiede di essere considerata e condivisa. Un’altra cosa ho osservato, che le persone più “belle” sono quelle che più si sono lasciate coinvolgere dal Signore. Lo rivelano il loro modo di parlare, di comportarsi e di avvicinarsi a te, al tuo mistero, sempre con tanta discrezione e delicatezza. La mia missione parla. “Perché tutto ciò, Padre mio?” Non è stato il caso, non è stato il destino ad aver guidato la mia vita. Sono convinto che ognuno di noi è il frutto di un atto di amore ed è guidato dall’amore. Riconosco che qualche volta non é stato ben espresso. Il Signore, che da tutta l’eternità aveva pensato a me, mi ha voluto come espressione amorevole, per un motivo ben preciso e buono. E così è per ciascuno. Siamo stati tutti chiamati ad una “missione”, disposti come una tessera in un’opera nata nel cuore di Dio, dentro quel misterioso disegno provvidenziale in cui ognuno è pensato con amore e voluto assieme agli altri. Non sempre è stato chiaro il “perché” e il “come” dei miei giorni, ma su tutti è prevalso quel silenzio intimo e profondo la cui origine viene da lontano e la cui pienezza avrà compimento. Mi sfugge il significato pieno di me stesso, dei tanti pensieri che ho in testa, ma sono certo che sono amato, accompagnato e perdonato. Avrò svolto bene la mia missione? Non lo so. Lo saprò. Con Pietro ripeto: “Tu sai che io ti amo”. Congratulazioni. E poi? L’anniversario di noi 14 è la celebrazione di tutti, noi e voi. Lo è soprattutto per coloro che non sono arrivati a tanto, lo è per coloro che vi sono arrivati con difficoltà. Guardiamo avanti verso dove il Signore vorrà, come lo vorrà. Ci siamo incontrati, 8 di noi, a fine agosto, a Paluzza (Udine). Lì abbiamo celebrato, come siamo soliti fare, in tre tempi: attorno all’altare, prendendoci un tempo di riflessione e, in fine, polenta e formaggio, …innaffiati! In Carnia, dove eravamo, si suol dire: “mandi” (mane in Deo), rimani con Dio. Sì, con Dio, verso il 45mo! E con voi.


31 August 2020

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Educare nella Famiglia del Murialdo

Quando tutto sembra lontano, buio e oscuro… è lì che una piccola fiammella ci scalda e illumina la notte. L'educatore deve essere ciò che è, sentendosi parte di un tutto, come un pino radicato sulla montagna, ritto verso il cielo, ma non è mai da solo! Tutti insieme sostengono la montagna e spingono lo sguardo oltre. Ognuno dà la propria ombra, ma anche il proprio seme. Ecco l'educatore. (Mattia)   Il campo educatori a Falcade in tempo di Covid Seguendo l’invito dell’opera di Oderzo, che ha aperto il suo campeggio per tre settimane per i suoi ragazzi e quindi a noi, siamo riusciti anche quest’anno a vivere questa esperienza formativa e di famiglia, con giovani di Oderzo, Ravenna, Pinerolo, Montecchio, Padova e Montecatini e perfino da San Giuseppe Vesuviano!!! 47 intrepidi, compresi i Giuseppini presenti e le persone in cucina, non pochi, in tempi e con le restrizioni Covid. Uno stile tipo “racconta e cammina”, all’insegna della spontaneità, camminando tra i panorami delle valli Gares e Venegia e condividendo le proprie esperienze e testimonianze lungo il cammino. La preghiera semplice attorno al fuoco, la competenza di testimoni invitati, la condivisione dei presenti, hanno reso speciali questi giorni insperati, dopo un lungo tempo di lockdown.  Abbiamo saputo vivere questi giorni come una squadra…, capaci di mettersi alla scuola di chi condivideva esperienze storie di vita, contenuti, capaci di ascoltarsi, e di lasciarsi toccare in profondità… E allora come una squadra di calcio, ecco 11 piccole loro risonanze dei questi giorni.  Mi porto a casa la consapevolezza di essere ancora all'inizio del mio percorso di educatrice, che c'è ancora tanto da imparare e da dare, ma solo andando avanti e impegnandosi si può crescere. Così anche il desiderio e la speranza di riuscire a superare sempre le mie paure e di non farmi, mai, fermare da esse. Spero, infine, di riuscire ad emozionarmi, ancora e sempre, per tutto ciò che Dio fa per noi. Mi porto a casa la gioia dell'incontro, la gioia del tornare insieme, la gioia del "finalmente qua", la consapevolezza, non ancora piena, che Dio mi ha messo in mano un progetto che risponde al nome di "Amore" e che devo solo farmi seguire da Lui per capire dove andrà a finire, la coscienza che non sono solo e devo condividere il mio percorso con quello degli altri miei "fratelli". L'educatore non è una persona che non sbaglia, ma uno che è sempre pronto per partire e ripartire… sempre pronto ad accogliere le persone, specialmente i ragazzi più in difficoltà. Per imparare ad essere guide e maestri, bisogna prima imparare ad essere figli e studenti... a tal proposito non dobbiamo avere paura di lasciarci plasmare da chi ci educa, né da chi dovremmo educare. La concretizzazione dell'Amare è il Dare. Ho sentito parlare del Murialdo in un modo che non avevo mai sentito prima. Ed è stato bello sentire giovani raccontare il carisma vissuto. In questi giorni ho imparato che i limiti e le paure di ciascuno non ci devono spaventare, ma possono diventare uno strumento di unione, se siamo capaci di condividerli e fidarci e affidarci gli uni agli altri. Ho imparato a sentirmi immersa in una natura bellissima, attraverso la quale si riesce a scorgere la bellezza di questo mondo e l'immensa fortuna che abbiamo ad abitarlo. Ho compreso che impiegare del tempo per l’altro non è sprecare o perdere quel tempo, ma che al contrario è speso nella migliore maniera possibile, perché lo si ha speso nel nome del bene e della Misericordia di Dio. Torno a casa con la pelle tiepida scaldata dall'amore di Dio, che non sentivo così vicino da qualche tempo. Grazie a tutti quelli che si sono presi la briga di fare questo campo. Torno a casa felice!    Sono riuscita a donare qualcosa di me agli altri. Mi sono resa conto ancora di più quanto ricevi quando dai. La vita donata è la vita spesa nel modo migliore. Torno a casa consapevole che Dio mi e ci ama e che ognuno di noi fa parte di un progetto che, messo nelle mani di Dio, diventa qualcosa di meraviglioso. Ho riscoperto la bellezza del dialogo, della condivisone, dell'aiutarsi e dell'amarci gli uni gli altri come Dio ha amato noi. Una squadra che ora continua il campionato educativo nella propria vita e nella propria opera. Nella speranza e nel progetto di rivedersi ancora qui tra 12 mesi per alzare un po’ l’asticella e volare ancora più in alto! Un grazie all’Opera di Oderzo e arrivederci al Campeggio Murialdo di Falcade! d.Tony Fabris e d.Massimo Rocchi


11 August 2020

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Uno stile di discernimento comune nella corresponsabilità

1. Introduzione  Questa sintesi dei lavori dell’assemblea svoltasi a Rocca di Papa nei giorni 26-29 luglio 2020 è presentata a tutti i confratelli perché la riflessione possa essere ulteriormente condivisa, ampliata, approfondita nelle comunità della Provincia Italiana. Una sintesi è sempre parziale, tuttavia si spera che ripresenti i nodi fondamentali del discorso e sia capace di indicare quelle prospettive di futuro che l’assemblea ha fatto proprie.  Il molto materiale già arrivato nelle comunità (verbali e una serie di altri allegati) è certamente di aiuto per una comprensione del discorso condiviso anche per coloro che non hanno potuto essere presenti. “In comunione per il discernimento” intitolava così la lettera d’invito all’assemblea; possiamo dire che si è rimasti fedeli a tale prospettiva. Da qui verso un cammino vissuto nella corresponsabilità.   2. Un discorso che vale per tutti i livelli di governo  Il tema del governo è stato al centro dei lavori assembleari.  E’ un tema nodale oggi nella vita consacrata, ripreso da documenti che hanno come prospettiva “per vino nuovo, otri nuovi”, e che interessa tutti i livelli di governo: locale, provinciale, generale. I compiti e le modalità in cui il governo si esprime può suscitare perplessità,  disaffezione, caduta di partecipazione e spesso resistenze che mettono in luce disagi e sofferenze che possono portare a divisioni difficili da ricomporre. D’altra parte in questa epoca in cambiamento a tutti, ma specie al governo, è affidato il compito di intraprendere processi che sanno di futuro, accogliendo la sfida dell’essere significativi dentro  questo tempo che il Signore ci ha dato di vivere. Un tempo ora segnato in modo profondo dalla pandemia per la quale nessuno era già preparato.  Per questo mi sembra necessario porre un primo tassello al nostro discorso: non bisogna perdere lo spirito con cui l’assemblea è stata celebrata; tale animus va prolungato ed alimentato nelle nostre comunità, per non  ridurre i nostri incontri a qualche foglio scritto e poi dimenticato. Ricordo brevemente alcuni vissuti che hanno aiutato i confratelli a fare discernimento. I momenti di Lectio divina e i tempi di preghiera, senza fretta e ben preparati; la non preoccupazione di fare documenti ma di trasmettere l’essenziale attraverso varie comunicazioni; l’ascolto reciproco in assemblea e nei gruppi quale modalità da tutti accolta perché percepita come fondamentale; un clima generale che ha permesso di parlare dei temi  evitando il rischio di personalizzare i discorsi riducendoli a problemi soggettivi. Credo che siano già delle buone indicazioni per la pratica effettiva di discernimento nelle  comunità e nei diversi consigli presenti nelle opere. Anche in seno al consiglio provinciale va prolungato questo spirito e questo stile.   3. Prospettive per una nuova modalità di governo  3.1 Alcune condizioni per un buon governo  - Un governo assume la sfida del discernimento comunitario; tiene sempre vivo lo sguardo sulla Parola di Dio, sul carisma, sui segni dei tempi; è attento a cogliere le sfide al cambiamento in questo tempo di svolte epocali; è capace di sentire le diversità delle sensibilità e dei punti di vista come necessaria e come una risorsa per leggere più in profondità gli eventi e per sostenere il cammino; è chiamato a vivere e a trasmettere dinamiche comunionali sia nella vita fraterna come nella missione.  - Un governo, oggi, non può scavalcare la corresponsabilità. La pratica della corresponsabilità richiede esercizio; provoca a pensare il ruolo del superiore provinciale in profonda connessione con il discernimento del consiglio; esige apertura al carisma, ai riferimenti della Regola, al nuovo che ci provoca. I confratelli che compongono un consiglio non si scelgono fra loro, ma sono nominati; è inevitabile quindi un cammino di conoscenza, d’intese da costruire, di relazioni da maturare anche sotto l’aspetto umano. Fiducia e stima reciproca aiutano a crescere nella corresponsabilità.  - E’ vero che ogni governo non può avere una risposta per tutto e sempre, tuttavia ha bisogno di avere chiaro un orizzonte nel quale collocare la propria azione, alla luce del documento del CG XXIII e dei documenti dei capitoli provinciali. - La complessità che stiamo vivendo è una grande sfida ma anche una grande opportunità; chiede di lavorare tenendo presente una logica di sistema, secondo un principio detto da papa Francesco nell’Evangelii Gaudium: “Il tutto vale più della parte” (EG, 234-237). - Un governo che faccia vero discernimento comunitario di fronte ai vari problemi e aiuti le comunità a crescere in questo atteggiamento fondamentale.  - La responsabilità personale non sta ad indicare una responsabilità autonoma, autoritaria, impositiva: sarebbe vanificare il senso stesso del consiglio (cf. “Per vino nuovo otri nuovi”,  19). Uno dei principali compiti del responsabile è far crescere tutti nella corresponsabilità.   - La centralità della Parola, l’attenzione primaria alla vita consacrata, il rapporto tra carisma e storia nel cogliere i segni dei tempi, vanno maturati e sempre più percepiti come luce e sostegno per le singole scelte. - Ai confratelli del consiglio si chiede di essere capaci di parrusia (per cui le parole esprimono i veri pensieri e le vere intenzioni), ascolto (sia nel dibattito consigliare sia nel sentire la provincia), ricerca in comune (una condivisione nella consapevolezza che ognuno ha un apporto da dare), rispetto e comune attuazione delle decisioni prese (anche il consiglio ha bisogno dell’ubbidire). 3.2 Alcune scelte per uno stile di partecipazione e corresponsabilità  - Può essere utile allargare la partecipazione al consiglio ad altri confratelli, per mettere a frutto le competenze che ci sono nella provincia.  - Alcuni compiti o alcuni servizi in particolari ambiti si possono delegare ai confratelli del consiglio o ad altri confratelli; il consiglio ha il compito di accompagnare, sostenere, controllare e quindi farsi aiutare nel momento della decisione.  - In rapporto alle comunità e alle opere è fondamentale il riferimento al principio di sussidiarietà, per creare un rapporto di fiducia e di affidabilità tra consiglio e comunità e opera. - Ogni forma di partecipazione, di coinvolgimento va preparata, regolata, soprattutto resa “vera” perché chiara nei suoi fini e nelle sue modalità. - Sono di particolare importanza le commissioni, le consulte di provincia, le riunioni di settore, la formazione dei direttori e degli economi, la preparazione di alcuni confratelli per la formazione iniziale. 3.3 Chiarezza nelle priorità di programma Premesso che il programma trova la sua fonte nel documento del CG XXIII e nei testi del capitolo provinciale di prima e seconda fase e che il carisma rimane sempre alla base di ogni nostra scelta, l’assemblea ha voluto evidenziare: Il bisogno di formazione continua percepita come scelta strategica per capire il presente e pensare il futuro; la formazione continua può essere organizzata sia per fasce di età, come per ambiti di responsabilità, sia come offerta aperta a tutti su temi della vita religiosa giuseppina nelle sue diverse dimensioni. La formazione continua  è una dinamica prima che un evento o una iniziativa; essa tocca la qualità delle iniziative, sia quelle che mettiamo in atto sia quelle che possiamo intraprendere. La modalità di lavoro dell’assemblea ci ha fatto mettere in atto una circolarità ermeneutica: dalla Parola alle situazioni di vita; dall’apertura alle sfide al confronto tra le diverse letture; dall’ascolto reciproco all’entrare più in sintonia con ciò che Dio ci chiede;  non solo dall’alto verso il basso ma anche viceversa.  C’è bisogno di recuperare più chiaramente la visione carismatica per rilanciare la Famiglia del Murialdo; il rapporto laici-religiosi non solo nelle opere, ma anche nella prospettiva della comunità murialdina; lo stesso tema del sistema binario prima ancora di essere un importante sistema economico va inteso nel suo valore carismatico e di prospettiva per la vita religiosa tout cour; non perdendo mai di vista la centralità della nostra missione rivolta ai giovani poveri.  Alla luce della realtà della provincia, (quali: numeri ed età dei confratelli, valore carismatico o meno di alcune presenze, problemi di economia) il governo della provincia è chiamato a progettare alcune scelte di chiusura di comunità e di chiusura o di consegna di opere, che se compiute in prospettiva di futuro possono essere meglio condivise e accettate. A proposito della pastorale giovanile e dell’animazione vocazionale va resa concreta l’affermazione che è tutta la provincia che educa e promuove vocazioni; da qui il consiglio è chiamato a proporre cammini di fedeltà e di perseveranza nella convinzione che è per contagio che altri fratelli (da laici o da religiosi) possono sentirsi chiamati a condividere la nostra missione. 4. In cammino  Mi sembra che l’assemblea abbia manifestato la convinzione che c’è bisogno di profezia, di uscire da certi schemi che confermano lo “status quo”, di sentirsi in “uscita” culturalmente, religiosamente. Ha espresso la richiesta di uno stile di governo impegnato a portare la nostra vita religiosa entro parametri sempre più evangelici, per passare dalla comunità alla fraternità, al sapere leggere la situazione con ottimismo e fiducia. In questo tempo di passaggio la Provincia Italiana può trovare in se stessa le forze per un passo nuovo, soprattutto se si mette in ascolto dei giovani e in dialogo con i laici nella Famiglia del Murialdo.  Tutti sono chiamati a mettersi in cammino perché le prospettive espresse dall’assemblea possano diventare i segni di un cammino ricco di sogno e di profezia. Non siamo soli. Sentiamoci in cammino con tutta la Chiesa, con tutta la Congregazione, sfidate in questo tempo a ricomprendere la missione nel segno della sinodalità, della corresponsabilità, del discernimento comune.  Ancora grazie a tutti e insieme ci affidiamo ai nostri santi patroni. p. Tullio Locatelli padre generale


11 August 2020

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Proprio una "Bella Storia"

CIELO E TERRA VINI E MURIALDO WORLD INSIEME PER RACCONTARE UNA “BELLA STORIA” È di questi giorni l’uscita di “BellaStoria”, il nuovo wine brand che coniuga business e solidarietà grazie all’incontro di Pierpaolo Cielo di Cielo e Terra S.p.A. e Alessandro Pelizzari di Murialdo World Onlus.  Una “bella storia” di solidarietà è ciò che il brand vuole raccontare: il 5% del ricavato dalla vendita di questi prodotti sarà devoluto alle finalità solidali della Onlus Murialdo World ed in particolare saranno donati subito 6.000 euro al progetto di prevenzione al COVID-19 a Tena, città del Napo in Equador, nel cuore dell’Amazzonia. Sono vini bio-solidali perchè, oltre all’aspetto solidale appena evidenziato, hanno la certificazione “biologico”, poiché provenienti da vigneti coltivati secondo i rigorosi standard dell’agricoltura biologica. Ekuò Murialdo è il marchio nato in Murialdo World Onlus proprio per convogliare fondi dalle aziende private per iniziative benefiche. “Bella Storia” è destinato soprattutto al mercato estero ed è costituito da una famiglia di tre vini biologici: il Merlot, lo Chardonnay e uno Spumante extra dry a base di vitigni autoctoni italiani. Dietro questa etichetta c’è Pierpaolo Cielo, oggi vicepresidente di Cielo e Terra S.p.A., quarta generazione della storica cantina di Montorso Vicentino, fondata nel lontano 1908 e promotore della collaborazione con Murialdo World. Tale partnership è perfettamente in linea con le politiche aziendali sempre più rivolte ad un concetto di sostenibilità a 360°, intesa come ambientale, economica e sociale.  Alessandro Pellizzari ha alle spalle una carriera tradizionalmente manageriale, ma oggi è Direttore dell’Economato Generale della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo e Direttore della Murialdo World Onlus. Il passaggio al mondo non-profit avvenne in seguito ad un evento specifico; un viaggio in Sierra Leone nel 2005 per vedere con i propri occhi alcuni progetti umanitari dei missionari Giuseppini, che risvegliò in lui il desiderio di dedicarsi al grande tema del sostegno dei più deboli. L’incontro dei due mondi, profit e non-profit, business e solidarietà, reso possibile dall’accordo e dall’amicizia personale tra Pierpaolo Cielo e Alessandro Pellizzari, ha già realizzato molti sogni apparentemente impossibili a favore dei giovani poveri, degli emarginati, di coloro che hanno solo bisogno di una spinta per partire.  Eccone alcuni esempi. ‘Un pozzo per la Vita’ fu un progetto dedicato alla costruzione di 33 pozzi d’acqua in Sierra Leone a beneficio di circa 14.400 persone, area con enormi difficoltà di approvvigionamento idrico. La scelta di intervenire sull’acqua ha un valore particolare per Cielo e Terra. Ne sono infatti necessarie grandi quantità per la produzione vinicola, lungo tutta la filiera. All’impegno dei pozzi fu abbinata anche la riduzione delle emissioni di CO2 ottenuta grazie alla scelta di bottiglie più leggere ed ecologiche (guarda il video). Con il progetto ‘Aggiungi un posto a Tavola’ si ottenne invece un finanziamento diretto a prevenire la delinquenza e lo sfruttamento minorile a Medellin, in Colombia, garantendo a 1.485 bambini e genitori un tavolo per mangiare, per giocare e per studiare, tenendoli lontani da criminalità, prostituzione, violenza, spaccio e tossicodipendenza (guarda il video). Ancora, ‘Oltre i muri’ fu un progetto di sostegno a 129 giovani a rischio e alle loro famiglie in Messico, per offrire maggiori opportunità di vita e ridurre lo sfruttamento dei flussi migratori. Infine, ‘Borsa Lavoro’ con cui si è contrastato in Veneto il disagio e l’abbandono scolastico di 172 giovani italiani in difficoltà attraverso la promozione della formazione in alternanza scuola-lavoro e il servizio di collocamento lavorativo (guarda il video)   Solo una profonda condivisione di valori comuni fra Cielo e Terra e Murialdo World, valori che hanno come focus l’attenzione ai giovani disagiati, alle famiglie povere e al lavoro come diritto, poteva dar vita ad un sodalizio così radicato e profittevole che ha portato in 10 anni ad aiutare oltre 16.000 persone in difficoltà in Italia e nel mondo. La conferma di un percorso di sostenibilità economica, ambientale e sociale intrapreso da anni in azienda, che rispecchia il profondo senso di responsabilità di Cielo e Terra verso il mondo in cui, sempre più, ogni impresa sarà chiamata a dare il suo contributo come abitante di una meravigliosa e comune Madre terra. 


01 August 2020

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Sentiamoci in Cammino

1. Un “virus” che non merita la “corona” Lo hanno chiamato con un nome nobile, addirittura reale, ma di certo non merita la corona. Ha seminato dolore e morte, ha lasciato ferite profonde, ha costretto i nostri popoli in una situazione di incertezza e di smarrimento mai provate prima. E la situazione continua in diversi paesi del mondo.  Alle volte  vediamo un poco di luce, ma il futuro è ancora difficile da disegnare; di certo siamo chiamati a rivedere alcuni stili di vita, a mettere in discussione la normalità di prima, a cercare vie nuove. Almeno una convinzione sembra chiara e condivisa: ci salviamo insieme, perché siamo tutti nella stessa barca. E’ anche vero però che questo periodo ha fatto rimarcare ancora di più la povertà, l’esclusione e l’emarginazione sofferta da persone e popoli.  Tuttavia non possiamo dimenticare i molti che si sono sacrificati ed hanno perso la vita a servizio degli ammalati di covid -19: medici, infermieri, personale sanitario, volontari di varie associazioni, sacerdoti, religiosi, religiose.  Anche la nostra congregazione ha pagato il suo prezzo. Ricordo i nostri defunti di coronavirus: Mons. Paolo Mietto, p. Luis Villacis, p. Franco Zago, p. Albero Ferrero, p. Giuseppe Garbin. Qualche confratello è stato colpito ma poi è guarito. Ricordo anche che diversi confratelli hanno perso dei parenti, degli amici, dei conoscenti. Un grande grazie a tutti i confratelli che in diversi modi e secondo le proprie possibilità hanno messo in atto una serie di azioni caritative ed apostoliche, pur nei limiti e nel rispetto delle leggi, perché i ragazzi non fossero lasciati a se stessi, le famiglie abbandonate e potesse giungere a più persone possibili la Parola di Dio, la preghiera, la celebrazione eucaristica.  I socials sono stati testimoni e comunicatori di quanto si stava realizzando. Veramente: un grazie grande a tutti.    2. Alcune azioni messe in atto dal consiglio generale In questi ultimi mesi c’è stato un boom di incontri a livello online: all’interno di ogni singola  provincia, a livello di congregazione. Anche per il consiglio generale il calendario e l’agenda dei viaggi sono stati sostituiti dalla calendarizzazione degli incontri online. Padre Tullio ha curato gli incontri con i diversi consigli delle varie circoscrizioni e gli incontri tra consiglio generale e i provinciali. Padre Nadir ha curato una serie di incontri con i formatori e  i formandi; inoltre si stanno preparando incontri internazionali per la Famiglia del Murialdo. Padre Salvatore e p. Misihadas stanno portando avanti il “convegno” sulle parrocchie. Padre Juan e Alessandro stanno seguendo la parte economica delle singole circoscrizioni per arrivare alla stesura di un bilancio consolidato di congregazione, inoltre rimane aperta la riflessione sul sistema binario in vista della riunione degli economi provinciali nel 2021; diversi gli incontri già in agenda. Padre Misihadas sta inoltre seguendo il rinnovamento del sito di congregazione; spero di dare presto la notizia ufficiale del suo entrare in funzione.   3. Sfide e possibilità  La situazione mondiale ci ha messo di fronte a molte sfide; sarà possibile coglierle come possibilità per il futuro? 3.1 La difficoltà degli spostamenti ha fatto pensare ad una diversa distribuzione dei confratelli in formazione.  Ci sono anche confratelli bloccati fuori comunità o fuori provincia per rispetto delle norme sanitarie.  Inoltre sono state rinviate le visite previste per i confratelli del consiglio generale; saranno riprese, forse non tutte, ma per ora non si possono indicare con certezza date e tempi. 3.2 Alcune nostre opere si stanno interrogando sul loro futuro. Penso alle scuole, alle sedi della formazione professionale, alle attività di accoglienza. Non dimentichiamo il Vicariato Apostolico del Napo, le opere dell’India e dell’Africa che sono più dipendenti dagli aiuti esterni. 3.3 La situazione della pandemia ha rivoluzionato anche la nostra vita di comunità. E’ bello sentire che la comunità ritrova il tempo e anche la voglia di pregare di più e insieme, di condividere tempi di fraternità, di spendersi di più per un dialogo che aiuta per il discernimento comunitario. 3.4 Forse abbiamo trovato finalmente il tempo per leggere un libro, sentire una conferenza, sistemare la stanza e l’ufficio, di mettere un poco di ordine dentro e attorno a noi.  3.5 Credo che sia nato anche un diverso rapporto con i laici e con le famiglie, con i giovani stessi. La pandemia ci fa incontrare su discorsi seri, di senso, di significato; abbiamo scoperto che c’è meno spazio per il fare e più tempo per pensare insieme, condividere ansie e progetti, sogni e interpretazioni.  3.6 Che cosa sta cambiando a livello di Famiglia del Murialdo? Nel rapporto con i laici collaboratori? Con coloro che hanno delle responsabilità? Con gli stessi nostri “dipendenti”? 3.7 L’impegno che deriva da questa situazione, qui appena accennata, ci chiede di trasformare le sfide in possibilità per immaginare un futuro diverso, nuovo. Credo che sia questa la partita da giocare insieme. Faccio degli esempi: la riscoperta che sono possibili relazioni più profonde, che tono darà alla nostra vita fraterna tra qualche mese? L’essere stati interpellati in modo forte sulla paura, sulla morte, sul dolore, sul senso di Dio nella vita e nella storia, come potrà influire sulla nostra pastorale? L’aver visto vuote le opere, i cortili, le aule, le chiese, come influirà sul nostro essere educatori da “amici, fratelli, padri”? A livello più interiore: l’aver provato un senso diimpotenza,  di inadeguatezza, di essere impediti a raggiungere tutti, come si sarebbe voluto, che cosa sta facendo nascere nel nostro cammino spirituale? Non sarebbe strano mentre il mondo attorno a noi sta cambiando e molte famiglie toccano una povertà mai prevista, noi, invece, non riusciamo a cambiare i nostri orari, le nostre spese, le nostre sicurezze, le nostre priorità, quasi che fossimo comunque e sempre una “isola felice”?   4. A livello di congregazione  Cosa sta dicendo questa situazione nuova ed imprevista a tutta la  congregazione? Mi è difficile per ora rispondere a questa domanda, che non si aggiunge a quelle elencate al numero 3.6, 3.7, ma che tutte le vuole comprendere e, forse, non perderne altre.  Solo qualche appunto. 4.1 A metà del sessennio la Regola prevede una consulta speciale (Direttorio 107) nelle varie circoscrizioni.  Non potrà essere solo un tempo di revisione del fatto e non fatto rispetto ai capitoli celebrati nel 2018-2019; la situazione è del tutto nuova.  In parte la riflessione è già in atto a livello di consigli, ma occorre che sia condivisa, allargata, anche oltre gli schemi formali di partecipazione. Sentiti i vari consigli si potranno dare alcune indicazioni comuni per ogni circoscrizione. 4.2 Nel 2021 ci sarà la terza Conferenza Interprovinciale. Consiglio generale e consigli provinciali hanno già messo in agenda degli incontri per una riflessione condivisa, nella  comune percezione che non si tratti di ripetere dei riti, ma di mettere in atto processi che sappiano rispondere al nuovo che sta nascendo nella Chiesa, nel mondo, in congregazione. 4.3 Un suo peso avrà la situazione molto critica economicamente di comunità ed opere, con un riflesso negativo anche per l’amministrazione centrale. E’ facile immaginare anche una contrazione del settore solidarietà.   4.4 Mi pare di comprendere che il tema non è solo organizzativo, ma soprattutto spirituale, di lettura complessiva della nostra realtà, di un nuovo posizionamento della vita consacrata apostolica, di un cambio di paradigma che richiede uno sguardo nuovo per saper cogliere strade nuove.   5. A partire dalla nostra povertà  Ho letto questa frase alcuni anni fa in un documento del CELAM.  Dopo aver riflettuto sulla propria situazione e averne messo in evidenza tutti i limiti, non iniziava il capitolo delle lamentazioni o peggio ancora quello delle colpe, ma si poneva una domanda “che cosa possiamo offrire alla nostra gente, a partire dalla nostra povertà?”. Ricordo due risposte: essere più vicini ai poveri e camminare con loro. Questo possiamo farlo anche noi! Non guasta quella umiltà che  rende più attenti agli altri, più capaci di ascoltare, di condividere, di collaborare. Il carisma che ci chiede di essere testimoni dell’Amore di Dio per tutti quale sorgente ispirativa può essere oggi? La nostra missione di educatori come ci pone accanto ai giovani, specialmente poveri? La nostra vita religiosa in che modo può essere significativa in questa congiuntura sociale, ecclesiale? Papa Francesco ha parlato di una chiesa in uscita; il vescovo di Pinerolo mons. Derio, guarito dal coronavirus,  ha detto “non una chiesa che va in chiesa, ma una chiesa che va verso tutti”.  So di comunità che hanno accolto in casa dei giovani bisognosi, di opere che non hanno chiuso i battenti, di confratelli che non sono stati chiusi in casa… E tanti altri segni belli che danno speranza!   6. Invocazione allo Spirito Santo Nella convinzione di cui ci fa partecipi il salmo 127 (“Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori”), rivolgo questa preghiera allo Spirito Santo. Spirito Consolatore Lo sa il Signore quanto oggi abbiamo bisogno di consolazione e di saper consolare. Ci è impedito di stare accanto a chi soffre, di accompagnare chi muore, di dire insieme un grazie e un arrivederci pregando e piangendo. Ci si chiede se tutto è questo ha senso, ci sembrano comportamenti così poco umani, così poco cristiani. Che sia lo Spirito consolatore a lenire le piaghe, a dare senso alla sofferenza, a tenere accesa la speranza. Padre dei Poveri Lo sa il Signore quanto oggi ci sentiamo poveri, deboli, smarriti. Colpiti nella nostra idea di onnipotenza, resi uguali da una pandemia, scopriamo di non essere padroni ma di essere stati cattivi amministratori. Che nasca in noi il bisogno di una paternità provvidente e salutare, che nasca in noi la fiducia di non essere abbandonati da chi ha il dolce nome di Padre. Rinnova la Faccia della Terra Sentiamo il bisogno di un futuro diverso, nuovo; diciamo che non possiamo tornare alla normalità di prima, non manca chi dice come potrà essere il domani. Magari fossimo tutti profeti! Ma non rischiamo ancora di sbagliare nel sentire che il futuro sta solo nelle nostre mani, nella nostra scienza, nella nostra programmazione. Facciamo spazio allo Spirito, mettiamoci in ascolto gli uni degli altri, sentiamo il grido di una umanità che vuole rinnovarsi per una nuova era di giustizia e di pace. Il Dono dell’Intelletto Intelletto vuol dire leggere dentro, leggere in profondità. Che cosa ci sta dicendo Dio in questo momento storico? In questa situazione? Non possiamo pensare ad un Dio che castiga, che ci ha dimenticati.  E’ richiesto un cammino di purificazione del cuore e della mente, di non restare superficiali e tanto meno inattivi.  Un Raggio della tua Luce In questi giorni ogni apertura ci sembra un dono, uno spiraglio di luce in fondo al tunnel, una speranza che si apre verso il futuro. Con un poco di paura perché  possiamo anche tornare indietro. E sarebbe ancora più dura. Abbiamo bisogno della “tua luce” per non ingannarci, per non illuderci. Dona sapienza e saggezza a coloro che devono prendere decisioni per il bene di tutti. E rendici responsabili e pazienti nell’affrontare i disagi. Il Murialdo ci benedica e ci accompagni. p. Tullio Locatelli padre generale


24 July 2020

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Perché Dio non interviene in questo tempo di coronavirus?

Sentiamo spesso quando succede qualche disgrazia, un grave incidente, qualche brutta notizia… Ma Dio dov’è? Perché ha permesso tutto questo? In questo tempo di pandemia, questa domanda esplode con tutta la sua forza, a tutte le età, tra credenti e non credenti. La questione ha dato origine ad una infinità di risposte. C’è chi ha dubitato dell’esistenza di Dio, della sua onnipotenza, la sua bontà… qualcuno si è aperto alla fede. Abbiamo sentito in questi giorni: “Dov’è Dio di fronte alla pandemia che abbiamo vissuto e che viviamo?” Ricordo: anche un tempo scrivevano sui muri: “Dov’è Dio ad Auschwitz?” Alle volte sentiamo: Che cosa ho fatto di male perché mi capiti questo? Anche nell’Antico Testamento compare abbastanza frequentemente questo modo di pensare: Fai il bene e avrai bene. Fai il male e avrai il male. Ma già i profeti e soprattutto Giobbe contestano questo sistema. Il legame diretto peccato – punizione non esiste. È un modo di pensare sbagliato! Gesù davanti al cieco nato, ha dichiarato “Né lui ha peccato né i suoi genitori” (Gv 9,3). Non è cristiano, cioè non è secondo Gesù, questo modo di pensare. Per noi oggi chi è colpito da coronavirus, singolo o popolo, non è più peccatore o colpevole di altri che ne rimangono esenti. Dio di cui Gesù ha parlato, non è un giudice che punisce, è un Padre che ama. Qualcuno pensa: Dio ha permesso questa pandemia perché l’umanità, noi tutti, ci comportiamo troppo male. Vedi: “Troppe guerre, ingiustizie, violenze contro la vita, la pedofilia… “e allora interviene così: il coronavirus è l’arma che Dio ha scelto per fare “un po' di pulizia…”  Comportatevi bene, perché Dio si è stancato di noi! Papa Giovanni XXIII, chi la pensava così, li avrebbe chiamati: “profeti di sventura”. Ricordate: Il giustizialismo non è di Dio. Gesù ha raccomandato di “non giudicare.”  Il giustizialismo non fa parte dello stile di Dio. PRIMA CONCLUSIONE: Il coronavirus non è una punizione divina. Dio prende sul serio la nostra umanità, anche i nostri limiti e li rispetta. Ci ha creati come un prodigio, lo dice il salmo 139,14. E quando ha contemplato l’uomo prodotto dalle sue mani, ha esclamato: “È una cosa molto buona” (Gen. 1,31). E sa bene che non siamo perfetti, siamo fragili, impastati di fango. Tuttavia Dio è rispettoso di quello che siamo, dei nostri limiti, della nostra fragilità. SECONDA CONCLUSIONE: “Dove sta Dio in questo momento di sofferenza? Ritorniamo all’episodio di Gesù con il cieco nato. Gesù compie il gesto di sporcarsi le mani con il fango e di guarire il cieco. E dice: “Ecco io sono la luce del mondo”. Ecco dove è Dio: accanto alla persona cieca, che sta soffrendo, a portare luce e vita, lì è Dio. Ecco dove è Dio, dove gli uomini non ci sono e non ci possono essere, lì c’è Dio. Nel momento più difficile del passaggio da questo mondo, il momento della morte, dove ognuno è comunque solo con se stesso, lì c’è il Padre accanto ai suoi figli. Pensate: Gesù sulla croce è accanto a chi sta morendo, il buon ladrone. Non lo fa scendere dalla croce, ma lo accoglie nella vita piena: “Oggi sarai con me in Paradiso”. (Lc.23,43) TERZA CONCLUSIONE: Ci viene da S. Paolo ai Romani (Rom.8,28) “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”. Che significa: se tu ami il Signore, ti affidi a Lui, nulla per te è più un ostacolo. Dove sta il bene in questa pandemia di coronavirus? Da nessuna parte… Ma se ci lasciamo toccare dall’intimo dal Signore, se ci lasciamo illuminare dalla sua luce, vedremo anche da questo grande male, potrà nascere qualcosa di buono… I primi segni ci sono già: stiamo ricuperando il valore del tempo, stiamo vivendo relazioni più strette in famiglia, ci si accorge che l’egoismo non porta a nulla, mentre è fondamentale sentirsi e comportarsi da fratelli. CONCLUSIONE ULTIMA: Proviamo girare la domanda: Non più “Dov’è Dio?” ma… “Dove siamo noi?” “Dove sono io?” Lui amore infinito, sappiamo bene dov’è: accanto a ciascuno di noi e soprattutto accanto a chi soffre. Grazie, Signore  p. Guglielmo Cestonaro guglielmocestonaro@gmail.com


24 July 2020

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La Psicosi del Virus e Comportamenti Virtuosi

In situazioni avverse la paura, il coraggio, i valori ci fanno acquisire fiducia. Una fiducia che smuove le nostre risorse interiori. A causa dell’epidemia Covid-19  il senso di solitudine e l’ansia dell’isolamento possono fornirci dei dati che ci possono aiutare a gestire certi comportamenti per affrontare i momenti dell’isolamento e del distanziarsi. E’ evidente per tutti, e meno per alcuni, che l’arte anticipa sempre la realtà, mentre la Scienza  la insegue. E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti. E il coraggio deve guidarci ad affrontare quelle reazione etiche, cioè quei comportamenti che manifestiamo a seguito delle mutate situazioni imposte dai drammatici fatti di questo periodo. Dobbiamo riappropriarci di molti valori dimenticati. Come dice un proverbio Brameeh:   la ferita accende il dito, il pensiero infiamma la mente e puo’ farci del male. Adottiamo la speranza come l’arma del recupero perche’ essa è il pilastro del mondo. Quando la luna non è piena, le stelle diventano più luminose. La malattia accompagna una luna calante; una luna nuova cura la malattia. Allora, che la fiducia può aiutarci a comprendere le dinamiche della difficoltà e affrontare la vita dopo il colpo, la malattia, o la distruzione e di compiere atti generosi che richiedono l’assunzione di rischi sicuri per realizzare un bene importante. Tommaso d’Aquino diceva che la mente e la forza di volontà  hanno bisogno di essere sicuri e pieni di speranza in sforzi grandi e onorevoli. A volte non ci piace preparare la nostra mente e la nostra intera persona misurando e immaginando delle opportunità e rischi. (cf ST II-II 128.I) Una cosa adesso deve essere chiara per tutti: abbiamo capito la bellezza della normalità. Bisogna essere normali con tutti. Bisogna entrare in una chiesa per un momento di pausa, per una preghiera. Tanti soffrono per la lunghezza interminabile di questi giorni, di queste settimane e di questi mesi. Il senso di solitudine può diventare penoso, insopportabile e l’ansia da isolamento, sommata a quella indotta dalle continue notizie allarmanti, può peggiorare la situazione. Per evitare ciò, sarebbe utile ricorrere a qualche stratagemma, come il riprendersi indossando gli abiti quotidiani. Il silenzio di questi giorni ci consente di guardare al mondo e alla vita con una nuova distanza, dura ma necessaria, per riscoprirne l’intima bellezza e per dare un nuovo senso a tutte le cose. Solo il silenzio ci permette di apprezzarla appieno. In questi giorni di forzata immobilità in casa, si creano anche le condizioni per un’attenta riflessione sui nostri limiti. Ci consente, anche, di fermarci, di riconsiderare la inutile velocità con cui viviamo le nostre normali giornate.  Tutti dovremmo riflettere che, in fondo, questo è il senso fondamentale della fede: la morte non è l’ultima parola sulla vita. Trasmettiamo la speranza e la consapevolezza del senso di ciò che siamo. È vero: nei momenti molto difficili si forma la nuova identità. Di fronte alle maggiori difficoltà emerge l’indole e il temperamento delle persone: questo potrebbe portare ad una nuova consapevolezza di popolo, verso la formazione di un nuovo senso civico. Affrontiamo il presente con la mentalità della gente normale, semplice e umile.  Ricordiamoci che è tempo di guardare in faccia la realtà, di affrontare il futuro, di battersi per un’esistenza migliore. Sforzati di stare in quarantena. Isolati ma non soli, limitati ma non distaccati. In un momento unico nella storia del mondo, anche la capacità di riflettere sulle nostre esperienze e ciò che ci circonda è una forma di libertà. Ciò che stiamo vivendo è come un nuovo campanello d’allarme che sarebbe da sordi non sentire. Dal “vicino” si percepisci due momenti: il primo è il momento in cui ho l’opportunità di chiarirmi e in quel tentativo vedo e percepisco un momento di grande tensione da entrambe le parti che sono veramente adottate da grandi consiglieri positivi per affrontare questo momento difficile con discreta normalità. Il secondo momento è il timore che qualcuno sia ancora sordo e che questa esperienza non gli stia servendo d’avvertimento. Riteniamo che, per andare avanti, il mondo abbia bisogno di ognuno di noi per eliminare alcune cose che ci allontanano e scegliere di mettere in relazione l’esperienza vissuta in equipe con la realtà dei nostri giorni e con la necessità di funzionare insieme in modo coesi e univoco per quanto riguarda questo avversario, cioè l’importanza di lavorare uniti. Anche se non siamo tutti uguali, questo tempo è detto della considerazione. L’importante è avere un atteggiamento che mostri considerazione, perché non sai mai quando avrai bisogno di qualcuno che ti aiuti. In questo momento in cui ci troviamo, è necessario fare un’introspezione per ridefinire compiti e funzioni come leva decisiva per il buon funzionamento del tutto, specialmente per il mondo in cui viviamo. È necessario vedere che cosa abbiamo fatto in passato per vedere non solo il nostro ruolo nel presente, ma, soprattutto cosa possiamo cambiare in futuro. Dobbiamo concentrarci sugli aspetti positivi che abbiamo attraversato, senza dimenticare i compiti e le responsabilità di ciascuno nel presente. Per quanto riguarda l’esperienza, è necessario fornire sostegno ai genitori e alle famiglie oggi per guarire il mondo che è vittima di bisogni speciali, ovvero la necessità di sostegno in tutte le altre aree che compongono la loro vita quotidiana. Il potenziamento di queste famiglie, in termini di cure di base, di risposte più urgenti in merito al loro recupero dello stato sociale, fisico, psichico e spirituale. Fondamentale, il sostegno all’educazione e alla formazione dei genitori in vista di una struttura familiare equilibrata in tutte le sfere del benvivere. Lavorare in equipe, con impegno e dedizione ci consente di raggiungere il benessere che desideriamo ardentemente, ed è solo in questo modo, come equipe e con le nostre funzioni e responsabilità ben definite, che dobbiamo guidare il nostro cammino in questo nuovo percorso che si presenta così difficile e richiede tempo. Prendersi cura di noi stessi e degli altri è la vocazione degli umani. Questo deve essere il nostro motto. Quindi abbi cura di te e della natura e proteggiti perché, nel farlo, ti stai prendendo cura e proteggendo gli altri e il mondo. Ricorda che ciò che accade agli altri ci riguarda. Ciò dimostra che tutta la creazione ha un debito con il creato. Il modo migliore per cancellare una situazione spiacevole come questo che stiamo vivendo è avere un atteggiamento opposto, che tu possa retribuire in modo piacevole e con la gentilezza. In questo modo dimostri di voler vivere in armonia con gli altri. p. Thomas Bassanguê  bas.thomasantonio@yahoo.com.br  


24 July 2020

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La torre di Jenga - Testimonianza

Dopo 48 ore di viaggio, una decina di mascherine e litri di gel antibatterico finalmente siamo a casa in Italia. Ma la testa è ancora là, a La Sierra, che è stata casa nostra per gli ultimi otto mesi. Mesi che ora scorrono veloci nella mente, come fotogrammi di un film che non vorremmo finisse mai. Mai avremmo potuto immaginare che, quello che sembrava un innocuo virus diffusosi prima in Cina e poi in Italia, potesse propagarsi al punto da interrompere il nostro anno di servizio a La Sierra. Così, la mattina del 14 marzo, arriva come una bomba la notizia del nostro probabile rimpatrio in Italia. Iniziano giorni strani, caratterizzati da rabbia e amarezza per un lavoro interrotto tre mesi in anticipo, tre mesi di vita in Colombia che nessuno ci restituirà. Sono giorni anche carichi di ansia e preoccupazione, sia per le nostre famiglie in Italia sia per la comunità de La Sierra, con cui tanto abbiamo condiviso in questi mesi. È sempre triste dover salutare un posto in cui ti sei sentito a casa. Tuttavia, andarsene così, senza una festa d’addio, senza poter abbracciare i bambini e i tanti amici conosciuti in questi mesi fa parecchio male. Dunque, non ci resta che sfogliare l’album dei ricordi. Emerge subito la foto di gruppo della giornata di pittura comunitaria del Centro Giovanile. È solo del mese scorso, anche se sembrano trascorsi secoli.                                       Siamo sorridenti, guardando la fotografa che ci immortala dalla terrazza della chiesa. Quella foto trasmette gioia, allegria e racchiude tutto il senso del lavoro svolto a La Sierra. Quel giorno, infatti, grazie all’apporto della Fondazione Juguemos en el bosque, che ci ha fornito materiali e un buon numero di volontari, abbiamo finalmente ridipinto la facciata esterna del Centro Giovanile, che ora spicca per le sue tinte arancione e verde, sembrando un enorme mandarino nel cuore del barrio. Non sembra vero ma sono trascorsi solo otto mesi dal nostro primo ingresso nella struttura a luglio 2019, quando siamo arrivati a La Sierra. In quel momento, quello che sarebbe diventato il Centro Giovanile di quartiere, appariva come un vecchio edificio sporco e fatiscente, pieno di calcinacci e di vecchi mobili. Ora è uno spazio pieno di vita, colorato e allegro, così come le persone che quotidianamente lo frequentano e lo fanno vivere.                                                                                                                     Tra questi due fotogrammi è racchiuso il nostro lavoro come Corpi Civili di Pace per la ONG italiana Engim Internazionale: il servizio quotidiano alla ludoteca e alla biblioteca, tra partite a ping-pong, domino e carte, talleres di manualità e di arte, il cineforum del venerdì con quintali di crispetas da preparare, le riunioni comunitarie, i tornei e le canzoni di reggaeton, corsi di inglese e di yoga, tra tanti abbracci e anche qualche sgridata.                                                                                                                 Improvvisamente, è come se qualcuno dall’alto avesse tolto il perno fondamentale della torre di Jenga, per citare uno dei giochi più gettonati del Centro Giovanile, e tutta la costruzione fosse andata in frantumi. In maniera del tutto imprevedibile, un infame microscopico virus ha interrotto la nostra esperienza a La Sierra prima del dovuto. Restano i ricordi, tanti e intensi, e molte soddisfazioni. In primis, l’opportunità straordinaria di vivere a Medellin in un quartiere come La Sierra, con i suoi abitanti orgogliosamente impegnati in un faticoso percorso di riscatto sociale da un’immagine di violenza che l’ha stigmatizzato per lungo tempo. Negli ultimi anni il processo di cambiamento del barrio ha spinto sull’acceleratore, grazie ai recorridos turistici, l’arrivo del metrocable e del nuovo colegio e il lavoro comunitario di tanti gruppi giovanili e di associazioni culturali locali. Un processo collettivo che coinvolge numerosi attori intorno alla Parrocchia e al lavoro svolto dai padri Giuseppini del Murialdo. Il tutto, cercando di rimanere fedeli alla memoria di chi quel barrio l’ha prima sognato e poi costruito, mattone dopo mattone, nei decenni passati. Chiudiamo gli occhi e ci immaginiamo scendere ancora una volta una delle tante scale de La Sierra, incrociando un bambino che torna dal colegio. La sua domanda sarebbe “Profe, hoy va abrir?”  E la risposta che ci piacerebbe dare sarebbe questa: “Muy pronto mi amor. Muy pronto” Ancora grazie di tutto La Sierra, ci vediamo presto. Matteo e Floriana


24 July 2020

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Libera chiama il Murialdo risponde 

I ragazzi dei gruppi giovanili dell'Oratorio hanno aderito al progetto di Libera “Lenzuoliamo Palermo”. "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è un’associazione di promozione sociale presieduta da don Luigi Ciotti, fondata nel 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alla criminalità organizzata e di favorire la creazione di una comunità alternativa alle mafie stesse. Ogni anno, dal 1996, il 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera celebra la Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Quest’anno verrà celebrata a Palermo e per l’occasione verranno preparati dei lenzuoli da tutta Italia dedicati alle molte vittime di mafia del nostro paese.  Saranno in tutto 1011 lenzuoli da un metro, tanti quanti sono i nomi delle vittime innocenti delle mafie censite sinora. Ognuno dei nostri tre gruppi giovani ha adottato una vittima di mafia e ha deciso di dedicargli il proprio lenzuolo.  Domenico Demaio: sindaco di Platì ucciso a 46 anni per aver sequestrato delle terre ad una famiglia mafiosa che le occupava abusivamente.  Angelo Biscardi: politico che si batté contro i criminali che volevano aggiudicarsi illecitamente i concorsi per la ricostruzione delle case abbattute dal terremoto dell’Irpinia.  Alfredo Àgosta: carabiniere ucciso a colpi di fuoco a soli 48 anni perché indagava sui clan mafiosi a Catania. In occasione della festa della famiglia del 26 gennaio i ragazzi hanno presentato alla comunità i loro lenzuoli alla presenza di David Gentili, Presidente della Commissione consiliare Antimafia del comune di Milano.  Il 21 marzo sarà possibile vedere tutti i lenzuoli in memoria delle vittime raccolti in un’unica bandiera contro la mafia che sfilerà per le vie di Palermo. Come diceva Paolo Borsellino: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.”  Andrea Turconi


24 July 2020

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Riflessione sulla Pastorale Parrocchia Giuseppina

Durante l’incontro online con alcuni rappresentanti delle province di lunedì 4 maggio abbiamo discusso su come ripensare la riflessione sulla Parrocchia Giuseppina e abbiamo concordato il seguente cammino di riflessione in tre fasi:   I FASE (entro la fine di maggio, possibilmente) Incontri dei rappresentanti del Consiglio generale (P. Salvatore e P. Misihadas) con le singole province (o organismi similari). Ogni provincia decide quante persone coinvolgere in ogni provincia (religiosi e laici). L’obiettivo dell’incontro è far emergere il contributo della singola provincia alla riflessione di tutta la Congregazione. Abbiamo già fissato alcune date: Messico-USA: lunedì 11 maggio ore 17.00 (ora italiana); Spagna: lunedì 25 maggio ore 17.00; Mercoledì 20 ore 17.00 (Ecuador-Colombia); Italia: Giovedì 28 (da confermare). Con le suore murialdine ci stiamo già organizzando. Bisogna concordare la data dell’incontro con Argentina-Cile, Africa e India (p. Misihadas sta prendendo i contatti). Chi lo ritiene utile può utilizzare, per la preparazione all’incontro provinciale,  il questionario proposto sotto in appendice.   II FASE (a partire dai primi di giugno) Incontri interprovinciali che prevedono: momenti di approfondimento formativo (chiedendo l’apporto di qualche esperto) (con partecipazione allargata e per aree linguistiche) confronto su una sintesi degli apporti delle province proposta da Salvatore e Misihadas (per aree linguistiche) altri apporti che si vedranno utili strada facendo. L’obiettivo di questa fase è arrivare a una bozza di linee per la Parrocchia giuseppina.   III FASE Presentazione e discussione della bozza con i provinciali e il consiglio generale. L’obiettivo è pubblicare il testo delle “Linee guida della Parrocchia giuseppina”.   Un cordiale saluto a tutti. Salvatore e Misihadas   __________________________   APPENDICE Alcune domande (se possono essere utili per qualche provincia). Leggiamo la prima raccomandazione del capitolo generale… tenendo conto di tutto il documento capitolare  La Raccomandazione ci dice che la Parrocchia è una opportunità per il nostro carisma ma ci dice anche che il nostro carisma pone anche degli interrogativi. Alla luce del carisma siamo chiamati a evidenziare risorse e problemi. Alcune domande: La Parrocchia è affidata a una comunità. Che significato ha questo fatto? La Parrocchia è collegata ad altre attività (scuola, oratorio, centro di formazione professionale, altre attività educative). Si trova in un territorio. Quali sono le esigenze del territorio? Il contesto è di periferia? Come essere comunità in uscita? C’è una centralità dei giovani e dei giovani poveri?  Lo stile comunitario devessere di famiglia (di corresponsabilità coi giovani, coi laici, nella famiglia del Murialdo, nello sviluppo della ministerialità…). Quanto viviamo e sentiamo importante questo stile? La proposta formativa (gli itinerari educativi, il primo annuncio, la catechesi, la proposta vocazionale...) è qualificata? In che modo i percorsi formativi si qualificano come murialdini? Siamo comunità nella Chiesa, in un tempo di grandi sfide (la più vicina è quella della pandemia). Siamo chiamati a leggere i segni dei tempi, sentendo l’attualità del carisma. Quali le principali sfide da assumere come parrocchia giuseppina e come famiglia del Murialdo? C’è qualche altro criterio da tener vivo? _______________   LINK UTILI Relazione Murialdine Relazione Provincia Argentina Chile Relazione Provincia USA Mexico Relazione Provincia Brasile Relazione Provincia Spagna  


01 May 2020

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Educare il cuore

Un santo, una famiglia di educatori, uno stile pedagogico Chi è l’educatore oggi? Ecco il suo identikit: sa stare davanti al giovane, proporre ideali umani e religiosi, vissuti e vivibili; sa ascoltare anche le domande inespresse; sa essere coraggioso nel prendere il largo dalla mediocrità del quotidiano. Queste capacità provengono da uno sguardo: «Lo sguardo di Gesù sul mondo, sulla gente, sulla storia sa cogliere ovunque, assieme alle sfide, anche le opportunità di grazia che si manifestano. Il suo è uno sguardo di compassione…  Vorremmo che questo sguardo diventi il nostro» (cfr Circolare del Sup.Gen. dei Giuseppini del 29 giugno 2005). Per questo, la pedagogia del Murialdo e quella dei suoi collaboratori e continuatori non costituiscono un modello da ripetere. La storia cammina e i modi operativi del passato non sono riproponibili tali e quali oggi. Non sono le “cose” da fare e neanche il “come farle” che dobbiamo andare a chiedere al Murialdo. Queste domande troveranno una risposta nell’analisi della situazione attuale, nella seria e aggiornata preparazione di ogni operatore, nel discernimento comunitario. Come rassomigliare al Murialdo oggi? Al Murialdo possiamo invece domandare qualcosa d’altro. Innanzitutto gli occhi per vedere le situazioni che chiedono il nostro intervento (i ragazzi poveri e abbandonati). Poi una giusta focalizzazione degli obiettivi: la crescita di ogni dimensione del ragazzo, quella fìsica e quella intellettuale, quella professionale e quella morale, quella sociale e quella religiosa. Da lui impariamo anche che il buon educatore è quello che, senza sottovalutare una seria preparazione, gioca però le sue carte migliori in un rapporto di amore con i suoi ragazzi, spendendo per essi la sua vita, anche al di là di quello che è dovuto, perché solo un più disinteressato spirito di servizio è segno di un più grande amore. Raccogliamo anche dal Murialdo preziose indicazioni sullo stile di famiglia, irrinunciabile condizione per fare del bene, sulla speranza, senza la quale non ha senso impegnarsi in un lavoro formativo, sulla dolcezza e sulla pazienza, doti che non tutti possiedono, ma alle quali tutti devono tendere. Ne traiamo infine la convinzione che, per quanto nascosto sia il nostro ruolo, per quanto poco appariscente appaia la parte che ci è stata assegnata, noi siamo all’opera in quell’umile ma insostituibile lavoro educativo che il Murialdo riteneva una delle questioni più gravi ed importanti del suo tempo e che resta una sfida ineludibile anche oggi (cf. Scritti, IX, p. 153). Lo stile educativo del Murialdo   Che cosa è? E’ un progetto di ricerca, approfondimento e diffusione della nostra pedagogia, fondata nello stile educativo del Murialdo e conosciuta in tante nazioni come Pedagogia dell’Amore. Si tratta di un percorso di riflessione multi e interdisciplinare sulla dimensione pedagogica della nostra spiritualità. Il nostro carisma è una spiritualità pedagogica; quindi, il nostro cammino personale e comunitario nella sequela di Gesù per la costruzione del suo Regno si contraddistingue per questo spessore educativo. Perciò, per tutti quelli, laiche/i e religiose/i, che prendiamo ispirazione per la nostra vita dal Carisma del Murialdo, il riflettere sulla nostra pedagogia non è guardare soltanto a quello che facciamo, ma anche a quello che siamo. Appartiene alla nostra chiamata di vivere in Cristo. Lungo il percorso ci saranno delle proposte di riflessione e condivisione in diverse aree: area biblica-teologica-ecclesiologica area antropologica-pedagogica area giuseppina-murialdina area di condivisione di buone pratiche segnate dal nostro stile educativo Pedagogia Dell’Amore – vol. I (it-es-pt-en) Pedagogia Dell’Amore – vol. II (it-es-pt-en) Pedagogia Dell’Amore – vol. II (it-es-pt-en) Pedagogia Dell’Amore – vol. IV (it-es-pt-en)


14 April 2020

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La gestione economica è pastorale

Non tutti forse sapranno che già oltre 50 anni fa il Concilio Vaticano II aveva individuato chiaramente i tre scopi che giustificano l’esistenza dei beni temporali gestiti dalla Chiesa, detti anche beni ecclesiastici. Il primo è il culto, cioè la buona organizzazione del culto divino. Il secondo è il clero, cioè il dignitoso mantenimento del clero. Infine la carità, cioè il sostenimento delle opere di apostolato e di carità, specialmente in favore dei poveri. Oggigiorno, forse in ritardo, ma meglio tardi che mai, si comincia a percepire chiaramente in ambito ecclesiale la presa di coscienza che la gestione dei beni ecclesiastici fa parte a pieno titolo della pastorale. Questo perché sta emergendo la consapevolezza che la testimonianza di coerenza o meno delle scelte gestionali con, per esempio, i tre scopi dettati dal Concilio Vaticano II è capace di avvicinare o allontanare i fedeli dalla Chiesa stessa. La gestione del patrimonio economico non è una “perdita di tempo” a scapito della pastorale, ma è essa stessa pastorale. A questo proposito, il vescovo di Padova, Claudio Cipolla, ha affermato nel Rapporto annuale 2016 della sua Diocesi che: «… [la gestione economica] è luogo di annuncio e di verifica della nostra credibilità». Interessante cogliere alcune frasi che stanno comparendo in riviste di settore come quella che afferma che l’analisi del bilancio economico di un ente ecclesiastico sia come la radiografia del suo corpo ecclesiale, grazie la quale si può effettuare una diagnosi e individuare una cura per le eventuali patologie emerse. Qualcuno asserisce, inoltre, che leggendo un bilancio economico di un ente ecclesiastico, alla luce della Parola di Dio, si può comprendere “dove sta il suo cuore” poiché normalmente “si spende per quello che si ama”. Il discorso appena sviluppato si potrebbe così sintetizzare: anche la gestione economica ecclesiastica rappresenta un autentico luogo di annuncio e di evangelizzazione. Se quanto scritto sinora è vero, e a mio avviso lo è di sicuro, un buon gestore di beni ecclesiastici deve sempre rispettare e promuovere principi quali la trasparenza, la correttezza e il rendere conto dei risultati raggiunti. Alessandro Pellizzari a.pellizzari@murialdoworld.org


07 March 2020

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