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FAMILY OF MURIALDO

Relationships are also cultivated through communication. This space wants to be a friendly voice where we can express our thoughts, tell the projects and communicate the activities and the latest news. A place of information that, we hope, will soon become a good reading habit.

Adolescenti e giovani interconnessi dalla rete murialdo e connessi al mondo del lavoro (chat virtuale)

All'evento hanno partecipato circa 400 giovani apprendisti. La provincia brasiliana dei Giuseppini del Murialdo, attraverso il Coordinamento dell'Azione Sociale, ha promosso nel pomeriggio di mercoledì 25 agosto, alle ore 14, una chiacchierata virtuale sul tema “Adolescenti e giovani interconnessi dalla Rete Murialdo e connessi con il mondo del lavoro”. L'incontro ha avuto l'obiettivo di stimolare l'interazione tra gli apprendisti dei percorsi di apprendimento professionale e gli adolescenti sopra i 14 anni che partecipano al Servizio per la Convivialità e il Rafforzamento dei Vincoli (SCFV) delle diverse città e stati in cui il Murialdo è presente, favorendo lo scambio di esperienze e favorendo il protagonismo. La chat è stata mediata dai diplomati dell'apprendimento professionale Barbara de Andrades Borda (Caxias do Sul) e Maria Eduarda Garcia (Londrina). La conferenza è stata tenuta dall'ospite Felipe Caetano, laureato in lavoro minorile, attivista sociale e fondatore del CONAPETI (Comitato Nazionale Adolescenti per la Prevenzione e l'Eradicazione del Lavoro Minorile). Il presidente dell'Istituto Leonardo Murialdo (ILEM), padre Joacir Della Giustina, uno dei precursori nell'elaborazione dello Statuto del Bambino e dell'Adolescente, ha sottolineato che l'evento sarà storico e risponde alla proposta e all'eredità lasciata da san Leonardo Murialdo, che è aiutare nella promozione dei bambini e degli adolescenti, specialmente quelli che si trovano in una situazione di vulnerabilità sociale. “Sappi che tu sei la ragione dell'esistenza della nostra Congregazione. È bello averti nella Famiglia del Murialdo”, sottolinea. Durante la conferenza, Felipe (un giovane) ha raccontato a circa 400 giovani che hanno seguito la chat il suo percorso di vita e la lotta che ha dovuto affrontare contro il lavoro minorile. “Ho iniziato a lavorare all'età di 8 anni come cameriere. A 13 anni ho iniziato a partecipare agli incontri con i giovani della mia comunità per dibattere sui diritti e sulla realtà giovanile. I giovani partecipanti all'evento sono stati immensamente grati per l'opportunità di far parte del programma di formazione professionale e hanno anche sottolineato che al Murialdo l'apprendimento va ben oltre la formazione professionale; sperimentano l'amore, l'accoglienza, i valori umani e l'importanza di un cuore educato. Il Provinciale, padre Marcelino Modelski, ha chiuso l'evento con un commosso discorso: “Felipe, sei stato di grande ispirazione, ci hai dato chiavi liberatorie, hai evidenziato la tua vocazione e il tuo protagonismo. Ascoltare voi giovani è stato un balsamo. Il tempo è per l'ascolto e questi discorsi sono stati carichi di molte responsabilità. Congratulazioni!". Istituto Leonardo Murialdo: L'Istituto Leonardo Murialdo (ILEM) è un'organizzazione della società civile e la sua missione principale è sviluppare il lavoro con i bambini e gli adolescenti. Attualmente è presente in 10 stati del Brasile: Bahia, Ceará, Distrito Federal, Maranhão, Pará, Paraná, Rio de Janeiro, Rio Grande do Sul, Santa Catarina e São Paulo. ILEM mantiene numerosi programmi sociali sviluppando azioni per garantire i diritti della politica di assistenza sociale, tra cui si segnalano il Servizio per la convivenza e il rafforzamento dei legami e il Programma di apprendimento professionale, aiutando più di 4.000 bambini e adolescenti nella loro situazione della vita. ILEM, di proprietà della Congregazione di san Giuseppe – Giuseppini del Murialdo, sviluppa anche il lavoro in campo educativo, attraverso l'educazione della prima infanzia, l'istruzione elementare e secondaria e anche l'istruzione universitaria.


08 September 2021

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Giovani giuseppini si incontrono prima della consacrazione perpetua

Dal 5 al 22 luglio 2021, un numero significativo di 22 giovani confratelli giuseppini, ha partecipato al corso in preparazione alla professione perpetua. Quest’anno è stato fatto on-line. Non è stato possibile riunirsi tutti insieme nello stesso luogo a causa della pandemia. Anche se l’incontro virtuale ha parecchi limiti, è stato possibile conoscersi, condividere sogni, esperienze e sfide per il presente e il futuro della vita consacrata giuseppina vissuta dentro lo spirito della Famiglia del Murialdo. I diversi temi affrontati hanno cercato di venire incontro alle loro esigenze concrete di vita umana, spirituale e carismatica. Iniziando con san Giuseppe, il padre generale ci ha ricordando che san Giuseppe “che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana e nascosta” può essere una guida di tutti coloro che realizzano la loro vocazione in silenzio e con costanza. San Giuseppe ci insegna a vivere il progetto vocazionale personale in un modo nuovo, nella prospettiva di Dio. E anche san Leonardo Murialdo, è stato il compagno di viaggio di questi giorni. P. Giovenale Dotta ci ha presentato la figura e tutta l’opera del Murialdo, la sua continua attenzione ai giovani più poveri in una protettiva più ampia, mostrando come il Murialdo ha creato attorno a sé una vasta rete di iniziative (oratori, casa famiglia, associazioni, Collegio Artigianelli, laboratori, i viaggi…) per meglio rispondere alle esigenze di una educazione integrale dei giovani. Quello del Murialdo è sicuramente un pensiero attuale per noi giuseppini oggi. Abbiamo avuto la presenza di P. Giuseppe Fossati che ci ha ‘rinfrescato” la memoria del “nucleo centrale della spiritualità del Murialdo che consiste nell’amore misericordioso di Dio”. Cosi come ha cambiato la vita del Murialdo, l’amore di Dio può cambiare continuamente la nostra vita per vivere nella gioia della consacrazione e andare incontro ai giovani di oggi, assetati e cercatori di amore, quello vero. P. Alejandro Bazán ci ha presentato il documento “Educare nello stile del Buon Pastore”: tra le tante cose belle, ha detto che la “nostra missione è allo stesso tempo educativa e pastorale: educare evangelizzando, evangelizzare educando”. Siamo educatori giuseppini dei giovani in ascolto continuo “dei segni dei tempi” e in sintonia con la Chiesa di papa Francesco. E P. Giuseppe Meluso con molto entusiasmo ci ha regalato una riflessione su un tema molto attuale per la Chiesa ed è per noi giuseppini il centro del nostro agire educativo “il patto educativo globale, nel contesto del magistero di papa Francesco”. A partire dall’educazione e dal servizio, creare una “nuova antropologia dell’aver cura”. E Nunzia Boccia, con la sua passione ha coinvolto i giovani nel discorso della Famiglia del Murialdo, una realtà scaturita dalla scoperta dell’amore di Dio che unisce le diverse vocazioni in uno stesso carisma. Una delle parole chiave è stata la “relazione”, perché è nelle relazioni con tutti che si vive il carisma del Murialdo. La sfida educativa oggi si accetta come famiglia e non solo come congregazione. E P. Fidel Antón ha elaborato il tema della vita consacrata giuseppina vissuta nella prospettiva della missione. Per questo ha coinvolto tutti i giovani nella preparazione e presentazione dei temi presenti nell’ultimo capitolo generale. P. Melques Franklin ha riflettuto sulla vocazione nella Bibbia, facendo un parallelo tra la chiamata di alcuni personaggi biblici, del Murialdo e la nostra chiamata. P. Mario Aldegani ha riflettuto sul tema delle “virtù nella vita quotidiana” e P. Misihadas Govindan ha approfondito con loro il tema della “fedeltà” e della “perseveranza”. Infine, sono stati riservati tre giorni d’incontro con le suore Murialdine. Oltre la conoscenza reciproca, che è fondamentale per costruire qualcosa insieme, il tema che ci ha spinto a una condivisione di esperienze e iniziative è stato il documento di papa Francesco “Laudato si”. Come possiamo essere profeti oggi nel tessere comunione tra la Famiglia del Murialdo, costruendo luoghi di fraternità? E si è vista la voglia di costruire fraternità con tutti. Con quest’augurio ci siamo lasciati con il proposito di trovarci ancora.   P. Nadir Poletto vicario generale  


31 August 2021

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Un GREST ridimensionato... cioè con dimensioni nuove

Un GREST ridimensionato (cioè con dimensioni nuove)   All’inizio sembrava tutto triste e deprimente: un GREST con meno bambini, meno ragazzi, meno attività… Tutti a dire “dai, quest’anno è così ma l’anno prossimo ci rifaremo. Questa pandemia ci ha costretti a ridimensionare tutto ma ripartiremo alla grande!”. Però poi passavano le giornate e il divertimento, la gioia, l’entusiasmo erano quelli di sempre. Anzi, magari c’era qualcosa di più. I primi sono stati i bambini a notarlo “abbiamo gustato più il fatto di stare insieme che vincere contro la squadra avversaria”. Poi è stata la volta degli animatori: “essere in pochi ci ha permesso di dare più attenzione personale a ogni bimbo; abbiamo sentito di meno lo stress dei tempi da rispettare; ci siamo sentiti più coinvolti: siccome eravamo pochi era chiaro che o lo facevi tu o non lo faceva nessuno”. Proprio così: nessuno si sarebbe mai permesso di fare un esperimento del genere. Chi avrebbe mai detto “proviamo a limitare drasticamente il numero degli iscritti, a fare poche ore”? Dove c’è l’abitudine di un GREST dalle centinaia di presenze, e dalle tantissime attività, sembrava impossibile ridurre, anzi si identificava la folla con il successo (“tu quante iscrizioni hai avuto? Io solo 400!”). Ma la pandemia ci ha costretto anche a questa verifica, facendoci scoprire qualcosa che ci impone una riflessione: siamo proprio sicuri che il GREST sia tanto più riuscito quanto più è affollato? Ma, soprattutto, siamo ancora consapevoli del vero scopo per cui facciamo il GREST e qualsiasi altra iniziativa del nostro oratorio? In vari modi gli animatori hanno detto di aver scoperto qualcosa di inaspettato, qualcosa che si può sintetizzare come “un vantaggio dal punto di vista relazionale ed educativo” sia in riferimento alla qualità del loro servizio, che al risultato apprezzabile nei ragazzi che quel servizio hanno ricevuto. Ecco allora che il GREST ridimensionato non ha più il significato di “dimensioni ridotte” ma di “nuove dimensioni” quelle che a sorpresa ci si sono rivelate. Certo, adesso nessuno dice che l’anno prossimo dobbiamo accettare solo pochi bimbi, ma di sicuro dobbiamo ricordare la lezione di quest’anno e provare a immettere dei meccanismi che rendano la manifestazione meno frenetica e più attenta all’aspetto delle relazioni. Forse dobbiamo riscoprire le implicazioni più profonde contenute nel nostro famoso “giocare-imparare-pregare”, e ricercare ancora di più l’equilibrio tra le varie dimensioni della crescita. O, se proprio ci dobbiamo squilibrare, meglio essere sbilanciati a favore della relazione e della crescita spirituale.


25 July 2021

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LE SUORE MURIALDINE A MABESSENEH (SIERRA LEONE)

Abbiamo inaugurato la nostra presenza in Sierra Leone, a Mabesseneh, presso Lunsar, il 1° maggio 2021 con una solenne concelebrazione. La santa messa è stata presieduta dal provinciale p. Augustine Lebbie insieme a otto sacerdoti giuseppini. Erano presenti le autorità locali, i fedeli della parrocchia di san Leonardo Murialdo e gli studenti. Al termine della celebrazione eucaristica, la signora caposcuola di Mabesseneh ci ha accolto con un rito particolare per esprimere quanto questo popolo veda la presenza delle nostre sorelle come una benedizione del Signore per questa comunità. Attualmente siamo in tre: Sr. Amparo Guzmán, Superiora, Sr. Vicky Antony e sr. Nirmala Simiyonraj. Siamo felici di essere qui e di poter testimoniare intorno a noi l'amore infinito, misericordioso e personale di Dio. I Padri Giuseppini ci hanno affidato un Asilo Nido “Nadino preschool”, la catechesi e la pastorale giovanile e familiare in parrocchia. Abbiamo iniziato a visitare le famiglie, a fare la catechesi e anche ad aiutare alcuni studenti (vicini di casa) nella preparazione per gli esami finali. E' un'esperienza unica e bellissima nella quale possiamo mettere in pratica il carisma di San Leonardo Murialdo nel nostro apostolato. È una grande gioia stare con i bambini che hanno davvero bisogno di noi. Dalle foto potete farvi un’idea del nostro apostolato a Mabessneh. ''Siamo nelle mani di Dio e quindi siamo in buone mani'' Suor Vicky  


15 July 2021

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Inaugurazione della nuova struttura sportiva dell'Oratorio Murialdo di Milano

La Storia insegna che la caduta di un Muro può aprire una nuova epoca.  Qualcosa del genere sta avvenendo anche da noi, con l'abbattimento della vecchia recinzione sulla Via Inganni, che non ha solo una conseguenza estetica con un nuovo e piacevole effetto visivo, ma significa un'apertura verso l'esterno, a differenza dell'attuale collocazione dell'edificio della nostra chiesa e delle sue strutture parrocchiali, completamente orientate verso il più raccolto Largo Fatima, dove sviluppano gran parte delle abitazioni di questo territorio. È l'inaugurazione di un'apertura che non ha quindi solo un significato fisico, come è emerso nella giornata di domenica 23 maggio, nel contesto dei festeggiamenti della Settimana di San Leonardo Murialdo, dove è stato messo un sigillo sui cambiamenti in atto. Già la mattina, durante la solenne celebrazione della messa all'aperto, il Padre Provinciale, Don Antonio (Tony) Fabris, in un'omelia bella, semplice ma piena di contenuti, ha ricordato ai giovani nella giornata della Pentecoste come tutti loro siano portatori di valori unici, che rendono ognuno irripetibile nel suo genere: un viatico e un invito a partecipare, all'impegno ne cambiamento. Una responsabilità e una sfida che spettano, frutto della volontà di un idealista sognatore, il nostro Parroco Padre Vincenzo, che si è buttato in quello che sembrava impossibile: realizzare, un centro sportivo moderno, bello ed efficiente, che potesse coinvolgere giovani e adulti, con un'intuizione di fare dello sport un metodo educativo, un'occasione di crescita morale cristiana. Questo è stato possibile grazie anche all'aiuto di numerosi laici e parrocchiani che si sono spesi in prima persona per la realizzazione di questo progetto. Certo, la Provvidenza deve essersi data parecchio da fare, ma il sogno è diventato realtà. Stupisce piacevolmente come, in questa circostanza, vi sia stata la convergenza di sforzi da parte di realtà ed entità diverse, religiose, civili, istituzioni benefiche con la nostra comunità, che ha dimostrato di saper ben reggere il confronto con le altre istituzioni. Il Murialdo ci ha insegnato che con l'apertura di un oratorio si chiude una prigione, a significare che solo con luoghi di aggregazione si può pensare di educare, di creare buoni cittadini, in una società che accompagni le nuove generazioni verso il loro futuro con un progetto educativo, tramite una forma importante di aggregazione qual è quella sportiva. Tanti i giovani presenti, i veri protagonisti di questa nuova stagione che stiamo vivendo, quanti forse da tempo non se ne vedevano e che fanno capire che si è sulla strada giusta. Quindi non solo un'inaugurazione, col nastro tricolore, ma l'inizio di una sfida, di un rinnovato impegno verso i giovani che sono il futuro, nostro e della nostra società, verso i quali abbiamo le responsabilità educative che sono un investimento per il futuro. Nella scia del più autentico carisma di San Leonardo Murialdo.   Articolo di: Gianni Ragazzi


10 July 2021

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SITUAZIONE COVID IN CONGREGAZIONE

INDIA Adesso I casi di corona virus in India stanno calando e per noi questa è la seconda ondata. La previsione dice che arriverà la terza ondata tra 4 - 5 mesi e speriamo bene. I confratelli tutti stanno bene. Per tornare alla normalità credo ci vuole un bel tempo. Alcuni confratelli che devono andare in Italia, Africa e Spagna, mi pare cge potranno viaggiare entro il mese di luglio. In questi giorni siamo un po' impegnati per la promozione delle vocazioni  e speriamo bene. La casa famiglia di Aranvoyalkuppam rimane chiusa e i bambini stanno con i loro parenti. Quando le scuole si apriranno anche noi riprenderemo il lavoro. Qualche confratello studente sta aspettando per la data del suo esame e invece qualcuno fa ancora lezione online. Dio ci benedica.   ITALIA Per ciò che riguarda l'Italia credo sia già informato. Non ci sono problemi attualmente nelle comunità e nelle opere si stanno organizzando le varie attività Estive. Lì dove sono passato ho visto i giovani organizzare sia campi scuola come l'estate ragazzi... Ho trovato ovunque voglia di riprendere, e in alcune opere l'estate è già iniziata sia con i campeggi che con i grest ma al tempo stesso ho trovato l'attenzione perchè ogni attività proposta sia fatta nel rispetto delle normative che la situazione richiede... Quindi è proprio bello rivedere i cortili riempirsi di ragazzi che in modo ordinato, a gruppi giocano,partecipano a laboratori, ballano, si ritrovano. Quindi si è ripartiti, con un po' di sana attenzione.   USA MESSICO Negli USA la situazione è molto migliorata. I vaccini sono arrivati dappertutto. Solo mancano dei bimbi e quelli che non vogliono ricevere i vaccini. Per questi si fanno campagne di promozione con dei premi per chi voglia ricevere ancora il vaccino. Si può andare quasi dappertutto senza mascherina. Nel Messico la situazione, sebbene sia migliorata, ancora rimane di rischio. Un'apertura graduale si vede ovunque, ma mancano tanti da ricevere i vaccini. Comunque, si vede il futuro con speranza.   REPORT SULLA SITUAZIONE CORONA VIRUS IN ARGENTINA-CILE Anzitutto i numeri. I dati di ieri 18 giugno riportano in ARGENTINA 20363 contagiati (la media dell’ultima settimana è 21382) e 458 morti (la media dell’ultima settimana è 517). In CILE ieri 18 giugno si riportano 6770 casi (ma media dell’ultima settimana è 6226) e 119 morti (la media dell’ultima settimana è 112). In ambedue i paesi la situazione è ancora grave e preoccupante e il freddo di questo periodo certo non aiuta a ridurre contagi e morti. La speranza di risolvere il problema sta piuttosto nel processo di vaccinazione che in Cile è più avanzato che in Argentina. La situazione si affronta in ambedue i paesi con un continuo monitoraggio dei contagi, che fa avanzare o retrocedere le zone rispetto al lockdown totale cui ambedue i paesi sono stati costretti tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. In linea generale resta l’obbligo delle mascherine sempre, il divieto di riunioni al chiuso (pubbliche e private), i mezzi pubblici funzionano solo in parte. Nel momento più difficile dell’ultimo periodo si è chiuso tutto al sabato e alla domenica. In Argentina proprio in questi giorni, nonostante la gravità persistente del problema dei contagi, si è chiesto le scuole di ogni ordine e grado di tornare alla presenzialità, ma le classi sono divisi in gruppi che vengono a scuola a turni settimanali; continua pertanto anche l’attività didattica sulle piattaforme virtuali. I ragazzi però, soprattutto i più piccoli, sembrano non sopportare più questo tipo di attività (che dura praticamente dal marzo 2020!!!). In Cile la situazione delle scuole non è omogenea: A Valparaiso c’è un sistema ibrido che alterna attività presenziale e virtuale; così più o meno a Requinoa; a Santiago l’attività presenziale à ancora sospesa. Tuttavia, l’attività educativa non è mai stata interrotta: gli insegnanti alternano lavoro a casa e lavoro nel collegio, presenzialità e homeworking. Il peso dell’¡attività organizzativa e didattica è molto grande, anche perché ogni quindici giorni più o meno si aspettano le disposizioni del governo e del ministero dell’istruzione. Anche le parrocchie, dal punto di vista delle celebrazioni liturgiche, sono soggette a restrizioni: più o meno un massimo di 20/30 persone per le celebrazioni al chiuso, un po’ di più all’aperto ( ma adesso qui fa un freddo cane!). L’attività pastorale però continua: con gli incontri sulla piattaforma zoom degli organismi di partecipazione, dei catechisti e, in qualche caso, anche dei ragazzi del catechismo. Continua anche nelle parrocchie l’attività caritativa, con la distribuzione di borse di alimenti alle famiglie povere (sempre più necessaria) e ade3sso anche di vestiti e coperte. In tutte le comunità e opere i confratelli, sia nella pastorale che nell’azione educativa, fanno un’azione ammirevole coraggiosa: di vicinanza alle famiglie in difficolta o colpite dalla malattia o dal lutto per la perdita dei loro cari; di attenzione ad aiutare o a organizzare aiuto per le famiglie più povere; alcuni vanno negli ospedali a visitare i malati di Covit (con tutte le precauzioni e i permessi) per portare un po’ di conforto. Nell’insieme si percepisce un po’ di stanchezza, in noi, nella gente, nei giovani. Ci si chiede quando finirà tutto questo. C’ è però anche molta speranza, soprattutto nella continuazione e organizzazione del processo di vaccinazione. In questo il Cile è un po’ più avanti). La paura e la preoccupazione è per quello che ci sarà dopo: in Argentina per il problema economico, in Cile per il problema sociale. Già si capisce che molte famiglie si sono impoverite; che i giovani sono demotivati, che il ritorno alle chiese e alla partecipazione agli atti di culto registra un calo evidente. I confratelli, grazie a Dio, son in buona salute. Sono un paio sono stati colpiti dal virus nei mesi scorsi: uno in Argentina, uno in Cile ma se la sono cavata senza arrivare alle fasi più gravi della malattia. I problemi di salute che ci sono stati in provincia negli ultimi mesi riguarda fattori accidentali: la caduta e la rottura del femore per P. Antonio Peron di Valparaíso e la rottura di un osso della gamba per P. Gustavo Barreda. Ambedue però stanno recuperando. Nell’America Latina la pandemia ha messo in evidenza i gravi problemi che si soffrono qui da molte decadi: la grande disuguaglianza di entrate e di risorse fra le diverse classi sociali, le condizioni insalubri per una vita degna, il difficile accesso ai servizi di salute e a u una educazione di qualità, la mancanza di acqua potabile e di elettricità per tutti, così come il problema della discriminazione e della esclusione di milioni di persone. Queste e altre disuguaglianze sociale espongono i poveri a maggior rischio di contagio; per esempio, a causa della mancanza di acqua, è moto difficile praticare le misure di prevenzione come lavarsi le mani spesso. In più la maggioranza dei poveri nelle zone urbane e suburbane vivono ammassati in casette o baracche, dove è molto difficile rispettare il distanziamento richiesto per prevenire o contenere il contagio. La pandemia COVID-19 segna qui un vero e proprio “cambio di epoca”, ponendoci di fronte alla sfida di dare passi concreti per una “coraggiosa rivoluzione culturale”, cioè una grande trasformazione verso uno modo di vivere sostenibile, dal punto di vista ecologico, sociale, economico, politico e culturale. Si va avanti, con coraggio e “resistendo”. Questa grande “tormenta“ che stiamo attraversando e tutte le sofferenze e dolori della gente rendono un po’ risibili, a volte, i nostri piccoli problemi, l’enfasi delle difficoltà e delle incomprensioni fra noi e ci invita fortemente a “compartir lo mejor de nosotros”, a liberarci dalla prepotenza dell’io che a volte ci domina, per vivere e crescere gioiosamente nella cultura del noi.   SITUAZIONE IN BRASILE Caxias do Sul, 19 de junho de 2021 O Brasil reza hoje pelos 500 mil mortos, vítimas da pandemia. No mês de maio, três confrades adquiriram o vírus: Fr. Edigle Coutinho, Pe. Geraldo Canever e Pe. Sestino Sacco, todos da mesma comunidade Religiosa. Os sintomas foram leves e todos já estão bem e em atividade. Confrades acima de cinquenta anos já receberam ao menos uma dose da vacina. A expectativa é de que a imunização geral se estenderá até o final deste ano. Não é possível ainda medir as consequência da pandemia na vida dos confrades e na vida das comunidades, mas é certo que elas se farão sentir. Os que mais sentiram essa travessia foram os confrades jovens.   Vivemos a espiritualidade da incerteza. A falta de protocolos oficiais do governo federal tem gerado insegurança e medo. Coube aos governos locais a responsabilidade de definir as políticas de segurança na saúde. Desta forma, temos obras que nunca fecharam totalmente e outras que apenas agora estão iniciando timidamente algumas atividades. As obras sociais estão agora começando a acolher de forma hibrida, algumas crianças. No entanto, durante todo o tempo em que estiveram fechadas, as famílias foram acompanhadas com doações de alimentos conforme a disponibilidade. De modo geral foi realmente significativa a ajuda às famílias. Preocupa o cenário crescente de fome e violência. E não menor é a preocupação com a sustentação das atividades existentes. As Obras que se mantém com Convênios não tem nenhuma certeza de continuidade. As obras que recebem significativa ajuda do ILEM, passam pela mesma insegurança. Uma reorganização do projeto político social do ILEM é urgente no sentido de buscar alternativas e numa ação em rede, manter nossas atividades junto às crianças e jovens.   Em relação à Rede Murialdo de Escolas, funcionou desde o início, o modelo de aulas remotas, também com boa relação e serviço com os pais das crianças. Desde março funciona o sistema hibrido de ensino. Não é significativo o número de crianças que saíram da escola. No entanto, cresceu muito a inadimplência. Este cenário gera insegurança especialmente financeira na província.   Nas casas de formação, as aulas funcionam normalmente na forma ONLINE. Pe. Marcelino Modelski    


01 July 2021

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San Giuseppe, nella pastorale delle nostre scuole

Parlare della realtà di San Giuseppe nelle scuole Giuseppine in Italia, non è facile, anche perché San Giuseppe, da persona del silenzio, non fa parlare molto di sé. Ma potrei cominciare dicendo che due nostri istituti scolastici sono proprio intitolati a lui: il Collegio Scuola San Giuseppe di Rivoli e la Scuola San Giuseppe di Valbrembo, dove è nata la mia vocazione giuseppina.  Nei nostri istituti la sua festa era una delle 3 grandi feste tradizionali: Immacolata, San Giuseppe, Murialdo, solennizzate con vacanza, festa comunitaria, celebrazione solenne con le famiglie e preparate con le tradizionali novene.  Nei tempi recenti si sono perse alcune pratiche, ma ancora oggi si cerca di dare evidenza alla festa di San Giuseppe celebrando la Santa Messa con gli allievi più grandi e con concerti o manifestazioni solenni.  A Oderzo ogni festa di San Giuseppe celebriamo la Santa Messa con gli allievi del liceo e della scuola di formazione professionale Engim, con la presenza di un superiore della congregazione, lo scorso anno con p. Misihadas, consigliere generale, quest’anno con p. Juan Flores, economo generale.  Lo scorso anno poi abbiamo recuperato nella mattinata la corsa campestre autunnale, che era stata sospesa a causa della tempesta Vaia e nella serata un concerto canoro, per la festa del papà.  La festa del papà è sentita molto nella scuola primaria e nella scuola media, dove nella preghiera settimanale, fatta insieme in teatro, preghiamo San Giuseppe per tutti i nostri papà.  San Giuseppe è riferimento della nostra pedagogia scolastica, che segue il carisma del Murialdo, nella attenzione ai ragazzi, specialmente quelli che fanno più fatica. Ai Giuseppini è insegnato ad essere attenti ai ragazzi come San Giuseppe lo fu con Gesù e a “fare e tacere e fare il bene e farlo bene”. Questi e altri messaggi del nostro carisma sono di ispirazione anche per tutti coloro che collaborano nell’opera educativa con i Giuseppini: insegnanti, educatori, collaboratori vari. Infine ogni due anni facciamo il campo estivo con i bambini di 4 e 5 primaria seguendo la storia di Giuseppe dell’Antico Testamento, seguendo il film Giuseppe re dei sogni. È vero non è lo stesso San Giuseppe! Ma proprio l’assonanza dei nomi fa parlare poi anche della storia della Salvezza, e di chi ha fatto da ponte tra l’Antico e il Nuovo Testamento, cioè proprio San Giuseppe, sposo di Maria.  Essendo la nostra un’opera fondata dal Murialdo (anche se porta il nome del vescovo che l’ha finanziata) puntiamo molto l’attenzione su San Leonardo, ma egli ha fondato la Congregazione di San Giuseppe e quella di Oderzo è stata ed è ancor oggi la comunità con più confratelli Giuseppini del Murialdo, anche se con una certa età media!  Infine la statua di San Giuseppe non manca nei nostri ambienti, specialmente nella chiesa grande e nella cappella dei padri. E nella preghiera della comunità c’è sempre la novena di San Giuseppe, vissuta a volte nel modo tradizionale (con tanto di canto “Memento nostri”!) a volte in modo più moderno. E ogni mercoledì la preghiera a San Giuseppe e il canto “Oggi ti preghiamo Giuseppe”. E molto spesso la preghiera a San Giuseppe per i giovani: “Amabilissimo san Giuseppe, noi poniamo sotto il tuo amorevole patrocinio i giovani che ci hai affidati: assistili nei pericoli, preservarli dal peccato e liberali da ogni male. Amen”.   d. Massimo Rocchi  Oderzo


24 June 2021

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I QUATTRO VERBI DI SAN GIUSEPPE E L’ESEMPLARITA’ DEL MURIALDO

Carissimi confratelli. Carissimi fratelli e sorelle della Famiglia del Murialdo. 1. SAN GIUSEPPE E IL NOSTRO TEMPO In questo tempo sentiamo tante opinioni, si indicano tante prospettive, si propongono tante soluzioni, più o meno realistiche e possibili. Se le letture della situazione sono diverse e difficili da comporre, c’è però un punto in comune che va evidenziato: che occorre fare in fretta, che non c’è più tempo da perdere. Papa Francesco ha parlato di “rapidación”, cioè di agire velocemente. A me sembra che san Giuseppe possa essere di aiuto e di esempio per realizzare questa “rapidación”. Riflettendo su quanto il Vangelo di Matteo riferisce si potrebbero evidenziare quattro verbi che insieme indicano lo stile di San Giuseppe nel suo essere obbediente al progetto di Dio e nel compiere la missione che gli viene affidata. I quattro verbi sono: ascoltare, svegliarsi, alzarsi, realizzare. 1.1 San Giuseppe ascolta la voce dell’angelo e in essa coglie l’invito di Dio a compiere una missione all’interno del piano di salvezza: essere padre, custode, educatore di Gesù, insieme a Maria. Credo che sia il primo verbo da coniugare: ascoltare il mondo, le situazioni, entrare in dialogo, chiedere luce alla Parola di Dio. 1.2 Proprio perché san Giuseppe ascolta… si sveglia. L’ascolto produce una nuova visione dei fatti, illumina in modo diverso le situazioni, fa entrare in un nuovo modo di intendere, di capire, di ragionare. Credo che abbiamo bisogno di acquisire una nuova mentalità che ci aiuti a cambiare il nostro stile di vita sotto tanti aspetti. Pensiamo alla Laudato si’ e alla Fratelli tutti, i documenti di papa Francesco che invitano ad una nuova umanità e ad una nuova ecologia. 1.3 “Si alzò” dice il vangelo. E’ il terzo verbo di San Giuseppe. Indica un cambio di situazione della persona, non più ferma e quieta nel suo… dormire. Papa Francesco ci dice che è il tempo di uscire, di andare incontro a chi è lontano, a chi è escluso. 1.4 Quindi san Giuseppe realizza quanto gli è chiesto. E’ proprio di chi trae tutte le conseguenze del suo sì, che passa dal proposito all’impegno concreto, che non rimanda a domani o aspetta chissà quale situazione nuova. Papa Francesco insiste continuamente sull’agire pronto, di oggi, da parte dei cristiani. Troppi uomini e donne sono ai margini della società, troppi giovani e ragazzi sono esclusi dai benefici della scuola e dell’educazione, troppe famiglie non possono realizzare la loro missione di genitori ed educatori dei propri figli. 2. IL PENSARE E IL FARE DI SAN LEONARDO MURIALDO Il carisma di san Leonardo Murialdo è fondato sulla diretta esperienza di vita e si trova in perfetta sintonia con i quattro verbi di san Giuseppe. Le sue scelte non furono programmate a tavolino, esse sono state frutto di un ascolto attento delle persone che lo aiutarono a leggere il suo mondo interiore e a capire le necessità del mondo attorno a lui. Il 14 settembre 1880 diceva al Congresso Cattolico Piemontese: “Volgete un istante lo sguardo intorno a voi. Vedete la moltitudine di fanciulli poveri, traviati che, in città e campagna…” (Scritti, IX, p.152). Non aspettò tempo per immergersi nella realtà del Collegio Artigianelli e cercò vie nuove per l’educazione umana e cristiana dei giovani; fece, ad esempio, proposte al governo di allora per difendere le donne operaie e aggiornò i laboratori del Collegio perché i ragazzi fossero preparati ad entrare nel mondo del lavoro. Affermava: “La vera carità e la vera filantropia non si restringono a dare un pane al mendicante incapace di guadagnarselo con il sudore della fronte, ma si dimostrano maggiormente benefiche quando prevengono la povertà facendo sì che i figli del povero imparino un mestiere…” (Epistolario, I, 399; nel 1872). Dunque a bisogni nuovi, occorre rispondere con opere nuove. Non rimase nella sua bella casa, rinunciò alle comodità di cui poteva godere e andò a condividere la vita di collegio con i confratelli e i giovani, abitando una stanza adibita ad ufficio e camera da letto. E questo per 34 anni! Costituzioni 50 lo traduce così per noi oggi: “Ispirandosi a San Giuseppe, educatore di Gesù, i confratelli amano vivere tra i giovani come amici, fratelli e padri, partecipando alla loro vita, condividendo le loro gioie e sofferenze e creando con essi un clima di fiducia e di ottimismo”. Occorre mettersi al lavoro. Diceva nel 1880: “Dunque, tutti poniamo mano all’opera di Dio. Chi può agire, agisca; chi lo può, lo deve” (Scritti, V, p. 65). Senza dimenticare lo stile che ci viene suggerito: “Facciamo il bene, ma facciamolo bene” (Scritti, IX, p. 234). 3. IL CAPITOLO GENERALE XXIII A me sembra che il Capitolo Generale XXIII si muova dentro questo contesto giuseppino-murialdino. Il secondo capitolo del documento finale è dedicato al tema dell’ascolto: “In ascolto di un mondo che cambia”. Sono diversi i passi che invitano al discernimento, dunque a svegliarsi. “Nelle nostre comunità appare rallentata la capacità di lettura della realtà che cambia” (CG XXIII, 8). E in positivo: “L’impegno pastorale nasce da un discernimento della realtà…” (CG XXIII, 11 c). Il tema del rinnovamento, l’invito per mentalità e prassi rinnovate sono ribaditi più volte. “Cercare strade e modalità nuove per avvicinare i giovani più poveri di ogni territorio, offrendo loro risposte secondo il nostro carisma” (CG XXIII, 54). Quindi passare all’azione. “Uscire dai nostri schemi e abitare il mondo da profeti” (CG XXIII, 39). 4. PROSEGUIRE IL CAMMINO Siamo ormai allo scadere del primo triennio e sentiamo tutta la fatica di questo tempo di pandemia. Tuttavia mi sembra importante che come Famiglia del Murialdo si stia lavorando su diversi ambiti. Ne ricordo alcuni. Dopo la pubblicazione del documento su “Carisma e parrocchia”, è iniziata la riflessione sul “Patto Educativo Globale”. Un gruppo rappresentativo della Famiglia del Murialdo si ritrova per rinnovare la “Road Map”. L’ambito della formazione è spesso monitorato a livello di singole circoscrizioni e tra di esse. Nell’ambito economico-amministrativo è stato pubblicato il documento base sul sistema binario. Senza dimenticare la riflessione e il lavoro che segnano la vita nelle varie realtà di provincia e di comunità. Inoltre è iniziata la preparazione per la prossima Conferenza Interprovinciale 2021 che riveste una importanza particolare per la situazione che stiamo vivendo e per un futuro dopo pandemia ancora da individuare nei suoi termini fondamentali. Certo non mancano i problemi specie quando dalla riflessione si passa all’attuazione e si toccano con mano limiti e fragilità. Per questo mi sembra importante richiamarci allo stile dì san Giuseppe e del Murialdo, e non perdere la memoria di quanto ci siamo detti nel capitolo generale. San Giuseppe e il Murialdo ci proteggano e ci spronino a proseguire il cammino con più slancio e con più coraggio. Nella festa del 18 maggio preghiamo per tutta la Famiglia del Murialdo, perché insieme possiamo con speranza e fiducia tracciare cammini ricchi di futuro. Circolare n. 21 di p. Tullio Locatelli, il padre generale  Roma, 18 maggio 2021 Festa di San Leonardo Murialdo      


18 May 2021

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FESTA DEL PRIMO MAGGIO A SAN GIUSEPPE VESUVIANO

Da quest'anno di san Giuseppe la festa del primo maggio, festa del lavoro, liturgicamente è stata elevata a memoria obbligatoria in onore di san Giuseppe lavoratore. Qui a San Giuseppe Vesuviano negli anni passati era festa patronale cittadina. Nonostante le restrizioni per la pandemia, e considerando la grave crisi economica occupazionale, abbiamo voluto restituire importanza a questa data significativa. Per l'occasione una solenne concelebrazione vespertina si è svolta nel nostro santuario, presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della congregazione per le cause dei santi, che ha sottolineato la missione del Patrono dei lavoratori ed è rimasto ammirato del Tempio dedicato. Dopo l'eucarestia si è inaugurato nella piazza antistante un busto in bronzo con la base in pietra lavica di don Giuseppe Ambrosio, illustre concittadino, fondatore del monumentale santuario (come pure delle opere collaterali) e apostolo di San Giuseppe nel mondo. E' stato un doveroso omaggio nel 150° della sua nascita, riconoscente verso chi ha dedicato la vita a tale scopo, con fede e amore per tutta la prima metà del Novecento, e chiamando i Giuseppini a guidarla. L'opera scultorea è stata realizzata dall'artista Domenico Sepe e realizzata con le donazioni raccolte dal club Lions "San Giuseppe Terre del Vesuvio". Il cardinale ha benedetto il busto e vari interventi si sono susseguiti, alla presenza delle autorità e di una rappresentanza del popolo sangiuseppese.


11 May 2021

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Un momento di grazia per la Chiesa e congregazione.

La Congregazione di San Giuseppe è molto felice e la Delegazione dell'India di Madre Teresa di Calcutta è davvero contenta, perché tre dei suoi figli sono stati elevati al sacerdozio ministeriale per servire la Chiesa e la congregazione. p. Soosantony Deeman L'ordinazione di diacono Soosantony Deeman si è tenuta il 17 aprile 2021 alle 16.30 a san Nicholas Church, Neerody, nella diocesi di Trivandrum. È stato davvero un momento bello per quel paese di pescatori. L'ordinazione è stata conferita da sua eccellenza Christudas, vescovo ausiliare di Trivandrum. La gioia di p. Soosantony è stata raddoppiata offrendo un altro membro della famiglia al servizio della Chiesa, dal momento che altre due sorelle sono già suore. p. Jose Marydasan L'ordinazione di diacono Jose Marydasan si è svolta il 19 aprile 2021 alle 10.30 presso la chiesa di San Joseph Church, Perumon, Kollam. P. Jos è stato consacrato sacerdote attraverso l'imposizione delle mani di mons. Paul Antony Mullessery, vescovo di Kollam. E’ il secondo sacerdote della sua parrocchia. p. Antony Shyju Il diacono Antony Shyju è stato ordinato sacerdote il 22 aprile 2021 presso la chiesa di Sant'Antonio, Aroorkutty, alle 10 del mattino. Lo ha ordinato mons. Joseph Kariyil, vescovo di Cochin. In tutte e tre queste circostanze erano presenti p. Mishihadas (consigliere generale) e p. Milttan Thyparambil (superiore della Delegazione India). Il tutto si è svolto secondo il rigido protocollo previsto per la pandemia di covid 19.  


01 May 2021

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IL PATTO EDUCATIVO GLOBALE NEL CONTESTO DEL MAGISTERO DEL PAPA FRANCESCO

1. La sfida di un nuovo Patto Educativo Con un messaggio pubblicato il 12 settembre del 2019, il papa Francesco ha voluto rilanciare l’invito fatto nella Laudato Si’ a collaborare alla custodia della casa comune. Lo ha fatto chiamando l’umanità ad impegnarsi nella costruzione di un nuovo patto educativo globale, sostenendo la «necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente»  . A questo scopo si programmava un evento mondiale che si sarebbe dovuto tenere in Roma il 14 maggio 2020. Ovviamente nessuno sospettava che – di lì a qualche mese – un microscopico organismo sarebbe arrivato ad interrompere la nostra quotidianità imponendoci nuovi ritmi e nuove regole. Il cammino di riflessione e impegno lanciato dal papa è comunque proseguito, adattandosi alle nuove contingenze create dalla pandemia. L’incontro inizialmente previsto per il mese di maggio si è poi svolto in ottobre del 2020. In questa occasione il papa è ritornato sulla necessità di ascoltare il grido delle nuove generazioni ed intraprendere nuovi cammini educativi, vivendoli come un atto di speranza, anche davanti all’emergenza educativa che la pandemia ha creato : «ascoltiamo il grido delle nuove generazioni, che mette in luce l'esigenza e, al tempo stesso, la stimolante opportunità di un rinnovato cammino educativo, che non giri lo sguardo dall'altra parte favorendo pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà e scarti umani»  . Se da una parte di certo non costituiva una grande novità il fatto che il papa si esprimesse su questioni educative – l’educazione occupa un posto di rilievo  nel suo pensiero - è anche vero che l’invito sembrava rivestirsi di un carattere urgente e indifferibile: «mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per […] ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna»  . Questo senso di urgenza si è poi fatto, nei mesi successivi, sempre più forte considerando la catastrofe educativa che la pandemia da Covid-19 ha fatto emergere ed acuito, nel contesto generale di una scarsa solidarietà intergenerazionale6 e in una crisi del «valore di legame, rovesciatosi ora in dis-valore, nel momento in cui la prossimità da segno di benevolenza […] diventa minaccia e la distanza tra individui della stessa specie si afferma come dovere civico» . Questo testo vuole provare a ragionare attorno a questa proposta di Francesco mettendola in connessione con le suggestioni e gli inviti che il suo magistero ha offerto, cercando di cogliere il fil rouge che collega il PE ad alcuni temi centrali della proposta che – come pontefice – ha fatto alla Chiesa e all’umanità tutta in questi anni. In particolare sono due i punti che proverò a mettere in luce, uno ecclesiale e l’altro antropologico: la relazione tra la proposta del PE e la logica della chiesa in uscita e quella dell’umanesimo dell’aver cura che in qualche modo costituisce il nucleo generatore di questa proposta e dell’intero magistero di Francesco. 2. Una logica ecclesiale: il piú di grazia e salvezza che ci raggiunge dai processi educativi La proposta del PE prende spunto da una visione ecclesiale di fondo che sorregge e guida l'azione del papa Francesco e le cui radici andrebbero ricercate oltre che nel Concilio Vaticano II e nella spiritualità gesuitica, anche e soprattutto nella riflessione della cosiddetta Teologia del popolo, che nasce e si sviluppa a partire dal documento di Medellín (1968) e si separa dalla Teologia della liberazione, nel tentativo di rendere centrale nella riflessione e nella prassi ecclesiale la categoria di popolo di Dio, inteso come soggetto depositario di una fede incarnata e vera sorgente mistica, comunionale e pastorale.  Questa visione del popolo di Dio come multiforme armonia trova il suo centro in due categorie in stretta correlazione tra loro: missione e comunione. La Chiesa é una comunione per la missione ed una missione che porta alla comunione. Detto con le parole del documento di Aparecida: «la comunione e la missione sono profondamente unite tra di loro […] la comunione è missionaria e la missione è per creare comunione». Questa comunione per la missione che è la Chiesa vive profondamente la sua identità quando si pone nella logica del primerear (prendere l’iniziativa): «la comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore, e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva». Questa missionarietà della Chiesa, questo suo essere in uscita, protesa verso i lontani, desiderosa di abitare gli incroci delle strade si riflette nella proposta del PE. L’instrumentum laboris lo dice esplicitamente, affermando che «il Papa ha invitato la Chiesa intera a porsi “in uscita” missionaria, come stile da assumere in ogni attività che si realizzi. [...] In un tale invito ad avere cura delle fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo – invito che non riguarda in verità solo i cristiani ma tutti gli uomini e donne della terra – diventano prioritarie l’educazione e la formazione perché esse aiutano a diventare protagonisti diretti e costruttori del bene comune e della pace». Accanto a questa lettura della Chiesa in uscita - comunità capace di primerear, di farsi tutto a tutti, di uscire dalle sue logiche per incontrarsi con quelle di chi è diverso, lontano, ultimo, escluso - trova spazio anche un’altra possibile visione, non alternativa ma complementare. Parlare di Chiesa in uscita è anche ricordare che fuori dai nostri schemi, dalle nostre strutture, dal nostro modo di essere e fare, dalle nostre logiche c’è un piú di grazia e di salvezza che ci aspetta. La grazia di Cristo straripa fuori dalle nostre strutture e ci precede, anonima ma feconda, nelle realtà del mondo, nei processi che nascono attorno a noi e fuori dai nostri schemi. Il mondo dell’educazione è un nitido esempio di come la grazia di Cristo sia strabordante, non rinchiusa solo negli angusti recinti delle comunità ecclesiali. Scuole in cui maestri e studenti cercano nuove risposte alle domande del presente, giovani che si incontrano per condividere le loro passioni, per impegnarsi nella costruzione di un mondo nuovo e migliore, gruppi e collettivi che lottano per salvaguardare l’ambiente, per proteggere ogni forma di vita: ecco dei luoghi educativi dove la grazia di Cristo ci ha preceduto, dove la salvezza è arrivata anonima ma feconda. Vivere e lasciarsi fecondare da questi processi giovanili, accompagnarli in maniera discreta è incontrare Cristo che in maniera ignota continua a fecondare la terra e l’umanità con la forza del suo Spirito. La proposta del patto educativo globale, allora, trova il suo fondamento proprio in queste due letture della categoria di Chiesa in uscita: farsi prossimi, andare in cerca dell'altro in tutti i campi, anche quello educativo, riconoscendo la necessità di primerear in questo ambito; al tempo stesso riconoscere che nei processi educativi si dà un piú di salvezza, si manifesta la grazia di Cristo, talvolta in maniera anonima o non pronunciata, ma evocata dalla pienezza di vita che da essi scaturisce. Con le parole di Francesco: «oggi c'è bisogno di una rinnovata stagione di impegno educativo, che coinvolga tutte le componenti della società. Ascoltiamo il grido delle nuove generazioni, che mette in luce l'esigenza e, al tempo stesso, la stimolante opportunità di un rinnovato cammino educativo, che non giri lo sguardo dall'altra parte favorendo pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà e scarti umani». 3. Una antropologia dell’aver cura Quanto detto sulla visione ecclesiale di Francesco e su come questa sia alla base della proposta del patto educativo globale ci porta, inevitabilmente, a parlare dell’altro nucleo fondamentale di questo progetto: quello umano. Il papa ha ricordato come l'educazione «sia una delle vie più efficaci per umanizzare il mondo e la storia» 14 e sappiamo quanto il suo magistero si sia caratterizzato per una profonda attenzione all’umano. Sulla scia del Concilio e della miglior riflessione post-conciliare - e in particolare dell’insegnamento di Paolo VI - Francesco si è espresso molte volte in merito alla necessità di costruire un nuovo umanesimo. Sia chiaro, non in maniera sistematica o definitiva, per assiomi o definizioni ma, seguendo uno schema tipico del suo magistero, in una dimensione evocativa. Il suo insegnamento su questi temi si muove tra due poli: la condanna di quanto inumano c’è in questo mondo (strutture, logiche, scelte: tutto ciò che può rientrare nella categoria di cultura dello scarto) e un costante evocare una logica nuova, una maniera di essere uomini e donne che trova il suo centro nell’aver cura. Proviamo ad analizzare questi due poli in relazione alla proposta del PE. Il messaggio per il lancio del PE conteneva una precisa osservazione sul contesto socioculturale che stiamo vivendo: «il mondo contemporaneo è in continua trasformazione ed è attraversato da molteplici crisi. Viviamo un cambiamento epocale: una metamorfosi non solo culturale ma anche antropologica che genera nuovi linguaggi e scarta, senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia. L’educazione si scontra con la cosiddetta rapidación, che imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica e digitale, cambiando continuamente i punti di riferimento. In questo contesto, l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologica si disintegra di fronte a un mutamento incessante che contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica».  Della rapidación il papa aveva già parlato nella Laudato Si’, definendola come un fenomeno tipico del mondo contemporaneo, che vede una continua accelerazione nei ritmi di produzione e di vita, provoca dei rapidi cambiamenti, spesso orientati solo al profitto e incompatibili con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica. Si tratta della logica propria della cultura dello scarto, che tutto piega ai suoi interessi, stretti nel cieco paradigma nascere/produrreconsumare/morire. La società della velocità, che impone ritmi di produzione sempre più rapidi, è la stessa che lascia indietro l’umanità ferita, i dannati della terra, colpevoli di non poter stare al passo con i tempi o forse destinati a questo dallo stesso sistema e dalla sua necessità di vittime da offrire sull’altare del benessere di pochi, ingranaggi di un sistema che si auto fagocita, portando l’umanità sull’orlo di un’estinzione di massa. E così, come in una rinnovata rappresentazione del mito di Re Mida, l’umanità affamata di beni produce e consuma ad una velocità sempre più rapida, toccando tutto ciò che incontra, masse anonime e risorse naturali, per trasformarle nell’oro di beni di consumo sempre più usa e getta, fino a quando non si renderà conto che l’unica cosa che desidera (produrre/consumare in maniera sempre maggiore e sempre più rapida) non è capace di dargli vita, ma la condanna ad una morte che punisce i suoi stolti desideri. Solo che a poter salvarla non c’è il Dioniso del mito, ma un’umanità altra, che si oppone e resiste a questo modello, e che è chiamata a proporre una visione differente; come suggeriva già il papa Paolo VI in un documento – la Popolorum Progressio – che sembra avere un peso specifico importante nel magistero di Francesco, la vera questione sta nella costruzione di un umanesimo nuovo: «se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor di più uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca d’un umanesimo nuovo, che permetta all’uomo moderno di ritrovare sé stesso, assumendo i valori superiori d’amore, di amicizia, di preghiera e di contemplazione. In tal modo potrà compiersi in pienezza il vero sviluppo, che è il passaggio, per ciascuno e per tutti, da condizioni meno umane a condizioni più umane»  . Alla maniera di vedere le cose pocanzi evocata, a questo sistema dello scarto e del consumo forsennato, si oppone, allora, una visione umana diversa, che trova il suo centro nella categoria dell’aver cura. Motore propulsore di questa visione è Cristo, il veramente uomo, che camminando sui sentieri polverosi di Galilea, sanando e liberando, ha insegnato all’uomo la categoria dell’ultimo, del bisognoso su cui chinarsi con amore e premura. Guardando al suo volto, il volto dell’eternamente misericordioso, incontriamo colui che si spoglia della sua divinità per farsi addentro alle dinamiche umane, di colui che smette di essere l’Eternamente Oltre per gustare della gioia di un pranzo tra amici, per ridere e scherzare, per innamorarsi, per provare la dolcezza della carezza di una mamma, per indignarsi e arrabbiarsi davanti alle ingiustizie, per piangere di dolore la morte di un amico, per ridare speranza ai discepoli abbattuti dalla notizia della sua morte. È quel volto, allora, il volto del Dio che si fa uomo, che ci insegna il cammino per essere uomini e donne nuovi: «non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo. Il volto è l’immagine della sua trascendenza. È il misericordiae vultus. Lasciamoci guardare da Lui. Gesù è il nostro umanesimo» . Guardiamo, allora, al suo volto per provare a dare un senso a questa antropologia dell’aver cura evocata da Francesco e centrale nella proposta del PE. Questo volto di Cristo possiamo scorgerlo riflesso in quello di un uomo in cammino lungo i sentieri che da Gerusalemme portano a Gerico, un samaritano che ha cura di uno sconosciuto, incontrato ferito sul ciglio del sentiero. Questo aver cura del samaritano si gioca tutto attorno a tre azioni fondamentali: sentire compassione per la condizione dell’altro, farsi vicino e stabilire una prossimità che sa di impegno, farsi carico dei bisogni dell’altro. Su questa sequenza e sulla nostra capacità di assumerla come costitutiva della nostra natura si gioca il nostro futuro come umanità: − Sentire compassione: non solo sentire insieme, ma anche e soprattutto sentirsi chiamati a responsabilità verso l’altro − Avvicinarsi per curare e sanare le ferite, stabilendo una prossimità fisica che dice disponibilità, un contatto che parla di un desiderio di vicinanza più forte dell’imbarazzo dei corpi che si incontrano − Farsi responsabili per la sorte dell’altro anche oltre le prime e necessarie attenzioni, uscendo dalla logica della necessità presente per entrare nell’orizzonte della costruzione di futuro. Questa sequenza dovrebbe essere al centro delle nostre strutture sociali e culturali, trasformarle per garantire al mondo un cammino di futuro: «davanti a tanto dolore, a tante ferite, l’unica via di uscita è essere come il buon samaritano. Ogni altra scelta conduce o dalla parte dei briganti oppure da quella di coloro che passano accanto senza avere compassione del dolore dell’uomo ferito lungo la strada. La parabola ci mostra con quali iniziative si può rifare una comunità a partire da uomini e donne che fanno propria la fragilità degli altri, che non lasciano edificare una società di esclusione, ma si fanno prossimi e rialzano e riabilitano l’uomo caduto, perché il bene sia comune. Nello stesso tempo, la parabola ci mette in guardia da certi atteggiamenti di persone che guardano solo a sé stesse e non si fanno carico delle esigenze ineludibili della realtà umana». Se questo è l’orizzonte umano verso cui orientare l’andare dell’umanità, allora non si può fare a meno dell’educazione, cammino da percorrere per costruire questo umanismo nuovo, questo futuro che trova il suo centro nell’aver cura del mondo e degli altri: «L'educazione è soprattutto una questione di amore e di responsabilità che si trasmette nel tempo di generazione in generazione. L'educazione, quindi, si propone come il naturale antidoto alla  Francesco, Fratelli Tutti, 67. 8 cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell'io e nel primato dell'indifferenza. Il nostro futuro non può essere la divisione, l'impoverimento delle facoltà di pensiero e d'immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione. Il nostro futuro non può essere questo».  Il PE, allora, ci sfida ad essere costruttori di questo nuovo umanesimo, di una umanità che riproduce nel suo volto quello di Cristo, un mondo in cui l'aver cura è il paradigma che guida tutte le decisioni politiche, sociali, etiche, religiose. Como umanità, allora, siamo chiamati a rinnovare la nostra tensione educativa, ad ascoltare «il grido delle nuove generazioni, che mette in luce l'esigenza e, al tempo stesso, la stimolante opportunità di un rinnovato cammino educativo, che non giri lo sguardo dall'altra parte favorendo pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà e scarti umani» . 4. Costruire oggi l’umanità del domani Il cammino fatto fino ad ora ci ha mostrato come la proposta del PE si inserisca nella visione ecclesiale di Francesco, quella della Chiesa in uscita, comunità per la missione, che vede nel primerear il senso del suo esistere e la prova della sua fedeltà allo Spirito del Risorto, quello stesso Spirito che la precede fecondando i processi educativi e giovanili che si danno fuori dai suoi schemi e dalle sue logiche. A questa visione ecclesiale si affianca una antropologia dell’aver cura che costituisce il motore del progetto del PE. Il desiderio di costruire un’umanità che trovi nell’aver cura dell’altro il suo centro, il sogno di una comunità di uomini e donne che riconoscano nelle differenze non una causa di divisione ma un invito alla vicinanza è l’orizzonte ultimo che muove la proposta del PE. Il cammino tracciato dal papa, allora, ha tutti i contorni di una sfida, che richiede scelte coraggiose per costruire oggi l’umanità del domani, lontana dalla logica della cultura dello scarto, per formare uomini e donne che riflettano nel loro volto il volto di Gesù, del Maestro che si china sull’umanità ferita per riempirla di sé non dall’alto di una prepotente perfezione, ma mettendosi alla sua stessa altezza, per poter guardarla negli occhi.                                                                                                                                                                                                                              p. Giuseppe Meluso


19 April 2021

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LE SUORE MURIALDINE DI SAN GIUSEPPE IN SIERRA LEONE

Carissimi confratelli. Carissimi fratelli e sorelle della Famiglia del Murialdo. Sono molto contento di poter parteciparvi questa bella notizia: le suore Murialdine di San Giuseppe apriranno una loro prima comunità in Africa, in Sierra Leone, Mabesseneh, poco distante dalla nostra opera di Lunsar. Lascio la parola a suor Orsola, madre generale delle Suore Murialdine: “L’arrivo in Sierra Leone è previsto per il 20 aprile. Le consorelle che costituiranno la comunità sono: Suor Amparo Guzman, superiora e maestra di formazione (equatoriana); Suor Victoria Antonysamy, professa perpetua (indiana); Suor Nirmala Simiyonraj, professa temporanea (indiana). Le accompagnerà suor Mariana Guerrero, delegata per Ecuador e consigliera generale. La comunità avrà la sua sede a Mabesseneh, nella casa che i Giuseppini hanno preparato. Svolgeranno lavoro apostolico nella scuola materna e probabilmente suor Victoria potrà insegnare inglese presso la scuola elementare dei Giuseppini. Si impegneranno anche nella pastorale parrocchiale presso la parrocchia “San Leonardo Murialdo” dove è parroco don Gianni Zanni”. Chiedo: “Come è stata presa la decisione di aprire una comunità in Africa”? Continua suor Orsola: “I Giuseppini da tanti anni chiedevano la presenza della nostra congregazione in Sierra Leone allora ho deciso di fare un primo viaggio per conoscere la realtà. Era il settembre del 2001. Erano con me padre Lino Barbieri e padre Giuseppe Cavallin. In quell’occasione mi era sembrato impossibile poter aprire una nostra comunità perché avevamo iniziato nel 1996 in Argentina e nel 1998 in Messico. È venuta poi l’occasione di partecipare al capitolo generale dei Giuseppini nel 2018 in Ecuador e il superiore della Viceprovincia dell’Africa padre Luigi Cencin ha chiesto insistentemente la presenza di una nostra comunità in Sierra Leone. Ero titubante a causa dello scarso numero di consorelle, ma il sì è venuto da suor Amparo Guzman e da suor Victoria che si sono offerte. Il consiglio generale è stato d’accordo di fare un’esperienza di tre mesi (realizzatasi dal 30 luglio al 27 ottobre 2019). Poiché l’esperienza è stata positiva, in consiglio generale si è presa la decisione di aprire la prima comunità. Avevamo fissato la data il 15 agosto 2020 in ricordo del 40° anniversario della morte di Padre Luigi Casaril, ma la pandemia non lo ha permesso”. E’ stata concordata la data di inaugurazione per il 1° maggio 2021 e suor Orsola spera di essere presente. E’ un sogno che si realizza ed è una esperienza missionaria che si attualizza. E’ un bel segno per tutta la Famiglia del Murialdo. Affidiamo in modo particolare questa primizia missionaria delle Suore Murialdine in Africa a San Giuseppe. Nel suo nome è significato un futuro di crescita: è quanto auguriamo con affetto e nella preghiera. Benvenute = Welcome (inglese) = Senu ohh!  (temne, dialetto locale della zona di Lunsar). Buon cammino = We wish you success (inglese) = kanka kuru n'gb3lee m3 panth me n'de yor ay!! (temne). p. Tullio Locatelli padre generale


11 April 2021

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La famiglia del Murialdo alla scuola di San Giuseppe

Nell’anno dedicato a San Giuseppe, nostro patrono, titolare e modello, la Famiglia del Murialdo (FdM) si è riunita in modo virtuale il 13 marzo 2021, in un incontro internazionale intitolato “La Famiglia del Murialdo alla scuola di San Giuseppe”. Anzitutto è stata un’occasione per incontrarsi, vedersi, ascoltarsi anche se in modo virtuale. Erano presenti tutti i rappresentanti della Famiglia del Murialdo, i Giuseppini del Murialdo, le Murialdine di San Giuseppe, l’Istituto Secolare Murialdo e tutto il mondo dei laici (CldM, MLM, ANALAM, Mamme Apostoliche…). Valorizzando l’internazionalità della FdM, le riflessioni sono state proposte da p. Tullio Locatelli, Roberto e Gianna (Italia), Suor Teresinha e Olivia (Messico), Moema, João e Bernadete (Brasile). Qual è l’importanza e il significato di san Giuseppe per le coppie, per le famiglie e per tutta la Famiglia del Murialdo oggi? Come ci ricorda il padre Tullio, superiore generale dei Giuseppini, nella lettera circolare 19 del 17.03.2021, San Giuseppe nella sua “descrizione e delicatezza” è sempre stato accanto a noi, fin dall’inizio della nostra storia di educatori dei giovani. Con il suo esempio di educatore di Gesù, ci raccomanda, secondo S. Leonardo Murialdo, la “dolcezza e la tenerezza nel trattare i ragazzi”. San Giuseppe uomo appassionato, uomo di ascolto, attento nel fare e nell’agire responsabile e creativo. Uomo giusto che elabora le sue ragioni invece di subirle, le ragioni dell’amore vincono sempre. Nelle difficoltà odierne, Giuseppe ci testimonia una vita di silenzio, di ascolto attivo, di preghiera nella piena fiducia in Dio che mai ci abbandona e interviene nella storia attraverso e soprattutto nei momenti di forte provazioni, e tramite i “sogni” ci invita ad abbandonarci con il dono della fede ai suoi misteriosi progetti, anche senza comprenderli. San Giuseppe è per la Famiglia del Murialdo un esempio di capacità di sognare e di proiettare la vita e la missione oltre e nonostante le difficoltà. Papa Francesco in una recente occasione ha detto: “Non perdere la capacità di sognare, perché sognare è aprire le porte per essere fecondi nel domani” (omelia, dicembre 2018). San Giuseppe siamo noi, il suo cammino è il nostro cammino, il suo sogno è il nostro sogno.    


21 March 2021

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BUONA FESTA DI SAN GIUSEPPE A TUTTI

LETTERA DI SAN GIUSEPPE 19 marzo 2021 Carissimi confratelli. Carissimi tutti della Famiglia del Murialdo. Nelle comunità e nelle opere siamo pronti  a celebrare in modo particolare il giorno 19 marzo, festa di san Giuseppe. Mi sono immaginato che san Giuseppe abbia qualche buon pensiero da comunicare. Così lascio a lui la parola. Carissimi tutti, figli e fratelli. Sono contento che papa Francesco si sia ricordato di me;  so della sua devozione nei miei riguardi tuttavia un onore così grande non me lo sarei mai sognato. E sì che di sogni me ne intendo! Queste mie poche parole sono prima di tutto per ringraziarvi per quanto state organizzando e realizzando in quest’anno “giuseppino” e anche per condividere  qualche pensiero.  Lo faccio con quel mio stile fatto di discrezione e di delicatezza. Accanto a voi. Innanzitutto a casa vostra mi sono sempre trovato bene. Fin dall’inizio della vostra storia guardavo con simpatia i ragazzi del Collegio Artigianelli nei vari laboratori ad imparare un mestiere. Mi sembravano tante piccole Nazareth, con i giuseppini al posto mio nel servire Gesù in quei ragazzi poveri. Sono d’accordo con il vostro fondatore san Leonardo Murialdo che ha sempre raccomandato dolcezza nel trattare i ragazzi, anche i più difficili. D’altra parte siamo sempre chiamati ad essere testimoni dell’amore tenero di Dio. Inoltre il vostro don Reffo ha scritto: “E’ San Giuseppe la regola parlante della nostra congregazione, nella quale tutto deve essere giuseppino e dalla quale deve esulare ogni cosa che non sia secondo lo spirito di San Giuseppe” (Reffo, Il fine, p. 34). Per carità non voglio fare da maestro a nessuno ma vedo che oggi sono molto apprezzati i valori che voi volete vivere attraverso i voti religiosi: la laboriosità e la condivisione a partire dal voto di povertà; l’accoglienza e la tenerezza  nel servire tutti, specie i ragazzi poveri, senza se e senza ma, per vivere in pienezza il voto di castità;; la condivisione perché i progetti  siano sempre più comunitari e di congregazione, realizzando una comune ubbidienza nel carisma. Mi permetto di ricordare che, grazie soprattutto a Maria nella casa di  Nazareth ho vissuto un clima di famiglia veramente affettuoso,  che permetteva a ciascuno di realizzare la propria vocazione e di essere insieme al servizio del progetto di Dio. L’oggi di Dio e della storia.                Sono molte le preghiere e le invocazioni che mi rivolgete. Vivete tempi difficili segnati dalla pandemia del coronavirus, che sembra avere accentuato difficoltà già presenti e che ora sono esplose in modo esponenziale in tutto il mondo.                Sento dire che la pandemia vi ha fatto entrare in un regime di urgenza e di emergenza; è come se un granello di sabbia abbia bloccato un grande marchingegno; vi siete trovati più fragili e  più deboli.                Forse è anche un tempo di rivelazione, che può farvi scoprire un orientamento per trovare una direzione che dia nuovo e rinnovato impulso alla vita religiosa. State mettendo in crisi la vita normale di ieri, state immaginando che la vita religiosa può avere altre espressioni, magari più povere e semplici, meno standardizzate e regolate, ma più evangeliche, più umane.                  Nelle vostre preghiere, rivolte a me, fate spesso presenti la mancanza di vocazioni, la scarsità del personale per le opere e per i bisogni nuovi che emergono, i problemi economici, e tanto altro. Che dire?                Vi do un suggerimento. Non vivete questa  stagione con rammarico, più o meno manifestato. Il rammarico non vi aiuta a guardare il futuro e  fa mettere lo sguardo più sulle debolezze che sulle possibilità, fa rimpiangere il passato e non fa sognare il futuro. In questo modo è difficile leggere la situazione e fare un cammino di  discernimento e la preghiera diventa un lamento. E allora addio “coraggio creativo”. Può essere tempo di fare scelte dolorose, ma non fatele con amarezza: fatele con gratitudine per quello che vi è stato dato di vivere e di donare.                Mi rendo conto che si tratta di accettare un esodo continuo da voi stessi, dalle vostre abitudini, dalle vostre tradizioni. Che non sia nel cambiamento la sfida che la vita propone? Il futuro è di Dio.                Sento già la domanda che sale a me: E allora cosa fare?                Vi racconto la mia esperienza, forse qualcosa dice anche a voi. Io da giovane uomo avevo già scelto il “mio futuro”: Maria e con lei formare una famiglia; ero già sposo e sognavo di essere presto padre.                Ma poi scopro che Maria è incinta e quel futuro improvvisamente è  svanito.                Nel sogno interviene un messaggero di Dio che mi spiega come stanno le cose e allora accetto e cambio decisione. Un futuro nuovo e sereno? Non tanto.                Con Maria avevo preparato ogni dettaglio per la nascita del bimbo, ma poi sono dovuto partire e a Betlemme ho cercato di arrangiare la situazione meglio che potevo.                Finalmente in tre e in pace? Magari. Parto e vado in Egitto, perché così mi è stato chiesto.                Qualche tempo in Egitto. Non male direi e tutto sommato un futuro me lo ero garantito con il mio lavoro. Interviene ancora il messaggero di Dio e cambia lo scenario della nostra vita. Saluto i vicini, sistemo la bottega presso un artigiano locale, faccio provviste, mi informo sul viaggio e poi partiamo verso un altro futuro. Sapevo già la meta del viaggio, ma in seguito ad informazioni ricevute cambio destinazione e vado a Nazareth.                Finalmente tra la mia gente e in mezzo al mio popolo con cui condivido cultura, religione, vita sociale, lingua e tradizioni. Ma un giorno in Gerusalemme  a Maria e a me tutto crolla addosso. Eravamo andati con Gesù nella città santa per celebrare la Pasqua. Il figlio aveva dodici anni e per la prima volta saliva al tempio. Già sulla strada del ritorno, ci accorgiamo che Gesù non c’è nella nostra carovana. Sono seguiti tre giorni di angoscia e finalmente lo abbiamo trovato nel tempio tra i dottori.  Conoscete già la risposta di Gesù alla domanda piena di meraviglia e di affetto rivoltagli da sua madre: “Perché mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?”.                E’ in questa risposta di mio figlio che ho capito che il futuro è di Dio. Gesù lo sapeva e da sempre. Perché era venuto per fare la Volontà del Padre e non la sua, tanto meno quella dei suoi genitori.                Capisco le programmazioni, i forum, i capitoli, le conferenze di vario livello, i consigli… e tanto altro. Fate bene perché c’è bisogno di incontro, di scambiarvi idee e prospettive, di prendere decisioni condivise. Da parte mia posso dirvi che ho imparato che il futuro va accettato, scoperto in un “oltre” rispetto ai nostri calcoli; rimane l’impegno di non portare avanti la vostra storia, ma la storia di Dio. O meglio: di portare avanti la vostra storia dentro la storia di Dio. E’ questo il mistero dei nostri giorni: un mistero di grazia, di croce e di Pasqua: un mistero di salvezza. E’ il frutto di un ascolto che tocca la mente, scalda il cuore e mette in azione.                Credo che stia qui il compito e il frutto del discernimento: mettervi sulle tracce del futuro di Dio e fare vostra la sua storia. La scrittura dice di Lui: “Io sto alla porta e busso” (Ap 3, 20). Non siete soli: è Lui che vi viene a cercare, lasciatevi trovare. Viva i laici.                Ancora un pensiero. A me Dio ha affidato i tesori più preziosi: Maria e Gesù. Mi sono chiesto spesso: perché proprio a me? Non sono uno scriba, un levita, un sacerdote, un fariseo; sono di un paese che, secondo Natanaele e non solo per lui,  non promette nulla di buono.                Forse quello che piace a Dio è una vita ordinaria, semplice, quotidiana; fatta di poche cose ma essenziali; ricca di relazioni amicali; lontana dai titoli e dal potere; intessuta di lavoro e di famiglia; semplicemente umana nel suo vivere nella gioia e nel dolore, nelle molte attese e, spesso,  nelle poche realizzazioni; dentro un popolo che sa incontrarsi per lodare Dio e decidere delle beghe che  capitano. Insomma nulla di particolare. Semplicemente laico, umano.                Per questo sono contento quando vi trovate insieme  laici e religiosi, non  solo per programmare e per pregare, ma soprattutto per scambiarvi i doni che la vita ha messo in ciascuno di voi. Per dire insieme che state condividendo un pezzo della storia di Dio, in cui ciascuno è protagonista in forza della propria vocazione e lo diventa ancora di più in un contesto di comunione di vocazioni. Un augurio.                 Quando mio figlio, già famoso come predicatore e taumaturgo, tornò a Nazareth, la gente si chiese meravigliata: “Ma questi non è il figlio di Giuseppe”?                Ma certo che è mio figlio! Che bello se incontrando un giovane che ha frequentato le vostre opere potessero dire: “ma questo giovane non è stato dai Giuseppini? Naturalmente in senso positivo, perché qualcosa di “giuseppino” gli è rimasto dentro.                E buon compleanno nel ricordo della fondazione della vostra congregazione: 19 marzo 1873.                Grazie a tutti per quanto farete in quest’anno e anche nei seguenti per manifestarmi la vostra devozione: potete contare sulla mia protezione. Grazie san Giuseppe. Continua ad assistere, proteggere, accompagnare la nostra famiglia religiosa. p. Tullio Locatelli csj padre generale (La lettera circolare del padre generale per la famiglia del murialdo che uscirà il 19 Marzo 2021)


18 March 2021

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convegno sulle migrazioni a viterbo

“Ecco: io sto alla porta e busso”: il convegno sulle migrazioni promosso dall’Istituto filosofico-teologico “San Pietro” di Viterbo Il 26 e il 27 febbraio scorsi l’Istituto filosofico-teologico “San Pietro” di Viterbo ha realizzato un convegno online sul tema delle migrazioni intitolato “Ecco: io sto alla porta e busso (Ap 3, 20). Il volto umano dei migranti nella cultura dell’incontro di papa Francesco”. L’argomento del convegno è stato prescelto in considerazione della grande importanza che il Papa, nel suo magistero e dall’inizio del suo pontificato, ha riservato – e riserva tuttora – alle questioni connesse alle migrazioni internazionali, all’accoglienza dei migranti, alla loro integrazione e alla difesa della persona migrante e dei diritti ad essa connessa, in un’epoca in cui il fenomeno è indubbiamente diventato un “segno dei tempi” imprescindibile. In ciascuna delle tre sessioni in cui si è articolato il convegno, che il pubblico esterno all’Istituto ha potuto seguire in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale Youtube dell’Istituto stesso (……: canale, questo, sul quale è possibile riascoltarlo e rivederlo in differita), sono stati invitati a intervenire, come relatori, esperti di tematiche e questioni specifiche riguardanti il fenomeno migratorio a livello internazionale e italiano. Nella prima sessione sono intervenuti Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS (l’ente di ricerca che ogni anno pubblica, tra l’altro, il Dossier Statistico Immigrazione, il rapporto socio-statistico sull’immigrazione in Italia nato nel 1991 su ispirazione e impulso di mons. Luigi Di Liegro, allora direttore della Caritas diocesana di Roma) nonché docente di filosofia presso l’Istituto “San Pietro”, e l’avvocata, costituzionalista ed esperta di diritti umani, Anna Falcone. Luca Di Sciullo ha illustrato, anche attraverso un video di presentazione dei contenuti e dei dati salienti dell’ultima edizione del Dossier, il panorama delle migrazioni a livello internazionale, europeo e italiano, mettendo in evidenza sia le discutibili politiche Ue e nazionali per bloccare i flussi dei profughi lungo la rotta italo-libica, balcanica e orientale (attraverso la Turchia), sia l’inadeguata gestione dell’immigrazione in Italia negli ultimi decenni. Gestione che ha contribuito ad alimentare processi di subalternità, nell’inserimento sociale dei migranti (negazione del principio di uguaglianza), e di segregazione – fino a situazioni di vero e proprio neo-schiavismo – nel loro inserimento occupazionale (negazione del principio di libertà), evidenziando come un recupero del principio di fratellanza, nel vissuto di incontri veri con i migranti, possa essere la chiave per superare dinamiche e modelli di disparità e sfruttamento, demolendo pregiudizi e discorsi d’odio. Su questa linea, Anna Falcone ha evidenziato non solo come l’attuale legislazione italiana, in materia di immigrazione e asilo, sia spesso entrata in conflitto con i principi costituzionali (e le convenzioni internazionali, che la Costituzione riconosce di rango superiore alle leggi nazionali) che garantiscono i diritti inviolabili della persona e sanciscono il dovere della tutela, dell’accoglienza e dell’integrazione, soprattutto dei profughi; ma anche come il fenomeno migratorio, essendo divenuto ormai strutturale e organico alle società di accoglimento, suggerirebbe un rinnovamento delle Costituzioni nazionali, in direzione di una ridefinizione del concetto stesso di cittadinanza, e un auspicabile Costituzione europea, il cui primo tentativo è fallito anche per il rifiuto degli Stati nazionali di cedere sovranità a un organismo sovra-nazionale, sebbene più adeguato ad affrontare le sfide globali odierne. Nella seconda sessione sono intervenuti suor Gabriella Bottani, coordinatrice della rete internazionale Thalita Kum, la quale riunisce numerose comunità religiose sparse nel mondo (per lo più femminili) per un impegno di lotta alla tratta dei migranti, in particolare delle donne, e al loro sfruttamento, specialmente lavorativo o sessuale; e padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, entrambi – Sezione e Dicastero – voluti e istituti da papa Francesco. Suor Gabriella Bottani ha illustrato, anche mediate una presentazione di diapositive, i dati più aggiornati sulla tratta internazionale, le categorie di migranti che ne sono coinvolti, come sia nata la rete di Thalita Kum, come operi concretamente e giornalmente offrendo tutela, rifugio e protezione ai migranti (soprattutto donne) vittime di tratta e di sfruttamento, quali canali di scambio di informazioni e di strategie comuni vengano attivati nel contrasto che la rete mette in atto e quali processi di recupero e di socializzazione vengano attivati a favore di queste persone. Padre Fabio Baggio, a sua volta, ha spiegato le ragioni per cui il Papa ha voluto personalmente far nascere la Sezione Migranti e Rifugiati, incaricandone della gestione lo stesso p. Baggio e il cardinal Czerny, con i quali segue personalmente l’andamento delle attività; in che modo questa struttura costituisce lo strumento di attuazione del magistero di papa Francesco sulle migrazioni; quali siano le linee ispiratrici che il Papa desidera che la Sezione persegua (continuo aggiornamento conoscitivo della situazione dei migranti attraverso la raccolta di studi e dati; interpretazione dei dati e delle conoscenze alla luce delle coordinate evangeliche e magisteriali; priorità del sostegno alle operazioni di salvataggio delle vite umane; coordinamento di iniziative a medio-lungo termine, imperniate sui quattro verbi che il Papa stesso ha enucleato per affrontare in maniera organica le questioni migratorie: accogliere, proteggere, promuovere e integrare). Nella terza e ultima sessione del convegno sono infine intervenuti la giornalista, scrittrice e ricercatrice Nancy Porsia, esperta della situazione geo-politica dei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, in particolare della Libia, e il sociologo, scrittore e attivista per la difesa dei diritti umani dei migranti, Marco Omizzolo, Cavaliere della Repubblica per meriti civili dovuti alla lotta contro il caporalato in agricoltura, ai danni dei braccianti immigrati nell’Agro Pontino. Nancy Porsia ha ripercorso, nella sua relazione, le fasi della storia recente della Libia, un paese caduto negli anni recenti nel caos politico e in una guerra civile, e di come le mafie estere, approfittando della situazione, abbiano preso il controllo del territorio, attraverso clan locali, e abbiano instaurato un vero e proprio sistema criminale organizzato che lucra sul contrabbando e sulla tratta dei migranti, gestendo al tempo stesso i centri di detenzione e il traffico verso l’Europa. Ai due governi in lotta e a questi clan l’UE e l’Italia hanno destinato somme ingenti pur di bloccare i flussi, nonostante le violazioni dei diritti umani perpetrate a tale scopo. Marco Omizzolo, invece, ha tracciato il quadro del grave sfruttamento dei migranti in agricoltura, nella provincia di Latina, sotto caporalato, sulla base della sua esperienza diretta sul campo, avendo lavorato per mesi come bracciante egli stesso (ricerca partecipata) ed essendo stato per un certo periodo un infiltrato all’interno del sistema di sfruttamento; ha narrato di come egli sia stato personalmente testimone di violenze, soprusi, riduzioni in schiavitù e umiliazioni nei confronti dei braccianti, soprattutto indiani e sikh, e di come le agromafie italiane ed estere lucrino attraverso la gestione di questa rete di sfruttamento, contro la quale egli si è impegnato in prima persona, al fine di liberare questi braccianti dalle reti criminali di cui sono vittime, ricevendo ancora oggi minacce e intimidazioni. Il convegno è stata una preziosa occasione non solo di documentarsi su un fenomeno decisivo ed epocale delle società contemporanee, ma anche di ascoltare la testimonianza diretta e vibrante di persone che si spendono quotidianamente a favore dei migranti, ciascuna in ambiti diversi, ma trasmettendo con la forza del proprio vissuto parole potenti e toccanti. Le numerose domande rivolte a ciascun relatore, dopo i rispettivi interventi, comprovano l’alto livello di coinvolgimento intellettuale ed emotivo che questa iniziativa ha suscitato nel pubblico.“Ecco: io sto alla porta e busso”: il convegno sulle migrazioni promosso dall’Istituto filosoficoteologico “San Pietro” di Viterbo Il 26 e il 27 febbraio scorsi l’Istituto filosofico-teologico “San Pietro” di Viterbo ha realizzato un convegno online sul tema delle migrazioni intitolato “Ecco: io sto alla porta e busso (Ap 3, 20). Il volto umano dei migranti nella cultura dell’incontro di papa Francesco”. L’argomento del convegno è stato prescelto in considerazione della grande importanza che il Papa, nel suo magistero e dall’inizio del suo pontificato, ha riservato – e riserva tuttora – alle questioni connesse alle migrazioni internazionali, all’accoglienza dei migranti, alla loro integrazione e alla difesa della persona migrante e dei diritti ad essa connessa, in un’epoca in cui il fenomeno è indubbiamente diventato un “segno dei tempi” imprescindibile. In ciascuna delle tre sessioni in cui si è articolato il convegno, che il pubblico esterno all’Istituto ha potuto seguire in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale Youtube dell’Istituto stesso (……: canale, questo, sul quale è possibile riascoltarlo e rivederlo in differita), sono stati invitati a intervenire, come relatori, esperti di tematiche e questioni specifiche riguardanti il fenomeno migratorio a livello internazionale e italiano. Nella prima sessione sono intervenuti Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS (l’ente di ricerca che ogni anno pubblica, tra l’altro, il Dossier Statistico Immigrazione, il rapporto socio-statistico sull’immigrazione in Italia nato nel 1991 su ispirazione e impulso di mons. Luigi Di Liegro, allora direttore della Caritas diocesana di Roma) nonché docente di filosofia presso l’Istituto “San Pietro”, e l’avvocata, costituzionalista ed esperta di diritti umani, Anna Falcone. Luca Di Sciullo ha illustrato, anche attraverso un video di presentazione dei contenuti e dei dati salienti dell’ultima edizione del Dossier, il panorama delle migrazioni a livello internazionale, europeo e italiano, mettendo in evidenza sia le discutibili politiche Ue e nazionali per bloccare i flussi dei profughi lungo la rotta italo-libica, balcanica e orientale (attraverso la Turchia), sia l’inadeguata gestione dell’immigrazione in Italia negli ultimi decenni. Gestione che ha contribuito ad alimentare processi di subalternità, nell’inserimento sociale dei migranti (negazione del principio di uguaglianza), e di segregazione – fino a situazioni di vero e proprio neo-schiavismo – nel loro inserimento occupazionale (negazione del principio di libertà), evidenziando come un recupero del principio di fratellanza, nel vissuto di incontri veri con i migranti, possa essere la chiave per superare dinamiche e modelli di disparità e sfruttamento, demolendo pregiudizi e discorsi d’odio. Su questa linea, Anna Falcone ha evidenziato non solo come l’attuale legislazione italiana, in materia di immigrazione e asilo, sia spesso entrata in conflitto con i principi costituzionali (e le convenzioni internazionali, che la Costituzione riconosce di rango superiore alle leggi nazionali) che garantiscono i diritti inviolabili della persona e sanciscono il dovere della tutela, dell’accoglienza e dell’integrazione, soprattutto dei profughi; ma anche come il fenomeno migratorio, essendo divenuto ormai strutturale e organico alle società di accoglimento, suggerirebbe un rinnovamento delle Costituzioni nazionali, in direzione di una ridefinizione del concetto stesso di cittadinanza, e un auspicabile Costituzione europea, il cui primo tentativo è fallito anche per il rifiuto degli Stati nazionali di cedere sovranità a un organismo sovra-nazionale, sebbene più adeguato ad affrontare le sfide globali odierne. Nella seconda sessione sono intervenuti suor Gabriella Bottani, coordinatrice della rete internazionale Thalita Kum, la quale riunisce numerose comunità religiose sparse nel mondo (per lo più femminili) per un impegno di lotta alla tratta dei migranti, in particolare delle donne, e al loro sfruttamento, specialmente lavorativo o sessuale; e padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, entrambi – Sezione e Dicastero – voluti e istituti da papa Francesco. Suor Gabriella Bottani ha illustrato, anche mediate una presentazione di diapositive, i dati più aggiornati sulla tratta internazionale, le categorie di migranti che ne sono coinvolti, come sia nata la rete di Thalita Kum, come operi concretamente e giornalmente offrendo tutela, rifugio e protezione ai migranti (soprattutto donne) vittime di tratta e di sfruttamento, quali canali di scambio di informazioni e di strategie comuni vengano attivati nel contrasto che la rete mette in atto e quali processi di recupero e di socializzazione vengano attivati a favore di queste persone. Padre Fabio Baggio, a sua volta, ha spiegato le ragioni per cui il Papa ha voluto personalmente far nascere la Sezione Migranti e Rifugiati, incaricandone della gestione lo stesso p. Baggio e il cardinal Czerny, con i quali segue personalmente l’andamento delle attività; in che modo questa struttura costituisce lo strumento di attuazione del magistero di papa Francesco sulle migrazioni; quali siano le linee ispiratrici che il Papa desidera che la Sezione persegua (continuo aggiornamento conoscitivo della situazione dei migranti attraverso la raccolta di studi e dati; interpretazione dei dati e delle conoscenze alla luce delle coordinate evangeliche e magisteriali; priorità del sostegno alle operazioni di salvataggio delle vite umane; coordinamento di iniziative a medio-lungo termine, imperniate sui quattro verbi che il Papa stesso ha enucleato per affrontare in maniera organica le questioni migratorie: accogliere, proteggere, promuovere e integrare). Nella terza e ultima sessione del convegno sono infine intervenuti la giornalista, scrittrice e ricercatrice Nancy Porsia, esperta della situazione geo-politica dei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, in particolare della Libia, e il sociologo, scrittore e attivista per la difesa dei diritti umani dei migranti, Marco Omizzolo, Cavaliere della Repubblica per meriti civili dovuti alla lotta contro il caporalato in agricoltura, ai danni dei braccianti immigrati nell’Agro Pontino. Nancy Porsia ha ripercorso, nella sua relazione, le fasi della storia recente della Libia, un paese caduto negli anni recenti nel caos politico e in una guerra civile, e di come le mafie estere, approfittando della situazione, abbiano preso il controllo del territorio, attraverso clan locali, e abbiano instaurato un vero e proprio sistema criminale organizzato che lucra sul contrabbando e sulla tratta dei migranti, gestendo al tempo stesso i centri di detenzione e il traffico verso l’Europa. Ai due governi in lotta e a questi clan l’UE e l’Italia hanno destinato somme ingenti pur di bloccare i flussi, nonostante le violazioni dei diritti umani perpetrate a tale scopo. Marco Omizzolo, invece, ha tracciato il quadro del grave sfruttamento dei migranti in agricoltura, nella provincia di Latina, sotto caporalato, sulla base della sua esperienza diretta sul campo, avendo lavorato per mesi come bracciante egli stesso (ricerca partecipata) ed essendo stato per un certo periodo un infiltrato all’interno del sistema di sfruttamento; ha narrato di come egli sia stato personalmente testimone di violenze, soprusi, riduzioni in schiavitù e umiliazioni nei confronti dei braccianti, soprattutto indiani e sikh, e di come le agromafie italiane ed estere lucrino attraverso la gestione di questa rete di sfruttamento, contro la quale egli si è impegnato in prima persona, al fine di liberare questi braccianti dalle reti criminali di cui sono vittime, ricevendo ancora oggi minacce e intimidazioni. Il convegno è stata una preziosa occasione non solo di documentarsi su un fenomeno decisivo ed epocale delle società contemporanee, ma anche di ascoltare la testimonianza diretta e vibrante di persone che si spendono quotidianamente a favore dei migranti, ciascuna in ambiti diversi, ma trasmettendo con la forza del proprio vissuto parole potenti e toccanti. Le numerose domande rivolte a ciascun relatore, dopo i rispettivi interventi, comprovano l’alto livello di coinvolgimento intellettuale ed emotivo che questa iniziativa ha suscitato nel pubblico.


09 March 2021

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L' INCONTRO DEL CONSIGLIO GENERALE CON I PROVINCIALI

PREPARARE IL TEMA, L'ORDINE DEL GIORNO E ALTRE QUESTIONI RIGUARDANTE LA PROSSIMA CONFERENZA INTERPROVINCIALE DEL 2021 1. Preghiera e saluto p.Misihadas ha proposto una riflessione dal Vangelo del giorno (Lc. 6,36-38) e preghiera. Misericordia nel giudizio. Il Signore Gesù come modello.  2. Presentazione della riunione p.Tullio Locatelli Saluti in particolare a P. Raúl Gonzales. Data particolare per l'Ecuador oggi a causa dell'anniversario della prima richiesta di Propaganda Fide di assumere il Vicariato di Napo. Grazie per le attività organizzate per l'Anno di San Giuseppe. Sottolinea un'altra etimologia della parola conversione nel senso di intraprendere insieme un cammino diverso. 3. Presentazione delle tracce di riflessione p. Salvatorer Currò ha presentato uno schema sulle sfide e cambiamenti a cui siamo chiamati. Prendere sul serio gli orientamenti lasciati dal Capitolo Generale XXIII: iniziare la missione dalla società stessa, specialmente dall'educazione, valorizzando la rete, la sinodalità, impregnata del carisma, nel quadro del PEG. L'attuale pandemia evidenzia sfide che erano già presenti e che ci pongono davanti a una bivio che deve prendere una direzione che unifica; è una questione di obiettivi a medio e lungo termine. Allo stesso modo, ci troviamo di fronte alla necessità di stabilire dei criteri e verificarli: 1) orizzonte culturale e sociale alla pastorale giuseppina, 2) logica di discernimento comune, di governo sinodale e 3) formazione reciproca come FdM. La logica della conversione implica un aggiornamento di mentalità, di riforma istituzionale, promuovendo il lavoro delle comunità che già lo vivono. Alcuni esempi: crescere nella corresponsabilità sociale, allargare la composizione dei consigli per evitare la concentrazione del potere, la figura del superiore come animatore, una maggiore comunicazione del consiglio generale con quelli delle province per affrontare rapidamente temi comuni, il tema della formazione, il futuro della Colombia, il vicariato di Napo. Non avere paura di affrontare percorsi nuovi, di sperimentare, anche con il rischio che non funzionino, di praticare il discernimento comunitario nell'ambito della formazione, mettendo al centro la Parola, stabilendo processi e verificandoli, incoraggiando quelle esperienze che sono nuove, positive, formative (ad esempio, quello che è stato organizzato da Medellín all'inizio del Capitolo). La questione dell'affettività deve essere presa in considerazione non solo indirizzandola alla responsabilità della persona ma anche nell'analisi della congregazione come un corpo, una famiglia, che deve prevenire, la questione dell'intervento o meno per evitare conseguenze (per esempio due governi provinciali che hanno dovuto cambiare), cioè la qualità relazionale, affettiva. Aggiungere il tema della vita religiosa significa un riassunto di ciò che è stato spiegato sopra per capire la fedeltà creativa, la memoria e la profezia nella vita giuseppina di oggi, ecc. Ci sono stati interventi a questo proposito dai provinciali in preparazione della prossima conferenza interprovinciale a.    Posto, b.    Data c.     Partecipazione d.    Argomenti e.    Come prepararsi 4. Informazioni Conclusione


02 March 2021

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Colombia: Giuseppini, scuola e lavoro contro la povertà

Una intervista a p.Giuseppe Meluso che è stata pubblicata nel giornale 'LA VOCE E IL TEMPO', del 21 febbraio 2021. Ma c’è anche la Colombia che rifiuta la violenza e chiede pace: proprio domenica all’Angelus Papa Francesco ha ringraziato «un Paese con tanti problemi, di sviluppo, di povertà, di pace, per l’accoglienza che ha riservato in questi anni ai migranti venezuelani»… Certamente questo è un aspetto molto bello e poco conosciuto: i colombiani sono un popolo accogliente e l’immigrazione negli anni scorsi è stata molto forte: si stima che almeno il 10% dei venezuelani sia giunto in Colombia, Perù e soprattutto in Equador, dove dal 2000 il dollaro statunitense è la valuta ufficiale e quindi si viene pagati con una moneta più pregiata. Al sopraggiungere della pandemia, chi aveva la possibilità è tornato in Venezuela, anche perché in Colombia ancora non è arrivato il vaccino anti-Covid e il Governo ha annunciato che quando inizierà la campagna vaccinale gli immigrati non potranno accedervi. Chi è rimasto – molti e i meno protetti – vive una situazione difficile perché, nonostante la generosità della nostra gente, la Pandemia ha sconvolto tanti equilibri. A Medellin, una delle città più industriali e tecnologiche del Paese, c’è una minoranza ricca e tanta gente che fatica: come nel nostro quartiere alla periferia orientale della città, sorto negli anni ’70 sul costato della montagna, a continuo rischio idrogeologico, con casette di legno e una sola strada che lo taglia in due. A destra e a sinistra della strada ci sono scalinate che collegano le varie zone del barrio: ci sono persone che per raggiungere la loro abitazione devono salire anche 5 mila gradini e quando sei malato o anziano non ti muovi se non hai qualcuno che ti aiuta. Inoltre La Sierra, poiché è un quartiere fuori dal Piano regolatore, non ha neppure diritto ad un’ambulanza… E in ogni caso in ospedale puoi accedere solo se hai un’assicurazione e la nostra gente non ha le risorse per averne una… Come state vivendo l’emergenza coronavirus? La crisi economica è spaventosa, la gente è allo stremo e non era possibile un altro lockdown anche se finora si sono registrati 50 mila morti. A Medellin nella seconda ondata si è chiusa la città nel fine settimana ma ora si è tornati alla vita prima della Pandemia, salvo l’obbligo delle mascherine nei luoghi pubblici ed evitare gli assembramenti. La Pandemia da Covid si è aggiunta alle pandemie della fame e dell’analfabetismo che in Colombia colpiscono decine di milioni di persone. A Medellin (2 milioni e 600 mila abitanti) quasi il 50% dei lavoratori è «informale», cioè non coperto da protezione salariale e previdenziale: significa che se non lavori non mangi, come si fa a chiudere tutto? La nostra gente la mattina scende a lavorare in città e con quello che guadagna fa la spesa per il giorno dopo. Si vive alla giornata… Esatto e senza alcuna protezione sanitaria anche, se recentemente, il Comune ha avviato iniziative a tutela della salute dei più poveri: nel nostro Centro giovanile prestiamo al Servizio sanitario i locali dove si vaccinano i bambini, vengono eseguiti controlli di crescita, si presta assistenza ginecologica per le donne e servizi di salute di base; inoltre alcuni infermieri visitano le persone che non possono uscire di casa ma c’è ancora molto da fare e la Pandemia ha rallentato tutto. Il Papa ha proclamato il 2021 Anno di san Giuseppe e la vostra Congregazione ha come patrono il padre terreno di Gesù: come vivete a Medellin questo anno speciale? Secondo il carisma di san Leonardo Murialdo, che ci ha raccomandato di stare accanto ai giovani più poveri per assicurare loro un futuro. In questo momento l’unica istituzione rimasta chiusa in Colombia è la scuola e praticamente è da un anno che gli studenti non vanno più in classe: certo, anche da noi c’è la didattica a distanza ma, secondo i dati del Governo, l’80% degli studenti non ha un accesso ad Internet, non ha pc o smartphone. Così la nostra Opera, che tra l’altro serve 350 pasti al giorno ai ragazzi iscritti alle scuole pubbliche proprio per incentivarli a non abbandonare gli studi, in questo momento fa da ponte tra la scuola e i ragazzi mettendo a disposizione connessioni e device con cui i docenti inviano i compiti agli allievi che vengono seguiti da noi per le lezioni e li reinviano corretti. Grazie al nostro Centro, la scuola non si è fermata e abbiamo proseguito ad erogare le borse di studio per alcuni universitari. San Giuseppe, oltre che un educatore era un artigiano: quest’anno promuoveremo anche attività di piccola imprenditoria per avviare i nostri giovani ad un mestiere in modo che possano vendere oggetti e manufatti frutto del loro lavoro.


26 February 2021

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CARISMA E PARROCCHIA

CARISMA E PARROCCHIA. LINEE GUIDA PER LA PASTORALE PARROCCHIALE MURIALDINA Incontro di presentazione e promozione del documento CARISMA Y PARROQUIA LÍNEAS GUÍA PARA LA PASTORAL PARROQUIAL MURIALDINA CHARISM AND PARISH GUIDELINES FOR PAROCHIAL MURIALDINE MINISTRY 20 febbraio, ore 15.00-16.30 (ora di Roma) Programma Preghiera iniziale: comunità di Rosario de la Frontera (Argentina) -Introduzione al documento: Nunzia Boccia (Italia) -La centralità dei giovani poveri nella Parrocchia murialdina: Miguel Angel Paganos e gruppo della Spagna. -La Parrocchia in uscita (decentrata nel territorio): p. Agostino e gruppo del Messico -Lo stile di famiglia del Murialdo: Luzia Nadia e gruppo del Brasile -Una proposta formativa qualificata (in prospettiva educativa e vocazionale): p. Vincenzo Molinaro e gruppo dell’Italia. -Interventi conclusivi: Sr. Orsola (madre generale delle Murialdine) – p. Tullio (padre generale dei Giuseppini) Coordina: P. Salvatore Currò. Vi pubblichiamo l'intervento di suor Orsola: Desidero sottolineare l’aspetto della Famiglia del Murialdo: venticinque volte nel testo è ripetuta la parola e questo dice l’importanza che il testo dà a questa realtà. La parrocchia va interpretata alla luce del carisma vissuto come Famiglia del Murialdo.             Queste “linee guida” sono state elaborate insieme come Famiglia del Murialdo: un’esperienza positiva per tutti perché siamo cresciuti in questa unità proprio lavorando in continuo dialogo e confrontandoci. Nella Chiesa abbiamo il compito di tenere vivo il carisma del Murialdo e dare questa tonalità particolare alla parrocchia con atteggiamenti e comportamenti di sinodalità, di discernimento comunitario, di corresponsabilità. Vivere come Famiglia del Murialdo nella parrocchia è una opportunità per praticare la fedeltà creativa al carisma e per dare testimonianza di comunione. La parrocchia è luogo della “profezia di comunione” e in tempo di contraddizioni sociali e culturali nel quale ci troviamo, la Famiglia del Murialdo, animata dallo Spirito Santo, può essere segno profetico di cultura dell’incontro. Nel testo è riportato più volte il termine sinodalità come modo specifico di vivere e di operare della Chiesa. Sentiamo la sinodalità vicina alla nostra sensibilità murialdina: camminare insieme, per realizzare il Regno di Dio, per aiutare giovani a fare esperienza dell’amore di Dio, per evangelizzare testimoniando l’amore infinito, personale, attuale e soprattutto misericordioso di Dio per ogni creatura. Diceva il Murialdo: Dio ci ama con tutto il suo essere, e siamo chiamati ad amarlo con tutto il nostro essere.             La sinodalità richiede a tutti coloro che lavorano nella medesima pastorale parrocchiale relazioni di fiducia, reciprocità, corresponsabilità e comunione. Queste attenzioni relazionali e di fraternità sono essenziali nel carisma del Murialdo perché il nostro è uno stile di famiglia, per cui si educa testimoniando ciò che si propone e sperimentando ciò che si annuncia.              Il stile della “ben unita Famiglia del Murialdo” ha una forte connotazione comunitaria e si esprime nell’essere amico, fratello e padre, amica, sorella e madre; nella pedagogia dell’amore e dell’educazione del cuore; la dinamica comunitaria è quella di una sola ben unita comunità carismatica. Ci ispirano sempre gli atteggiamenti del Murialdo: umiltà e carità, dolcezza nel tratto, fiducia e pazienza, disponibilità e testimonianza. E ci ispira San Giuseppe. Alcuni tratti della figura di San Giuseppe sono di straordinaria attualità: la sua apertura ai segni di Dio, la sua umiltà e semplicità, la laboriosità e l’amore al lavoro, il suo amore alla famiglia, la capacità di riconoscere in Gesù la presenza di Dio, la sua capacità educativa, tante volte nel silenzio e in una efficace operatività. La custodia del dono del carisma è una responsabilità condivisa tra laici, religiosi e religiose nel rispetto della vocazione e dell’identità propria di ciascuno e questa corresponsabilità fa parte integrante del nostro modo di essere profeti. Lo stile di famiglia che ci caratterizza si esprime nelle attività, nella preghiera, nella progettazione, nel modo di lavorare insieme, nel lasciar trasparire che viviamo un dono condiviso come Famiglia del Murialdo e in un cammino di formazione reciproca e integrata. Ha un significato profetico anche il respiro internazionale che può avere la nostra esperienza. Il fatto che ci sentiamo parte di una Famiglia che va oltre la nostra parrocchia e la nostra opera favorisce interscambi di esperienze e anche di persone tra comunità e paesi diversi. Il cammino di condivisione del carisma è frutto di un percorso di formazione comune che ci vede tutti, consacrati, consacrate e laici, insieme, in una formazione reciproca che ci fa trovare una forma comune nuova che è propria della Famiglia del Murialdo. In un cammino di formazione condivisa si procede davvero insieme in Famiglia consacrati e laici; non si è l’uno davanti all’altro, ma l’uno accanto all’altro. Questo il cammino che si sta facendo in questi ultimi anni: si sono approfondite le relazioni di reciprocità, si respira comunione e fraternità. La sintonia è anche con ciò che sta vivendo la Chiesa in questo tempo soprattutto in rapporto alla sinodalità, avvertita come la via del futuro della Chiesa. Ci sentiamo nel cuore del cammino ecclesiale e sentiamo come il carisma del Murialdo ci apra a dare un apporto decisivo alla missione ecclesiale. Il carisma è nostro ma è della Chiesa e per la Chiesa. Grazie davvero di tutto a tutti! Suor Orsola Bertolotto   La video registrazione è a disposizione di chi avesse bisogno, scrivere all'indirizzo dasmisiha@yahoo.it  


21 February 2021

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Rinnovazione dei voti e ministeri in Brasile

“Fate tutto quello che vi dirà” (Gv 1,5), è stato il tema generale che ha accompagnato la settimana degli esercizi spirituali dei formandi giuseppini del Brasile dall’8 al 12 febbraio 2021 a Londrina. Il predicatore è stato P. Valdecir Ferreira, presbitero della diocesi di Apucarana (Brasile) e professore nella Pontificia Università Cattolica del Paraná – PUCPR, dove i confratelli studiano la teologia. Alla fine degli esercizi, i confratelli hanno rinnovato i loro voti religiosi nella celebrazione eucaristica che è stata celebrata dal provinciale p. Marcelino e concelebrata da altri confratelli. E i confratelli Jeverson e Sergio hanno ricevuto il ministero del lettorato, e Hilton il ministero dell'accolitato. Auguri di buon cammino.  “Fate tutto quello che vi dirà” (Gv 1,5), è stato il tema generale che ha accompagnato la settimana degli esercizi spirituali dei formandi giuseppini del Brasile dall’8 al 12 febbraio 2021 a Londrina. Il predicatore è stato P. Valdecir Ferreira, presbitero della diocesi di Apucarana (Brasile) e professore nella Pontificia Università Cattolica del Paraná – PUCPR, dove i confratelli studiano la teologia. Alla fine degli esercizi, i confratelli hanno rinnovato i loro voti religiosi nella celebrazione eucaristica che è stata celebrata dal provinciale p. Marcelino e concelebrata da altri confratelli. E i confratelli Jeverson e Sergio hanno ricevuto il ministero del lettorato, e Hilton il ministero dell'accolitato. Auguri di buon cammino. 


19 February 2021

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CAUSA DI P. ETTORE CUNIAL

COSTITUITO IL TRIBUNALE DIOCESANO PER LA CAUSA DI P. ETTORE CUNIAL   Il 25 gennaio 2021, ha cominciato a muovere i primi passi la causa di canonizzazione del servo di Dio, p. Ettore Cunial, sacerdote professo della Congregazione di San Giuseppe (Giuseppini del Murialdo), morto ucciso in fama di santità, come si ritiene, nel 2001 Alle ore 18.00, nella Cattedrale dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo, in Albania, davanti all’ecc.mo Mons. George A. Frendo, Arcivescovo Metropolita di Tirana-Durazzo; presenti il Reverendo Don Kemal Giovanni Evangelista Kokona, Giudice Delegato; il Rev.do Don Martin Thompson, Promotore di Giustizia, legittimamente citato; la Rev.da Suor Hana Rushaj, notaio attuario, la Rev.da Suor Mira Koleci, notaio-attuario aggiunto per la lingua italiana, dopo aver spiegato il significato dell’apertura del processo canonico ed aver invocato lo Spirito Santo, è stato letto il Supplex Libellus del Rev.do P. Giovanni Salustri, Postulatore della causa legittimamente costituito, come risulta dalla nomina dell’Attore, con il quale lo stesso ha chiesto di dare inizio alla Inchiesta Diocesana sulla vita, virtù e la fama di santità del Servo di Dio Padre Ettore Cunial.             In seguito, il Cancelliere della curia, Mons. Henry Veldkamp, ha proceduto alla lettura del Decreto della Congregazione per le Cause dei Santi (prot. 3556-1/20 del 16-12-2020), indirizzato a Mons. Arcivescovo, in cui si comunica che da parte della Santa Sede, non esiste ostacolo alcuno all’introduzione della Causa, e dei decreti con i quali il Mons. Arcivescovo ha introdotto la Causa, ha reso noto l’inizio del processo, ha nominato e ha costituito il Tribunale.             Terminata la lettura, Mons. Arcivescovo ha confermato la nomina di tutti quelli che col suo rescritto sono stati designati membri del Tribunale per l’istruzione del processo. Tutti hanno accettato l’incarico per il quale erano stati designati, mostrandosi disposti a svolgerlo con fedeltà e a osservare il debito segreto d’ufficio.             Immediatamente, invitati da Mons. Arcivescovo, tutti hanno prestato il giuramento prescritto. Di tutte e ciascuna delle cose realizzate, il cancelliere ho steso e firmato il verbale. Con grande sollecitudine, è iniziato l’ascolto e la raccolta delle testimonianze, per adesso nel contesto albanese e successivamente nel contesto italiano. La esemplarità della santità di p. Ettore possa essere auspicio per il cammino di tutti noi nella sequela radicale di Cristo, a servizio del bene e della chiesa.  


12 February 2021

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SE CIASCUNO FARA’ LA SUA PARTE…

L’iniziativa del logo-mosaico che coinvolge gli studenti di Engim Veneto   In queste settimane le classi stanno rientrando gradualmente in presenza e in tutte le sedi ENGIM VENETO ad aspettare i ragazzi, ci sarà l’attività lanciata a Natale dal gruppo di ANIMAZIONE PASTORALE GIUSEPPINA con protagonista il logo ENGIM: “ognuno di noi è rappresentato da una piccola tessera di un grande mosaico che è la famiglia dell’Engim; è un segno per dire che se ciascuno farà la sua parte renderemo più bello il mondo intero” aveva detto don Tony, padre provinciale dei Giuseppini del Murialdo, nel videomessaggio natalizio mandato agli oltre 3000 ragazzi di Engim Veneto prima delle vacanze. Il logo dell’ENGIM rappresenta, infatti, un mosaico in movimento che va a comporre una forma circolare secondo un progetto che resta da scoprire, ma che è abbozzato dalla disposizione delle stesse tessere. Il logo si collega al motto: E' TEMPO DI COSTRUIRE. Il tutto costituisce il messaggio rivolto agli allievi e agli operatori dell'ENGIM, che può essere così sintetizzato: “Giovane, è questo il tempo di costruire la tua personalità, la tua professionalità e la società nella quale ti stai inserendo, con una partecipazione attiva ed illuminata. Ogni giorno poni una tessera sul tuo mosaico, con costanza e fiducia in te stesso. Non sei venuto al mondo per caso, ma per assolvere una missione, che solo tu puoi adempiere”. Spiega Alice, terzo anno del corso per Tecnico del Restauro di Beni culturali, sede di Cavazzale: “Il mosaico è incompiuto per poter poi costruire in un futuro prossimo… tutti noi insieme siamo un gruppo, in questo periodo così particolare che stiamo vivendo ci siamo resi conto di quanto sia importante collaborare, perchè ognuno di noi è indispensabile per creare un team efficiente”. Anche le parole di papa Francesco, nell’ultima enciclica “Fratelli tutti”, ci invitano a costruire insieme un progetto comune, per passare dalla prospettiva dell’IO a quella del NOI, ricercando il valore della COMUNITA’ in cui coltivare il DIALOGO e L’AMICIZIA SOCIALE in una CULTURA DELL’INCONTRO dove “tutti compongono un’unità ricca di sfumature, perché il tutto è superiore alla parte”. Che il logo-mosaico ENGIM ci aiuti a ricordare tutti i giorni questo importante messaggio!  


04 February 2021

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COMITATO SAN GIUSEPPE

Presentazione del Signore    Giornata della Vita Consacrata ROMA 2 Febbraio 2021   Carissimi confratelli. Carissimi componenti la Famiglia del Murialdo Affido a questa lettera alcune comunicazioni che riguardano l’anno di san Giuseppe che stiamo vivendo. Tredici congregazioni, maschili e femminili, hanno costituito un “COMITATO SAN GIUSEPPE” per condividere riflessioni e iniziative per l’anno di San Giuseppe. Credo che sia un bel segno di comunione tra congregazioni a cui spesso ci richiama papa Francesco. E questo nel comune riferimento a San Giuseppe. Per noi vi partecipano don Tullio e don Angelo Catapano. Si stanno programmando alcune iniziative: Triduo di preparazione alla festa di san Giuseppe, nei giorni 16, 17, 18 marzo. Nel pomeriggio dalle 15.00 alle 16.00: due brevi riflessioni sulla figura e la missione di San Giuseppe. Alla sera per la celebrazione della novena sarà possibile collegarsi ad uno di questi tre santuari dedicati a san Giuseppe: San Giuseppe Vesuviano dei Giuseppini del Murialdo, Santuario di san Giuseppe in Asti degli Oblati di San Giuseppe, San Giuseppe al Trionfale in Roma dei Guanelliani; alla sera ore 21 sarà possibile risentire le riflessioni su youtube. Gli orari sono stati pensati per favorire di giungere a tutti, tenendo presente la internazionalità delle singole congregazioni.  Sarà mandato il link di collegamento. Per il primo maggio. Si sta organizzando un convegno sul tema del lavoro e i giovani. Siamo ancora ai primi passi ma già da ora siamo stati coinvolti. Nella prospettiva di chiusura dell’anno di San Giuseppe si sta valutando la possibilità di un simposio internazionale “in presenza” da celebrare a Roma vicino alla data dell’8 dicembre.  Questi simposi internazionali sono nati anche grazie a noi, specie a don Danieli Giuseppe, nel 1970 e si sono celebrati ogni quattro anni; c’è stata ultimamente un’interruzione causa covid. La chiusura dell’anno di San Giuseppe  è l’occasione per riprendere il discorso. Si è pensato anche ad un segno concreto da realizzare insieme e qui le idee non mancano; raccogliere un aiuto per migranti in campi profughi, scegliere una caritas diocesana in difficoltà; sostenere alcune famiglie (il 19 marzo inizia l’anno della famiglia); ecc. Chi avesse idee, proposte, può scrivere a don Tullio. Il 17 febbraio inizia il mese di San Giuseppe. Ogni giorno non manchi nella nostra preghiera comunitaria una preghiera a San Giuseppe per tutta la Chiesa, per la nostra Congregazione, per la Famiglia del Murialdo. Per la indulgenza plenaria. Ci sono tante possibilità soprattutto legate alla preghiera. Ogni comunità in un giorno di ritiro o in altre occasioni come Famiglia del Murialdo può di certo programmare  per acquisire la indulgenza plenaria in questo anno dedicato a San Giuseppe. Siamo in un tempo che ci impone tante limitazioni, ma, come dice il papa nella Patris Corde, è un tempo che ci aiuta a scoprire delle possibilità mai immaginate se nel nome di San Giuseppe realizziamo anche l’essere padre e fratelli nel “coraggio creativo”. Un ricordo particolare per ciascuno in questa giornata dedicata alla Vita Consacrata, perché viviamo il dono della vocazione e la gioia della perseveranza.                                                                                                                                                                                                                                 p. Tullio Locatelli padre generale          


02 February 2021

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La causa di beatificazione di p. ETTORE CUNIAL.

Oggi 25 gennaio, nella cattedrale di Tirana alle ore 17.00 si svolge la celebrazione che presenta ufficialmente il tribunale diocesano che presidia lo svolgimento della causa di beatificazione di p. ETTORE CUNIAL.  La celebrazione si svolge secondo le seguenti modalità: dopo che tutti i fedeli e invitati sono convenuti, il vicepostulatore (P. Giovanni Salustri) spiega il significato di questo primo atto del processo. L’Arcivescovo, Mons. George Frendo,  recita una preghiera allo Spirito Santo. Poi, il cancelliere legge il testo del nulla osta della Congregazione e il decreto dell’arcivescovo con il quale ha designato i membri del tribunale. L’Arcivescovo chiede ai membri del tribunale il consenso per l’incarico affidato e li invita a giurare. A questo punto inizia a fare il giuramento l’Arcivescovo con i membri del tribunale ponendo la mano destra sulla Bibbia e firmando e timbrando i verbali. Quindi, l’Arcivescovo chiede al vicepostulatore di fare il giuramento e di presentare l'elenco dei testimoni. Il cancelliere legge il verbale che si conclude con l’indizione della seconda sessione (=la prima privata) del tribunale per esaminare i testimoni. L’arcivescovo rivolge alcune parole ai fedeli, prestando attenzione a non fare panegirici e spiegando, qualora fosse ancora necessario, che l’ultima parola spetta al Papa. Infine, il cancelliere consegna i tre verbali della prima sessione, tutti i documenti ricevuti dal vicepostulatore, le nomine e i nulla osta, al notaio che custodirà tutto e inizia il suo mandato dalla prossima sessione in poi. La celebrazione termina con la benedizione finale. Tutti, in particolare i devoti e affezionati di p. Ettore Cunial, possono seguire in diretta la celebrazione sui seguenti link: Link you toube Radio Maria


25 January 2021

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ASSEMBLEA DELLA DELEGAZIONE DI SPAGNA

Si è tenuta recentemente l'Assemblea della Delegazione di Spagna con la partecipazione di tutti i confratelli e di tanti laici che hanno dato il vero tono della Famiglia del Murialdo - e della Famiglia di san Giuseppe. Dopo il saluto e la meditazione del P. Generale, P. Tullio, i lavori dell'Assemblea sono iniziati con la lettura della relazione morale sulla Delegazione da parte del Delegato, e con la presentazione della situazione attuale di ciascuna delle 5 comunità da parte di ciascun superiore. Due erano i temi dell’Assemblea che si è tenuta il 28 e 29 dicembre 2020. Il 1 ° è la PASTORALE VOCAZIONALE GIOVANILE: senza la quale non ci sarà pastorale in futuro. È stato elaborato un piano che il Consiglio potrà ora attuare con le persone e le attività. Il secondo è un nuovo impulso alla FONDAZIONE LEONARDO MURIALDO (FLM), iniziata 18 anni fa. Le presentazioni sono state 8: Carisma (N. Boccia); CSJ e FLM (P. JJ Gasanz): Organizzazione e business plan; Qualità e miglioramento continuo (J. A. Abarca); Statuti (A. Corcuera); Situazione attuale (J.L. Paños); Progetti e reti sociali (F.J. Moya); Interiorizzazione (G. Cavallaro). È un progetto appassionante a cui stanno già aderendo i laici impegnati e che dovrebbe riunire tutte le attività sociali e carismatiche, costituendo anche un ombrello legale per le altre attività. Sono state date linee guida per l'Anno di s. Giuseppe, nominando animatori e, come culmine, ex allievi che conservano intatto il seme del carisma sparso negli anni della formazione ci siamo già attivati ​​e, per questo, è stata nominata una commissione. I nostri santi, in particolare, Nostra Madre la Vergine Immacolata, s. Giuseppe, s. Leonardo Murialdo e s. Teresa di Gesù, ci accompagnano in questo cammino di rinnovato entusiasmo. Grazie a tutti coloro che hanno collaborato affinché tutto sia andato molto bene.


23 January 2021

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CONSULTA ANNUALE IN ARGENTINA

Abbiamo vissuto la Consultazione annuale -che si è tenuta in videoconferenza tra il 28 e il 30 dicembre 2020- al termine di un anno molto difficile per tutti, come una grazia, un dono di Dio, un'occasione per crescere nel senso del "noi" tra religiosi e laici. I partecipanti a questa Consultazione sono stati 35: 24 religiosi (23 giuseppini, 1 murialdina) e 11 laici, sottolineando l'aspetto positivo di questa presenza che rappresenta tanti collaboratori nelle nostre opere e segna il cammino della corresponsabilità nell'ambito della Famiglia di Murialdo e del carisma.  Nel suo saluto il P. Generale, riferendosi alla lettera "Patris Corde" di papa Francesco e al "coraggio creativo" di san Giuseppe, ci invitava a "progettare, inventare, incontrare" con fede e decisione, confidando in Dio e nella forza della sua Parola, nonostante la nostra fragilità, e anche a chiederci se siamo sempre, con la nostra testimonianza di vita, il "lievito capace di far lievitare tutta la farina" (Mt 13,33). "Camminare insieme" è stato lo sforzo e il desiderio evidenziato nella Consultazione: è la nostra vocazione e il nostro impegno. Abbiamo elaborato un programma in continuità (del programma del Capitolo), nell'ascolto dei segni dei tempi (sinodalità, corresponsabilità, collegialità, pandemia, Anno di San Giuseppe, Patto educativo globale, Anno della famiglia) con uno sguardo contemplativo, più realistico, speranzoso, misericordioso e tenero sulle nostre debolezze; lo sguardo di Dio su di noi. La misericordia non abbandona mai coloro che sono lasciati indietro. Dobbiamo guardare a questo tempo con occhi che sanno essere incantati, anche con quello che chiamiamo "vuoto", che non è mai completamente vuoto. Uno sguardo che benedice, che sa mettere in evidenza e valorizzare ciò che è positivo, e non tanto per fermarsi al negativo. Uno sguardo misericordioso che vede Dio venire incontro a noi in ogni momento e in ogni persona: ci perdona, ci abbraccia, ci consola, ci sfida, ci incoraggia. Abbiamo avuto molti problemi nel 2020 e non sappiamo cosa accadrà nel 2021, ma siamo invitati a guardare oltre i nostri problemi, risvegliando il senso di essere "fratelli tutti". Crediamo nello Spirito Santo, nel Dio dell'Amore e della Speranza, presente e futuro dei nostri cammini.  


14 January 2021

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Anno di neve, anno di beni- Spagna

UNA NEVICATA PARTICOLARMENTE ABBONDANTE SEGNA L'INIZIO DEL NUOVO ANNO IN GRAN PARTE DELLA SPAGNA. 2021 si è vestito di bianco. Gran parte della Spagna ha accolto il nuovo anno con una nevicata epocale. La tempesta "Filomena" e la neve che ha portato ha assunto un ruolo di primo piano che lascia sullo sfondo la dura situazione che continua a causare pandemia. La quantità di neve caduta ha fatto crollare soprattutto l'intera area centrale e il Levante. Un gran numero di popolazioni erano isolate, problemi di fornitura di energia elettrica, mancanza di prodotti di base... La situazione sta lentamente migliorando - è ancora critica, soprattutto in molte zone rurali; immagini alle quali non siamo abituati, ci presentano un gran numero di veicoli bloccati dalla neve su diverse strade principali del paese, tra cui importanti strade urbane; un gran numero di alberi ed edifici danneggiati. E dopo la neve, un'intensa ondata di freddo con temperature sotto lo zero generalizzate praticamente in tutto il territorio peninsulare, con temperature record di congelamento (il 7 gennaio si è arrivati a -13 a Sigüenza) rende la situazione molto complicata: dalla neve al ghiaccio. Tutto questo ci presenta una situazione paradossale che condivide immagini di grande bellezza e catastrofe allo stesso tempo; la gioia di bambini e adulti che giocano con la neve e gli enormi pupazzi di neve in molte piazze e parchi, con il doppio isolamento di tanti adulti (a causa della neve e del Covid-19); la situazione dei senzatetto con le abbondanti iniziative e manifestazioni di solidarietà privata e istituzionale... Come la vita stessa. Un panorama difficile e complicato. Ma, allo stesso tempo, - e usando il detto (= saggezza popolare) - si spera: Anno di neve, Anno d beni.


13 January 2021

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Giovani, Chiesa e comune umanità-nuovo libro di p. Salvatore Currò

Dall’Introduzione: «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti» (Francesco, Meditazione in occasione del momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, Roma, Sagrato della Basilica di San Pietro, 27 marzo 2020). Tutti, singolarmente e insieme - singolarmente ma insieme, insieme ma ciascuno nella sua singolarità - sulla stessa barca: di fronte alle stesse sfide, con comuni responsabilità, appartenenti alla stessa terra, legati gli uni gli altri nella comune umanità. Questo è l’orizzonte di ogni cammino, personale e comunitario, politico e economico, sociale ed ecclesiale, dei piccoli e dei grandi, dei giovani e degli adulti. Questo è anche l’orizzonte della fede perché la comune umanità porta l’impronta dell’opera creatrice e redentrice di Dio e i segni dell’incarnazione e della Pasqua di Cristo. Questi è, pure lui, sulla barca, che lo si percepisca sveglio o dormiente, interessato o indifferente. Questo libro vuole situare le vicende ecclesiali, la pastorale e l’educazione dei giovani, le problematiche di tutta la pastorale e le sfide dell’evangelizzazione, nella comune umanità. In tal modo si vuole superare quel dualismo, sottile ma ben radicato, che attraversa spesso la missione ecclesiale; si separa con una certa rigidità tra: i credenti e i non credenti, la Chiesa e la società, la vita di fede e la responsabilità nel mondo, il Vangelo e l’esperienza. La pastorale dei (e coi) giovani, che sarà pensata in un rapporto profondo con l’educazione, ci offrirà il punto di vista. I giovani ci aprono al futuro, ma ci offrono anche la migliore chiave interpretativa dell’oggi. Il terreno dell’incontro coi giovani è, allora, il terreno migliore per la comprensione delle sfide culturali attuali, per il rinnovamento a cui la Chiesa si sente oggi particolarmente chiamata e per una ricomprensione della stessa esperienza di fede. Tutta la riflessione ruota attorno alla conversione pastorale che ha carattere globale e inclusivo; essa è, insieme, conversione spirituale, di mentalità, di approccio ai problemi, di rapporto con gli altri, di riconciliazione con se stessi e con Dio. I percorsi proposti, sostenuti da ragioni teologiche – sono percorsi di teologia pratica – invitano a praticare strade nuove, nell’apertura alle sfide epocali del nostro tempo e nel tentativo di riandare alle sorgenti della fede per ritrovare la loro freschezza. Il libro si articola in quattro parti che possono essere pensate come quattro direzioni o dimensioni della conversione pastorale. La prima parte (Conversione delle relazioni) apre su una qualità nuova delle relazioni educative, pastorali, missionarie, ecclesiali, intergenerazionali o, semplicemente, delle relazioni umane; l’accento è posto sul camminare insieme, sulla mentalità sinodale, sull’incontro avvertito come evento, sulla riconciliazione. La seconda parte (La sincerità dell’umano) rende conto della provocazione di verità iscritta nel cuore dell’esistenza di tutti; si mette a fuoco: la questione antropologica dell’educazione, della pastorale, della catechesi e della cultura attuale; la struttura di chiamata o vocazionale dell’esistenza di tutti; la necessità, in rapporto alla verità dell’umano, di tener vivo il senso stesso della Rivelazione e del linguaggio che la dice. La terza parte (Alla misura della Rivelazione) invita a dare qualità di Rivelazione all’attuale prassi pastorale, in tutte le sue dimensioni (stili, processi, linguaggi) e nei diversi ambiti: la pastorale dei giovani, l’annuncio, la liturgia, l’approccio alla Scrittura. La quarta parte (Conversione come trasfigurazione) interpreta la conversione come trasformazione corporea, sensibile, affettiva, prima che cosciente; ciò emerge in prospettiva fenomenologica, portando a manifestazione la struttura di trascendenza dell’esistenza, cercando appoggio sulla liturgia e sulle altre risorse ecclesiali, mettendosi in dialogo con quella fenomenologia che si mostra aperta al confronto con la teologia.


13 January 2021

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Il messaggio del padre generale per l'anno nuovo

AUGURI. BUON ANNO 2021   Roma, 1 gennaio 2021 Carissimi. Oggi primo gennaio 2021 inizia un nuovo anno. Abbiamo attraversato un anno difficile, inedito sotto tanti aspetti, con tanto dolore dentro e attorno a noi, con tanta incertezza e a volte perfino sfiducia. Abbiamo provato nella carne la nostra fragilità, la nostra vulnerabilità, il nostro limite. Forse abbiamo appreso ad essere più umili, misericordiosi con noi e con gli altri, più accoglienti per quanti sono nella prova. Iniziamo questo nuovo anno sotto il patrocinio di san Giuseppe, e a lui chiediamo che il 2021 ci incontri più umani, più solidali, più consapevoli nel prenderci cura gli uni degli altri. Nell’anno appena passato 21 confratelli ci hanno lasciato: per tutti loro la nostra memoria riconoscente. Ai nuovi professi (11), ai professi perpetui (4), ai novelli sacerdoti (9), un forte abbraccio e un augurio di realizzare con pienezza la propria vocazione di giuseppini del Murialdo. A chi ci ha lasciato (7)  per percorrere altre strade e realizzare meglio la propria vocazione umana e cristiana, ogni augurio fraterno. Sarà probabilmente un anno in salita, lo affrontiamo con serenità, con fiducia e mettendocela tutta, sapendo soprattutto che non siamo soli e possiamo camminare insieme. Un forte abbraccio per ciascuno e ogni augurio. Che san Giuseppe, custode di Gesù e di Maria, custodisca la Famiglia del Murialdo e ciascuno di noi.                                                                                                                                                                          p. Tullio Locatelli                                                                                                                                     padre generale      


01 January 2021

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UNA PRESENTAZIONE DELLA PATRIS CORDE DEL PADRE GENERALE

PATRIS CORDE Lettera Apostolica in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa universale Una possibile presentazione Le premesse L’anno 1870 fu veramente difficile per tutta la Chiesa e in modo speciale per il papa Pio IX. Data la situazione politica e militare fu sospeso il Concilio Vaticano I, facendo ritornare i padri conciliari il più presto possibile  alle loro sedi. Il 20 settembre 1870 l’esercito italiano entrava in Roma, determinando la caduta del cosiddetto potere temporale dei papi;  Pio IX si ritirò nei palazzi vaticani, dichiarandosi prigioniero sentendo minacciata la libertà necessaria all’esercizio del suo mandato di Vicario di Cristo. Si aprì un tempo di difficili rapporti tra Stato e Chiesa in Italia; molti italiani ebbero problemi di coscienza non sapendo come conciliare l’essere fedeli allo Stato Italiano e l’essere fedeli al papa. Nella biografia del Murialdo si possono trovare diverse considerazioni su come egli leggesse questi fatti. Occorre arrivare a Paolo VI per sentire un papa che legge quegli eventi  dentro un progetto della Provvidenza, concetto ripreso dal segretario di Stato Vaticano cardinal Pietro Parolin in occasione del 150° anniversario del 20 settembre. L’8 dicembre 1870 Pio IX proclamò san Giuseppe quale patrono della Chiesa Universale. Il papa invitava tutti i fedeli ad affidarsi al patrocinio di san Giuseppe, a colui che aveva difeso Gesù e Maria  e che ora era chiamato in causa per essere il difensore della Chiesa di Cristo. Nel corso dell’anno 2019 alcune congregazioni, tra cui la nostra, avanzò a papa Francesco la richiesta di un “segno” che ricordasse tale avvenimento. Non so se ci furono risposte o indicazioni in merito. L’8 dicembre 2020 papa Francesco ha pubblicato la Lettera Apostolica PATRIS CORDE (PC) e ha indetto un anno dedicato a san Giuseppe. 1.Introduzione Dopo aver ricordato l’occasione che motiva la PC, papa Francesco dice che vuole condividere alcune sue riflessioni personali sulla straordinaria figura di san Giuseppe. Quindi la prima vera considerazione: “San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti e in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza”. San Giuseppe “che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana e nascosta” può essere un intercessore ed una guida per tutti coloro che non vengono considerati protagonisti, che non sono alla ribalta della scena della storia, che non fanno notizia, ma che realizzano la loro vocazione in silenzio e con costanza. Padre amato Seguono quindi sette capitoletti che hanno come prima parola “padre” e che nelle varie definizioni descrivono diversi aspetti della figura e della missione di san Giuseppe. Per noi può sembrare strano che non ci sia un capitoletto intitolato a san Giuseppe “Padre che educa”, tuttavia sono diversi gli accenni specifici all’opera educativa di san Giuseppe e in particolare lo sono le considirazioni al n. 7. Il papa ricorda che san Giuseppe è stato sempre molto amato dal popolo cristiano e la devozione ha avuto espressioni particolari nel giorno del mercoledì di ogni settimana, in occasione della festa liturgica il 19 marzo, nella celebrazione della novena e del  mese di san Giuseppe. Viene ricordata santa Teresa d’Avila quale grande devota di san Giuseppe. Padre nella tenerezza Scrive papa Francesco: “Gesù ha visto la tenerezza di Dio in Giuseppe”.  Il Murialdo ci ricorda che una caratteristica dell’amore di Dio è appunto la tenerezza, e come sarebbe bello se noi, Famiglia del Murialdo,  fossimo capaci nel nostro servizio pastorale-educativo a trasmettere qualcosa della tenerezza di Dio ai giovani, ai ragazzi, alle famiglie. Il papa continua ricordando che Dio realizza il suo disegno di salvezza attraverso e nonostante la nostra debolezza e scrive: “Se questa è la  prospettiva dell’economia della salvezza, dobbiamo imparare ad accogliere la nostra debolezza con profonda tenerezza”.  E spiega: “San Giuseppe ci insegna che avere fede in Dio comprende pure il credere che Egli può operare anche attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, la nostra debolezza”.   Quindi lasciamo a Dio il timone della nostra barca. Il Murialdo diceva: “Siamo nelle mani di Dio, siamo in buone mani”. Padre nell’obbedienza Papa Francesco ripercorre i quattro sogni di san Giuseppe per mostrare la sua                prontezza nell’ubbidire.            Ci fermiamo per qualche spunto di riflessione sul primo sogno: la vocazione di san                     Giuseppe. San Giuseppe è un giovane che ha un suo progetto, non è una lavagna bianca; ha un mestiere, è sposo di Maria, ha nel cassetto il sogno di ogni uomo all’inizio di una stagione nuova della sua vita. Di fronte alla realtà della gravidanza di Maria, san Giuseppe compie un discernimento umano, naturale, giusto, anche secondo la Scrittura e gli insegnamenti che ha ricevuto. La conclusione non può essere che quella di rinunciare a Maria.  Il vangelo dice che san Giuseppe “pensa”; non è poco, anche per noi. San Giuseppe ascolta quanto l’angelo gli va dicendo. La realtà non viene stravolta, ma è del tutto diversa la lettura, la ermeneutica di questa stessa realtà.  Fare discernimento vuol dire accettare la realtà per quella che è, e, nello stesso tempo, cercare di coglierne il senso profondo. San Giuseppe fa propria la lettura della realtà presentata dal messo celeste. In tale atteggiamento inizia l’ubbidienza nella fede di san Giuseppe, perché sulla Parola si affida a Dio accettando di partecipare al disegno della salvezza. Dice l’evangelista Matteo che “si svegliò”. Forse anche noi siamo chiamati a svegliarci, per essere capaci di ascoltare, per essere aperti alla Parola, per fare nostro il disegno del Padre. E così san Giuseppe accolse Maria in casa sua. Non prese Maria “per sé” indicando un possesso, ma “con sé” indicando una condivisione, uno stare accanto, un camminare insieme sulla via annunciata loro dall’angelo. Questo paragrafo termina con due annotazioni sull’educare di san Giuseppe. La prima: “Giuseppe, nel suo ruolo di capo famiglia, insegnò a Gesù a essere sottomesso ai genitori secondo il comandamento di Dio”. La seconda: “Nel nascondimento di Nazaret, alla scuola di Giuseppe, Gesù imparò a fare la volontà del Padre”. Un educare secondo la legge, ed un educare che va oltre la legge, perché porta alla scoperta del disegno di Dio su di sé. Padre nell’accoglienza San Giuseppe accoglie Maria in casa sua senza mettere condizioni preventive, lascia da parte i suoi ragionamenti ed assume la piena responsabilità di avere accolto la Parola del Signore. Scrive papa Francesco: “La vita spirituale che Giuseppe ci mostra non è una via che spiega, ma una via che accoglie”. Anzi:  l’accoglienza è un modo attraverso il quale si manifesta nella nostra vita la fortezza, un dono dello Spirito Santo. Ed è lo stesso atteggiamento di accoglienza che ci rende capaci di accogliere gli altri, “così come sono, riservando una predilezione per i deboli, perché Dio sceglie ciò che è debole”. C’è un parallelismo molto chiaro: accogliere la nostra realtà da una parte è non avere paura e fidarsi di Dio; dall’altra è maturare atteggiamenti di accoglienza e di misericordia verso tutti, specie verso gli umili, i poveri, gli ultimi.  Questo capitoletto termina con una ulteriore annotazione  di carattere pedagogico, che pare perfino esagerata.  “Voglio immaginare che dagli atteggiamenti di Giuseppe Gesù abbia appreso lo spunto per la parabola del figlio prodigo e del padre misericordioso”.  Una educazione ricca di misericordia, al di là di ogni predica, sa aiutare profondamente il cammino di ogni giovane, anche nei momenti più delicati e difficili. Padre dal coraggio creativo “Sono a volte proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere”, così nella Lettera. L’obbedire di san Giuseppe chiede creatività, sapere prendere decisioni, assumere la responsabilità del custodire Gesù e Maria. Non si tratta di un ubbidire passivo. Scrive ancora papa Francesco: “Se certe volte Dio sembra non aiutarci, ciò non significa che ci abbia abbandonati, ma che si fida di noi, di quello che possiamo progettare, inventare, trovare”. E’ la parte della Lettera più vicina alla situazione del nostro tempo, tempo di pandemia, e papa Francesco trova risposta ai tanti perché che oggi rivolgiamo anche al Signore. L’accento cade sulla vita della Famiglia di Nazaret in Egitto, tempo nel quale il coraggio creativo di san Giuseppe ha dovuto pensare e realizzare una nuova vita per la sua famiglia. Del tutto ovvio il pensiero per i migranti di oggi, per i quali papa Francesco invoca “San Giuseppe speciale patrono per loro”. Nella seconda parte il discorso viene riportato a san Giuseppe custode di Maria e di Gesù. Anche noi siamo invitati ad essere custodi di Maria e di Gesù. “Da San Giuseppe – scrive papa Francesco – dobbiamo imparare la medesima cura e responsabilità: amare il Bambino e sua madre”. Mi viene in mente il venerabile don Reffo che diceva che i veri devoti chiedono a san Giuseppe di imparare da lui ad amare Gesù e Maria. Padre lavoratore Ancora una annotazione su san Giuseppe educatore: “Da lui Gesù ha imparato il valore, la dignità, e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro”. Papa Francesco parla del lavoro quale collaborazione all’opera della salvezza, quale partecipazione alla costruzione di un mondo più umano perché ricco di giustizia e di pace, quale occasione della propria maturazione umana e cristiana. Il pensiero del papa va al mondo del lavoro, a chi lo ha perso, a chi ancora non si è inserito nel mondo operaio. Sono pagine che ci riportano ancora una volta al nostro carisma che ci invita ad essere apostoli nel mondo operaio, specie in favore di ragazzi e dei giovani operai.  Padre nell’ombra Il riferimento è ad un famoso scritto di un autore polacco, intitolato L’ombra del Padre. Il capitoletto è dedicato totalmente al senso dell’essere padre alla luce di san Giuseppe. “Padri non si nasce, lo si diventa”, afferma il papa, perché oltre una paternità biologica c’è una paternità spirituale, un farsi carico dell’altro in modo totale per la sua crescita integrale, umana e cristiana.  “Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze”, leggiamo nella lettera. E quindi di saperlo lasciare andare. E’ in questo contesto che papa Francesco parla di un cuore casto, come quello di san Giuseppe e del significato di una logica del dono che abbandona la logica del sacrificio. E’ un breve trattato di spiritualità che tocca le corde più intime del cuore,  che fa dire al papa:  “Lì dove una vocazione matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione”. Infine, l’educazione è a servizio del mistero del figlio ed è un valido aiuto perché il figlio possa poi rivelare nella sua vita tutta le potenzialità della sua vocazione. Siamo tutti chiamati nella nostra opera educativa ad essere “segno” di una paternità trascendente, vera e reale, cioè “siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste”. Per noi che ci chiamano “padri”  (e “madri”)  è una bella responsabilità! Conclusione Siamo invitati a crescere in amore verso san Giuseppe, ad implorare la sua intercessione, ad imitare le sue virtù e il suo slancio. Un anno di san Giuseppe è un cammino da compiere, un processo da avviare. Sono tanti gli spunti nella Lettera, che ciascuno può leggere  e meditare personalmente e in comunità. “Non resta che implorare da san Giuseppe la grazia delle grazie: la nostra conversione”.  Conclude così il papa prima di donarci una preghiera rivolta san Giuseppe. E’ una lettera densa di spunti di teologia della storia della salvezza, di pedagogia concreta, di ascetica e di spiritualità, che ci aiutano veramente a cogliere la grandezza di san Giuseppe.                              E’ una lettera per i nostri giorni nei quali sentiamo proprio il bisogno di un patrono, di un patrocinio, di san Giuseppe  “patrono della Chiesa universale”. Ogni augurio di buon “anno di San Giuseppe”. Pregiamo con papa Francesco:  Salve, custode del Redentore, e sposo della Vergine Maria. A te Dio affidò suo Figlio; in te Maria ripose la sua fiducia; con te Cristo diventò uomo. O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita. Ottienici grazia, misericordia e coraggio, e difendici da ogni male. Amen.  Roma 23 dicembre 2020 p. Tullio Locatelli padre generale                   


26 December 2020

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Il messaggio del padre generale per il santo Natale

UN NATALE PIU’…. GIUSEPPINO Carissimi confratelli. Carissimi tutti della Famiglia del Murialdo. La pubblicazione della Lettera Apostolica di papa Francesco “PATRIS CORDE” è stata per noi una sorpresa e un grande motivo di gioia. Con essa il papa ha voluto ricordare i 150 anni della proclamazione di san Giuseppe quale patrono  della Chiesa Universale e offrire  una rinnovata proposta di devozione a san Giuseppe. Papa Francesco ha anche proclamato un anno dedicato a san Giuseppe.   Purtroppo non c’è stato un tempo di preparazione;  ci siamo già sentiti a livello di Conferenza Interprovinciale, ci stiamo attrezzando e  organizzando per offrire sussidi e proposte; iniziative online saranno programmate in occasione delle feste e memorie liturgiche di san Giuseppe.  Intanto viviamo il Natale accompagnati da san Giuseppe. Vi invito soprattutto a fare propri nella preghiera e nelle meditazione, sia personale sia comunitaria, questi tre aspetti legati alla figura paterna di San Giuseppe. San Giuseppe, Padre nella tenerezza. Il Murialdo ci ricorda che la tenerezza è una caratteristica dell’amore di Dio. “Gesù ha visto la tenerezza di Dio in Giuseppe” scrive papa Francesco. Che le nostre sorelle e i nostri fratelli, i nostri giovani, possano vedere in ciascuno dei membri della Famiglia del Murialdo un poco della tenerezza di Dio. San Giuseppe, Padre nell’accoglienza. Scrive papa Francesco: “L’accoglienza di Giuseppe ci invita ad accogliere gli altri, senza esclusione, così come sono, riservando una predilezione per i più deboli, perché Dio sceglie ciò che è debole”. Il Murialdo ci ricorda che sono “più nostri” i giovani “più orfani ed abbandonati”. San Giuseppe, Padre dal coraggio creativo. Già all’inizio della lettera apostolica papa Francesco mette in risalto il tempo di pandemia che stiamo vivendo e, più avanti, scrive: “coraggio creativo. Esso emerge soprattutto quando si incontrano difficoltà. Infatti, davanti a una difficoltà ci si può fermare e abbandonare il campo, oppure impegnarsi in qualche modo. Sono a volte proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere”.  Siamo in tempi di assemblee nelle varie nazioni dove siamo presenti e preghiamo san Giuseppe che non ci manchi “il coraggio creativo”. San Giuseppe ci aiuti a vivere il Natale 2020 in modo più profondo e più realisticamente vicino a quel primo Natale. Le condizioni che oggi ci vengono imposte possono essere occasione per capire meglio quella frase di Luca: “per loro non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2, 7).  Quasi a dire che san Giuseppe ha dovuto adattarsi, accettare  limitazioni, condizionamenti, e, infine, ingegnarsi a trovare un posto per la nascita di Gesù. A san Giuseppe affido ogni buon augurio per il Natale 2020 e per l’anno 2021, perché il celebrarli e il viverli sapendolo compagno di viaggio  renderà più fiducioso il nostro cammino in questi tempi particolarmente difficili. Un forte abbraccio per tutti. d. Tullio Locatelli, padre generale


23 December 2020

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Anno Giuseppino 2020-21

Abbiamo preparato un manifesto per l'anno giuseppino. Il disegno è del nostro confratelli p. Gianfranco Verri. Molto semplice ma molto espressivo. San Giuseppe, tiene   in braccio Gesù,  mentre con un gesto pieno di affetto protegge la cupola di San Pietro. A San Giuseppe patrono della Chiesa Universale dedichiamo questa immagine. don Tullio    LETTERA APOSTOLICA PATRIS CORDE DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE DI SAN GIUSEPPE QUALE PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE   Con cuore di padre: così Giuseppe ha amato Gesù, chiamato in tutti e quattro i Vangeli «il figlio di Giuseppe [1]  I due Evangelisti che hanno posto in rilievo la sua figura, Matteo e Luca, raccontano poco, ma a sufficienza per far capire che tipo di padre egli fosse e la missione affidatagli dalla Provvidenza. Sappiamo che egli era un umile falegname (cfr Mt 13,55), promesso sposo di Maria (cfr Mt 1,18; Lc 1,27); un «uomo giusto» (Mt 1,19), sempre pronto a eseguire la volontà di Dio manifestata nella sua Legge (cfr Lc 2,22.27.39) e mediante ben quattro sogni (cfr Mt 1,20; 2,13.19.22). Dopo un lungo e faticoso viaggio da Nazaret a Betlemme, vide nascere il Messia in una stalla, perché altrove «non c’era posto per loro» (Lc 2,7). Fu testimone dell’adorazione dei pastori (cfr Lc 2,8-20) e dei Magi (cfr Mt 2,1-12), che rappresentavano rispettivamente il popolo d’Israele e i popoli pagani. Ebbe il coraggio di assumere la paternità legale di Gesù, a cui impose il nome rivelato dall’Angelo: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). Come è noto, dare un nome a una persona o a una cosa presso i popoli antichi significava conseguirne l’appartenenza, come fece Adamo nel racconto della Genesi (cfr 2,19-20). Nel Tempio, quaranta giorni dopo la nascita, insieme alla madre Giuseppe offrì il Bambino al Signore e ascoltò sorpreso la profezia che Simeone fece nei confronti di Gesù e di Maria (cfr Lc 2,22-35). Per difendere Gesù da Erode, soggiornò da straniero in Egitto (cfr Mt 2,13-18). Ritornato in patria, visse nel nascondimento del piccolo e sconosciuto villaggio di Nazaret in Galilea – da dove, si diceva, “non sorge nessun profeta” e “non può mai venire qualcosa di buono” (cfr Gv 7,52; 1,46) –, lontano da Betlemme, sua città natale, e da Gerusalemme, dove sorgeva il Tempio. Quando, proprio durante un pellegrinaggio a Gerusalemme, smarrirono Gesù dodicenne, lui e Maria lo cercarono angosciati e lo ritrovarono nel Tempio mentre discuteva con i dottori della Legge (cfr Lc 2,41-50). Dopo Maria, Madre di Dio, nessun Santo occupa tanto spazio nel Magistero pontificio quanto Giuseppe, suo sposo. I miei Predecessori hanno approfondito il messaggio racchiuso nei pochi dati tramandati dai Vangeli per evidenziare maggiormente il suo ruolo centrale nella storia della salvezza: il Beato Pio IX lo ha dichiarato «Patrono della Chiesa Cattolica»,[2] il Venerabile Pio XII lo ha presentato quale “Patrono dei lavoratori”[3] e San Giovanni Paolo II come «Custode del Redentore».[4] Il popolo lo invoca come «patrono della buona morte».[5] Pertanto, al compiersi di 150 anni dalla sua dichiarazione quale Patrono della Chiesa Cattolica fatta dal Beato Pio IX, l’8 dicembre 1870, vorrei – come dice Gesù – che “la bocca esprimesse ciò che nel cuore sovrabbonda” (cfr Mt 12,34), per condividere con voi alcune riflessioni personali su questa straordinaria figura, tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi. Tale desiderio è cresciuto durante questi mesi di pandemia, in cui possiamo sperimentare, in mezzo alla crisi che ci sta colpendo, che «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. […] Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti».[6] Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. San Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. A tutti loro va una parola di riconoscimento e di gratitudine. 1. Padre amato La grandezza di San Giuseppe consiste nel fatto che egli fu lo sposo di Maria e il padre di Gesù. In quanto tale, «si pose al servizio dell’intero disegno salvifico», come afferma San Giovanni Crisostomo.[7] San Paolo VI osserva che la sua paternità si è espressa concretamente «nell’aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio, al mistero dell’incarnazione e alla missione redentrice che vi è congiunta; nell’aver usato dell’autorità legale, che a lui spettava sulla sacra Famiglia, per farle totale dono di sé, della sua vita, del suo lavoro; nell’aver convertito la sua umana vocazione all’amore domestico nella sovrumana oblazione di sé, del suo cuore e di ogni capacità, nell’amore posto a servizio del Messia germinato nella sua casa».[8] Per questo suo ruolo nella storia della salvezza, San Giuseppe è un padre che è stato sempre amato dal popolo cristiano, come dimostra il fatto che in tutto il mondo gli sono state dedicate numerose chiese; che molti Istituti religiosi, Confraternite e gruppi ecclesiali sono ispirati alla sua spiritualità e ne portano il nome; e che in suo onore si svolgono da secoli varie rappresentazioni sacre. Tanti Santi e Sante furono suoi appassionati devoti, tra i quali Teresa d’Avila, che lo adottò come avvocato e intercessore, raccomandandosi molto a lui e ricevendo tutte le grazie che gli chiedeva; incoraggiata dalla propria esperienza, la Santa persuadeva gli altri ad essergli devoti.[9] In ogni manuale di preghiere si trova qualche orazione a San Giuseppe. Particolari invocazioni gli vengono rivolte tutti i mercoledì e specialmente durante l’intero mese di marzo, tradizionalmente a lui dedicato.[10] La fiducia del popolo in San Giuseppe è riassunta nell’espressione “Ite ad Ioseph”, che fa riferimento al tempo di carestia in Egitto quando la gente chiedeva il pane al faraone ed egli rispondeva: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà» (Gen 41,55). Si trattava di Giuseppe figlio di Giacobbe, che fu venduto per invidia dai fratelli (cfr Gen 37,11-28) e che – stando alla narrazione biblica – successivamente divenne vice-re dell’Egitto (cfr Gen 41,41-44). Come discendente di Davide (cfr Mt 1,16.20), dalla cui radice doveva germogliare Gesù secondo la promessa fatta a Davide dal profeta Natan (cfr 2 Sam 7), e come sposo di Maria di Nazaret, San Giuseppe è la cerniera che unisce l’Antico e il Nuovo Testamento. 2. Padre nella tenerezza Giuseppe vide crescere Gesù giorno dopo giorno «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). Come il Signore fece con Israele, così egli “gli ha insegnato a camminare, tenendolo per mano: era per lui come il padre che solleva un bimbo alla sua guancia, si chinava su di lui per dargli da mangiare” (cfr Os 11,3-4). Gesù ha visto la tenerezza di Dio in Giuseppe: «Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono» (Sal 103,13). Giuseppe avrà sentito certamente riecheggiare nella sinagoga, durante la preghiera dei Salmi, che il Dio d’Israele è un Dio di tenerezza,[11] che è buono verso tutti e «la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 145,9). La storia della salvezza si compie «nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18) attraverso le nostre debolezze. Troppe volte pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la nostra debolezza. È questo che fa dire a San Paolo: «Affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”» (2 Cor 12,7-9). Se questa è la prospettiva dell’economia della salvezza, dobbiamo imparare ad accogliere la nostra debolezza con profonda tenerezza.[12] Il Maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza. È la tenerezza la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi. Il dito puntato e il giudizio che usiamo nei confronti degli altri molto spesso sono segno dell’incapacità di accogliere dentro di noi la nostra stessa debolezza, la nostra stessa fragilità. Solo la tenerezza ci salverà dall’opera dell’Accusatore (cfr Ap 12,10). Per questo è importante incontrare la Misericordia di Dio, specie nel Sacramento della Riconciliazione, facendo un’esperienza di verità e tenerezza. Paradossalmente anche il Maligno può dirci la verità, ma, se lo fa, è per condannarci. Noi sappiamo però che la Verità che viene da Dio non ci condanna, ma ci accoglie, ci abbraccia, ci sostiene, ci perdona. La Verità si presenta a noi sempre come il Padre misericordioso della parabola (cfr Lc 15,11-32): ci viene incontro, ci ridona la dignità, ci rimette in piedi, fa festa per noi, con la motivazione che «questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (v. 24). Anche attraverso l’angustia di Giuseppe passa la volontà di Dio, la sua storia, il suo progetto. Giuseppe ci insegna così che avere fede in Dio comprende pure il credere che Egli può operare anche attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, la nostra debolezza. E ci insegna che, in mezzo alle tempeste della vita, non dobbiamo temere di lasciare a Dio il timone della nostra barca. A volte noi vorremmo controllare tutto, ma Lui ha sempre uno sguardo più grande. 3. Padre nell’obbedienza Analogamente a ciò che Dio ha fatto con Maria, quando le ha manifestato il suo piano di salvezza, così anche a Giuseppe ha rivelato i suoi disegni; e lo ha fatto tramite i sogni, che nella Bibbia, come presso tutti i popoli antichi, venivano considerati come uno dei mezzi con i quali Dio manifesta la sua volontà.[13] Giuseppe è fortemente angustiato davanti all’incomprensibile gravidanza di Maria: non vuole «accusarla pubblicamente»,[14] ma decide di «ripudiarla in segreto» (Mt 1,19). Nel primo sogno l’angelo lo aiuta a risolvere il suo grave dilemma: «Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,20-21). La sua risposta fu immediata: «Quando si destò dal sonno, fece come gli aveva ordinato l’angelo» (Mt 1,24). Con l’obbedienza egli superò il suo dramma e salvò Maria. Nel secondo sogno l’angelo ordina a Giuseppe: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo» (Mt 2,13). Giuseppe non esitò ad obbedire, senza farsi domande sulle difficoltà cui sarebbe andato incontro: «Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode» (Mt 2,14-15). In Egitto Giuseppe, con fiducia e pazienza, attese dall’angelo il promesso avviso per ritornare nel suo Paese. Appena il messaggero divino, in un terzo sogno, dopo averlo informato che erano morti quelli che cercavano di uccidere il bambino, gli ordina di alzarsi, di prendere con sé il bambino e sua madre e ritornare nella terra d’Israele (cfr Mt 2,19-20), egli ancora una volta obbedisce senza esitare: «Si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele» (Mt 2,21). Ma durante il viaggio di ritorno, «quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno – ed è la quarta volta che accade – si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret» (Mt 2,22-23). L’evangelista Luca, da parte sua, riferisce che Giuseppe affrontò il lungo e disagevole viaggio da Nazaret a Betlemme, secondo la legge dell’imperatore Cesare Augusto relativa al censimento, per farsi registrare nella sua città di origine. E proprio in questa circostanza nacque Gesù (cfr 2,1-7), e fu iscritto all’anagrafe dell’Impero, come tutti gli altri bambini. San Luca, in particolare, si preoccupa di rilevare che i genitori di Gesù osservavano tutte le prescrizioni della Legge: i riti della circoncisione di Gesù, della purificazione di Maria dopo il parto, dell’offerta a Dio del primogenito (cfr 2,21-24).[15] In ogni circostanza della sua vita, Giuseppe seppe pronunciare il suo “fiat”, come Maria nell’Annunciazione e Gesù nel Getsemani. Giuseppe, nel suo ruolo di capo famiglia, insegnò a Gesù ad essere sottomesso ai genitori (cfr Lc 2,51), secondo il comandamento di Dio (cfr Es 20,12). Nel nascondimento di Nazaret, alla scuola di Giuseppe, Gesù imparò a fare la volontà del Padre. Tale volontà divenne suo cibo quotidiano (cfr Gv 4,34). Anche nel momento più difficile della sua vita, vissuto nel Getsemani, preferì fare la volontà del Padre e non la propria[16] e si fece «obbediente fino alla morte […] di croce» (Fil 2,8). Per questo, l’autore della Lettera agli Ebrei conclude che Gesù «imparò l’obbedienza da ciò che patì» (5,8). Da tutte queste vicende risulta che Giuseppe «è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente ministro della salvezza».[17] 4. Padre nell’accoglienza Giuseppe accoglie Maria senza mettere condizioni preventive. Si fida delle parole dell’Angelo. «La nobiltà del suo cuore gli fa subordinare alla carità quanto ha imparato per legge; e oggi, in questo mondo nel quale la violenza psicologica, verbale e fisica sulla donna è evidente, Giuseppe si presenta come figura di uomo rispettoso, delicato che, pur non possedendo tutte le informazioni, si decide per la reputazione, la dignità e la vita di Maria. E nel suo dubbio su come agire nel modo migliore, Dio lo ha aiutato a scegliere illuminando il suo giudizio».[18] Tante volte, nella nostra vita, accadono avvenimenti di cui non comprendiamo il significato. La nostra prima reazione è spesso di delusione e ribellione. Giuseppe lascia da parte i suoi ragionamenti per fare spazio a ciò che accade e, per quanto possa apparire ai suoi occhi misterioso, egli lo accoglie, se ne assume la responsabilità e si riconcilia con la propria storia. Se non ci riconciliamo con la nostra storia, non riusciremo nemmeno a fare un passo successivo, perché rimarremo sempre in ostaggio delle nostre aspettative e delle conseguenti delusioni. La vita spirituale che Giuseppe ci mostra non è una via che spiega, ma una via che accoglie. Solo a partire da questa accoglienza, da questa riconciliazione, si può anche intuire una storia più grande, un significato più profondo. Sembrano riecheggiare le ardenti parole di Giobbe, che all’invito della moglie a ribellarsi per tutto il male che gli accade risponde: «Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?» (Gb 2,10). Giuseppe non è un uomo rassegnato passivamente. Il suo è un coraggioso e forte protagonismo. L’accoglienza è un modo attraverso cui si manifesta nella nostra vita il dono della fortezza che ci viene dallo Spirito Santo. Solo il Signore può darci la forza di accogliere la vita così com’è, di fare spazio anche a quella parte contradditoria, inaspettata, deludente dell’esistenza. La venuta di Gesù in mezzo a noi è un dono del Padre, affinché ciascuno si riconcili con la carne della propria storia anche quando non la comprende fino in fondo. Come Dio ha detto al nostro Santo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere» (Mt 1,20), sembra ripetere anche a noi: “Non abbiate paura!”. Occorre deporre la rabbia e la delusione e fare spazio, senza alcuna rassegnazione mondana ma con fortezza piena di speranza, a ciò che non abbiamo scelto eppure esiste. Accogliere così la vita ci introduce a un significato nascosto. La vita di ciascuno di noi può ripartire miracolosamente, se troviamo il coraggio di viverla secondo ciò che ci indica il Vangelo. E non importa se ormai tutto sembra aver preso una piega sbagliata e se alcune cose ormai sono irreversibili. Dio può far germogliare fiori tra le rocce. Anche se il nostro cuore ci rimprovera qualcosa, Egli «è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» (1 Gv 3,20). Torna ancora una volta il realismo cristiano, che non butta via nulla di ciò che esiste. La realtà, nella sua misteriosa irriducibilità e complessità, è portatrice di un senso dell’esistenza con le sue luci e le sue ombre. È questo che fa dire all’apostolo Paolo: «Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» (Rm 8,28). E Sant’Agostino aggiunge: «anche quello che viene chiamato male (etiam illud quod malum dicitur)».[19] In questa prospettiva totale, la fede dà significato ad ogni evento lieto o triste. Lungi da noi allora il pensare che credere significhi trovare facili soluzioni consolatorie. La fede che ci ha insegnato Cristo è invece quella che vediamo in San Giuseppe, che non cerca scorciatoie, ma affronta “ad occhi aperti” quello che gli sta capitando, assumendone in prima persona la responsabilità. L’accoglienza di Giuseppe ci invita ad accogliere gli altri, senza esclusione, così come sono, riservando una predilezione ai deboli, perché Dio sceglie ciò che è debole (cfr 1 Cor 1,27), è «padre degli orfani e difensore delle vedove» (Sal 68,6) e comanda di amare lo straniero.[20] Voglio immaginare che dagli atteggiamenti di Giuseppe Gesù abbia preso lo spunto per la parabola del figlio prodigo e del padre misericordioso (cfr Lc 15,11-32). 5. Padre dal coraggio creativo Se la prima tappa di ogni vera guarigione interiore è accogliere la propria storia, ossia fare spazio dentro noi stessi anche a ciò che non abbiamo scelto nella nostra vita, serve però aggiungere un’altra caratteristica importante: il coraggio creativo. Esso emerge soprattutto quando si incontrano difficoltà. Infatti, davanti a una difficoltà ci si può fermare e abbandonare il campo, oppure ingegnarsi in qualche modo. Sono a volte proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere. Molte volte, leggendo i “Vangeli dell’infanzia”, ci viene da domandarci perché Dio non sia intervenuto in maniera diretta e chiara. Ma Dio interviene per mezzo di eventi e persone. Giuseppe è l’uomo mediante il quale Dio si prende cura degli inizi della storia della redenzione. Egli è il vero “miracolo” con cui Dio salva il Bambino e sua madre. Il Cielo interviene fidandosi del coraggio creativo di quest’uomo, che giungendo a Betlemme e non trovando un alloggio dove Maria possa partorire, sistema una stalla e la riassetta, affinché diventi quanto più possibile un luogo accogliente per il Figlio di Dio che viene nel mondo (cfr Lc 2,6-7). Davanti all’incombente pericolo di Erode, che vuole uccidere il Bambino, ancora una volta in sogno Giuseppe viene allertato per difendere il Bambino, e nel cuore della notte organizza la fuga in Egitto (cfr Mt 2,13-14). A una lettura superficiale di questi racconti, si ha sempre l’impressione che il mondo sia in balia dei forti e dei potenti, ma la “buona notizia” del Vangelo sta nel far vedere come, nonostante la prepotenza e la violenza dei dominatori terreni, Dio trovi sempre il modo per realizzare il suo piano di salvezza. Anche la nostra vita a volte sembra in balia dei poteri forti, ma il Vangelo ci dice che ciò che conta, Dio riesce sempre a salvarlo, a condizione che usiamo lo stesso coraggio creativo del carpentiere di Nazaret, il quale sa trasformare un problema in un’opportunità anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza. Se certe volte Dio sembra non aiutarci, ciò non significa che ci abbia abbandonati, ma che si fida di noi, di quello che possiamo progettare, inventare, trovare. Si tratta dello stesso coraggio creativo dimostrato dagli amici del paralitico che, per presentarlo a Gesù, lo calarono giù dal tetto (cfr Lc 5,17-26). La difficoltà non fermò l’audacia e l’ostinazione di quegli amici. Essi erano convinti che Gesù poteva guarire il malato e «non trovando da qual parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse: “Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati”» (vv. 19-20). Gesù riconosce la fede creativa con cui quegli uomini cercano di portargli il loro amico malato. Il Vangelo non dà informazioni riguardo al tempo in cui Maria e Giuseppe e il Bambino rimasero in Egitto. Certamente però avranno dovuto mangiare, trovare una casa, un lavoro. Non ci vuole molta immaginazione per colmare il silenzio del Vangelo a questo proposito. La santa Famiglia dovette affrontare problemi concreti come tutte le altre famiglie, come molti nostri fratelli migranti che ancora oggi rischiano la vita costretti dalle sventure e dalla fame. In questo senso, credo che San Giuseppe sia davvero uno speciale patrono per tutti coloro che devono lasciare la loro terra a causa delle guerre, dell’odio, della persecuzione e della miseria. Alla fine di ogni vicenda che vede Giuseppe come protagonista, il Vangelo annota che egli si alza, prende con sé il Bambino e sua madre, e fa ciò che Dio gli ha ordinato (cfr Mt 1,24; 2,14.21). In effetti, Gesù e Maria sua Madre sono il tesoro più prezioso della nostra fede.[21] Nel piano della salvezza non si può separare il Figlio dalla Madre, da colei che «avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce».[22] Dobbiamo sempre domandarci se stiamo proteggendo con tutte le nostre forze Gesù e Maria, che misteriosamente sono affidati alla nostra responsabilità, alla nostra cura, alla nostra custodia. Il Figlio dell’Onnipotente viene nel mondo assumendo una condizione di grande debolezza. Si fa bisognoso di Giuseppe per essere difeso, protetto, accudito, cresciuto. Dio si fida di quest’uomo, così come fa Maria, che in Giuseppe trova colui che non solo vuole salvarle la vita, ma che provvederà sempre a lei e al Bambino. In questo senso San Giuseppe non può non essere il Custode della Chiesa, perché la Chiesa è il prolungamento del Corpo di Cristo nella storia, e nello stesso tempo nella maternità della Chiesa è adombrata la maternità di Maria.[23] Giuseppe, continuando a proteggere la Chiesa, continua a proteggere il Bambino e sua madre, e anche noi amando la Chiesa continuiamo ad amare il Bambino e sua madre. Questo Bambino è Colui che dirà: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Così ogni bisognoso, ogni povero, ogni sofferente, ogni moribondo, ogni forestiero, ogni carcerato, ogni malato sono “il Bambino” che Giuseppe continua a custodire. Ecco perché San Giuseppe è invocato come protettore dei miseri, dei bisognosi, degli esuli, degli afflitti, dei poveri, dei moribondi. Ed ecco perché la Chiesa non può non amare innanzitutto gli ultimi, perché Gesù ha posto in essi una preferenza, una sua personale identificazione. Da Giuseppe dobbiamo imparare la medesima cura e responsabilità: amare il Bambino e sua madre; amare i Sacramenti e la carità; amare la Chiesa e i poveri. Ognuna di queste realtà è sempre il Bambino e sua madre. 6. Padre lavoratore Un aspetto che caratterizza San Giuseppe e che è stato posto in evidenza sin dai tempi della prima Enciclica sociale, la Rerum novarum di Leone XIII, è il suo rapporto con il lavoro. San Giuseppe era un carpentiere che ha lavorato onestamente per garantire il sostentamento della sua famiglia. Da lui Gesù ha imparato il valore, la dignità e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro. In questo nostro tempo, nel quale il lavoro sembra essere tornato a rappresentare un’urgente questione sociale e la disoccupazione raggiunge talora livelli impressionanti, anche in quelle nazioni dove per decenni si è vissuto un certo benessere, è necessario, con rinnovata consapevolezza, comprendere il significato del lavoro che dà dignità e di cui il nostro Santo è esemplare patrono. Il lavoro diventa partecipazione all’opera stessa della salvezza, occasione per affrettare l’avvento del Regno, sviluppare le proprie potenzialità e qualità, mettendole al servizio della società e della comunione; il lavoro diventa occasione di realizzazione non solo per sé stessi, ma soprattutto per quel nucleo originario della società che è la famiglia. Una famiglia dove mancasse il lavoro è maggiormente esposta a difficoltà, tensioni, fratture e perfino alla tentazione disperata e disperante del dissolvimento. Come potremmo parlare della dignità umana senza impegnarci perché tutti e ciascuno abbiano la possibilità di un degno sostentamento? La persona che lavora, qualunque sia il suo compito, collabora con Dio stesso, diventa un po’ creatore del mondo che ci circonda. La crisi del nostro tempo, che è crisi economica, sociale, culturale e spirituale, può rappresentare per tutti un appello a riscoprire il valore, l’importanza e la necessità del lavoro per dare origine a una nuova “normalità”, in cui nessuno sia escluso. Il lavoro di San Giuseppe ci ricorda che Dio stesso fatto uomo non ha disdegnato di lavorare. La perdita del lavoro che colpisce tanti fratelli e sorelle, e che è aumentata negli ultimi tempi a causa della pandemia di Covid-19, dev’essere un richiamo a rivedere le nostre priorità. Imploriamo San Giuseppe lavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro! 7. Padre nell’ombra Lo scrittore polacco Jan Dobraczyński, nel suo libro L’ombra del Padre,[24] ha narrato in forma di romanzo la vita di San Giuseppe. Con la suggestiva immagine dell’ombra definisce la figura di Giuseppe, che nei confronti di Gesù èl’ombra sulla terra del Padre Celeste: lo custodisce, lo protegge, non si stacca mai da Lui per seguire i suoi passi. Pensiamo a ciò che Mosè ricorda a Israele: «Nel deserto […] hai visto come il Signore, tuo Dio, ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino» (Dt 1,31). Così Giuseppe ha esercitato la paternità per tutta la sua vita.[25] Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti. Nella società del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere orfani di padre. Anche la Chiesa di oggi ha bisogno di padri. È sempre attuale l’ammonizione rivolta da San Paolo ai Corinzi: «Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri» (1 Cor 4,15); e ogni sacerdote o vescovo dovrebbe poter aggiungere come l’Apostolo: «Sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo» (ibid.). E ai Galati dice: «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!» (4,19). Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù. La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione. La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure. In fondo, è ciò che lascia intendere Gesù quando dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23,9). Tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta. In un certo senso, siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe: ombra dell’unico Padre celeste, che «fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45); e ombra che segue il Figlio. * * * «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre» (Mt 2,13), dice Dio a San Giuseppe. Lo scopo di questa Lettera Apostolica è quello di accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio. Infatti, la specifica missione dei Santi è non solo quella di concedere miracoli e grazie, ma di intercedere per noi davanti a Dio, come fecero Abramo[26] e Mosè,[27] come fa Gesù, «unico mediatore» (1 Tm 2,5), che presso Dio Padre è il nostro «avvocato» (1 Gv 2,1), «sempre vivo per intercedere in [nostro] favore» (Eb 7,25; cfr Rm 8,34). I Santi aiutano tutti i fedeli «a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato».[28] La loro vita è una prova concreta che è possibile vivere il Vangelo. Gesù ha detto: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29), ed essi a loro volta sono esempi di vita da imitare. San Paolo ha esplicitamente esortato: «Diventate miei imitatori!» (1 Cor 4,16).[29] San Giuseppe lo dice attraverso il suo eloquente silenzio. Davanti all’esempio di tanti Santi e di tante Sante, Sant’Agostino si chiese: «Ciò che questi e queste hanno potuto fare, tu non lo potrai?». E così approdò alla conversione definitiva esclamando: «Tardi ti ho amato, o Bellezza tanto antica e tanto nuova!».[30] Non resta che implorare da San Giuseppe la grazia delle grazie: la nostra conversione. A lui rivolgiamo la nostra preghiera: Salve, custode del Redentore, e sposo della Vergine Maria. A te Dio affidò il suo Figlio; in te Maria ripose la sua fiducia; con te Cristo diventò uomo. O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita. Ottienici grazia, misericordia e coraggio, e difendici da ogni male. Amen. Roma, presso San Giovanni in Laterano, 8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione della B.V. Maria, dell’anno 2020, ottavo del mio pontificato.                                                                                                               Francesco   [1] Lc 4,22; Gv 6,42; cfr Mt 13,55; Mc 6,3. [2] S. Rituum Congreg., Quemadmodum Deus (8 dicembre 1870): ASS 6 (1870-71), 194. [3] Cfr Discorso alle ACLI in occasione della Solennità di San Giuseppe Artigiano (1 maggio 1955): AAS 47 (1955), 406. [4] Esort. ap. Redemptoris custos (15 agosto 1989): AAS 82 (1990), 5-34. [5] Catechismo della Chiesa Cattolica, 1014. [6] Meditazione in tempo di pandemia (27 marzo 2020): L’Osservatore Romano, 29 marzo 2020, p. 10. [7] In Matth. Hom, V, 3: PG 57, 58. [8] Omelia (19 marzo 1966): Insegnamenti di Paolo VI, IV (1966), 110. [9] Cfr Libro della vita, 6, 6-8. [10] Tutti i giorni, da più di quarant’anni, dopo le Lodi, recito una preghiera a San Giuseppe tratta da un libro francese di devozioni, dell’ottocento, della Congregazione delle Religiose di Gesù e Maria, che esprime devozione, fiducia e una certa sfida a San Giuseppe: «Glorioso Patriarca  San Giuseppe, il cui potere sa rendere possibili le cose impossibili, vieni in mio aiuto in questi momenti di angoscia e difficoltà. Prendi sotto la tua protezione le situazioni tanto gravi e difficili che ti affido, affinché abbiano una felice soluzione. Mio amato Padre, tutta la mia fiducia è riposta in te. Che non si dica che ti abbia invocato invano, e poiché tu puoi tutto presso Gesù e Maria, mostrami che la tua bontà è grande quanto il tuo potere. Amen». [11] Cfr Dt 4,31; Sal 69,17; 78,38; 86,5; 111,4; 116,5; Ger 31,20. [12] Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 88; 288: AAS 105 (2013), 1057; 1136-1137. [13] Cfr Gen 20,3; 28,12; 31,11.24; 40,8; 41,1-32; Nm 12,6; 1 Sam 3,3-10; Dn 2; 4; Gb 33,15. [14] In questi casi era prevista anche la lapidazione (cfr Dt 22,20-21). [15] Cfr Lv 12,1-8; Es 13,2. [16] Cfr Mt 26,39; Mc 14,36; Lc 22,42. [17] S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Redemptoris custos (15 agosto 1989), 8: AAS 82 (1990), 14. [18] Omelia nella S. Messa con Beatificazioni, Villavicencio – Colombia (8 settembre 2017): AAS 109 (2017), 1061. [19] Enchiridion de fide, spe et caritate, 3.11: PL 40, 236. [20] Cfr Dt 10,19; Es 22,20-22; Lc 10,29-37. [21] Cfr S. Rituum Congreg., Quemadmodum Deus (8 dicembre 1870): ASS 6 (1870-71), 193; Pii IX, Inclytum Patriarcham (7 luglio 1871): l.c., 324-327. [22] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 58. [23] Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 963-970. [24] Edizione originale: Cień Ojca, Warszawa 1977. [25] Cfr S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Redemptoris custos, 7-8: AAS 82 (1990), 12-16. [26] Cfr Gen 18,23-32. [27] Cfr Es 17,8-13; 32,30-35. [28] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 42. [29] Cfr 1 Cor 11,1; Fil 3,17; 1 Ts 1,6. [30] Confessioni, 8, 11, 27: PL 32, 761; 10, 27, 38: PL 32, 795.    


17 December 2020

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Inizio dell'anno Giuseppino

Papa Francesco ha pubblicato una lettera apostolica tutta dedicata alla figura di san Giuseppe dal titolo "Con cuore di Padre". Il documento è stato pubblicato il giorno 8 dicembre 2020, nella ricorrenza del 150mo anniversario della proclamazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa universale. Con questa lettera papa Francesco ha dato inizio all'anno giuseppino che terminerà il giorno 8 dicembre 2021. I vari capitoli della lettera sono sempre indicato con il nome di Padre, che poi viene specificato: amato, nella tenerezza, nell'obbedienza, nell'accoglienza, dal coraggio creativo, lavoratore, nell'ombra. Durante questo anno giuseppino si può acquistare l'indulgenza plenaria, specie nelle ricorrenze legate san Giuseppe; domenica della Santa Famiglia, san Giuseppe, primo maggio, il 19 di ogni mese e la mercoledi. Anche la Famiglia del Murialdo, nella gioia e nella riconoscenza di questi gesto di papa Francesco, saprà organizzarsi per vivere bene questo anno giuseppino.  Relazione di p. Tullio Locatelli, padre generale al convegno su san Giuseppe Invocazione a San Giuseppe La sera del 19 marzo scorso, terminata la cena, nella Casa generalizia della nostra Congregazione a Roma, la nostra comunità religiosa è attorno al televisore, seduti un poco distanti l’uno dall’altro, e recitiamo il rosario insieme a moltissimi fedeli italiani seguendo la trasmissione dalla basilica di San Giuseppe al Trionfale. Per noi Giuseppini del Murialdo è un giorno speciale: san Giuseppe è il nostro patrono e san Leonardo Murialdo ha fondato la nostra congregazione a Torino, nella cappella del Collegio Artigianelli in corso Palestro, il 19 marzo 1873. Sono contento della scelta fatta perché questa chiesa fu eretta agli inizi del 1900 grazie a don Luigi Guanella e all’aiuto di Papa Pio X, da loro dedicata a san Giuseppe perché si era convinti che nessun santo, meglio dello Sposo della Vergine Maria, che quale Patrono dei lavo- ratori ed esempio del padre delle famiglie cristiane, poteva essere invocato come protettore di quel popoloso quartiere. La preghiera si rivolge per intercessione di san Giuseppe al Padre perché liberi l’Italia e tutte le nazioni dal flagello della pandemia del coronavirus. È lo stesso Papa Francesco che nelle brevi parole prima della recita del rosario chiama in causa san Giuseppe, dicendo: «Proteggi, Santo Custode, questo nostro Paese... Dona l’intelligenza della scienza... Sostieni chi si spende per i più bisognosi... Benedici, san Giuseppe, la Chiesa... Accompagna, san Giuseppe le famiglie... Preserva gli anziani dalla solitudine... Consola chi è più fragile, incoraggia chi vacilla, intercedi per i poveri. Con la Vergine Madre, supplica il Signore perché liberi il mondo da ogni for- ma di pandemia».
 San Giuseppe Patrono della Chiesa universale Mentre si sgrana il rosario la memoria va ad un altro momento della storia della Chiesa: l’8 dicembre 1870 san Giuseppe veniva proclamato «Patrono della Chiesa cattolica» da Papa Pio IX con il decreto che in latino portava come titolo Quemadmodum Deus (in italiano «Nella stessa maniera di Dio»). Non correvano tempi belli per il papato dopo che l’esercito italiano era entrato a Roma il 21 settembre 1870. Era la fine del potere temporale del Papa e Roma sarebbe stata proclamata la capitale d’Italia. Lo stesso Papa si era rifugiato nei palazzi vaticani ritenendosi prigioniero e di- chiarando invasore lo Stato italiano. Una situazione che durò fino al 1929, quando si stipularono i Patti lateranensi tra Stato italiano e Città del Vaticano. Tra l’altro nel luglio precedente si era interrotto il Concilio Vaticano I, che si stava celebrando a Roma nella Basilica di San Pietro, allo scoppio della guerra franco-prussiana e per le conseguenze sulla po- litica italiana di espansione del Regno d’Italia. Si può quindi immaginare con quale stato d’animo Papa Pio IX abbia scritto questo documento. Anche perché c’è un particolare da far notare subito. Il decreto, infatti, non è firmato dal Papa ma dal Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, il cardinale Costantino Patrizi, Vescovo di Ostia e Velletri, e dal suo segretario mons. Domenico Bartolini. Il Papa non volle porre la sua firma perché il Governo italiano pretendeva la revisione e il controllo degli atti pontifici prima della loro pubblicazione. Pio IX volle evitare tale umiliazione, da lui ritenuta un sopruso. Papa Pio IX spiega così la scelta: «Ora, poiché, in questi tempi tristissimi la stessa Chiesa, da ogni parte attaccata da nemici, è talmente oppressa dai più gravi mali, che uomini empi pensarono che finalmente le porte dell’inferno avevano prevalso contro di lei, perciò i Venerabili Eccellentissimi Vescovi dell’Universo Orbe Cattolico inoltrarono al Sommo Pontefice le loro suppliche e quelle dei fedeli alla loro cura affidati chiedendo che si degnasse di costituire San Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica. Avendo poi nel Sacro Ecumenico Concilio Vaticano più insistentemente rinnovato le loro domande e i loro voti, il Santissimo Signor Nostro Pio Papa IX, costernato per la recentissima e luttuosa condizione di cose, per affidare Sé e tutti i fedeli al potentissimo patrocinio del Santo Patriarca Giuseppe, volle soddisfare i voti degli Eccellentissimi Vescovi e solennemente lo dichiarò Patrono della Chiesa Cattolica». Siamo nel 1870 e quindi il linguaggio è solenne e un poco enfatico, ma è importante andare al cuore del discorso.  Il Papa, innanzitutto, descrive in modo drammatico la sua situazione: la Chiesa è attaccata, circondata, op- pressa, anzi qualcuno ne prevede anche la fine. Di fronte a questo stato di cose è arrivata al Papa la richiesta da parte dei Vescovi i quali chiedono che ci si rivolga a san Giuseppe proclamandolo patrono della Chiesa. E’ chiaro che il Papa vede in questa richiesta dei Vescovi una partecipazione alla sua situazione e una condivisione del momento tristissimo in cui la Chiesa si trova a vivere. La risposta del Papa è del tutto ovvia e scontata, anzi corrisponde alla sua personale devozione a san Giuseppe. Il Papa affida a san Giuseppe se stesso e tutti i fedeli, esprimendo una comunione profonda con tutta la Chiesa e chiedendo a tutti di condividere la scelta. Proclamare patrono san Giuseppe è proporlo alla Chiesa come degno di un culto particolare perché lo si designa quale speciale protettore e avvocato presso Dio. Il teologo Paul Gauthier spiega così questo titolo di san Giuseppe: “Proclamando san Giuseppe patrono della Chiesa il Sommo Pontefice sapeva benissimo di non conferire allo sposo di Maria un onore e un compito nuovo. Poiché questo patronato universale appare come l’estensione logica del mistero dell’Incarnazione; è, difatti, il prolungamento normale della particolare missione affidata a san Giuseppe, che egli ha dovuto compiere nell’economia della salvezza. La proclamazione fatta dal Papa riconosce la singolare grandezza di san Giuseppe, la sua santità, e anche la sua gloria e potenza in cielo presso Dio. Il capo della Santa Famiglia è anche chiamato ad essere il custode e difensore della Chiesa. Accanto alla maternità universale e spirituale di Maria, si colloca ora san Giuseppe quale Patrono Universale”. Il patrocinio di San Giuseppe La dichiarazione pontificia si pone nella scia di una particolare devozione ver- so san Giuseppe del quale si invoca il patrocinio. Non si tratta di una novità, basti pensare che nel 1695 il Consiglio comunale della città di Torino delibera l’atto di affidamento al patrocinio di san Giuseppe, dichiarato comprotettore della città. In città in via Baiardi c’è la chiesa dedicata al Patrocinio di San Giuseppe. Di certo la dichiarazione pontificia rinnova tale devozione e forse è anche alla base del fatto che diverse congregazioni maschili e femminili, nate nella seconda metà dell’800, proclamino san Giuseppe loro patrono e siano a lui dedicate. Diffusore del patrocinio di san Giuseppe fu il venerabile don Eugenio Reffo, giuseppino del Murialdo e secondo suo successore nella guida della Congregazione di San Giuseppe, confondatore della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo. Convinto che nessuno deve perdersi d’animo quando si ha san Giuseppe dalla propria parte, scrive: «Tutte le virtù hanno in san Giuseppe il loro patrono: ai tribolati dispensa la pazienza; ai sudditi, l’umiltà e l’ubbidienza; ai superiori, la prudenza; ai peccatori, il pentimento; ai tiepidi, il fervore; agli apostoli, lo zelo; a tutti poi l’oro purissimo dell’amo-re di Dio». Non c’è che da scegliere, san Giuseppe è già pronto, perché continua don Reffo: «Il suo cuore è amabile e compassionevole, già pronto a compatire, perdonare e soccorrere... non solo egli esaudisce chi lo prega, ma addirittura soccorre i suoi devoti prima ancora che a lui si rivolgano». Il «custodire» di san Giuseppe Forse il termine patrocinio è un poco antiquato e si preferisce parlare di san Giuseppe quale «custode». Mi pare che il termine «custode» definisca bene il compito di Giuseppe verso Gesù e verso la Chiesa, ponendo una continuità molto bella tra la storia che i Vangeli ci tramandano e il tempo in cui viviamo. Ora come allora, si può contare su un custode che nel nome del Signore è presso di noi per aiutarci, difenderci, e per presentare le nostre suppliche al Padre. La riflessione su san Giuseppe pone le basi per una devozione profonda, senza smagliature ed è proposta a tutta la Chiesa, perché di tutti i fedeli san Giuseppe è custode. Per questo mi sembra di cogliere un legame profondo tra la proclamazione del 1870 e la preghiera che in questi giorni rivolgiamo a san Giuseppe. Pio IX si rivolgeva a san Giuseppe perché difendesse la Chiesa da una peste di errori e di vizi, dal potere delle tenebre, da ostili insidie ed avversità e chiedeva a san Giuseppe: «Difendici, proteggici, assistici, salvaci». Oggi insieme a Papa Francesco preghiamo san Giuseppe per ogni uomo e per ogni nazione, a lui chiediamo di essere custode dell’esistenza, conforto nelle angustie, sostegno nelle difficoltà. Il «noi» di Papa Francesco è tutta l’umanità, non solo la Chiesa. Chiediamo a san Giuseppe di essere custode della salute e di proteggere il mondo dalla pandemia che scuote la fiducia nel futuro e rende più fragile la speranza. Mentre la preghiera del rosario volge al termine, il regista inquadra il grande mosaico dell’abside nel quale campeggia san Giuseppe. Penso che l’umile san Giuseppe ha avuto un momento di gloria, ma soprattutto spero che grazie a lui nessuno si senta più solo per avere trovato un custode di tutti e di ciascuno. Infine sarebbe bello che il prossimo 8 dicembre 2020 potessimo trovarci insieme a ringraziare san Giuseppe nel 150° anniversario della sua proclamazione a patrono della Chiesa universale.  Tullio Locatelli, padre generale   


09 December 2020

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IL MESSAGGIO DEL PADRE GENERALE PER L' AVVENTO

A TUTTI I CONFRATELLI ALLA FAMIGLIA DEL MURIALDO   BUON AVVENTO   Carissimi confratelli. Stiamo vivendo un tempo particolare, nel quale tante sono le domande che restano inevase. Quando finirà la pandemia? E allora come saremo? E via di seguito. Non ho risposte. Vi scrivo perché  mi metto accanto a ciascuno di voi, alle vostre comunità, ai tanti della Famiglia del Murialdo, ai giovani e alle loro famiglie,  a quanti si avvicinano in cerca di un aiuto e di una presenza amica. Mi permetto di condividere con voi quello che a mia volta ho meditato in questi giorni e che vorrei fosse un’indicazione forte per il mio cammino di Avvento, perché Natale 2020 non può essere che diverso, dentro e attorno a noi. Dunque tre semplici pensieri. 1.Servire la vita, dove la vita accade Non possiamo fare tutto e rispondere a tutto. Ma non possiamo nemmeno rimanere legati alle nostre programmazioni, ai nostri progetti. Capisco che la gestione delle comunità e dell’opera hanno le loro esigenze e i loro problemi, peraltro oggi aumentati, ma rimaniamo aperti, viviamo “in uscita”. La vita ci interpella e non è possibile racchiuderla nei nostri schemi. 2. Il cammino è la meta   Siamo stati abituati a pensare al camminare come un mezzo per raggiungere il fine, la meta. Oggi nella povertà delle risposte, possiamo scoprire che il cammino stesso è una meta. Mi sembra di cogliere nell’enciclica Fratelli tutti  questo atteggiamento che indica dialogo, apertura, accoglienza, perché tutti ci incontriamo nel cammino. E i cammini sono da reinventare ogni giorno. A noi l’impegno di non lasciare indietro nessuno, di fare spazio e di dare tempo perché nessuno si senta uno scarto. 3.“Perché quando sono debole, allora sono forte” (2 Cor 12, 10) Ma di quale forza stiamo parlando?  Vivere l’Avvento è prepararsi ad accogliere Dio nella sua debolezza e accettare che questa è la via scelta per salvarci.  Ha fatto propria la nostra debolezza, non ha scelto solo di venire “per” noi uomini, ma ha scelto di essere “come” noi. Viviamo l’Avvento non solo come un tempo “più ascetico” per portare frutto nel nostro cammino di santità, ma come invito ad un’immersione più profonda nelle debolezze e nelle ferite dell’umanità, da cui non ci sentiamo estranei perché “siamo tutti sulla stessa barca”.  Infine ancora una volta sentiamo il bisogno che Lui salga sulla nostra barca e che ci aiuti a fare delle “ferite” delle “feritoie” che fanno passare la luce.  In questo senso ogni debolezza dà corpo alla nostra preghiera e dà forza al nostro bisogno di comunione con Lui e tra noi. Un forte abbraccio per ciascuno. Con affetto.    p. Tullio Locatelli padre generale  


27 November 2020

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UN CORSO DI GESTIONE INTEGRATA- BRASILE

Il Murialdo tiene un corso di gestione integrata delle persone, cultura e finalità organizzative: La Facoltà Murialdo di Caxias do Sul (RS), in collaborazione con l'Istituto Leonardo Murialdo, ha tenuto, dal 20 ottobre al 19 novembre 2020, il martedì e il giovedì, dalle 18:15 alle 22:15 (ora di Brasilia), il corso di Gestione integrata delle persone, della cultura e delle finalità organizzative, in modalità online con l'insegnante dal vivo in classe. È durato 40 ore e ha cercato di dotare i professionisti per la gestione integrata, tenendo conto dell'importanza di coinvolgere persone e team nello scopo dell'organizzazione. Gli argomenti che hanno coperto la formazione sono stati: People Management la Business Key; Pianificazione e gestione strategica; Struttura legislativa e norme; Imprenditorialità aziendale, innovazione e tecnologia; Leadership, gestione del team e cultura organizzativa; Gestione del rischio e analisi dello scenario; Ottimizzazione dei budget e ricerca di indicatori; Organizzazioni orientate allo scopo; Nozioni di Management Marketing e Management e Spiritualità. Il corso ha avuto 116 partecipanti, inclusi religiosi giuseppini e murialdine e leader laici della maggior parte delle opere del Brasile. Questo giovedì 19 novembre, il corso si è concluso con il tema Management e spiritualità, con il professor Gustavo Balbinot. Egli ha detto che è caratteristico della persona che coltiva la spiritualità avere il senso della vita; essere costantemente consapevoli; cercare un significato negli eventi; essere sensibili agli esseri umani e agli "echi"; rispetto e differenze di valore; nutrire l'interiorità; investire nella qualità della vita e imparare dalle crisi.


24 November 2020

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100 anni dell’Istituto Murialdo- Albano, italia

I Giuseppini del Murialdo sono ai Castelli Romani dal 1920. Iniziarono l’attività scolastica il 29 settembre di quell’anno, a Marino. Cento anni…, appena compiuti!  Alcuni problemi di carattere economico ed educativo fecero sì che, nell’ottobre del 1923, venisse lasciato l'immobile di Marino e tutti, religiosi, insegnanti ed alunni, si stabilissero nell’antico edificio che ospita attualmente l’Istituto Murialdo, il cui nucleo originario comprende la seicentesca Villa Maculani e il settecentesco Palazzo Rospigliosi. In un secolo di lavoro ed impegno i Giuseppini e i docenti hanno educato numerose generazioni di giovani, secondo lo stile di san Leonardo Murialdo che dedicò interamente la sua vita all’educazione cristiana dei fanciulli. Il “Murialdo” (così come lo conoscono tutti) è stato ‘casa’ per diverse migliaia di studenti o, come sono soliti chiamarsi, di “murialdini”.  Tanti anni sono passati, ma la modalità educativa è sempre quella: la Scuola. Attualmente sono presenti più di  500 alunni distribuiti sui vari gradi dell’Istruzione: il Liceo Scientifico (prima, nel 1920, Istituto Tecnico, e poi Liceo dal 1945), il Liceo Scientifico ad indirizzo Sportivo (dal 2013 ad Albano e dal 2017 anche a Roma, in casa da altri Giuseppini, presso il Pontificio Oratorio San Paolo), la Scuola secondaria di I grado, o Medie, (dal 1923) e la Scuola Primaria (ripresa nel 2001). C’è anche, una Ludoteca, per permettere ai genitori di lasciare i propri piccoli in un ambiente di gioco e serenità. La scuola offre “percorsi formativi che mirano ad avviare il giovane a diventare maturo e responsabile dal punto di vista umano e civico, e ben preparato professionalmente”. Le attività arricchiscono l’offerta formativa e "danno modo agli studenti di approfondire tematiche attuali e vicine ai loro interessi, ma anche di particolare valore culturale e sociale per preparare non solo diplomati competenti, ma anche cittadini maturi e consapevoli”.  Lo stesso intento educativo continua a caratterizzare la Comunità religiosa che guida l’Istituto che gode della stima di moltissimi ex allievi, oggi affermati professionisti, che continuano in maggioranza a scegliere “il Murialdo” per la formazione ed istruzione dei propri figli.  “Sono un murialdino. Ho scelto l'istituto Murialdo anche per mia figlia perché oltre a fornire una preparazione ai massimi livelli è ancora oggi una scuola di valori e di vita, attenta ai tempi che cambiano”. E ancora: “l'elemento fondamentale che rende l’Istituto Murialdo differente dalle altre scuole è il corpo docente: i professori sono concentrati sull'insegnamento e forniscono agli alunni strumenti di apprendimento più moderni per coinvolgerli emotivamente, aiutandoli ad acquisire nuove conoscenze. Sapere che esiste sul territorio una istituzione scolastica che mette al centro della sua attenzione (oggi si direbbe: la mission) la persona, l’alunno, lo studente, mi ha convinto ad affidare all'Istituto Murialdo quello che ogni famiglia ha di più prezioso, i miei figli”.  Che senso ha, allora, frequentare “il Murialdo”? Non è una scuola come le altre? Certo, come è stato detto, da cento anni l’Istituto Murialdo forma generazioni di ragazzi attraverso la scuola e lo fa in modo eccellente. Ma, da sempre, “il Murialdo” non è solo questo. Per qualunque educatore che vuole “copiare” San Leonardo, ogni ragazzo non è solo uno studente, ma è prima di tutto un uomo. In ogni ragazzo non c’è solo una mente che deve crescere, ma soprattutto un cuore. S. Leonardo coglieva questa realtà dimenticata da troppi insegnanti ed educatori affermando con acutezza: «Dobbiamo prenderci cura di ciò che c’è di più prezioso nella società: i giovani. E di ciò che è più prezioso nei giovani: il cuore. Il cuore è ciò che è più prezioso nei giovani: non tanto l’esterno, il comportamento, il mestiere, la scuola, ma l’interno, il cuore!». Un ‘manifesto' ancora oggi rivoluzionario! L’Istituto Murialdo propone, nei Castelli Romani, questo progetto di educazione integrale (cioè completa) dei giovani. Usando le parole del nostro Santo, ecco il programma delle opere educative dei Giuseppini: fare di ogni giovane “un onesto cittadino e un buon cristiano”.  100 anni di storia educativa sono passati, ma tanti altri ne abbiamo ancora davanti!  Non ci resta che ringraziare tutti coloro che sono stati i protagonisti di questo centenario progetto educativo e augurare un “buon viaggio educativo” a tutti i “Murialdini” che hanno e avranno la fortuna di frequentare il “Murialdo” di Albano Laziale nei prossimi, speriamo, cento anni!    Tratto da www.murialdoalbano.it


21 November 2020

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UNA NUOVA COMUNITÀ DEI GIUSEPPINI A KOIDU- SIERRA LEONE

Abbiamo fatto l'inaugurazione della Nuova Missione  (Rettoria) San Francesco Saverio, Koidu, affidata in perpetuo ai Giuseppini dal Vescovo di Kenema, mons. Enrico Aruna. 9 novembre 2020 - Lunedì alla solenne Liturgia hanno partecipato - il Vicario Generale della Diocesi, p. Stephen Kumasi - il parroco del Martire dell'Uganda, p. Chrisopher Vandi, - il sacerdote incaricato di San Marco, p. Lowrence Ndomaina, - P. Edmund Kemoh da Jengema - ed uno Spiritano, fr. Emmanuel Koroma. I Giuseppini erano rappresentati da - P. Augustine Lebbie, V. Moderatore della Provincia,  - P. Antonio Testa e p. Maurizio Boa di Kissy, - P. Manasseh Ioryue con un rappresentante dei Giovani della parrocchia Murialdo - Mabesseneh di Lunsar, - P. Bruno Guzzonato, P. Kabia Michael e fr. Emanuel Koroma e 6 novizi di Makeni. La cerimonia è stata seguita da una massiccia presenza dei fedeli di San Francesco, della Chiesa Madre "Martiri dell'Uganda" e dei vari distaccamenti. Erano presenti anche le comunità delle Suore di San Giuseppe di Cluny e dell'Immacolata Concezione. La cerimonia era prevista per le ore 10.00, ma un imprevisto ha causato il rinvio alle 11.30, con l'accoglienza del vescovo all'incrocio con la strada principale, la processione verso la Chiesa e la Santa Messa con la lettura del documento ufficiale di insediamento della nuova Missione. Al termine, importanti doni sono stati offerti al Vescovo e ai Giuseppini: una coppia di capre ciascuno, diversi sacchi di riso, un bidone d'olio, varie offerte delle associazioni e dei fedeli. Le due capre e un sacco di riso, ricevuti in dono, sono stati consegnati al Noviziato Makeni. La Santa Messa è terminata alle 15.15. Il Vescovo, i sacerdoti e i confratelli sono stati poi accolti in casa nostra per un pranzo e poi rapidamente ogni gruppo è partito per tornare alle proprie comunità. E' stato offerto anche un pranzo, presso la chiesa di San Francesco, per circa 150 fedeli provenienti dall'outstation dei villaggi intorno a Koidu p. Pierangelo Valerio


19 November 2020

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COVID 19 NELLA FAMIGLIA DEL MURIALDO

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   ARGENTINA-CILE IN TEMPO DI COVID               La nostra provincia di Argentina/Cile sta attraversando la stagione del COVID dal marzo scorso, praticamente, quando abbiamo avuto  la chiusura dei collegi, delle scuole, delle chiese e da quel momento, seppur con ritmi e modalità diverse tra Cile e Argentina, il contagio si è sempre più esteso. Nei primi mesi era più significativo il contagio in Cile più che in Argentina, mentre adesso  il Cile viaggia su 1000/2000 contagi al giorno, mentre invece l'Argentina è intorno ai 15.000.        I due paesi però hanno affrontato in modo diverso il problema COVID.        Il Cile con delle chiusure localizzate dove c'era un focolaio di contagio e l'Argentina invece con un lockdown più o meno generalizzato, che è stato totale al principio, direi per il primo mese, poi si è differenziato nelle varie province secondo il ritmo di diffusione del contagio.        Adesso sì qui in Argentina si cerca di aprire un po’, anche se il contagio continua.        Quello che è successo qui è che fino all'inizio di settembre il contagio, che era soprattutto nella zona di Buenos Aires e dintorni (la cosiddetta AMBA-Area Metropolitana Buenos Aires), si è diffuso anche nelle altre province, che prima più o meno mettevano attenzione al tema, ma erano abbastanza liberi di  muoversi all'interno delle province. Adesso la maggioranza dei contagi l’abbiamo nell’interiore del paese più che nella zona di Buenos Aires.        Poi, come si sa qui in Argentina il grande problema è quello economico e in Cile è quello del cosiddetto “estallido social” cioè questa rivoluzione sociale che è cominciata l'anno scorso e di cui hanno celebrato con altri danni l'anniversario una quindicina di giorni.        Qualche giorno fa c'è stato in Chile il Plebiscito per il cambio della Costituzione che ha avuto un risultato positivo: una maggioranza molto significativa vuole il cambio della Costituzione. Adesso comincerà un processo che sarà lungo e complicato; speriamo che avvenga nell’ ordine, non nel grande disordine e nella violenza, come è successo in Cile nell’ultimo anno.        Nelle nostre comunità e opere, dove si lavora anche se le scuole, collegi e chiese sono chiuse, devo dire che come salute stiamo bene, per quanto riguarda il Covit: fino adesso non abbiamo avuto nessun caso.        Le scuole si sono organizzate tutte per fare un’attività didattica ed educativa attraverso internet e cercando di raggiungere tutti o quasi tutti gli alunni, dotandoli degli strumenti necessari o portando in famiglia le fotocopie del materiale scolastico.        Oltre a ciò si organizzano anche momenti di incontro, quasi vorrei dire di ricreazione per i ragazzi, feste “virtuali”, tanto per tenere il vincolo con il collegio.        In questa ultima parte dell’anno (mancano un paio di mesi, anche meno alla conclusione) si vorrebbe tentare di farli ritornare in classe, non tanto per fare lezione, ma per tornare al collegio, perché i ragazzi si possano reincontrare e salutare,  soprattutto per quelli che chiudono un ciclo,  il primo o ancor più il secondo e quindi lasciano.        In questo momento c'è tutto un discorso e una polemica, anche una confusione su questo tema. Poi, come succede dappertutto, la questione viene strumentalizzata politicamente e i governanti danno disposizioni senza rendersi conto del tutto  come sia possibile applicarle…        Per quanto riguarda le parrocchie ci sono alcune realtà dove le chiese possono esser aperte, però con pochi fedeli e con tutte le precauzioni.        A Buenos Aires le chiese sono chiuse dal marzo scorso; a Mendoza hanno aperto, poi chiuso e ora sono riaperte sempre con misure cautelative più rigide.        In Cile le chiese sono chiuse dal marzo scorso.        Sia nei collegi sia nelle parrocchie si lavora molto, moltissimo direi, con l'attività sociale e caritativa tramite, la Caritas grazie al volontariato, tramite i gruppi di giovani che abbiamo per aiutare con cibo e vestiti le famiglie bisognose che sono sempre di più.        Dal punto di vista economico le opere (soprattutto quelle dell’Argentina) sono molto segnate  da questa situazione di povertà crescente.        Abbiamo soprattutto una forte inadempienza delle famiglie nel pagare la quota mensile, che pure è bassa, ma nella situazione economica in cui versa la maggioranza delle famiglie debbo dire che è l'ultima cosa a cui pensano. Qualche papà mi ha candidamente confessato: “Padre, o pago la quota o do da mangiare ai miei figli…”.        Qui al Pio XII abbiamo una morosità rispetto al pagamento della quota che si aggira intorno il 75%. Adesso la situazione sembra un po’ migliorata perché già vengono a pagare la matricola per il prossimo anno e alcuni approfittano per saldare il debito anteriore.        In Argentina il governo è intervenuto negli ultimi tre mesi sembra con un contributo allo stipendio dei dipendenti che non ricevono la sovvenzione statale, questo ha allentato un po’ la sofferenza economica delle opere.        Però la situazione economica è molto precaria, come voi ascoltate credo anche lì dai notiziari in Italia. Qui c’è questo dollaro “blu”, come si dice, cioè non ufficiale, che vale più o meno il doppio del dollaro ufficiale: se 90 pesos vale il dollaro ufficiale, quello vale 180. Vuol dire che se tu devi comprare dollari devi mettere 180 pesos per ogni dollaro; se tu vendi i dollari te ne danno solo 90 di pesos… è un po’ una cosa difficile da spiegare; poi ci sono tasse su tasse e zero possibilità per noi di convertire la moneta locale.        Ci sono delle opere come Mendoza che in questo momento hanno bisogno di un aiuto della provincia, ma qui non abbiamo la liquidità; quello che la provincia ha è in Cile, ma se non si viaggia non si può portare il denaro; spedirlo o fare bonifici è inimmaginabile in questo momento con tutte le tasse che ci sono…        Se io riuscirò a fine novembre andare in Cile per la visita alle comunità, poi passo a Mendoza e porterò qualche migliaio di dollari.        La situazione economica e molto molto difficile.  Lo ho sentito e verificato in tutte le realtà nostre, perché finisco oggi l'ottava settimana di visite virtuali alle comunità.         Devo dire che i nostri laici collaboratori una volta di più hanno mostrato la loro vicinanza alla comunità e all'opera - parlo in generale - e un grande senso di partecipazione e di motivazione all'apostolato  murialdino. Ci stanno dando una prova in più della loro vicinanza ed è una bella cosa.        Il discorso delle prospettive qui è molto difficile da fare.        Sento dire da più parti che, sia in argentina sia in Cile, che, se non ci sarà nella primavera una vaccinazione che si possa considerare sicura e che possa essere distribuita in modo generalizzato, sarà difficile riprendere nel marzo del 2021 l'attività scolastica col nuovo anno scolastico in modo presenziale.         Se non ci sarà il vaccino in primavera, probabilmente si partirà con il nuovo anno scolastico in forma virtuale, si andrà poi forse a cominciare in via presenziale nella seconda parte dell'anno, cioè dopo le cosiddette vacanze d'inverno che sono intorno alle ultime settimane di luglio.        Queste sarebbero le prospettive per quanto riguarda i collegi.        Per le parrocchie, invece, sembra che si possa riaprire prima (tra una settimana o due), ma per un massimo di 20 persone, in luogo aperto. Questo è ciò che si dice in questi giorni.        Devo dire che, dopo un momento di smarrimento iniziale quando si pensava che il problema sarebbe durato qualche settimana soltanto, in questi mesi si è lavorato molto e valorizzato molto il contatto via via zoom, sia a livello di consiglio provinciale, sia con le comunità, sia con le nostre commissioni, sia a livello interprovinciale.         In un certo senso, sembra paradossale, ci siamo sentiti più uniti e mi sembra anche che qualche cosa di positivo c’è stato anche nelle comunità, in termini di regolarità della preghiera, di maggior comunicazione, di maggior attenzione reciproca, di sentirci di più fratelli e “sulla stessa barca”.        Ci voleva una dramma come questo per renderci più consapevoli della necessità che abbiamo gli uni degli altri. Speriamo di non dimenticarlo, e che Dio ci aiuti.                                                                                                                                                      p. Mario Aldegani superiore Argentina-Cile      


18 November 2020

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COVID 19 NELLA FAMIGLIA DEL MURIALDO

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   USA MESSICO COMUNITA’ E CONFRATELLI:  di salute tutti bene. Non ci sono adesso dei casi di Covid-19 fra di noi. La quarantena in USA e Messico non è assoluta, si permettono delle attività ma in modo molto ridotto  OPERE SCUOLE CFP SOCIALI SCUOLE ORATORI ECC.: le scuole lavorano on-line o in modo misto: una classe presente alla settimana a turno. Gli oratori e centri diurni sono chiusi. Si distribuiscono alimenti e altri aiuti... ma non ci sono lezioni presenziali.  ECONOMIA: la crisi economica delle opere è molto forte. Scuole e centri diurni appena sopravvivono, ma non sappiamo fino a quando. Le parrocchie campano meglio  LAICI COLLABORATORI: sempre c'è una grande quantità di laici/che collaboratrici...  ma la partecipazione adesso è molto ridotta o solo via on-line  PROSPETTIVE: ... aspettiamo il vaccino...!!!! Ma in altri aspetti, la VP U-M va bene: nel lavoro con la FdM, nell'aspetto vocazionale e di formazione iniziale.... Siamo nelle mani di Dio, siamo in buone mani!!!!                                                                                                                                            p. Alejandro                                                                                                                                           Superiore VP UM DELEGAZIONE INDIA Qui ad Aroor stiamo bene e tutta la comunità sta bene e al sicuro; è arrivato anche p. James. Sono arrivati altri due ragazzi dallo stato di  Orrisa; quindi abbiamo cinque ragazzi nel propedeutico e tre nel plus one.  I novizi stanno bene e le lezioni sono regolari. In Chemparacky tutti stanno bene e  al sicuro; i giovani confratelli  frequentano le lezioni di filosofia online.   Tutti i membri sono all'interno della comunità eccetto un confratello che è adesso a casa sua per visitare i suoi vecchi genitori.  A  Chennai la casa di accoglienza dei ragazzi  è ancora chiusa; i confratelli studenti di teologia frequentano le lezioni on line.  Fra.  Prameed e  Joju hanno terminato il corso di teologia.  Non ci sono attività speciali; tutto si svolge nella comunità.  Tre padri sono con loro. Le tre comunità parrocchiali stanno bene. Non c’è molto da fare; si celebra ogni giorno la messa. Nel Bihar p. Saji e p. Punith stanno bene. Sono occupati nel portare a termine i documenti per la terra che abbiamo acquistato. Ringraziamo perché il Signore  tutti ci protegga.                                                                                                                                             P. Milttan                                                                                                                                            Superiore Delegazione India   PROVINCIA BRASILIANA   CONFRADES E COMUNIDADES:       Tivemos um confrade, Pe. Antônio Mattiuz, de Belém do Pará, que contraiu o vírus mas, foi leve e está recuperado. Dificuldades maiores tiveram os confrades mais jovens, especialmente os envolvidos nas Obras Sociais e na Paróquias, cujas atividades foram completamente reduzidas. Apesar do acrisolamento, a crise favoreceu outras experiências igualmente significativas. Desafiante é a compreensão de que muitas coisas precisam de uma outra visão, mas essa consciência será lenta, mas esperamos progressiva.  ESCOLAS E OBRAS SOCIAS. As Obras Sociais mantiveram sua portas fechada e possivelmente parte do ano que vem também.  No entanto, em todas elas mantiveram-se o auxílio às famílias com sestas básicas mensais. A grave crise econômica certamente irá impactar negativamente sobre os serviços de nossa Obras. Tanto as que são mantidas por convênios bem como as que recebem auxilio importante do ILEM. Na província iremos colocar em pauta a vida de nossa Obras Sociais. Como serão reestruturadas. As escolas retomaram parte do atendimento presencial agora em outubro. Os alunos, na sua grande maioria tiveram aulas ON-LINE. A Rede das escolas mantiveram um programa de atuação intensa durante este tempo no sentido de acompanhar as famílias, os alunos, professores... A inadimplência é muito grande e certamente a evasão também o será. Há muito medo, insegurança, dúvida e muito empenho. ECONOMIA Já era grande a angustia por conta da dívida do ILEM, ficou maior ainda. Existe uma pequena esperança com a venda dos lotes de Orleans, já a partir do início do ano de 2021.  Não menor é o problema financeiro da ORGMUR que depende do ILEM. Importante será uma nova configuração da gestão. A atuação do sistema binário será fundamental. As motivações e esperanças são grandes para um tempo novo. Porém, temos consciência de que o problema está longe do fim e que teremos outras ondas da pandemia. Agora vivemos a ilusão da normalidade. Nesses dias definiremos, em Conselho Provincial, a modalidade de nossa Consulta Provincial. A intenção é de fazermos os Exercícios Espirituais e a Consulta Provincial de forma presencial em janeiro como de costume.                                                                                                                                                                                            Pe. Marcelino Provincial  


17 November 2020

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COVID 19 NELLA FAMIGLIA DEL MURIALDO

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   PROVINCIA ITALIANA COMUNITA’ E CONFRATELLI: in questo periodo ho incontrato confratelli consapevoli della situazione di disagio e quindi capaci di affrontare le restrizioni. Chiaro che incontri occasionali possono diventare rischiosi e causare situazioni di positività. Così è stato per P. Giovanni Salustri, che ha già superato il periodo di quarantena, p. Rosario Avino, P. Francesco Molinaro e Davide Gaviglio che invece lo stanno attraversando  OPERE SCUOLE CFP SOCIALI SCUOLE ORATORI ECC.: nelle scuole e nei cfp c’è grande fermento perché l’attività didattica prosegua con serenità. Ogni realtà ha cercato di seguire con una certa rigidità i vari protocolli richiesti perchè nulla fosse lasciato al caso e devo dire di avere trovato grande serietà e fermezza in tutte le varie realtà visitate in questi due mesi. Alcune scuole hanno avuto anche un incremento di presenze. Così pure i vari oratori, la gran parte dei quali sono ancora in parte chiusi, stanno cercando di osservare le normative. In alcune parrocchie si è cercato in questo periodo di celebrare i sacramenti che nel periodo di marzo-giugno erano stati sospesi. Così pure alcune attività giovanili stanno riprendendo, chi in persona, mantenendo sempre le distanze, chi on line  PROSPETTIVE: Nel prossimo periodo il covid ci costringerà a vivere alcune esperienze già programmate in modalità on line e non in persona: Forum di gennaio, esercizi spirituali per i confratelli… Alcune dovremo addirittura posticiparle: Giornate  di spiritualità della Famiglia del Murialdo, incontro dei giovani confratelli, incontro con i parroci…  Stiamo comunque cercando di guardare avanti pensando a come riorganizzare la nostra provincia alla luce di tante situazioni (scarsità di confratelli, età avanzata, maggiori attività…), alla luce anche di introdurre gradualmente il sistema binario come sistema economico gestionale.                                                                                                                                                                                                                                                                                            p. Tony Fabri                                                                                                                 superiore Provincia italiana   ECUADOR COLOMBIA Teniendo presente el pedido, La situación tanto en Colombia y Ecuador, la situación de los contagios de la pandemia son altos.  Se dan muchos contagios al día. Las iglesias de la Costa se abrieron hacia un mes y de la Sierra hace  tres semanas con el foro reducido, pero si esto se complica los Obispos manifestaron de volver a cerrar. En cuanto a nuestra Provincia, los hermanos están bien y estables en forma general. El Padre Ernesto  Villacrés está muy delicado de salud en cama, se levanta sólo al baño con ayuda por el problema del cáncer al hígado, los fármacos ya no le hacen nada. Los otros enfermitos: P. Efrén, P. Luciano. P. Mena. P, Altamirano ,etc están  estables. Las escuelas y Colegios siguen cerrados, haciendo clases por online. Ha bajado el numero de alumnos para este nuevo año que empezaron.  Ahí  estamos   caminando y  las comunidades  a pesar de estos inconvenientes de la pandemia están tranquilas.                                                                                                                                                            P. Julio. DELEGAZIONE CENTRALE Per ora in casa generalizia non si sono verificati casi di confratelli positivi al Covid; p. Rainone Giuseppe è stato in Albania e di ritorno ha fatto la quarantena. A Viterbo chiusa la scuola dell’Istituto dopo che alcuni frati cappuccini sono stati trovati posiviti. Per ora nessuno dei nostri confratelli ha problemi. A Padova si sta ancora di più in casa; per ora non ci sono problemi particolari.   DELEGAZIONE DI SPAGNA DELEGACIÓN, COMUNIDADES Y HERMANOS: *11.3.2020: Madrid, El Pozo. Ingresa P. Franco Zago en el hospital y fallecerá el 30 de marzo con coronavirus. A lo largo de todos esos días estuvimos en contacto con todos los hermanos y colaboradores, y, sobre todo, con la familia de Franco, a quien tenemos que agradecer mucho su cercanía y ayuda. El entierro, transmitido por Facebook y ahora está en Youtube fue el 1 de abril, y, por prudencia y restricciones, solo hubo tres personas y el Delegado como celebrante. Además, P. Angel Martínez y P. Juan José Gasanz, de la misma comunidad de Franco en el Pozo dan positivo pero con síntomas leves. Ninguno de los demás hermanos ha tenido el virus. En Sigüenza, un colaborador y una trabajadora de los cursos -muy cercana a la comunidad- dieron positivos en septiembre y se van recuperando. En las parroquias de Azuqueca, Madrid san Blas y el Pozo fallecen varias personas por el Covid-19. Se multiplican los funerales y responsos en el cementerio. Es verdad, que en algún caso esta pandemia en un primer momento nos ha entristecido, deprimido o aturdido. La fe en el Señor, siguiendo a nuestro fundador, nos dice todo lo que nos envía es para nuestro bien. Hemos tenido ocasión de celebrar algún retiro en la Delegación, reuniones sectoriales on line (Consejo, ecónomos, Patronatos, Consejo general, Familia de Murialdo, Parroquia Josefina, antiguos alumnos, etc) y oraciones on line como el 3 de mayo dando gracias a Dios por los 50 años de canonización de S. L. M. Tuvimos los ejercicios espirituales presenciales la última semana de julio: 11 hermanos y 5 laicos. Se realizó la consulta para ecónomo José ramón Ruiz y para consejero, después de que dimitiera José Sanz, fue nombrado José Ramón Ruiz.  OBRAS En España desde el 13 de marzo hasta el 17 de mayo estamos en confinamiento domiciliario. Están cerradas las parroquias y todas las celebraciones se hacen por streaming. Y en las escuelas y colegios debemos seguir la enseñanza on line. En las parroquias, las primeras comuniones se han ido espaciando a lo largo de junio, julio, agosto y septiembre. Además, se ha incrementado el número de personas que han acudido a Cáritas solicitando ayuda en alimentos, pagos de alquileres, etc. En los colegios desde septiembre la enseñanza es presencial, manteniendo la distancia y todas las medidas sanitarias. Con mucho trabajo en Orduña funciona prácticamente normal. Los cursos para la formación de personas en desempleo en Azuqueca y en Sigüenza llevan un poco de retraso pero se prevé que pronto, a lo largo del mes de noviembre, empezarán. ECONOMÍA Han disminuido los ingresos en las parroquias porque viene menos gente, especialmente ancianos, y por el aforo limitado a 2/3, 1/2 o a 1/3 como en este momento desde el 18 de septiembre. Tampoco alquilamos los locales para reuniones, celebraciones diversas, que aportaban una buena entrada para las parroquias. Y también no podemos acoger grupos numerosos en Sigüenza y Orduña de fin de semana o durante el verano, hecho que se ha notado mucho en la economía de las dos obras. Sin embargo, podemos decir que el Covid-19, por ahora, no ha influido demasiado en nuestra economía. PERSPECTIVAS A pesar de todo, me da a mí la impresión que ha crecido la conciencia de Delegación de España: los laicos y colaboradores han tenido la ocasión de emerger, participar y responsabilizarse más en nuestro futuro y obras. Nos han ayudado no solo en algún caso con donativos para Cáritas sino también reflexionando y planificando el futuro con más confianza en el Señor, como lo prueban dos hechos: la reflexión sobre la Fundación Leonardo Murialdo que debe expandirse en toda la geografía española y dar cobijo a nuestras obras sociales, así como a la Familia de Murialdo aquí en España; y, segundo, la reunión de los Antiguos alumnos que demuestra que podemos contar con ellos para vivir el carisma josefino, pues siguen sintiendo vivo a San Leonardo Murialdo.                                                                                                                                                                    Juan José Gasanz Superiore Delegazione Spagna    


16 November 2020

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COVID 19 NELLA FAMIGLIA DEL MURIALDO

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   DALLA ARCIDIOCESI DI SANTAREM (Brasile) Dia 02 de fevereiro de 2020, a então Diocese de Santarem do Estado do Pará,  Brasil, foi elevada à condição de Arquidiocese pelo Papa Francisco, e por designio de Deus, e da Santa Sé, eu Dom Irineu Roman, csj, tomei posse como  primeiro Arcebispo. A partir de então, iniciei meus trabalhos de escuta dos padres, Vida Religiosa, visitas às comunidades, paróquias e áreas pastorais. A Arquidiocese de Santarém possui 40 padres diocesanos e 35 padres religiosos e diversas congregações religiosas masculinas e femininas, totalizando 12 congregações atuando na Arquidiocese. A Arquidiocese possui uma superfície de 171.000 km2, com 07 cidades, 12 Regiões Pastorais, 830 comunidades, subdivididas em 45 paróquias. O povo que compõe a região, chamada de Baixo Amazonas e Tapajós, é de origem indígena,  paraense e nordestina por causa da migração. Mas existem outras culturas, como a sulista, que trabalha na agricultura. Ainda não consegui viajar e conhecer toda a Regiao compreendida pela Arquidiocese devido às distâncias e a Pandemia do COVID-19 que restringiu as viagens e as atividades religiosas. Mesmo assim, estou me aventurando e viajando de barco para as comunidades, inclusive aldeias indigenas, para visitas, celebrações e assistência social por meio da Cáritas Arquidiocesana.  Além disso,  nessa Pandemia, estamos  seguindo com rigor todos os procedimentos emanados pelas autoridades da saúde,  quanto ao isolamento e distanciamento social, uso de máscara obrigatório, medição da temperatura nas portas das Igrejas e a utilizacão do álcool em gel ou alcool 70°. Estou muito feliz nessa missão,  de modo particular, nesse primeiro momento, pois fazem apenas 10 meses que assumi como Arcebispo nessa Arquidiocese. Por outro lado, o povo me quer bem e de outra parte, a recíproca é verdadeira.  Deixo aqui meu grande abraço a todos os Josefinos de Murialdo espalhados pelo mundo. Conto com as orações de todos para o bom êxito de minha missão. Minha benção a todos.                                                                                     Dom Irineu Roman, csj - Arcebispo de Santarém - Pará-Brasil VICEPROVINCIA AFRICA Le nostre comunità e i nostri confratelli hanno vissuto questo momento di Covid con grande paura e ansia per la notizia che ci arrivava dall'Europa e da altre parti del mondo. Fortunatamente le nostre comunità e i nostri confratelli non sono stati colpiti direttamente e non abbiamo perso la vita a causa del virus corona. Durante il virus corona, tutte le nostre scuole e i nostri oratori sono stati chiusi. Sono stati segnalati molti casi in tutti i Paesi dove stiamo lavorando, ma non abbiamo sentito di alcun caso segnalato tra i nostri giovani. Anche se la pandemia non ha colpito la vita dei nostri confratelli e dei giovani come in altre parti del mondo, le conseguenze devastanti sulla vita quotidiana della nostra gente e delle nostre comunità sono enormi. Tutte le nostre parrocchie, le scuole e le attività quotidiane sono state chiuse. La maggior parte dei nostri confratelli che lavorano in istituzioni pubbliche non sono stati in grado di pagare gli stipendi dei loro lavoratori. Sfortunatamente, la pandemia ha portato sofferenze indicibili alla nostra gente, poiché il prezzo dei prodotti di base è aumentato e la maggior parte delle famiglie ha perso il lavoro, poiché un gran numero industrie e delle istituzioni ha dovuto chiudere. Molte di esse devono ancora essere riaperte.  I nostri collaboratori laici non fanno eccezione, perché la maggior parte di loro ha perso il lavoro e alcuni di questi lavorano nelle nostre istituzioni ed è stato un problema vederli andare via per mesi senza salari. Al momento, il virus si sta gradualmente riducendo, dato che i casi si sentono a malapena al giorno d'oggi. In quasi tutti i Paesi in cui lavoriamo, la vita comincia a tornare alla normalità. Le scuole, le università e le altre istituzioni pubbliche stanno riaprendo. La gente è fortemente convinta che il virus non esista e che sia solo un modo per i loro governi di fare soldi. Come tale, difficilmente si sente o si vede la gente andare in giro osservando le regole e i regolamenti della corona.  Siamo grati a Dio che la pandemia non abbia colpito l'Africa come in altre parti del mondo, perché le sue conseguenze avrebbero potuto essere disastrose essendo tutti i luoghi pubblici sempre sovraffollati. Tuttavia, sono fermamente convinto che il virus sia ancora con noi e che dobbiamo ricordarci di rispettare tutte le regole e le norme che ci vengono indicate dai nostri esperti medici.                                                                                                                                          p. Augustine superiore VP Africa


13 November 2020

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Covid 19 nella famiglia del murialdo

UNO SGUARDO SULLA CONGREGAZIONE E FAMIGLIA DEL MURIALDO IN TEMPO DI COVID 19   SUORE MURIALDINE DI SAN GIUSEPPE Fin dall’inizio della pandemia anche noi, suore Murialdine, abbiamo dovuto cambiare la modalità dell’apostolato passando da quanto eravamo abituate ad un modo diverso pur di prestare attenzione ai bambini, ragazzi, giovani poveri e alle loro famiglie, in particolare per procurare l’alimento necessario alla sopravvivenza. Questa modalità ci ha messo in contatto più diretto con le famiglie e il virus non ha risparmiato alcune consorelle. Sono state colpite dal Covid-19 le comunità di San Rafael (Ecuador) e di Villa Nueva di Mendoza (Argentina). Ringraziando il Signore alcune consorelle hanno già riacquistato pienamente la salute, altre sono in via di guarigione. Abbiamo avuto anche la morte di alcuni familiari di consorelle in Ecuador. Suor Orsola Bertolotto Superiora generale Murialdine di San Giuseppe   VICARIATO APOSTOLICO DEL NAPO  1. CRESIME La seconda fase della pandemia siamo riusciti a contenerla mantenendo le distanze e rispettando le restrizioni previste dall’autorità: mascherine, alcol per lavarsi le mani, evitare assembramenti. Da luglio 2020 ho celebrato 56 funzioni con l’amministrazione del sacramento della cresima a circa 2578 ragazzi, giovani e adulti. Cominciando dai villaggi nelle zone rurali e terminando nelle zone urbane. Ormai quasi tutte le 22 parrocchie sono state servite a domicilio, ne mancano poche per concludere. Si celebrava per gruppi ridotti, in spazi ventilati e coperti che garantissero la sicurezza. Le chiese e le cappelle ormai sono quasi tutte riaperte al culto; i missionari hanno ripreso le celebrazioni con ritmi normali. Si rispettano i regolamenti emanati dalle autorità. Il catechismo non è ancora organizzato in forma presenziale nelle zone urbane, lo offriamo per radio Voz del Napo o in maniera virtuale. Le catechiste e catechisti mantengono i collegamenti con gli alunni. Nei villaggi si è sempre continuato con il catechismo domenicale. Il movimento del traffico e la riapertura dei negozi sono ripresi, ma non ci sono soldi per comprare. 2. SALUTE Possiamo dire che il contagio è stato ancora una volta frenato dalla medicina tradizionale, con le ricette che il mondo indigeno conosce e si trasmettono da anni (erbe, cortecce, piante medicinali che si trovano nel bosco). Non abbiamo avuto aiuto nè appoggio dalle autorità sanitarie, che non hanno mai riconosciuto la validità della medicina tradizionale. I morti di questi mesi sono stati tutti “etichettati” di coronavirus, ma non abbiamo la certezza, perchè non esistono tamponi e controlli. A tutte le 22 parrocchie dell’esteso Vicariato Apostolico del Napo sono stati consegnati gli strumenti indispensabili per far fronte all’epidemia: termometro digitale, alcol, tappetini, mascherine; abbiamo comprato due macchine per sanificare le chiese, le canoniche e le scuole. 3. SCUOLA Tutte le nostre scuole attualmente sono chiuse. Si mantiene l’insegnamento virtuale con risultati di apprendimento scarsissimi. Qualche settimana fa una nostra scuola cattolica rurale è stata scelta dal governo per iniziare un progetto pilota per riaprire in forma semi-presenziale le aule nei villaggi. Sono state ridotte le materie di studio. I professori una volta alla settimana consegnano nelle case a mano fotocopie dei compiti da fare e raggiungono le famiglie. Nelle zone rurali non si riesce a stabilire il collegamento internet. Famiglie e professori non hanno avuto un congruo tempo di ferie e lo stipendio pagato. Abbiamo distribuito alle famiglie le donazioni per la colazione dei bambini.  4. POVERTA’ È l’altro virus nascosto che ora è esploso. Serpeggia la necessità e la fame. Non avendo ripreso il lavoro a pieno ritmo, le famiglie soffrono per la mancanza di prodotti di prima necessità. Coltivano qualcosa nell’orto. Ma le frequenti inondazioni hanno distrutto i prodotti seminati. Con aiuti che abbiamo ricevuto dall’estero, siamo riusciti a distribuire pacchi viveri a quasi 900 famiglie in necessità. Ma le risorse sono finite. + Adelio Pasqualotto vicario Apostolico del Na


12 November 2020

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IN TEMPI DI PANDEMIA... CONTAGIO D'AMORE

Il nuovo gruppo pastorale della Pastorale giovanile Vocazionale Murialdina dell'opera di Santiago, KERYGMA, ha iniziato la sua attività. I giovani murialdini, dopo un precedente lavoro di organizzazione e formazione, hanno cominiciato incontrarsi nei locali della Scuola Murialdo, con tutte le necessarie precauzioni di sicurezza, per preparare il cibo che andavano a distribuire ai fratelli e alle sorelle che vivono nelle strade attorno al nostro patronato. Questo esempio di collaborazione tra i giovani della pastorale, gli educatori, i genitori e le famiglie del Liceo, che hanno dato un prezioso contributo in cibo e denaro, si è concretizzato nell'incontro con i nostri fratelli che hanno ricevuto questo cibo e in un dialogo fatto di ascolto, gioia e gratitudine. L'impegno, nonostante il complesso contesto della pandemia, è quello di raggiungere tanti fratelli bisognosi ogni sabato a partire dalle 18.00 per le strade del quartiere del patronato. In questo modo i nostri giovani vogliono rendere vivo l'invito di Papa Francesco a non "balconare la vita", a "alzarsi dal divano" e dare un volto a una "Chiesa in uscita" che sappia riconoscere nei fratelli scartati e invisibili, il volto di Cristo che ci dice "Avevo fame e mi avete dato da mangiare" (Mt 35,35-45). Invitiamo molte persone a partecipare con la loro collaborazione e la loro presenza così come altri giovani che desiderano impegnare la loro vita in questi grandi ideali.


11 November 2020

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CAROVANA MURIALDINA 2020- VILLA BOSCH

Nel quadro delle celebrazioni per la nascita del nostro Santo Fondatore, abbiamo voluto, come comunità, essere creativi di fronte al contesto sociale e mondiale della pandemia che stiamo vivendo. Non potevamo festeggiare come ogni anno. Facendo appello alla creatività, abbiamo organizzato una Carovana Murialdina per le strade del nostro quartiere. Un'attività da fare insieme come una grande famiglia unita e da poter riempire di colore, di gioia e di un po' di rumore anche le strade di Villa Bosch, facendo eco agli insegnamenti, alla testimonianza evangelica e al carisma murialdino. Pensando anche al motto ispiratore di quest'anno 2020, "In Te siamo per gli altri", abbiamo voluto avvicinarci ai fratelli più bisognosi, seguendo così l'eredità di San Leonardo e guardando ai più vulnerabili. Per questo motivo, l'obiettivo di questa carovana, oltre ad esprimere la gioia della sua testimonianza, era che tutta la nostra comunità educativa e parrocchiale potesse portare cibo non deperibile ai fratelli più bisognosi del nostro ambiente. È stato un bel pomeriggio in cui il carisma murialdino si espresso al meglio.  Ogni famiglia, ogni giovane collaboratore, ogni piccolo volto, ogni insegnante che ha partecipato ha detto che il Murialdo vive! Ancora una volta il carisma del nostro Santo Fondatore, amico, fratello e padre è andato a fare rumore nel quartiere diffondendo la gioia, pregando come famiglia e offrendo doni ai più bisognosi.


09 November 2020

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GRUPPO MISSIONARIO Ss. MARTINO E ROSA -ITALIA

Tutto è iniziato da un specialissimo viaggio in India, proposto caldamente da Padre Guglielmo Cestonaro, motivati e formati da d. Siro Lazzari nell' agosto 2018; felicemente presentato e accolto dalla comunità parrocchiale, tanto da darci un contributo da portare direttamente alle missioni di CHENNAI  nel TAMIL NADU, AROOR e CHEMBARAKKY nel KERALA. L'esperienza del viaggio  l'abbiamo vissuta in 6 " ragazze" 3 da Conegliano e 3 da Thiene, inizialmente sconosciute, poi durante e grazie al viaggio missionario,  unite in un legame duraturo; non potremmo mai ricordare  l'India senza " NOI". In India abbiamo conosciuto una realtà completamente diversa, senz'altro povera di beni materiali, ma ricca di spiritualità, autentica nei rapporti e con la capacità di farti sentire unico e accolto come solo chi ti ama sa fare. Indimenticabili resteranno il ricordo degli occhi e gli sguardi gioiosi e pieni di gratitudine dei bambini. Al nostro rientro, dopo la testimonianza del viaggio, è nato il desidertio che l'esperienza portasse qualche frutto e così, coinvolgendo amici e parrocchiani, abbimo iniziato a sostenere a dintanza i bambini della comunità di Chennai. Dopo la visita nella nostra parrocchia, nella primavera del 2019, ci è stata proposta la raccolta per un pulmino, sempre per la missione di Chennai (completata lo scorso Natale). Così abbiamo coinvolto le persone che già si erano dimostrate sensibili e il 5 settembre 2019 è ufficialmente iniziato il GRUPPO MISSIONARIO Ss. MARTINO E ROSA intitolato a Carmen Dorigo (una ns sostenitrice mancata  improvvisamente poco dopo il ns. rientro dall'India) e sotto la protezione di Santa Madre Teresa di Calcutta. il ns. gruppo è composto da una ventina di persone che hanno saputo dire un SI, portando ciascuna la propria storia, la propria esperienza, la propria unicità ma unite nel Signore e dal sopporto di Padre Giuseppe Menzato, attuale parroco della chiesa dei Ss. Martino e Rosa. Far parte di un gruppo missionario è innanzitutto il piacere dell'incontro e della condivisione ed essere uno strumento a disposizione della Porovvidenza. Ora continuiamo il sostegno a distanza per i bambini dell'India e aiutiamo PADRE PIERANGELO VALERIO nel desiderio di acquistare dei pannelli solari e un generatore per la sua nuova parrocchia di  KOIDO nella  SIERRA LEONE.   Dio permettendo Gruppo Missionario


31 October 2020

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TRE ANNI DELLA BEATIFICAZIONE DI PADRE GIOVANNI SCHIAVO

    Personalità di grande rilievo, per le doti umane e per la profonda spiritualità che lo animava. Degno figlio del Murialdo, missionario in Brasile, fondò nuove opere a favore dei ragazzi della strada. Amante della natura, delicato nel tratto, era un educatore attento ai bisogni dei giovani poveri. Vero padre per tutti, aveva la forza dei santi, l’abbandono assoluto nelle mani di Dio e nella sua Provvidenza.   BEATIFICAZIONE DI PADRE GIOVANNI SCHIAVO 28 ottobre 2017 Padre Schiavo è stato il formatore delle prime generazioni di murialdine in Brasile, in sintonia con le direttive di padre Luigi Casaril, fondatore, e di madre Maria Ellena, la prima superiora generale, tracciando per le suore un cammino solido di vita consacrata fondata sull’amore a Dio e al prossimo, vissuta in umiltà e carità, nella dedizione ai giovani poveri e alle famiglie. La sua fama di santità si è diffusa quando era ancora in vita. Fu sepolto nel piccolo cimitero delle Suore Murialdine a Fazenda Souza e la sua tomba da subito divenne luogo di preghiera. Innumerevoli le grazie ricevute per sua intercessione. Il 14 dicembre 2015 Papa Francesco ha promulgato il decreto sull’eroicità delle virtù di Padre Schiavo. Il 1° dicembre 2016 è stato approvato il miracolo della guarigione di Juvelino Cara. Il 28 ottobre 2017 è stato beatificato. Suor Orsola   Nella foto il quadro della beatificazione e il gruppo delle Suore Murialdine nel giorno della beatificazione a Caxias do Sul.  


28 October 2020

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26 ottobre, anniversario della nascita di san Leonardo Murialdo

  Nel suo Testamento spirituale san Leonardo scrive, immaginando che Dio si rivolga a lui: «Da tutta l’eternità io pensai a te; ti chiamai con il tuo nome e decisi di salvarti, santificarti e glorificarti eternamente, per il grandissimo amore con cui ti ho amato da sempre». In un’altra pagina del Testamento, annota: «Fin dalla nascita Dio mi ha colmato dei suoi benefici». E descrivendo la chiesa di San Dalmazzo a Torino, afferma: «Ecco il sacro fonte, dove il tuo amore mi donò l’innocenza e mi adottò come tuo figlio per mezzo del santo battesimo».   ​​​​​​26 ottobre, anniversario della nascita di san Leonardo Murialdo (messaggio del padre generale)   La data del 26 ottobre segna per san Leonardo Murialdo il suo compleanno e oggi da quella data ne sono passati 192. La ricorrenza per noi si riveste di memoria che alla luce della storia che ne è seguita la rende piena di significato. Certo in quel momento di 192 anni fa non si poteva immaginare il futuro che ne sarebbe derivato, tuttavia qualche segno lo si può individuare. Intanto una famiglia che accoglie una nuova vita accanto a delle altre. Una famiglia profondamente religiosa che offre ai figli una base di vita veramente umana e cristiana. Una famiglia nella quale il piccolo Nadino respira affetto, tenerezza, cura, accanto alle sorelle e al fratello, tutte attenzioni che lasciano il segno nella vita di Leonardo e che porteranno frutti in seguito. Due giorni dopo sarà battezzato nella vicina chiesa di San Dalmazzo  e come non pensare che lo Spirito abbia già messo dentro il suo cuore quel seme di bontà che poi Leonardo trasformerà in annunci di misericordia  per tanti ragazzi? Che preghiera fare in questo giorno? Preghiamo per le famiglie, perché siano nelle condizioni di accogliere la vita e di prenderne cura. Preghiamo per tutti i bambini, perché abbiano la possibilità di una educazione umana e religiosa. Preghiamo anche per la nostra congregazione, che sappia essere testimone di tenerezza e di misericordia offrendo una famiglia a chi ne ha bisogno. Don Tullio padre generale


25 October 2020

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MISSIONARI GIUSEPPINI IN CONTINENTE AFRICANO

Se quando diciamo “missionari” intendiamo anche coloro che hanno lasciato la loro terra e vivono in un paese diverso dal proprio nella lingua, nella cultura, nelle tradizioni … be’ allora i Giuseppini del Murialdo nella loro storia ne hanno avuti veramente tantissimi.   MISSIONARI ITALIANI in AFRICA   In questo Ottobre missionario vogliamo ricordarne alcuni e, in questa news e in queste foto, soprattutto i Giuseppini Italiani che sono andati in West Africa (Sierra Leone, Guinea Bissau, Ghana, Nigeria): alcuni sono stati i pionieri e sono già in cielo, come P. Lino Barbieri, p. Antonio Maculan, p. Tarcisio Riondato, p. Giuseppe Cavallin. Altri sono ora in altre province, ma hanno trascorso in Africa molto tempo: p. Giovanni Martelli, p. Lorenzo Vanini, p. Luigi Cencin, p. Giambattista Nicolato, p. Gabriele Prandi, Fratel Marco De Magistris, p. Eugenio Beni, … Altri sono ancora in Africa: p. Mario Zarantonello, p. Maurizio Boa, p. Bruno Guzzonato, p. Giovanni Zanni, p. Giuliano Pini, p. Antonio Testa, Fratel Giuseppe Negro, p. Luigino Rossi, p. Pierangelo Valerio, p. Mariolino Parati.                       Tutta la Famiglia del Murialdo prova un “umile orgoglio” per questi confratelli e attraverso il nostro sito e questa news in questo mese missionario mandiamo loro il nostro fraterno abbraccio, il nostro sostegno economico quando possiamo, ma soprattutto la nostra intensa preghiera!  


19 October 2020

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